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NS Savannah, la prima (e ultima) nave civile nucleare americana

de Paolo Broccolino

Quando si tratta di fare dei cocktail in ingegneria, non sempre il risultato è un Negroni, un Daiquiri o un Sex on the Beach, talvolta assomiglia di più ad un “Calimocho” (metà vino e metà Coca Cola, ma a qualcuno piace…).

Pensate per esempio alla Renault Avantime (l’abbiamo provata QUI): una parte di coupé, due di monovolume servita con due cancelli FAAC per le portiere.

– Presto! Datemi un Calimocho! –

Oppure prendiamo una parte di elicottero e una di aereo, cosa otteniamo? Un Boeing V-22 Osprey, 30 anni per svilupparlo, 30 morti e pare che alla fine non lo volesse nessuno, è stato prodotto solo dietro enormi pressioni lobbistiche.

– Questo almeno è accettabile –

E poi c’è il cocktail dei cocktail, lui, mezzo hovercraft (che già un mix di suo, tipo il Martini), mezzo nave, mezzo aereo. Il mito, la leggenda, l’unico la cui somma dei mezzi fa 1.5, l’oggetto di cui tutti segretamente vorremmo leggere ogni giorno su Rollingsteel, ma che per ragioni occulte e pressioni dei “poteri forti” non ha ancora un articolo suo: l’ekranoplano.

– L’unica didascalia possibile è: “TURBOPOMPA” –

Eppure scommetto che c’è un cocktail che pochi di voi conoscono e di cui oggi vi vorrei raccontare.

Prendete un terzo di nave cargo, un terzo di nave da crociera, un terzo di sommergibile nucleare, una spruzzata di yacht ed agitate tutto per bene. Prima di servire, aggiungete un cucchiaino di “Atomic Age Style” e ne risulterà un oggetto alquanto bizzarro, ma indubbiamente degno di una voce su Rollingsteel.

Quanto sopra è esattamente quello che è successo nel 1955, quando tre delle agenzie governative USA si sono unite per finanziare questo cocktail marino: l’Atomic Energy Commission, la Maritime Administration e il Dipartimento del commercio.

Quel che ne è risultato nel 1961 è la NS Savannah dove “NS” sta per Nuclear Ship, la prima (e ultima) nave civile americana a propulsione nucleare, un oggetto che ti aspetteresti somigliare ad un Frankenstein dei mari, ma che invece ha un suo stile e il tutto è assolutamente voluto.

– Notare l’assenza del fumaiolo e il logo dell’atomo sulla fiancata –

– In “Tour nel 1962 a San Francisco, il cargo più trendy che si sia mai visto –

Lo scopo della NS Savannah era infatti sia di promuovere l’immagine dell’energia atomica come sicura e adatta a scopi pacifici, sia sperimentare questa propulsione per navi cargo, onde verificarne i potenziali di profitto. Per togliere ogni ombra di dubbio sul fatto che non ci fossero connessioni con i militari, il reattore della Savannah non fu ripreso da quel del sommergibile atomico Nautilus, come inizialmente proposto, ma riprogettato ex novo.

Lo strano veicolo emerso dal tavolo da disegno è frutto di innumerevoli compromessi: avrebbe dovuto essere un cargo, ma era necessario avere il reattore accessibile dall’alto per fare manutenzione, poi qualcuno ebbe la geniale idea dedicare la parte di poppa per ospitare con un certo comfort dei passeggeri per promuovere l’immagine pulita dell’atomica.

La nave misurava 181 metri e procedendo da prua a poppa abbiamo quindi: lo spazio cargo, il reattore nucleare, il castello di comando e l’area passeggeri con tanto di piscina.

– Dettaglio della poppa con piscina (qui vuota) –

Sebbene tecnicamente fosse una nave cargo, l’esigenza di farne una portabandiera futuristica con un certo stile, portò a sacrificarne molte funzionalità: le gru dovevano essere fighe e snelle, con il risultato che avevano poco “sbraccio” e la mettevano in difficoltà in alcuni porti, similmente la piscina posteriore impediva l’accesso ad una delle due stive di poppa, accessibile solamente dalle fiancate.

Quando però si guardava all’interno, la NS Savannah rappresentava al meglio l'”Atomic Age Style”, ovvero un particolare design degli anni ’40-’60 fortemente ispirato all’atomo e più tardi allo Spazio.

Ah, a proposito di Atomic Age Style, dai un’occhiata a questo mezzo qui, il famigerato NB-36H, dove NB sta per nuclear bomber, nel senso che l’aereo volava grazie ad un reattore nucleare installato in fusoliera.

Ma torniamo alla NS Savannah e analizziamo i suo interni: scopriamo così un ristorante le cui luci ricordano gli elettroni intorno ad un atomo, un sala da ballo con un bar e una scultura chiamata “Periodic Table” e poi piatti e altri dettagli, tutti caratterizzati dal disegno dell’atomo.

– La reception ospita un modellino dell’originale Savannah, la prima nave a vapore ad attraversare l’Atlantico-

– Il ristorante di bordo –

– Dettaglio dei lampadari del ristorante –

– Che dire, semplici, ma meravigliosi –

Forse la Savannah non poteva competere con gli ultimi transatlantici di quegli anni, United States in primis, ma certamente aveva un suo fascino moderno e futuristico. Nonostante non furono molti i viaggiatori che poterono godersi il viaggio sulla Savannah (complice il fatto che il servizio passeggeri fu interrotto nel 1965), si calcola che almeno 1,5 milioni di persone ebbero l’opportunità di visitarla durante il suo tour promozionale in giro per il mondo.

– La veranda/sala da ballo, sulla destra, dietro il bar la “PeriodicTable” –

Ora, rollingsteelers, a me: veniamo al cuore della Savannah, il reattore.

Si trattava di un’unità singola da 74MW e non ridondata come quelle degli Arktika, ma i mari che la Savannah avrebbe dovuto affrontare erano certamente più permissivi. Il progetto era largamente improntato alla sicurezza e non si registrano incidenti significativi nei suoi circa dieci anni di servizio attivo. Ogni tanto uno sversamento qua e là di acqua leggermente contaminata, ma diciamo che vi potevate arrischiare a fare un bagno in piscina in questo caso (vi potevate = voi, io me sarei guardato bene).

Il reattore principale con relative barre di combustibile e tubi del vapore in pressione era raccolto in un “vessel” lungo 15 metri e largo 4, questo a sua volta era contenuto in un secondo e molto più ampio “vessel di contenimento” che aveva la capacità sufficiente a raccogliere tutta l’acqua che si fosse eventualmente sversata in caso di rottura di una delle tubazioni di raffreddamento. L’acqua della piscina invece non aveva un suo vessel di contenimento, grave pecca ingegneristica, tipo Arktika.

– Inserimento del reattore principale durante una fase di rifornimento –

– Il “vessel di contenimento” all’interno del quale era inserito il reattore principale –

Interessante notare che in caso di affondamento, apposite valvole nel “vessel di contenimento” erano progettate per aprirsi a 100 piedi di profondità in modo da riempire lo spazio vuoto tra i due vessel ed evitare il collasso della struttura per la pressione. Terminata l’operazione, molle pre-caricate richiudevano le valvole per contenere all’interno il tutto. Ricordiamolo, questa nave era un’ambasciatrice della sicurezza atomica.

– Sul fondo si nota una delle valvole che si apriva in caso di affondamento –

Ok belli i piatti, belli i tavolini, indimenticabili i lampadari ed interessante il boilerone, ma Rollingsteel ce li dai due numeri o no? A cannone ci andava a no?

TURBOPOMPA anche a voi.

Dunque abbiamo un powertrain nucleare-turbo con due turbine ad alta e bassa pressione alimentate dal vapore di raffreddamento, le due trasmettevano all’asse una potenza di 22.000 cv (2000 più del progetto) e spingevano la Savannah ad una velocità massima di 24 nodi, anche se normalmente non si superavano i 21.

Diciamo che, tenuto conto dei limiti idrodinamici legati alla lunghezza (ne abbiamo parlato nell’articolo sullo United States), sono performance superiori alla concorrenti cargo, ma nettamente inferiori a quelle dei transatlantici contemporanei che si avvicinavano e talvolta superavano i 30 nodi.

La differenza stava ovviamente nei consumi, diciamo che con un “pieno” la Savannah ne aveva per fare il giro della Terra 14 volte a 20 nodi e che durante la sua carriera fece rifornimento (parziale) solamente una volta.

– A prua il reattore, a poppa l’apparato macchine a vapore –

In caso di emergenza un piccolo generatore da 750 cv posizionato dietro il ponte di comando garantiva un minimo di energia elettrica per le pompe del reattore e alimentava un piccolo motore elettrico per portare in un luogo più sicuro la nave in caso di “problemi”. Mica vogliamo un reattore affondato in porto, almeno affonda un po’ più in là.

Per mandare avanti tutto questo, la Savannah aveva circa un terzo in più dell’equipaggio standard di una nave cargo e potete ben immaginare che in sala macchina servisse qualcuno di estremamente qualificato.

La cosa fu sempre un problema per la Savannah, al punto che nel 1963 la nave rimase ferma quasi un anno perché gli ingeneri di macchina ritenevano di non essere pagati abbastanza rispetto agli ufficiali di coperta.

Le agenzie governative che sovvenzionavano il progetto e detenevano la proprietà effettiva della nave, risolsero affidandola ad un altro operatore e rifacendo da zero la formazione dell’equipaggio, stando bene attenti che nessuno facesse parte di un qualunque sindacato…

– L’ufficio del direttore di macchina, ne aveva uno identico al comandante, così come lo era la cabina –

– La spallina del direttore di macchina, tanta roba –

– Non so voi, ma io due soldi per mettere le mani su questa roba li avrei anche chiesti, prego notare il simbolo dell’elica atomica sul pavimento –

– ponte di comando della Savannah –

Insomma, una nave con uno spazio cargo ridicolo, un ibrido un po’ cargo e un po’ passeggeri, con un equipaggio molto specializzato e in sovrannumero rispetto alle concorrenti, il tutto in un’era in cui il petrolio aveva un costo accessibile.

Non ci vuole molto per capire che il nostro cocktail aveva un rapporto costi/benefici che non era un gran che. La Savannah, costata 50 milioni di dollari, ne perdeva circa 2 milioni all’anno e nel 1972 fu messa in disarmo. Dopo una serie di passaggi di mano, oggi è un museo a Baltimora e il suo reattore è stato svuotato anni fa.

L’obiettivo di pubblicizzare il nucleare come un’energia pacifica e pulita tutto sommato fu ottenuto e in questo il progetto è riuscito; tuttavia i costi di fabbricazione, di esercizio e soprattutto di smantellamento rendono l’esperienza nucleare economicamente inefficace, almeno dove l’utilizzo di carburanti tradizionali è facilmente ottenibile.

Oltre ai costi, resta poi il tema legislativo, confuso e lacunoso sulle navi civili, e quello dell’inquinamento: come accennato sopra, pur non avendo avuto incidenti, la stessa Savannah ha più volte sversato liquidi leggermente radioattivi in mare, (neanche mezzo milione di litri…), non potendo contare su una capacità di stoccaggio adeguata al suo interno e non avendo sempre sottomano la nave “Atomic Servant”, un chiattone in cui scaricare i rifiuti.

Comunque la si pensi, resta la nave cargo più stilosa di sempre e anche il rollingsteeler più duro e puro non può non avere un moto di apprezzamento per l’insuperato design “Atomic Age”.

Certamente la nostra Savannah non era un Calimocho, la definirei piuttosto un “Negroni Sbagliato” (celebre tra i milanesi).

E questi li hai letti?

2 commenti

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Pierantonio 1 Marzo 2021 - 21:47

I pannelli di comando dei reattori mi sono sempre piaciuti. Forse da quando da piccolino i miei genitori mi hanno portato a visitare la copia della sala operativa della centrale nucleare di Caorso. Ora, aspetto l’Ekranoplan,e una qualsivoglia battuta sulla sua capacità di virare o affrontare mare poco più che mosso.

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Federico 17 Marzo 2021 - 13:25

E certo che lu avresto chiesti due soldi per mettere le mani su quei pannelli..era già complicato sulle navi normali(parlo per esperienza diretta )figurati su quella

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