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Fiat Cinquecento Sporting da trackday Parte 2 – Si torna in strada!

Nella prima parte (QUESTA) i nostri tre simpatici smanettoni hanno salvato una povera Cinquecento Sporting dalla pressa, riusciranno a rimetterla in sesto in tempo per il primo trackday?

Riprendiamo col racconto da dove eravamo rimasti. Una volta avute le chiavi dalla mamma di Saverio, i tre si incontrarono la settimana successiva nel parcheggio dove era ferma la Cinquecento da un anno e mezzo. Passato il fremore iniziale, la prima cosa fu divertirsi nel scoprire ciò che conteneva ancora al suo interno. Volete sapere la differenza tra la Sporting e un bidone dell’indifferenziato? I cassonetti non pagano il bollo.

Scherzi a parte, tra orribili tappettini neri con fiamme blu, copri-sedili tattici per nascondere il sedile di guida sostituito con uno da Cinquecento base, neon blu sotto il cruscotto, cappelliera con due enormi speaker made in tamarria, lo spettacolo non era dei migliori. I pannelli della carrozzeria erano di  almeno sei tonalità di giallo diverse e per fortuna voi non potete sentire la puzza di umido stagnante e vedere le ragnatele che contornavano l’abitacolo. Una volta alzato il cofano, il tentativo di messa in moto con i cavi si è arenato immediatamente quando un tubo della benzina ha iniziato ad allagare il vano motore. OK. “Luca, ci vuole il carro attrezzi” esclamarono gli altri due all’unisono mentre il “meccanico” stava staccando i morsetti della batteria prima di diventare uno dei fantastici quattro.

Il primo appuntamento con la Sporting era andato bene, a parte la volante dei Carabinieri, che si fermò per controllare cosa stessero facendo tre incappucciati in un quartiere residenziale attorno ad una macchina gialla quasi abbandonata.

Nulla ovviamente, agenti.

Trainata in officina il sabato successivo, una volta messa sul ponte, finalmente riuscimmo a guardare sotto le minigonne della Sporting per valutarne le condizioni più da vicino. Partendo dall’anteriore: i freni erano un blocco di ruggine, la coppa dell’olio trasudava, c’era del marcio praticamente ovunque. La batteria esausta era nel baule, così come un paio di pastiglie nuove e “montabili” della Bosch, lì da chissà quanto tempo. Senza contare il tubo della benzina rotto e un altro tubo del depressore crepato, la chiusura centralizzata (che lusso) era difettosa e la macchina aveva la simpatica tendenza a chiudersi da sola con le chiavi nel quadro, ma per fortuna il baule restava aperto. I cerchi originali avevano visti giorni migliori, così come la carrozzeria. Il resto era ignoto, ma ad occhio la mole di lavoro era già non quantificabile. Dato che l’assicurazione era ancora “attaccata” per qualche mese, i tre si misero al lavoro per rimetterla in circolazione il prima possibile. Sistemarono le cose più urgenti, abbinato ad un buon tagliando e le pastiglie. L’impianto di raffreddamento venne precauzionalmente lavato a dovere, una batteria nuova e via.

Nei due mesi successivi, tra visite ai rottamai, autoricambi, officina e garage, la Cinquecento venne sottoposta a oltre 1000 km di testing su strada. Che poi “testing” è un eufemismo, perché i tre se la passavano tra loro come un canna a Woodstock. Ma volete mettere girare senza la moquette e i sedili su una scatolina mezza sbiadita nel traffico di oggi e senza insonorizzante dietro?  “E geniale, dovreste provarla” diceva uno spot della Yaris anni fa. A parte qualche rischio di tuonata e molti giri notturni andava quasi tutto bene, quando finalmente arrivò il momento di mettersi in garage per prepararla per la sua prima pistata all’Autodromo di Modena.

Too add speed, add lightness.

Eh già, con così pochi cavalli a disposizione e ancora meno denari nel portafoglio, i tre fecero di questo motto la loro ragione di vita. E poi  la cosa più divertente da fare con una macchina da preparare è quella di rimuovere ogni pezzo superfluo, lanciandolo alla velocità della luce in giardino. Luca era già particolarmente avvezzo a questo tipo di cose, una volta portò una macchina in demolizione con il solo telaio appoggiato su quattro ruotini. Saverio inizialmente era propenso solo ad una dieta leggera in previsione del track day, che però divenne sempre più drastica man mano che la data si avvicinava.  Durante questa operazione scoprimmo che l’intero lato sinistro della macchina era stato sostituito, la portiera sinistra sotto il pannello era rossa e presentava l’etichetta  del catalogo ricambi Fiat. Sette proprietari, ragazzi. Se potesse parlare questa macchina…

Una volta ultimate le “prove” su strada, la piccola scatoletta di tonno Giallo Ginestra si presentava così prima della definitiva conversione a vettura da trackday svuota portafoglio.

Non molto spazio per i passeggeri…
Sedile lato guida diverso, porta rossa… c’è qualcosa che non sappiamo?

IT’S TRACKDAY TIME!

E’ un piovoso Sabato pomeriggio, e ci presentiamo con la nostra squadra corse povery al “Vintage Track Day” organizzato dai ragazzi di Track4fun.com. La vettura è completamente originale a parte un filtro a pannello trovato in autodemolizione, ammortizzatori e molle “”sportivi”” vecchi non si sa di quanti anni, dischi Brembo MAX baffati e pastiglie Bosch trovate nel baule. Il cambio aveva un crepetta di 5 cm appena dietro il semiasse sinistro e la scatola sterzo faceva più giri a destra che a sinistra. L’unica roba “”””professionale”””” erano gli interni, con un bel sedile preso da una Ginetta GT4, cinture a 4 punti e volante a calice per cercare di dare un’impronta sportiva alla posizione di guida, una prima piccola elaborazione low-low-low-low budget per approcciarsi alla prima uscita.

Beccatevi il ferro.

Safety first! L’estintore è poi stato fissato meglio successivamente, qui era solo appoggiato

È il primo trackday della nostra vita e giustamente piove. Aspettiamo ma continua a piovere, sempre più. Scoccano le 14.40 e iniziano i turni: un’ultima stretta alle cinture e al casco, un’ultima occhiata alle pressioni gomme e si va. Con la prima innestata nel nostro precario cambio, Saverio si avvia verso la pit lane. L’ansia è a mille, le prime curve sono un controllo compulsivo tramite orecchie, mani e fondoschiena per assicurarsi che non si stia smontando nulla, roba che i computer dell’ATTESA-ETS levati proprio. Passato il primo giro l’adrenalina e la soddisfazione permeavano l’abitacolo: la Cinquecento stava reggendo alla grande, nonostante tutto, le curve strette dell’Autodromo di Modena, solo cambio e sterzo davano un po’ da fare. Dopo vent’anni passati tra le strade del Bel Paese, le sollecitazioni della pista stavano dando il colpo di grazia a sincronizzatori e alla cremagliera. Alla metà del turno arrivano altre sorprese: la lancetta della temperatura acqua, che già da prima era a livelli “va bene ma occhio eh!”, raggiunge il punto “Houston abbiamo un problema, andiamo a fuoco” fissato a 105 gradi. Saverio raggiunge il paddock a velocità prive di rispetto per la vita umana per scoprire che il motorino della ventola radiatore ci ha salutato anche lui.

PERO’ INCREDIBILMENTE FUNZIONA!

Contro ogni aspettativa, la piccola Sporting si trova a suo agio in pista. Sopporta tranquillamente ogni maltrattamento a cui la sottoponiamo, persino con la ventola del radiatore che si è rotta subito ad inizio giornata non ha mollato e, imperterrita, ha continuato a viaggiare come se nulla fosse (grazie anche al freddo epocale che c’era…).

Una giornata pazzesca, anche perché con la pioggia tutti se ne erano tornati a casa al calduccio ed eravamo rimasti solo noi a tirare come dei pazzi insieme ad un matto con una Volvo 240 Polar che faceva traversi e altri scalmanati desiderosi di prendere dell’acqua. Una sensazione bellissima, d’altronde la prima volta è speciale, si sa. La giornata si chiuse con l’ultimo turno di Luca che si vide chiudere la pit-lane in faccia un’ora prima del termine. Immaginate le bestemmie.

C’è l’avevano fatta, una macchina scambiata per una cucina era stata trasformata in un’auto da corsa. Beh… non proprio… Diciamo che finita la prima pistata la lista di cose da fare era abbastanza lunga, quanto basta per tenerli lontani dai cordoli PARECCHIO tempo.

Volete sapere com’è andato avanti il Project Sporting? Mi sa che dovrete aspettare la terza parte…

P.s. grazie come ai miei compagni di avventure Luca Maini e Saverio Sacchi che mi hanno aiutato a mettere giù questa seconda parte!

NELL’ ATTESA, FATEVI UN GIRO NELLO SHOP, I NOSTRI PATACCHI SONO PRONTI PER DARVI QUEI CAVALLI IN PIU’ CHE TANTO VI SERVONO! +5 CV GARANTITI AL LIMONE!

Articolo del 25 Giugno 2019 / a cura di Mattia Limonta

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  • Leandro

    Un buon albero a camme non troppo spinto(cercare in ebayU.K) trasformerà il carattere dell’auto e la renderà molto più godibile in pista, consiglio di documentarsi un po e provvedere!complimenti per l’auto e la passione che dimostrate

  • Marchett

    Complimenti ragazzi!!!! Vogliamo la pt.3

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