Dopo l’articolo dedicato alla celebre Supercar del set 8880 con cui ho sfogliato assieme a voi il catalogo del 1994, ho deciso di fare una cosa simile per il 1996 MA in due articoli separati: prima ci rifacciamo gli occhi sfogliando il catalogo e poi, in un secondo articolo, analizzeremo fin nei suoi più intimi&sensuali dettagli il set più glorioso di quell’anni.
Iniziamo.
1996, il Natale si avvicina a grandi falcate.
La pratica Motor Show + freddo glaciale + Area48 + pelush scosciata (anche se leggenda vuole che la ragazza che si accompagnava al compianto prototipo della Fulvia fosse anche smutandata) è stata archiviata già da qualche giorno. Le videocassette con gli incidenti le hai già divorate e i nuovi patacchi della Marlboro con Schumacher impegnato con la sua nuova Ferrari F310 sono già con te, ancora non lo sanno che finiranno sul tuo computer quasi 30 anni dopo. Bene, molto bene.
Si lo so queste foto risalgono al 2003, non rompete il dick e godetevi la lettura. Se volete fare un tuffo nella mitica epoca del Motor Show trovate queste e molte altre foto all’interno dello strepitoso DI BRUTTO Volume 4.
Ah, poi c’è la scuola: quest’anno il 23 dicembre cade di lunedì quindi l’ultimo giorno è stato il 20 quindi le vacanze saranno un filo più lunghe, ottimo. E poi sei in quel periodo bellissimo in cui mancano meno giorni da quando questa ha chiuso i battenti rispetto a quando li riaprirà. Insomma, mancano ancora 15 giorni a quel dannato martedì 7 gennaio 1997 ma hai la concreta sensazione di avere tutta la vita davanti.
Il 1994 con il suo più grande desiderio è andato e, alla fine, non fu nemmeno così male. Certo, non ti regalarono la famigerata Supercar dei Lego ma, tutto sommato, il rullo compressore mangia Micro Machines è una gran figata.
Nel 1995 i tuoi cercarono di farsi perdonare con la bella macchina da Formula 1 del set Lego Technic 8440, un kit piuttosto semplice ma comunque ricco di dettagli soddisfacenti, dal differenziale posteriore ad un bel V6 funzionante in posizione centrale che anticipava la Formula 1 che sarebbe arrivata tanti anni più tardi. Certo non era la Supercar ma non mi pare nemmeno giusto lamentarsi, anzi, credo che questo sia stato uno dei Lego con cui ho giocato di più fra tutti quelli che ho avuto: mi divertivo a farla schiantare simulando incidenti devastanti, amavo il modo realistico in cui perdeva le ruote anteriori.
Insomma, il Natale 1996 si sta avvicinando velocemente e te, piccolo sudicio marmocchio di 11 anni ancora non hai ben chiaro in che modo fracassare le palle dei tuoi poveri genitori che, nonostante un misero stipendio di poco più di un milione di Lire a testa, faranno comunque di tutto per accontentarti e per farti passare un Natale degno dei tuoi sogni.
Tutto procede tranquillo fino a che tua madre non ti chiede di andare con lei a fare un giro a San Giovanni in Persiceto che a lei nel fine settimana piace tanto andare a fare colazione alla Dora. Una volta concluso il pellegrinaggio riesci a indirizzare il moto browniano di tua mamma verso l’Amico Giò, paradisiaco negozio di giocattoli ora sostituito da una negozio che non ho ancora capito cosa vende, vorrei dire roba da sposa/liste nozze ma non ne sono sicuro.
Entri, ti guardi attorno e fai incetta di cataloghi, quello della Giochi Preziosi, quello piccolino della Bburago con in copertina una bella Porsche 993
e, infine, l’immancabile catalogo dei Lego che non l’ho trovato in italiano ma solo in inglese e accontentiamoci.
Ora, seduti con me nei sedili posteriori di quella vecchia Polo Coupé CL targata FO che poi diventerà la mia prima macchina 7 anni più tardi e di cui mannaggia alla miseria non ho nemmeno una foto, sfogliamo assieme questo piccolo concentrato di colori, disegni, avventure e promesse per decidere assieme in che modo scartavetrare la wallera a nostro padre nei prossimi giorni mentre il 25 si avvicina a grandi falcate.
Iniziamo dalla copertina, bella ma non epocale (anche se quel treno giallo e nero lì in basso mi piace ancora da morire).
Giro pagina mentre mia madre imbocca la Persicetana in direzione Calderara e mi imbatto nei set Belville dedicati alle femminucce e Paradisa, anch’essi un po’ troppo rosa per i miei gusti anche se l’atmosfera LGBTQ+ viene guastata in maniera sublime da un omino Lego intento a caricare il proprio idrovolante di sostanze stupefacenti mentre un altro lo guarda da poco distante tenendosi in equilibrio a bordo del suo idroscivolante, il mezzo perfetto per sgattaiolare in mezzo ai canneti che costellano le ampie superfici delle Everglades. Aggiungiamo al quadro un goffo tentativo di suicidio da ponte sullo sfondo e un immancabile calesse (forse per solleticare anche i gusti dei bambini amish). Bellissimo.
NOTA: per un miglior godimento vi metto prima le doppie pagine e poi le singole ingrandite, ve che bravo che sono;
NOTA 2: i set con una stellina o un asterisco sono novità del 1996
Lasciamo Sonny Crockett e Rico ai loro traffici loschi e incontriamo una doppia particolarmente interessante:
Passate le prime due pagine un po’ sfigatine iniziamo a fare sul serio con i set Lego System dedicati agli aeroplani e ai mezzi spaziali. Sono abbastanza sicuro di aver avuto il piccolo aereo acrobatico rosso 6615 e di aver desiderato fortissimo lo Space Shuttle con la sua rampa dotata anche di gru per metterlo in verticale. Non l’ho mai avuto, l’ho sempre desiderato, ho capito cosa cercherò stasera su Vinted.
Però hai 11 anni, ti senti grande e figo e questi giocattoli indicati per un’età compresa fra i 5 e i 12 anni ti sembrano una sciocchezza anche perché hai già imparato che i set Lego sono molto più belli sulle pagine del catalogo che sulla mensola di casa pieni di polvere e, soprattutto, senza il contesto dato dalle immagini che ti hanno spinto a volerlo. Lo stesso pensiero ti viene guardando le pagine successive:
Bellissimo il treno giallo con tanto di mezzo per rimuovere i vagoni, notare l’omino con occhiali e berretto rosso che si allontana con fare minaccioso e anche un po’ sborone e quell’altro in basso che gli sta chiaramente gridando “astronzo guarda dove camini!”. Rimane ancora oggi ignoto perché nel vagone che sta venendo portato via dal camion ci sia una omina dai tratti orientali, magia degli anni ’90, ultimo baluardo di godereccia assenza del politically correct e dell’inclusività a tutti i costi.
I set con i pirati, volo altissimo: qui possiamo ammirare in tutta la sua gloria la nave pirata di Barba Rossa del set 6289, vediamola meglio:
Composta da oltre 700 pezzi, questa nave è un pezzo di storia dei Lego. Pensate che all’epoca, tenendo a mente la giocabilità e non solo la costruzione di costosi soprammobili, i tecnici Lego avevano inserito in questa nave una funzione che permetteva di far collassare gli alberi della nave in modo da simulare attacchi con i cannoni. Bellissima.
Dopo i pirati arrivano i set medievali, anche loro degni di nota.
Epico il castello medievale 6090, dio quanto vorrei il nuovo 10305 ma poi Isabella mi caccia di casa e ha pure ragione
Sfogliamo e arriviamo ai set subacquei della serie Aquazone, loro decisamente più belli in queste pagine tutte azzurrine che sul tappeto di casa.
(Voi di che fazione eravate? Aquanauts o Aquasharks?)
Tuttavia è dopo questi tentativi di esplorare il relitto del Titanic che le cose iniziano a farsi interessanti ed incontriamo uno dei Lego più ambiti di sempre che non so perché all’epoca non mi sono mai cagato di striscio: il celebre camion 5571, grande novità del 1996 e ancora oggi uno dei set Lego più ricercati e apprezzati dai collezionisti di tutto il mondo.
Tralasciando al volo i set Spyrius di cui avevo dimenticato l’esistenza (anche se la monorotaia spaziale 3991 devo ammettere che non è male), soffermiamoci al volo sul camion 5571:
Introdotto proprio nel 1996 come top di gamma dei set Lego “standard” prima dei funambolici Technic, questo grosso camion era composto da oltre 1500 pezzi e, un po’ come avremmo visto solo negli ultimi anni con i set dedicati agli adulti (i Creator prima e gli Icons poi), al termine del montaggio si ottiene un oggetto molto più simile ad un modellino vero e proprio che ad un giocattolo, con tanto di cofano apribile e motore V8 in bella vista. Non so bene il motivo ma io all’epoca ero fissato con i Technic e non mi ero cagato pari questo camion; ho provato ad andare a fare un giro sul mercato dell’usato e le cifre che volano per questo Lego sono spesso superiori ai 700 €, peccato, credo continuerò a fare senza anche se Lego – che fin troppo spesso sembra leggermi nel pensiero – da qualche temo ha fatto uscire un piccolo set ispirato proprio al Model Team dei nostri sogni.
A questo punto, dopo essermi fatto passare la scimmia volante per il 5571 superiamo pagina 21 e finalmente le cose iniziano a farsi serie: il mondo dei Lego Technic ci viene introdotto da un’immagine misteriosa, con diversi tubicini colorati posizionati sopra un motore. Te sei un bamboccio ed è il 1996, di certe cose forse hai sentito parlare in qualche film e ancora non sai che quelle che stai guardando sono fibre ottiche, l’ultimo ritrovato tecnologico in fatto di trasmissione dei segnali luminosi, per ora appannaggio dei Lego più costosi e fra qualche anno ottimo modo per vedere film e filmacci – in streaming senza troppi pensieri.
Tu ancora non lo sai ma il tuo cervello sta per ricevere uno di quei flash che segnano un’esistenza ma andiamo con calma, sfogliamo pazientemente che le cose belle richiedono i loro tempi:
Superiamo il set 8443 con il suo bel sistema di pompe pneumatiche e iniziamo a vedere come polverizzare lo stipendio di uno dei tuoi genitori:
Prima Lego ci ripropone la bella Supercar 8880 e ci solletica la fantasia con la macchina da Formula 1 numero 8440 che io prima ho scritto di aver ricevuto nel 1995 ma evidentemente – come l’asterisco giallo conferma – mi sono sbagliato. Successivamente ci arriva una gran tega con l’hovercraft e il suo innovativo sistema di fibre ottiche, in questo set implementato per simulare i cavi delle candele che dallo spinterogeno vanno verso le testate del motore V4.
A questo punto mi pare doveroso farvi sapere che proprio negli anni in cui uscì questo catalogo Lego era vittima di una grossissima crisi che portò l’azienda nordeuropea vicina alla bancarotta, situazione che proseguì fino ai primi anni 2000. Il motivo di questa situazione è che venivano messi in commercio set estremamente complessi e costosi, con tantissimi pezzi non intercambiabili fra di loro con un risultato disastroso in termini di logistica e di stoccaggio, senza contare la questione delle economie di scala. Fra tutti il peggior investimento che Lego fece all’epoca fu il sistema di fibre ottiche che, specialmente per il set 8456, costava lui da solo più del prezzo a cui veniva venduto l’intero set.
Il pezzo incriminato era un motorino elettrico all’interno del quale erano disposti alcuni led che si accendevano in sequenza
A questo punto prima di procedere con il motivo che mi ha spinto a scrivere questo articolo vorrei prendermi una pausa e fare outing: non so voi ma se il catalogo del 1996 si fosse fermato qui avrei pensato “meh” e avrei passato i giorni successivi a cercare di farmi piacere questo o quel set giusto per far apparire un bello scatolone sotto l’albero. C’è un sacco di roba bella ma nulla che mi fa gridare al miracolo e che mi fa saltare sul divano dicendo “LO VOGLIO” convincendomi che il futuro della mia vita dipenda da quell’ammasso di pezzettini di plastica colorata.
Finché non giro pagina:
SBAM IN DA FACE
Adesso, sono passati tanti anni ma ricordo ancora benissimo che quando vidi queste immagini il mio cervello fece una roba del genere
e aiutato dalla descrizione che ora non ricordo esattamente le parole ma mi pare dicesse che “l’innovativo sistema di fibre ottiche permetteva di visualizzare il percorso del carburante verso i motori” mi fece letteralmente impazzire.
Mai nella mia vita ho rotto tanto le palle ai miei genitori come quando decisi che volevo questo Lego, così tanto che adesso che sono “adulto” e certi sacrifici li riesco a capire devo essere sincero, un po’ mi vergogno. Ma all’epoca ero un bimbo – anche un po’ viziato nonostante le ristrettezze famigliari – e l’unica cosa che sapevo è che VOLEVO questo Lego.
Settimane di suppliche, di cataloghi Lego sapientemente seminati in giro per la casa aperti alla pagina giusta, letterine, sceneggiate all’Ipercoop di Borgo Panigale quando vidi la scatola più bramata del mondo nella scansia là in alto dove osano solo i set più cazzuti e, alla fine… beh, un’immagine vale più di mille parole:
Ma ora, lasciamo stare la nostalgia che mi ha anche un po’ rotto le balle e veniamo a noi: oggi, a quasi 30 anni di distanza, com’è questo set? Merita? È ancora figo? Una buona scusa per mandarvi al prossimo articolo nel quale analizzerò con dovizia di particolari questa perla che conservo gelosamente dal Natale del 1996.
Sei un fotrutto genio. Grazie
Io avevo preso il camion 5571.
Poi purtroppo è andato distrutto durante un trasloco, ma durante un’estate ho provato a rifarlo. Purtroppo però troppi pezzi erano andati persi e io non ne avevo più molti da parte. Lì ho scoperto l’esistenza del mercato dei lego usati e soprattutto quella dei cloni cinesi. Ammetto le mie colpe. A fronte di dover spendere 1000 e rotti euro per l’originale, con 80 euro l’ho preso cinese. In tutto e per tutto identico all’originale. Ho integrato con il mio e ne è uscito un modello un po’ custom
Fantastico! Sono di una generazione precedente ma ho sempre adorato i Lego. L’amore a prima vista è scattato col piccolo taxi, prima scatola Lego che mi è stata regalata credo all’età di (circa) 3 anni: 12 pezzi in tutto. Da lì la collezione di scatole e pezzi per inventare nuove costruzioni (la prima volta costruivo come da istruzioni, poi si modificava) è via via aumentata, ad un certo punto sono arrivari anche i primi Technic…….. viva i Lego!!!
Nel 96 avevo 20 anni, ma un’emozione forte è stato, più o meno 1 anno fa, ritrovare in negozio il remake del 928 Space Galaxy Explorer ricevuto a Natale del 1982, avevo solo 6 anni ed eravamo da pochi mesi campioni del mondo! Di li a qualche anno, 1986, ho ricevuto in regalo i primi Technics, combinazioni di circuiti pneumatici e motorini elettrici che consumamano le pile mezze torce in poco più di mezz’ora. Vi invito a trovarli. Uno spettacolo. Un saluto
sono tornato bambino con un articolo…vi voglio bene
Nel 96 avevo 10 anni, e lo Shuttle delle Lego Technic fu una delle cose che desiderai (e chiesi in regalo) più ardentemente in tutta la mia vita.
Al suo posto mi regalarono il set 8425.
Dolore e frustrazione pulsano fortissimo ancora oggi.
Prima o poi doc, dovremo fare un percorso di “psicoterapia” per raccontare al mondo e raccontarci come le nostre esistenze siano state terribilmente influenzate dal lego, fino a farci diventare quel che siamo da “adulti”
Epico Shuttle +rampa di lancio. Ce li ho/avevo (spero sia ancora a casa dei miei in diverse scatole). Unico grande trauma (sempre sotto Natale) fu una volta che in camera mia e dei miei fratelli imperversava una battaglia di ciabatte e orsi di peluche fra noi e i nostri cugini…tutto, shuttle ed edificio rampa, fu polverizzato e mi scomparve da sotto gli occhi (sostituito da un orso) tipo Robin con A-train nel primo episodio di The Boys.
Dopo una crisi isterica, riuscii comunque a ricostruire tutto.
I cugini non rientrarono mai più in camera nostra