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Aermacchi MB-339, l’icona nazionale scende a terra!

Pensi Frecce Tricolori? Dici MB-339! Non un semplice aereo, ma un’icona forgiata nel metallo e nella leggenda. L’Aermacchi MB-339 è l’addestratore avanzato e jet da attacco leggero che dal 1982 incarna anche lo spirito inarrestabile della nostra Pattuglia Acrobatica Nazionale. Un pezzo di storia che è giunto al suo traguardo, ovvero la dismissione.

Oggi, 12 giugno 2025, avverrà il passaggio di consegne storico: a Galatina, nella base militare di Lecce, è in scena il “phase out” ufficiale del MB-339A. Si tratta dell’addio (non senza onore) al nostro glorioso jet per fare spazio alla nuova bestia da addestramento, il T-345A che entra così in servizio presso il 61° Stormo dell’Aeronautica Militare. Sarà lui la macchina su cui si addestreranno i futuri piloti italiani. Se il Phase-out per ora riguarda i soli MB-339A, i più recenti MB-339CD continueranno ancora a solcare i nostri cieli assieme ai MB-339A PAN (ovvero queli delle Frecce Tricolori), con questi ultimi che in futuro verranno sostituiti dall’M-346 (un processo che si prevede durerà alcuni anni).

Allora, perché non cogliere l’occasione di questa data storica per celebrare a dovere l’MB-339? Riprendiamo in mano la sua epopea, fatta di oltre 45 anni di storia e rendiamo omaggio a un’icona!

Tutto inizia a metà degli anni ’70 quando l’Aermacchi, senza stare troppo a guardare, puntò dritto al futuro. L’obiettivo era chiaro: dare un erede al MB-326, un addestratore che aveva fatto la sua storia ed era tempo di voltare pagina. All’Aeronautica Militare Italiana serviva un nuovo addestratore capace di spingere i nostri piloti oltre i limiti conosciuti. E così, è nata la leggenda.

Ma partiamo prima con il chiarire in cosa consiste il “phase out” di un aereo. Quando senti parlare di “phase out” in ambito aeronautico, non pensare subito a un rottame destinato alla demolizione. Assolutamente no! Indica semplicemente la graduale uscita di scena di un aereo dalla flotta operativa. È un rito che viene celebrato con una cerimonia ufficiale, dove il vecchio guerriero e il nuovo campione si incrociano in volo, un passaggio di consegne che è pura poesia tra passato e futuro. È successo, ad esempio, nel 2024 a Istrana quando l’AMX ha fatto il suo ultimo, glorioso, inchino.

Marco Paternostro

Ma la loro vita non finisce lì. Anzi, sempre più spesso, questi bolidi dei cieli continuano a rombare e a far sognare. Li vedi sfrecciare negli airshow, trasformati in pezzi da museo che raccontano epoche gloriose, o semplicemente in guardiani silenziosi che, anche da terra, continuano a narrare la loro incredibile storia. La leggenda non si demolisce, ma è solo l’inizio di una nuova storia.

Ma, perché un aereo finisce per dire addio alla linea? Le ragioni sono tante, ma tutte puntano a un unico fatto: il progresso non aspetta.

  • Ore di volo al limite: semplicemente ha macinato chilometri e chilometri di cielo, e ogni velivolo ha un contatore che a un certo punto segna “fine corsa”.
  • Usura fatale: Quando l’età e lo stress strutturale iniziano a minare la sicurezza, non c’è scelta. La vita dei piloti viene prima di tutto.
  • Mantenere l’efficienza è un salasso: A un certo punto, i costi per tenerlo in perfetta forma diventano insostenibili. Pezzi di ricambio introvabili, manutenzione complessa: il gioco non vale più la candela.
  • Obsolescenza bellica: Questo è il punto cruciale. Se un jet non è più in grado di tenere testa alle minacce moderne o non si integra con i nuovi sistemi, perde la sua ragione d’esistere. È tempo di fare spazio a bolidi più potenti, intelligenti e letali.

Fatta questa dovuta premessa torniamo al nostro protagonista. Il progetto MB-339 non era una rivoluzione totale, ma un’evoluzione tagliente del già collaudato MB-326. Bisognava però alzare l’asticella. Infatti dietro la sigla MB c’è ancora una volta un nome che pesa: Ermanno Bazzocchi. Non un semplice ingegnere, ma il “padre” di intere generazioni di addestratori Aermacchi. Il suo tocco geniale lo trovi nel MB-326 e, ovviamente, nel nostro MB-339. Tra l’altro quella “B” è proprio un tributo a lui, a testimonianza di quanto quest’uomo fosse al centro di tutto. Un vero visionario che ha chiuso la sua brillante carriera proprio con questo aereo.

Agli estremi della formazione due MB-326, in mezzo, a sinistra un M346 a destra un MB-339.

Anche se di base ha mantenuto il DNA dei velivolo precedente per non far lievitare costi e tempi, sul progetto 339 Bazzocchi ci ha messo le mani pesantemente. Risultato? Una macchina che danza in aria come poche. Ecco le innovazioni chiave:

  • Abitacolo rivoluzionato con due posti sfalsati e rialzati. Così l’istruttore dietro ha una visibilità ottimale, fondamentale per formare i futuri assi;
  • Deriva oversize: La coda è stata allargata, ma non per bellezza. Serviva per una stabilità direzionale senza compromessi e un controllo chirurgico;
  • Muscoli extra: Servocomandi per maggiore reattività e un’ala rinforzata per incassare le sollecitazioni estreme del volo acrobatico e dell’attacco leggero.

Il primo vero ruggito, quello del prototipo MB-339X, è arrivato il 12 agosto 1976. Ai comandi il comandante Franco Bonazzi, che ha dato il via a una nuova era. Dopo quel primo, leggendario, volo, l’MB-339 non ha perso tempo. I test di valutazione si sono susseguiti, e la versione di serie, l’MB-339A, ha ricevuto il suo battesimo dell’aria nel 1978. Da lì, è stato un’ascesa inarrestabile. La scelta del motore, come il suo precedessore, ricadde ancora sul Rolls Royce Viper 632-43. Non era l’ultimo grido della tecnologia, certo, ma questo piccolo turbogetto puro aveva dalla sua un asso nella manica micidiale: è un motore economico, affidabile e garantisce buone prestazioni.

L’MB-339A è quindi un’autentica creazione Made in Italy, costruito dalla Aermacchi (oggi nell’orbita Leonardo) ed entrato ufficialmente in servizio l’8 agosto 1979. Nel giro di un battito di ciglia, 100 esemplari di MB-339A erano già operativi, pronti a ruggire nei cieli. Nell’aprile del 1981, i primi MB-339A hanno iniziato a rombare presso la base di Galatina, inaugurando la loro carriera operativa presso la SVBAA (Scuola Volo Basico Avanzato Aviogetti).

Come abbiamo visto, parliamo di un aviogetto monomotore biposto fatto per l’addestramento avanzato e l’appoggio tattico. Con una spinta di 1.815 Kg e un peso a vuoto di 3140 Kg (massimo al decollo 5900 Kg) raggiunge una velocità massima di 900 km/h. Vanta un raggio d’azione di 1700 Km e una autonomia massima di 2110 Km. Per quanto riguarda le dimensioni ha un’apertura alare di 10,85 m e una lunghezza di 10,97 mm.

Tuttavia non stiamo parlando di un semplice addestratore, ma di un vero e proprio coltellino svizzero dei cieli. Il suo pane quotidiano è stato sfornare i piloti del futuro nella Fase II del Primary Pilot Training, ma non è tutto. Questo jet, al pari di un camaleonte, è pronto a trasformarsi per missioni di attacco leggero e supporto tattico ravvicinato quando la situazione si fa calda.

Nel corso degli anni il 339 è stato aggiornato e il primo MB-339A (compresa la versione PAN) ha subito programmi di ammodernamento (Mid-Life Update) e l’introduzione di diverse varianti fra cui il 339CD, dove la “CD” sta per “Completamente Digitale” utilizzato per la Fase III del programma di addestramento piloti. Si tratta dell’ultima evoluzione, il cui prototipo volò il 24 aprile 1996 e che adotta un’avionica di ultima generazione e schermi digitali a a colori.

Grazie alle sue doti, nel 1982 il MB339 venne scelto per prendere il posto dei gloriosi FIAT G.91PAN e G.91R/PAN utilizzati per il volo acrobatico a partire dal 1964, un aereo più scorbutico anche a causa della sua ala a freccia che poco incline a perdonare eventuali errori.

Tornando al MB-339A PAN, caratterizzato invece da un’ala dritta, dal 1982 incarna il simbolo vivente della nostra Pattuglia Acrobatica Nazionale.

Fino al 2010 le linee di produzione hanno sfornato un totale di 237 esemplari dell’MB-339 in diverse configurazioni. Di questi, ben 139 sono finiti nelle mani dell’Aeronautica Militare Italiana, mentre i restanti 96 hanno preso il volo verso alcuni Paesi stranieri. Parliamo in ordine cronologico di Argentina (MB-339AA), Perù (MB-339AP), Malesia (MB-339AM e CD), Nigeria (MB-339AN), Ghana (MB-339A), Emirati Arabi Uniti (MB-339A e NAT), Nuova Zelanda (MB-339CB) ed Eritrea (MB-339CE): una vera e propria diffusione globale per un jet che ha lasciato il segno in ogni cielo. Era previsto anche un ordine di 8 velivoli da parte del Venezuela (MB-339FD) ma poi venne cancellato.

Piccola curiosità sui “Macchini” argentini. C’è infatti un capitolo meno noto, eppure incredibilmente intenso, della storia del MB-339: l’impiego operativo da parte della Marina Argentina nella Guerra delle Falkland (o Malvinas) del 1982. Un conflitto lampo, brutale, dove questi piccoli jet italiani si trovarono a fronteggiare la potenza della Royal Navy.

L’Argentina aveva ricevuto i suoi MB-339 solo nel 1981, inquadrati nella 1ª Escuadrilla Aeronaval de Ataque della Marina. Erano stati pensati per l’addestramento avanzato e un ruolo secondario di attacco leggero. Nessuno avrebbe mai immaginato che, appena un anno dopo, si sarebbero trovati catapultati in un vero e proprio scontro a fuoco, affrontando la forza di contro-invasione britannica.

Vennero impiegati per missioni di ricognizione tattica a breve raggio, sondando le posizioni nemiche e fornendo informazioni cruciali. Ma non solo: in alcune occasioni, furono anche usati in attacchi contro le navi britanniche, dimostrando una sorprendente aggressività. Il Tenente Crippa, ad esempio, divenne celebre per uno spettacolare attacco tra le navi inglesi il 21 maggio 1982.

Aereo di discreto successo commerciale, l’MB339 catturò la curiosità anche degli Stati Uniti e della Lockheed che, assieme alla Aermacchi, mise a punto il l’MB-339T Bird II, un tentativo di piazzare il nostro gioiello nei programmi dell’USAF e della US Navy, nell’ambito del faraonico programma JPATS (Joint Primary Aircraft Training System), che mirava a rivoluzionare l’addestramento dei piloti statunitensi.

Questo “Bird II” non era uno scherzo. Avrebbe avuto serbatoi alari maggiorati, un motore Rolls-Royce RB582 da 1815 kg di spinta e, soprattutto, un cockpit interamente rinnovato e di nuova concezione. Un tentativo di dare un’anima hi-tech e aggressiva a un addestratore, per conquistare il mercato più esigente del mondo. Non andò come sperato, ma dimostrò ancora una volta il potenziale inespresso del 339.

Chiudiamo in bellezza questo viaggio nel mondo dell’MB-339 con un paio di varianti che forse non tutti conoscono, ma che testimoniano ancora una volta la poliedricità di questo jet iconico.

Il primo è il MB-339K Veltro II, una bestia monoposto concepita per l’attacco al suolo senza compromessi. Il suo battesimo dell’aria è arrivato il 30 maggio 1980, e fin da subito ha messo in chiaro le sue intenzioni aggressive. Era equipaggiato con due micidiali cannoni da 30mm “DEFA-553” e sfoggiava serbatoi alari sovradimensionati, per una maggiore autonomia in missione. Una vera e propria macchina da guerra compatta.

Altra chicca è l’MB-339RM (dove “RM” sta per Radiomisure), messo a punto per l’Aeronautica Militare Italiana. Questi velivoli sono stati radicalmente modificati per servire nei cruciali gruppi di guerra elettronica. In pratica, non erano nati per sparare o addestrare, ma per “ascoltare” e “vedere” lo spettro elettromagnetico, diventando gli occhi e le orecchie avanzate delle nostre forze aeree. Nel 1983, il biposto standard ha subito un lifting importante: è nato l’MB-339B. La modifica chiave? Un cuore nuovo e più potente: il motore Viper 680-43 che pompava ben 2080 Kg di spinta.

Dalla matita di Bazzocchi al cielo, dalle mani dei futuri piloti italiani al cuore delle Frecce Tricolori, il 339 ha dimostrato una versatilità e una tenacia fuori dal comune. Ha addestrato generazioni di piloti, si è spinto in missioni di attacco quando meno te lo aspettavi, e ha dipinto il cielo con i colori della bandiera italiana, emozionando milioni di persone. Ogni ora di volo, ogni manovra acrobatica, ogni decollo ha contribuito a scolpire la sua leggenda.

Certo, il futuro è già qui, con nuovi jet che si preparano a prendere il suo posto, ma l’MB-339 non uscirà mai davvero di scena…

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Articolo di Marco Paternostro.

Articolo del 12 Giugno 2025 / a cura di La redazione

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  • Giovanni Nuzzone

    Aviere scelto Giovanni Nuzzone corso 106
    Galatina 1980-81
    Ho vissuto emozioni con addestramento dell’ allora MB339 sul nostro “Cesari”

  • Andrea Antonucci

    Mai dimentichero’ quel giorno di una mattina di primavera quando l’altoparlante della sala op operazioni chiamo’ il mio nome con l’ordine di prendere quel macchino col numero 91 ed andare in volo da solista; fu un’emozione incredibile seguita da un’enorme soddisfazione provata dopo l’atterraggio ed il rullaggio x parkeggiare il mio Macchino vicino agli altri. L’altra soddisfazione fu quando l’istruttore mi autorizzo’ a fare coppia stretta con lui fidandosi di me

  • Pasquale Barioglio

    In pochi minuti di lettura la storia chiara scritta semplicemente di un grande aereo che con le “Frecce” contribuisce a tenere alta la tradizione aeronautica italiana .. complimenti a M.Paternostro e colleghi

  • Gabriella

    Fantastico wow!

  • Paolo

    bravo Marco…le virgole ti ringraziano.

  • Mario

    Semplicemente stupendo.

  • Achille Franchini

    Ricordo che l’ingegnere mi narrò la nascita della Embraer nata per costruire l’MB339(?) in Brasile e divenuta nel tempo un importante industria aeronautica e l’impiego del velivo da parte dell’aviazione sudafricana nelle guerre contro i paesi limitrofi

    • Paulo

      Sia il Brasile, che il Sudafrica, hanno costruito versioni su licenza dell’Aermacchi MB326, non dell’ MB339.
      Lo Xavante, era la versione biposto da addestramento prodotta dalla Embraer, l’ Impala, invece era la versione da attacco al suolo monoposto, prodotta dalla Atlas.
      Quest’ultima, impegnata in maniera parecchio aggressiva, con attacchi al suolo contro le guerre regionali (Angola & Namibia) che, il Sudafrica, si è trovato ad affrontare.

  • ALBERTO DE DOMINICIS

    Ho letto un raro caso di articolo aeronautico molto bene fatto, semplice e chiaro. Grazie

  • Col. Pil. GIOVANNI SANTILLI

    Splendidamente interessante, colma il cuore di nostalgia

  • MAURO BANFI

    6 un grande

  • Marco Gallusi

    Bellissimo articolo, fatto molto bene… mi sono commosso…

  • Pier Luigi Bazzocchi

    Mi chiamo Pier Luigi Bazzocchi e penso che già il mio cognome possa far capire che cosa significhi per me il MB 339. Ero presente al suo primo atterraggio. Seppure molto giovane ho seguito tutta la sua storia. Ermanno per me è stato molto più di un parente ne ho raccolto tutto quello che sono riuscito ma soprattutto ho raccolto tutti i racconti della sua vita. Grazie per quanto avete scritto 

    • Lorenzo

      Ciao Pier Luigi, sono Lorenzo, direttore di questo sito, mi piacerebbe che ci sentissimo, ho pensato ad un articolo particolare per il prossimo volume cartaceo. Scrivimi a info@rollingsteel.it , grazie

      • Pier Luigi Bazzocchi

        Salve Lorenzo 
        Nei prossimi giorni ti scriverò nel frattempo però posso darti il mio numero telefonico che puoi usare tranquillamente ———-

  • Piero

    Bellissimo mb339 tutte le versioni ho lavorato in una azienda che ancora adesso fa manutenzione x43 anni

  • Ben fatto

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