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Top Gun, lassù con il migliore dei migliori

by La redazione

Più o meno è andata così, da qualche parte nel 1983, una copia della rivista California Magazine finisce sul tavolo della colazione di uno a scelta tra Don Simpson e Jerry Bruckheimer, i leggendari produttori meglio noti come Don & Jerry. Il pezzo è stato scritto da Ehud Yonay e parla dell’addestramento dei piloti da caccia Top Gun che avveniva alla Miramar Naval Air Station di San Diego.

Don & Jerry sono imballati di soldi, roba che se il tavolino da caffè ballava per via di una gamba un po’ più corta delle altre, loro lo sistemavano mettendoci sotto una mazzetta di banconote da cento dollari. E poi compravano un tavolo nuovo. D’oro massiccio. Cose che succedono se nel giro di pochi anni ti ritrovi a produrre roba come “Flashdance” (1983) e a sfondare i botteghini con “Beverly Hills Cop” (1984).

Per non saper né leggere né scrivere, assumono subito due che sanno farlo: Jack Epps Jr. e Jim Cash vengono pagati per scrivere una sceneggiatura tratta dall’articolo di cui sopra e quando i due aspiranti sceneggiatori provano a far notare che loro non hanno mai scritto niente per il cinema, vengono subito affiancati da Chip Proser in veste di consulente che prima temporeggia, poi accetta, quando Don & Jerry gli offrono 30.000 fogli verdi con sopra facce di presidenti morti per il suo lavoro… Sì, ma alla settimana! Avete presente il corvo Rockfeller? Forse Don & Jerry si sono comprati anche lui.

– “Tutto si può fare quanto può costare? Un milione due milioni forse tre, il problema non c’è!” (cit.) –

Ma siccome i due produttori sono tutto tranne che scemi, sventolano la sceneggiatura sotto il naso del dipartimento della difesa degli Stati Uniti che capisce che questa roba può aiutare a rimpolpare le fila dei suoi ranghi, quindi concedono – nel limite della segretezza – consulenze, mezzi e accesso ad aerei e portaerei. Ad esempio, nella prima bozza si parlava di spazio aereo sopra Cuba, cancellando ogni riferimento all’isola di Castro perché meglio non dire, come cantava Patty Pravo. Alcune revisioni vengono fatte anche al personaggio di Kelly McGillis, Charlotte “Charlie” Blackwood passa dall’essere un’istruttrice militare della Top Gun, ad una consulente civile che fornisce insegnamenti ai giovani piloti, pare ispirata alla vera Christine “Legs” Fox. Complimenti per il soprannome.

Per gli attori si fa abbastanza presto: Val Kilmer era legato da vincoli contrattuali dalla Paramount Pictures, quindi si becca il ruolo di Tom “Iceman” Kazansky e zitto, anche se a Kilmer di girare la parte non fregava un accidenti, ma siccome è uno dei divi più rompicoglioni di tutta Hollywood, si mette subito in competizione con il protagonista che originariamente avrebbe dovuto essere Matthew Modine – che rifiutò perché “Top Gun” era troppo interventista per la sua politica, infatti l’anno dopo divenne famoso per una pellicola opposta come “Full Metal Jacket” – ma finì per essere Tom Cruise, gasato da un bel giro a Mach 2 in aereo da combattimento organizzato da chi? I morigerati Don & Jerry, sempre loro.

– Per l’arruolamento, siamo passati dall’indice dello zio Sam, al pollice di Tommaso Missile –

Certo, avremmo anche bisogno di qualcuno per dirigerlo ‘sto cazzarola di spot per l’arruolamento, facile! John Carpenter (storia vera)! Credo che il Maestro stia ancora ridendo quando ripensa all’offerta di dirigere una roba paramilitare. Seconda opzione? Tenetevi forte, David Cronenberg. Che è appassionato di motociclette sì, ma ve lo immaginate il “Top Gun” di Davide Birra? Maverick e Charlie che fanno sesso sull’ala di un F-14 sulle note di “Take my breath away” diretti come in una scena di “Crash” (1996), con aerei che si schiantano, corpi che si sfracellano, forse un po’ troppo.

Non se ne esce, Don & Jerry disperati ingollano Whiskey costoso e usano banconote come sottobicchieri, mentre distrattamente sul loro tv mastodontico parte lo spot televisivo di una Saab che sfida in velocità un jet da combattimento, per la precisione, questa pubblicità qui:

 

In due si buttano sul telefono per scoprire chi ha diretto quella roba, chiunque sia è nato per dirigere “Top Gun”. Il regista, ovviamente, è quello giusto della famiglia Scott, Tony che dopo l’enorme flop al botteghino di “Miriam si sveglia a mezzanotte” (1983) era tornato a dirigere video musicali e pubblicità per il piccolo schermo. Lavoro un po’ di fantasia, ma m’immagino lo Scott giusto davanti alla proposta (e alla valigetta piena di soldi) di Don & Jerry infilarsi i Ray-Ban a specchio, accendersi un sigaro e dire: «Facciamolo!», magari con “Danger Zone” che parte a volumi criminali in sottofondo.

– Lo Scott giusto, indica a Tom la direzione da percorrere per diventare una grande stella del cinema. –

Prima però parliamoci chiaro, voglio essere limpido riguardo alla mia posizione:

cerco sempre di trovare il filo rosso che unisce i titoli di una stessa filmografia, ma con Tony Scott é un po’ complesso, analizzare “Top Gun” come il secondo film del regista di “Miriam si sveglia a mezzanotte” è un salto nel buio con mani e piedi legati. Cos’hanno in comune i due film? Ad una prima analisi verrebbe voglia di citare Cetto la Qualunque, a volerci proprio provare, direi un’estetica ultra ricercata e ultra patinata e una buona dose di “sesso a pile” nell’aria, molto legato ad una sessualità anche un po’ ambigua, ma sto veramente camminando sulla corda tesa. Per Tony Scott “Top Gun” è l’occasione per incassare e allo stesso tempo rientrare nel giro che conta, nella serie A del cinema a cui era destinato ed è l’uomo della provvidenza perché si è fatto le ossa nella pubblicità, quindi qui fa quello che gli viene chiesto, il più grosso, costoso e fottutamente mitico spot di arruolamento per la Marina Militare americana. Ma la bomba più grossa sganciata da questo film resta il quintale di iconografia uscito da “Top Gun” ed entrato a far parte della cultura popolare.

– Lui è di sicuro uno che preferisce i film dello Scott sbagliato (per altro, battuta improvvisata da Val Kilmer sul set, storia vera) –

Sempre nell’ottica del “parlarci chiarissimo”, quando ero alle elementari TUTTI i miei compagni erano impallinati con questo film, TUTTI volevano essere Maverick, il che mi andava benissimo, così io potevo infilarmi nei giochi impersonando Mitchell Gant, il personaggio di Clint Eastwood nel mio film di piloti e aerei preferito, “Firefox – Volpe di fuoco” (1982). Ho conosciuto gente che si è firmata Maverick83 su internet fino all’altro ieri e che ha imparato a suonare la pianola Bontempi (per poi passare ad altro) strimpellando “Take my breath away”. Sono sicuro che se si fosse presentato un reclutatore della US Navy in classe da me, sarei rimasto seduto solo io.

– “Guardami mamma! Sono su Rollingsteel!” –

Quante volte ho visto “Top Gun”? Forse ad ogni replica televisiva, divertendomi, ma a distanza di sicurezza, perché il suo protagonista Tommaso Missile mi è sempre stato sulle palle (E A TE?), bisogna essere intellettualmente onesti, questo è un vigliacchissimo modo per convincere ragazzi ad arruolarsi, super patinato, esageratamente convinto dei suoi mezzi, arrogantissimo, posso capire chi non lo apprezza, ma sapete perché è un gran film? Perché è super patinato, esageratamente convinto dei suoi mezzi e soprattutto arrogantissimo. Uno dei parametri di arruolamento per i classici del Cinema è quello di riuscire a dare una spallata alla cultura popolare diventando un fenomeno di costume, questo film ha marchiato a fuoco l’estetica di un paio di decenni e di generazioni di spettatori, quindi é un classico del Cinema, e chi non ci crede é un pilota di MiG.

Con la volontà di arrivare al pubblico americano giovane, per la struttura di base si va a pescare dalle dinamiche dei film sportivi, non ci sono molte differenze con “Momenti di gloria” (1981) anche se può far venire le vertigini pensarlo: la rivalità tra i due protagonisti, una regia che punta all’epica, un cast quasi del tutto maschile (in cui la bella protagonista, ha un nome da uomo, Charlie) e le musiche di Harold Faltermeyer al posto di Vangelis.

“Top Gun” è la storia di Pete “Maverick” Mitchell (Tommaso Missile) talento puro e puro istinto che potrebbe essere un velocista, un quarterback, un pilota di NASCAR (come accadrà in “Giorni di tuono”, ma parleremo anche di quello) il miglior giocatore della squadra di calcio, quidditch o curling, quello che volete voi, il basket no, perché Tom è un tappo (ah-ah!). Solo che qui lo sport è pilotare aerei da combattimento (anzi, il più bell’aereo da combattimento di sempre) e Maverick sfoggia sicurezza, con il suo talento seduce tutti (soprattutto Kelly McGillis), cade in depressione, ma si riprende in tempo per andare a vincere, con in mezzo, una rivalità proprio come in “Momenti di gloria”. Una pellicola, se vogliamo, vigliacchissima perché beccami gallina se mai una volta si capisce che questi vanno in guerra ad ammazzare qualcuno, sì, rischiano la pelle, ma solo per sottolineare quanto sia estremamente figo essere così coraggiosi, per il resto tutto è edulcorato.

Fun Fact: La scena dell’ascensore è stata aggiunta in corsa, il berretto serviva per mimetizzare i capelli più corti di Kelly McGillis.

I combattimenti aerei sono un videogioco, punta aspetta il mirino verde e clicca. I nemici? Sono generici piloti con casco e maschera per respirare, senza volto e senza nome, sempre solo identificati in numero di MiG da abbattere per vincere la partita. Il resto del tempo che si fa? Si sta tra i banchi di scuola, dove i professori (non a caso uno è interpretato da James Tolkan, il preside Strickland di “Ritorno al Futuro”) sono tosti, ma saggi, come Mike “Viper” Metcalf (Tom Skerritt) quasi una figura paterna, oppure il roccioso Rick “Jester” Heatherly, interpretato da un Michael Ironside così calato nel ruolo che pare che durante le riprese, con uniforme di scena addosso, abbia intimato ad un vero cadetto della US Navy di smettere di correre e quello, dopo il saluto militare, ha eseguito l’ordine di Jester a colpi di «Signor sì, signore!». Anche perché non so voi, io non mi metterei a discutere con uno come Michael Ironside, super specialista nel ruolo di cattivi con la faccia da bastardo.

– cazzo guardi –

Tim Robbins AKA Merlin, prima di finire a prendere lezioni di volo da Howard il papero.

La scuola “Top Gun” è una versione stilosa della vita scolastica, in cui si ride e si canta al bar con gli amici, e se ti va bene, piloti un aereo da trenta milioni di dollari come se fosse il videogame più costoso del mondo. Se ti va male, invece, vai in giro con sul naso i Ray-Ban Aviator e una giacca di pelle piena di toppe. Per dirvi degli intenti del film: pare che il consulente messo a disposizione dalla US Navy Pete Pettigrew, un vero istruttore della scuola Top Gun, abbia fatto notare l’incongruenza delle eccessive toppe sui giubbotti e Tony Scott lo abbia ignorato dicendogli: «Non stiamo realizzando questo film per i piloti di caccia della Marina, lo stiamo realizzando per i coltivatori di grano del Kansas che non conoscono la differenza» (storia vera).

– oh, mettigliela una toppa –

Citando le parole del regista, “Top Gun” è una specie di Rock’n’Roll nei cieli, i MiG nemici entrano nello spazio aereo, solo per fare da bersagli ai protagonisti che a volte non li abbattono nemmeno, come nella scena del volo capovolto con scatto di Polaroid e dito medio. A cercare la logica nei combattimenti aerei, la Terza Guerra Mondiale sarebbe dovuta esplodere tre volte solo nel primo tempo del film, a nessuno importava nulla della coerenza, insieme a quello che sarebbe diventato il suo fidato collaboratore, il montatore Chris Lebenzon, Tony Scott ha sudato sette camice per rendere più dinamici possibili i primi piani degli attori con i volti coperti dai caschi, tutta la montagna di roba girata da lui e il resto del generico materiale relativo ad aerei in volo, fornito dal dipartimento della difesa.

– “Oggi facciamo la barba alla torre” –

Non ho trovato conferme sul fatto che Tony Scott abbia davvero chiesto di far virare due volte la USS Enterprise pur di poterla inquadrare con la luce migliore sullo sfondo, mi baso su quello che posso vedere e quello che vediamo nel film è pura pornografia aerea, come i primi cinque minuti del film che sono sempre quelli che ne determinano tutto l’andamento e qui lo fanno alla grande.

Due minuti del mitico tema musicale del film composto da Harold Faltermeyer, sfumano subito nell’altrettanto leggendaria “Danger Zone” di Kenny Loggins come se fossero una sola canzone, mentre Tony Scott inquadra decolli, partenze, atterraggi, dettagli su ali e carrelli degli F-14 il tutto con la fotografia di Jeffrey Kimball che rende ogni fotogramma un quadro.

E poi postbruciatori, oh, sì, postbruciatori a manetta!

“Top Gun” è tutto così: arrogantissimo nel voler ribadire (come il suo protagonista) di essere il migliore. Io me lo immagino Tony masticare sigari pensando «In culo a te, Ridley», mentre dirige scene come quella di Tommaso Missile che sfreccia in moto accanto all’aereo che decolla, oppure quando al tramonto sulla sua moto – Cruise ha preso lezioni di guida apposta per il film, storia vera – a guardare gli F-14 in partenza, in cerca di ispirazione nel suo momento di depressione.

Nella vita, trovatevi qualcuno che vi guardi come Maverick guarda gli aerei in decollo.

Tony Scott dirige con un furore belluino e un vaffanculo dentro al cuore, qualcosa destinato a scolpirsi a fuoco nell’immaginario collettivo in ogni singolo dettaglio ultra cesellato. Ogni volta che Kelly McGillis entra in scena viene accennata “Take my breath away” che, però, si sente per intero solo durante la scena di sesso tra Maverick e Charlie che dura pochissimo, ma da tutti è ricordata come una delle più celebri scene bollenti della storia del cinema, aggettivo non scelto a caso, se ricordate la parodia fatta in “Hot Shots!” (1991).

Questo è il film che ha lanciato per sempre Tom Cruise nel Valhalla dei Divi di Hollywood che, ancora oggi, non accenna ad abbandonare. Non mi è simpatico, ma già da questo film si vede tutta la sua voglia di emergere, lo vedi che guarda gli aerei in volo, ma sta fissando il cielo più su dove vorrebbe stare lui. Quando nel film tutti gli dicono che lui è il migliore (e lo fanno proprio tutti!) lo stanno dicendo a Tommaso che fa la sua mossa, sorriso-abbassa-lo-sguardo-finge-la-modestia-che-non-ha che lo ha reso celebre. Una delle più azzeccate associazioni tra attore e personaggio della storia del cinema.

– Gli occhiali da sole, la vera cifra stilistica di tutto il cinema di Tony Scott. –

Il film si espone a gomitini e battutine, riguardo il rapporto di “Bromance” al limite (e spesso oltre) l’ambiguità, i momenti che io chiamo «Baciami, stupido» quando si urlano in cagnesco a mezzo centimetro dalla faccia uno dall’altro abbondano, ma parliamoci chiaro: stanno lì apposta. Tony Scott è troppo furbo e aveva capito benissimo che questo film si vendeva da solo ai maschietti, per fare i soldi veri, per trasformarlo in un successo enorme e non dover tornare a dirigere spot televisivi, bisognava colpire al cuore l’altra metà del cielo.

“Baciami stupido!”

Conosco ragazze che hanno iniziato a giocare a pallavolo solo per la scena di Beach Volley di questo film (anche se credo che più in generale più di un semplice ormone femminile sia stato aizzato da quella scena), e a riempire le sale saranno in parti uguali maschietti venuti per gli aerei e i Ray-Ban a specchio e signorine che vogliono solo vedere Tom Cruise e Val Kilmer al massimo della forma, quindi Tony li dirige saltellanti e sudati, con la ferma intenzione di mandare a Mach 2 gli ormoni.

“I didn’t have a vision of what I was doing other than just doing soft porn” parola di Tony Scott.

E cosa altro piace sia ai maschietti che alle femminucce giovani a parte fare le cosacce? Beh, la musica, che infatti abbonda in questo film. Quando non si sentono in sottofondo pezzi come “Mighty Wings” dei Cheap Trick – Bryan Adams non ha concesso la sua “Only the strong survive” per le stesse ragioni di Matthew Modine – i protagonisti parlano di musica a casa di lei, come il monologo su “Sittin’ on the dock of the bay” di Otis Redding, oppure molto più direttamente cantano e basta, come fa Goose (che ricordiamolo, si scrive con due “O”) quando al piano strimpella “Greats balls of fire” che nel doppiaggio italiano con cui sono cresciuto io, è tutta tradotta, altri tempi proprio anche per gli adattamenti e il doppiaggio.

Come ho imparato le parole della più famosa canzone di Jerry Lee Lewis (storia vera)

“Top Gun” è un film scemo e abbastanza disonesto, è lo spot di arruolamento più costoso della storia, costato 15 milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti spirati, ne ha portati a casa la bellezza di 176 diventando il maggior incasso del 1986. Però la vera forza del film non è nei numeri, ma nel costume, “Take my breath away” è stata l’inno delle lingue a mulinello (o aspiranti tali) per almeno un paio di generazioni. Dopo l’uscita del film la Ray-ban ha registrato un aumento del 40% delle vendite del suo storico modello Aviator, a crollare, invece, sono stati gli arruolamenti tra le fila della US Air Force e, siccome tutti ora volevano entrare in marina e diventare Top Gun, la risposta è stato “L’Aquila d’acciaio” (1986) con Louis Gossett Jr. impegnato a dare lezioni di vita in volo, cercando di riportare in pari il numero di cadetti.

In mancanza di un Bro-Fist, un cinque alto ci sta sempre bene.

Ci sono stati pochi film nella storia del cinema, capaci di marchiarsi a fuoco in maniera così indelebile nell’immaginario per almeno un paio di generazioni, usando quasi esclusivamente delle novità, pezzi musicali nuovi per l’epoca, attori giovani e quasi esordienti – tipo Meg Ryan, in una particina ben prima di diventare la fidanzatina d’America, era già quella di Goose – tempi in cui ancora si creava iconografia. Basta dire che io ho un paio di Aviator a specchio e la mia giacca preferita, sembra uscita da questo film, l’unica volta che l’ho messa per salire in aereo, la mia Wing-Woman ha passato il tempo a prendermi per il culo, dicendo che non me lo avrebbero fatto pilotare, nemmeno vestito così (storia vera).

 -“Noi, facciamo, Tendenza” (Cit.) –

Insomma, a livello inconscio anche io sono rimasto affascinato da un film che ha fatto storia e chi lo ha diretto? Lo ha diretto il vooooostro Ridley? Na Na! Lo ha diretto lo Scott giusto della famiglia, Tony.

Scritto e diretto da Cassidy, direttore e fondatore di La bara volante, un magazine che parla nella maniera giusta del cinema. Cassidy sarà spesso ospite di RS per sviscerare come un vero cineasta tutte le pellicole del vero rollingsteeler. Se ci sono film strani & particolari che volete vedere recensiti – tipo il semi-sconosciuto Apache pioggia di fuoco – fatecelo sapere!

Bonus pic per tornare a dormire tranquilli e con il cuore meno sofferente

E questi li hai letti?

4 comments

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LS 5 Gennaio 2021 - 12:12

Quello che era “figo” (film, musica, moda) negli anni 60 e 70 lo e’ ancora oggi (steve mcqueen tanto per menzionare l’irraggiungibile del cool). Molto di quello che era figo negli anni 80 oggi e’… scadente, “cheesy”, pessimo, banale… scegliete voi.
Per fortuna le macchine da corsa (qualsiasi categoria) anni 80 sono state le piu’ esagerate di sempre.

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Federico 7 Gennaio 2021 - 15:16

Bel pezzo e bell’analisi… per quanto sempre ferri della madonna non bisogna dimenticare che i caccia sono pur sempre fatti (e pagati a caro prezzo da denaro pubblico) per distruggere e uccidere chi sta sotto e/o chi sta in altri caccia, e rendere tutto ciò “più figo” non lo rende di sicuro meno vero.
Preso per come va preso -cioè tappandosi il naso sulla retorica proamericana- è pur sempre un film che ha fatto storia e segnato più di una generazione
PS: avete solo dimenticato di far notare gli stivali di tommaso missile nell’ultima foto!!!

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SergioV 7 Gennaio 2021 - 21:51

Articolo splendido complimenti, avrò visto il film un milione si volte ed è vero, all’epoca quando usci sfondò alla grande, tutti divennero appassionati di aerei e tutti andavamo a scuola con giacche di pelle alla TopGun non. Non avete citato la seconda parte del film che è costato ben 152 milioni ed uscirà quest’estate.
Apache pioggia di fuoco, se non sbaglio c’era un giovane Nicolas Cage.. Bat 21 con Gene Hackman, Firefox con Clint Eastwood.. l’Aquila d’acciaio 1 2 3 e 4, Air America, Tuono Blu e Supercopter..
Ci hanno fatto volare parecchio in quel periodo
Dei film dell’epoca legati alla velocità ricordo anche: il Replicante, con un giovane Charlie Sheen ed una macchina da paura, La corsa più pazza d’America, Rombo di tuono, Hardcastle and mccormick e la mitica Coyote.. Automan
Basta mi fermo..

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Frigorapido 8 Gennaio 2021 - 12:43

Letteralmente l’inception definitivo ai tredicenni che eravamo (siamo) e non mi sento minimamente in dovere di spiegare la presunta incoerenza di un over 30 decentemente alfabetizzato capace di arraparsi per degli F-14 sapientemente intervallati da Kelly McGillis

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