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La cosa più bella che può fare un uomo vestito è guidare di traverso

Si vede il sorriso a 32 denti??

“La cosa più bella che può fare un uomo vestito è guidare di traverso”

Questa frase l’ho sentita dire a Miki Biasion tanti anni fa e da allora è diventata una specie di comandamento.

Glissando su quello che è bello fare da svestiti, non ci sono dubbi che la guida di traverso regali delle emozioni uniche e irripetibili. Mi sono spesso interrogato sul perché lo faccia e alla fine credo di essere arrivato a una risposta, ma ovviamente sono sempre pronto ad ampliare il mio pensiero con nuovi spunti di riflessione.

C’è anche chi la pensa in modo ancora più radicale e devo dire che lo capisco, anche se non condivido al 100%

Ad ogni modo penso che guidare di traverso sia così speciale perché si tratta di controllare l’incontrollabile, ovvero la perdita di aderenza, che viene domata e ridotta a un fatto funzionale, quindi non più un imprevisto. Inoltre, sentire l’auto che va da una parte con la coda e dall’altra col muso è davvero una libidine.

Non ricordo con precisione quando sono andato di traverso per la prima volta. Mio padre asserisce che l’abbia fatto verso i tre anni su un triciclo a forma di trattore, affrontando la parabolica a sinistra che collegava il corridoio con la sala, ma ero troppo piccolo per ricordarmelo. Invece ricordo nettamente le botte prese sul fianco dell’autoscontro, che ti obbligavano a controsterzare per non andare in testa coda e i primi giri sui go-kart alle giostre del santo patrono, che non ne volevano sapere di andare dritti.

Eccomi qui, sorridente (con le ginocchia devastate) e inconsapevole di che cosa avrebbero poi rappresentato le auto (e le donne) nella mia vita...

Erano sensazioni così nitide che sono rimaste impresse nella mia memoria anche a tanti anni di distanza, esattamente come quelle che riguardano le prime cose da fare svestiti, quando la giovinezza era appena arrivata e stava già per sfuggire (come la sai lunga, caro Miki).

Quelli erano anche gli anni dei primi esperimenti nei piazzali vuoti, dei “freni a mano” che non venivano perché le nostre povere utilitarie a trazione anteriore avevano tutte i tamburi dietro e nessuno ci aveva spiegato che prima di tirare la leva bisognava frenare per trasferire il carico all’anteriore. Quando poi nevicava era davvero una festa, soprattutto per chi (come me) viveva in zone dove la neve era una rarità. Quei posti dove bastavano 5 cm per far assaltare i supermercati e vedere poi la gente chiusa in casa. Giornate benedette, in cui la città diventata tua e ti sentivi Markku Alén al Mille Laghi, anche se in realtà scivolavi qua e là, senza particolare controllo, in una poltiglia di neve nera e fangosa.

Vabbè, quanti ricordi…

C’è anche da dire che le ultime generazioni (compresa la mia) hanno avuto ben poche possibilità di guidare auto a trazione posteriore rispetto alle precedenti e dunque la cultura del controsterzo si è un po’ persa per strada. Ma non bisogna perdere le speranze, perché poi arriva il momento in cui riesci a comprarti un’auto a trazione posteriore e la vita ti sorride.

A quel punto si tratta solo di capire quanto vuoi rischiare la patente oppure la macchina, visto che a fare i traversi per strada si rischiano incontri ravvicinati con gli esponenti delle forze dell’ordine, oppure con un marciapiede che ti piega il cerchio (nel migliore dei casi). Quindi la cosa migliore è partecipare a un Drift Day come quello organizzato dai ragazzi di Akai Higure.

Io ci sono andato, come avrete già capito dalle foto, e mi sono divertito veramente tanto, per di più senza rischiare di sfasciare la macchina o di dovere implorare l’indulgenza di un tutore della legge. Del resto, non ho mica comprato un’auto a trazione posteriore e con il differenziale autobloccante per andare dritto.

La prima cosa da fare quando si partecipa a un evento di drifting è stabilire prima quanto si voglia spingere al limite la propria auto, dove per limite intendo principalmente quello degli pneumatici. Chi fa le cose sul serio arriva addirittura con alcuni set di gomme montanti su cerchi di ogni foggia e materiale. Certamente, visto l’uso gravoso è inutile spendere troppo per privilegiare l’estetica oppure la leggerezza. Meglio concentrarsi sulle gomme e anche qui la cosa più opportuna è badare sulle posteriori, magari trovando una coppia di pneumatici usati da portare allo sfinimento.

Io, in qualità di esordiente totale, non ho fatto nulla di tutto ciò e mi sono limitato ad alzare le pressioni del retrotreno fino a 3,5 bar, per diminuire l’aderenza e scivolare molto prima del solito. Inoltre mi sono concentrato sugli esercizi da svolgere nelle aree bagnate artificialmente, sempre per evitare di tritare il battistrada straziato dal contatto con l’incolpevole bitume.

Dopo aver prestato attenzione a questi dettagli (e aver disattivato tutti i controlli elettronici), non rimane che dare gas, attivando la sensibilità a livello massimo e dando la giusta importanza ai trasferimenti di carico, sia longitudinali che trasversali. È inutile accelerare se il retrotreno è troppo carico: in quel caso il muso dell’auto tende ad allargare e il sottosterzo è immediato. Bisogna innescare il sovrasterzo quando l’avantreno è ancora schiacciato e il volante girato, dando una pestata decisa al pedale e stando subito pronti a parzializzare per mantenere il traverso.

Tipo questa

Naturalmente ogni auto fa storia a sé: la distribuzione del peso, la potenza e l’erogazione di coppia del motore, il fatto che sia aspirato o turbo, la percentuale e le modalità di bloccaggio del differenziale, i rapporti del cambio e l’aderenza delle gomme, sono tutte questioni dirimenti. Avere tanta spinta ai bassi regimi è un vantaggio, così come avere il passo lungo rispetto al totale del corpo vettura. Pure uno sterzo non troppo demoltiplicato è di aiuto, perché permette di ridurre i movimenti delle braccia.

In questo scenario inesplorato la mia Toyota GR86 si è comportata molto bene e ha fatto valere alcune sue caratteristiche fondanti, come la distribuzione dei pesi lievemente sbilanciata sull’anteriore (54:46), le gomme non troppo larghe – la misura è la stessa per tutte e quattro, cioè 215/40-18 – il differenziale Torsen e una discreta coppia ai medi regimi. Anche la massa piuttosto contenuta (1275 kg) è di aiuto, perché non genera troppa inerzia e rende l’auto controllabile anche nelle transizioni. Si, perché non basta andare di traverso sempre nella stessa direzione, ma a un certo punto bisogna anche cambiarla repentinamente, per percorrere una bella S tutta in drifting.

Alla fine la teoria è piuttosto semplice, ma quello che conta è la pratica. Andare di traverso di proposito, mantenendo l’auto in uno stato di squilibrio funzionale, richiede esercizio e poi ancora esercizio. Durante il Drift Day di Guidonia ho visto con i miei occhi dei ragazzi davvero bravi, veri e propri maghi del traverso. Parlando con loro ho scoperto tutta la cura dei dettagli che c’è dietro a un drifting ben riuscito e anche tutto il tempo che è necessario per arrivare a controllare completamente l’auto, a sentirla “in mano”.

Personalmente mi sono divertito molto ed è un’esperienza che sicuramente rifarei. Sono anche certo che non metterei mai a punto la mia auto solo per il drifting, così come non farei la stessa cosa per l’uso solo in pista. Per me il traverso è una delle componenti del divertimento nella guida sportiva. Per me il nirvana è rappresentato da una strada di montagna senza traffico, senza ingressi laterali e con la vegetazione bassa (meglio se assente ma mi rendo conto di chiedere troppo), in modo da poter guardare sempre la curva dopo e vedere se la strada è libera. A quel punto mi piace affrontarla a tutto gas – tenendo sempre un minimo di margine perché le vie di fuga non ci sono – entrare in curva con i freni ancora puntati e poi accelerare non appena arrivo al punto di corda, così da far lavorare il Torsen e sentire la macchina che gira col posteriore, uscendo dalla curva leggermente di traverso.

Una cosa del genere, per intenderci

E ora, prima di scendere in garage, prendere la tua auto e andare a fare i traversi, ricordati di ordinare il nuovo DI BRUTTO Volume 6 che renderà il tuo Natale più felice.

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Articolo del 11 Dicembre 2024 / a cura di Alessandro Vai

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