Guidare di traverso sulla neve è meglio del sesso

de La redazione

Una volta qualcuno disse che guidare di traverso è la cosa più bella che si possa fare da uomo vestito. È una citazione ultimamente inflazionata che non mi trova del tutto d’accordo. Dopo anni di prove pratiche e riflessioni sul tema, noncurante delle critiche che attirerò, mi permetto di riformulare:

Guidare di traverso sulla neve è la cosa più bella che si possa fare, che voi siate donne o uomini.

Punto. Niente altro da aggiungere. Fine del discorso. Non c’è nulla che possa eguagliare la guida di un’automobile sulla neve (eccetto forse pilotare un caccia, ecco pilotare un caccia deve essere una gran figata).

Ma cos’è la guida sulla neve? Non sono le pur lecite sgumme in zona industriale. Quelle che ci fanno sentire dei piccoli Tommi Makinen anche se abbiamo diciott’anni e una Uno 45 sotto il sedere, ma che non raggiungono il punto della questione.

Bisogna spingersi un po’ oltre. Perché la guida sulla neve, se fatta bene, è meglio del sesso. Sì, l’ho scritto davvero, ora linciatemi, o andate avanti a leggere.

Sono ai piedi del passo, temperatura sottozero, il sole è calato da un pezzo e una strada innevata mi attende. Il boxer della mia Impreza è impaziente e borbotta sommessamente al minimo.

Non vedo luci a scendere, posso partire. Alzo gli abbaglianti, innesto la prima e l’auto si muove. Quaranta, cinquanta, sessanta all’ora, non ho un navigatore seduto a fianco ma vedo il primo sinistra avvicinarsi. Dalla terza scalo alla seconda, imposto il pendolo che neanche mi chiamassi Juha, con il muso che punta il muro di neve sulla destra e poi il guizzo che mi riporta nella giusta direzione. L’avantreno tiene la traiettoria ideale mentre le ruote posteriori, aiutate da un colpetto di freno a mano perdono progressivamente aderenza e allargano la linea. Goduria infinita. Intervengo sul volante, le mie mani evocano sua santità il controsterzo, e poi torno sul gas, a fondo, per portare il traverso più avanti che posso, oltre questa curva e verso quella successiva.

La percorrenza è libidine. Quando la sbandata è impostata gioco solo di pedale destro e sterzo per decidere se chiudere la traiettoria o allargarla. Gli occhi sbarrati sulla strada, l’orecchio teso a interpretare mille volte al secondo l’intonazione dello scarico, i polpastrelli sul volante fermi ma reattivi, sicuri, guidati dall’istinto più che dalla ragione. I fianchi e i glutei avvolti nel sedile anatomico, a captare i segnali che arrivano dal telaio e da ogni periferica dell’auto. I sensi sono stimolati all’ennesima potenza e ogni muscolo è tirato come una corda di violino, pronto a reagire in meno di un istante.

Nelle sequenze più strette, quando davvero riesco a concatenare interi settori della strada, raggiungo il nirvana. Tante curve diventano una, che gira a destra, a sinistra e poi ancora a destra. Un gesto unico assimilabile al movimento perfetto di una ballerina di danza classica.

– No, non sono perfetto come una ballerina di danza classica e nemmeno appartengo alla stirpe dei flying finn, ma ecco insomma facciamo finta… scusate l’interruzione –

Ecco cos’è la guida sulla neve. Danza classica applicata all’automobilismo. Precisione. Ritmo. Eleganza. Un ballare in punta di piedi sulle pendici della montagna, quando tutto è coperto di ghiaccio e l’equilibrio è precario. Le scarpette sono gomme termiche chiodate, e la colonna sonora è il risuonare baritonale di quattro cilindri contrapposti che squarciano il silenzio della notte alpina.

La montagna, al buio, con la neve, va rispettata. Qui non è come sull’asfalto. Qui è un altro mondo, un altro sport. Qui serve confidenza con l’instabilità, fiducia nell’infido. Ritardare di un metro la frenata o l’impostazione della curva non è concesso, e visto che non ci chiamiamo né Makinen né Kankkunnen è meglio anticiparla, la frenata. Che poi non si dica che su Rollingsteel si istigano i lettori a far danni (tipo facendo il pelo ad ignari individui impegnati a dar vita al loro pupazzo di neve sul ciglio strada).

Però un’uscita sulla neve o sul ghiaccio, nei tempi e nei modi dovuti, va provata. Ancor meglio se con una quattro ruote motrici, più neutra nel comportamento rispetto ad una trazione anteriore e più garbata nei modi rispetto ad una posteriore. Infinitamente più efficace di entrambe.

Ma non è il tempo in prova il nostro obiettivo. Le emozioni, quelle sì, sempre più rare seduti al volante di auto intelligenti che fanno di tutto per non farci sbagliare e non farci imparare, magari a caro prezzo, dai nostri sbagli. Sempre più filtrate e offuscate da dispositivi che forse ci fanno correre più veloci, ma a discapito della purezza e delle percezioni, che sono la vera essenza del coinvolgimento alla guida. E quindi neve, ghiaccio, instabilità. È questo quello di cui andiamo in cerca, un richiamo primordiale, un bisogno di tornare indietro. Chiamateci pure retrogradi tradizionalisti ma tant’è.

Una volta qualcuno disse che guidare di traverso è la cosa più bella che si possa fare da uomo vestito. Io dico che non c’è niente di meglio al mondo.

Di Carlo Pettinato, il nostro pennellatore 4WD (immortalato da Jurgen Kadiqi)

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1 commento

Tom 2 Febbraio 2022 - 13:21

Uno degli articoli migliori, grazie Rollingsteel

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