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La folle storia di Anthony Gobert

Due decade fa, per alcuni tanti e per altri pochi anni, una storia che ha quasi dell’incredibile:

Quei simpatici giapponesi di Suzuki che si inventano un bicilindrico da WSBK, il terzetto Bianchi, Morri e Tamburini che tira fuori una delle moto più belle ed affascinanti di sempre ed infine un pilota che solo il pronunciarne il nome fa venire la pelle d’oca, Anthony Gobert. Insomma, potremmo intitolare questo articolo LUI, LEI, L’ALTRO, Storia di un ménage a tròis tra Hamamatsu, Rimini e Greenacre.

Ma procediamo con ordine

LUI

In Suzuki nel 1998 decisero di giocarsi la carta del bicilindrico per cercare di rincorrere ed emulare la via di Ducati, avevano capito che la configurazione V-Twin 1000cc associata ad una ciclistica rigida e precisa, avrebbe riappianato il livello di competitività nel campionato del mondo delle moto derivate di serie – allora correvano con il 4L 750cc, un progetto già vecchio e datato ma più che competitivo – e ZAN ZAN ecco quindi un muscolosissimo V90 accreditato di 135 cavalli per la versione stradale e, ottimisticamente parlando, oltre 170 per la versione Superbike!

Spoiler, non ci hanno mai corso.


A parte qualche scelta progettuale discutibile – tipo l’ammortizzatore posteriore rotativo – la TL1000R è un gran ferro ma, visto che squadra che vince non si cambia, Suzuki continuò a correre con il “settemezzo” fino al 2003 con la mitica SRAD.

LEI

Per quel motore sembrava che il destino fosse segnato MA ecco scendere in campo nientepopodimeno la casa Riminese Bimota, uno dei costruttori artigianali più famoso e celebri al mondo – vi siete mai soffermati a guardare i loro telai da vicino? una precisione nei dettagli da bava alla bocca – che presenta nel 1998 una Superbike motorizzata col bicilindrico Suzuki 1000, manifestando palese volontà di rientro nel mondiale delle derivate di serie.

Presentano quindi la Bimonta SB8, dove S identificava il motore Suzuki, B stava per Bimota ed 8 era il progressivo del modello (voleva dire che era l’ottava moto col motore Suzu).

Da li a poco preparano la Homologation Special necessaria per accedere al campionato che prevedeva la realizzazione di 150 esemplari, battezzandola SB8K. Pfff quante lettere e numeri direte voi, ed invece… no vabbè raga ma di cosa stiamo parlando?

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Ora voi che state leggendo RS dal vostro smartphone dovete assolutamente zummare sui particolari del telaio, AMMIRATE! La parte superiore è formata da due travi lineari in alluminio che fasciano lateralmente il motore, per poi scendere fino alla zona perno forcellone collegandosi ad uno scatolato in fibra di carbonio GULP!

In Bimota la plastica era bandita, difatti troviamo più carbonio e leghe leggere sulla moto di serie che nella versione da campionato, che SBURONI. Anche il motore ha avuto la sua cura di anabolizzanti, condotti aria rivisti, corpi farfallati maggiorati, un mestolo di pozione magica del druido Panoramix ed ecco che arrivano 10 cavalli facili facili in più.

Su 165 Kg a secco, centosessantacinque! Giusto per buttare giù due numeri, il Suzuki TL1000R su cui era montato questo motore ne pesava 197, non so neanche come si scriva in lettere.

Un capolavoro su due ruote, che partecipò al WSBK nel 2000 con un certo Virginio Ferrari come Team Manager

Infine, L’ALTRO

Sicuramente i più attenti già dalle primissime righe avranno capito chi sto per introdurre, non esiste Bimota, nel 2000, senza lui, Anthony “the go show” Gobert.

Pilota dal talento puro, tanto sregolato quanto strafottente – durante la sua partecipazione al motomondiale con Suzuki in 500, si lamentò del fatto che nel box non era presente una ragazza in bikini che ballasse ed offrisse birra – autodistruttivo ed amante della bella vita.

Diciamo che alcol, droghe, serate con numerose donne non sono un buon biglietto da visita, sopratutto se corri nella massima serie di moto derivazione stradale (ma in generale se sei un pilota professionista).

Classe 1975, inizia giovanissimo nei campionati di motocross nazionali prima di passare al mondo della velocità su asfalto. Ascesa tanto rapida quanto il suo talento, dopo aver svettato nei campionati australiani ottiene una Wild Card per il circuito di Sugo, Giappone, in sella ad una Honda RC45 HRC, cioè raga, Honda gli da una moto ufficiale per il gran premio di casa… non sono cose che accadono spesso. Di fatto arrivò ottavo in gara 1 e sesto in gara 2, su una moto che non conosceva, su una pista che non conosceva, dando solo del gran gas.

MA

L’esuberanza (chiamiamola così) fuori dalla pista non piacque affatto ai vertici Honda che lo mandarono a quel paese subito dopo; il suo manager riuscì comunque a procurargli un’altra wild card con Kawasaki per l’ultimo round della stagione, quello di Phillip Island. Ed è qui che sigilla un record tutto imbattuto: pole position, terzo posto in gara 1 e vittoria in gara 2, il più giovane vincitore nel WBSK.

Nel 1995 e 1996 partecipa al campionato del mondo Superbike in sella alla Kawa ZX-7R (ZX-7RR nel ’96) 750 del team Muzzy e, nonostante i suoi abusi da “bella vita” ed una forma fisica non proprio perfetta, continua a darci del gran gas e conclude a suon di sportellate (Kocinski ancora se lo sogna alla notte) rispettivamente quarto ed ottavo a fine campionato.

Prego sentire come urla il settemmezzo Kawasaki:

Nel 1997 approda in 500 e raga – quegli anni erano uccelli per diabetici per tutti eh – in Suzuki ufficiale ereditando la moto da Kevin Schwantz, la famosa RGV Gamma; i piazzamenti ci sono, arriva sempre nei primi dieci ma la pazienza nei suoi confronti si esaurisce (forse i giappo sono un po’ troppo poco flessibili?? no dai) tanto che Suzuki richiese un test anti-doping al suo pilota pur di levarselo dai maroni.

Beh indovinate un pò? Autogol perfettamente riuscito, test ovviamente positivo, contratto strappato e calcio nel sedere, a casa!

Inizia così il suo rapporto odio-amore con i test anti-doping che lo portarono per ben altre 2 volte alla squalifica mentre correva nell’AMA Superbike, nel 1998 e nel 1999, povero diavolo direte voi, povero diavolo dico anche io, povero me avrà detto il suo Team Manager.

3 a zero palla al centro

Beh ricordate qualche rigo sopra LUI e LEI? E’ qui che avvenne la magia, ma che dico magia, dico proprio la storia. Avviene infatti che Bimota si presenta nel WSBK e decide di affidare al nostro Gobert una sublime SB8R, il tutto sotto l’occhio attento di Virginio Ferrari.

(se vi state chiedendo dove avete già visto questo tostissimo AGV X-Vent, troverete la risposta QUI)

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È il 23 aprile 2000, vent’anni fa esatti: a Phillip Island sotto una scrosciante pioggia, Anthony “Go Show” Gobert vince davanti a tutti facendo una gara pazzesca, ma roba da lacrime di gioia per chi la vede, assolutamente cercate sul tubo un estrapolo della gara, commovente. Quel giorno Anthony Gobert ha moralmente vinto il campionato WSBK 2000, non ci sono cazzi che tengano, senza se e senza ma.

Su una moto costruita a mano da 10 persone.

Con un motore da Landini testacalda.

Il suo talento puro contro chi lo voleva fuori dai giochi, il suo riscatto.

Il Davide contro Golia, o la rivincita degli ultimi, o il settebello in primamano in una partita di scopa!

Quella è stata il Bohemian Rhapsody dei Queen al Live Aid del 1985, – proprio quando quello spaccone di Phil Collins prese un Concorde per fare Londra – Philadelphia e suonare in due luoghi a distanza di 4 ore

Dite che ho esagerato con le adulazioni? Forse si, ma sono più che meritate.

Come ogni sogno che finisce sul più bello, Bimota non terminò neanche il campionato per mancanza di fondi, Gobert fece altre apparizioni nel BritishSBK ed AMA dal 2001 al 2007 con prestazioni mediocri. Nel frattempo la sua vita privata va a braccetto con i suoi vizi, tra patente di guida sospesa, abuso di droghe e detenzione delle stesse, al punto che nel 2011 viene ricoverato in una clinica psichiatrica per disintossicarsi.

Le ultime notizie del più infiammato pilota della Superbike della golden era risalgono a giugno 2019 quando, a seguito di un aggressione fuori da un ristorante, è stato ridotto in fin di vita da un gruppo di ragazzi, a suon di mazza da baseball.

Triste epilogo vero rega?

Per me rimarrà sempre il #501 su quella Bimota che tagliò per primo il traguardo, in quella gara impossibile, di quella vita impossibile, di quel pilota impossibile.

Testo del mitico Valerio Bonetti

Articolo del 11 Maggio 2020 / a cura di La redazione

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  • Giulio

    Buongiorno ! La Suzuki con la TlR ci corse eccome: in Usa , campionato Ama,col team Yoshimura ufficiale. Purtroppo con scarse fortune. Inoltre Gobert se non ricordo male non debutto’ con una Honda RC45 ma con la RC 30. In quanto la RC 45 arrivò molto anni dopo a metà anni 90. Saluti.

  • Carlo

    Imola, 1997 , il giovedì sono lì in zona x lavoro e…. mi intrufolo nel paddock a curiosare i preparativi del Gp….incrocio gli occhi pazzi di Capirex durante un intervista….poi vado a pranzo in un ristorante vicino…. noto un tipo “all americana” in pantaloncini che pranza e legge un libro, mi ricorda qualcuno, uscendo c’è parcheggiato uno scooter tamarro pieno di adesivi racing…Antony in primis……e quindi arriva il padrone…..GOBERT col libro in mano, lo adoravo in SBK, lo saluto, 2 parole ovvie e banali sulla Suzuki 500 e le sue risposte amichevoli, quasi mi vergogno di me stesso….. a pensarlo ora bastonato mi vien da piangere

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