Avete presente le leggende metropolitane? Dai, sono quelle storie che girano di bocca in bocca e che di volta in volta si ingigantiscono sempre di più fino a sfiorare vette inesplorate. Storie che il coccodrillo nelle fogne di New York gli fa una pippa, storie tipo queste:
– Un mio amico aveva lo scooter col nos, faceva i dueetrenta, l’abbiamo tirato in tangenziale una sera.
– Un altro mio amico, con un F10 fatto a liquido con il banco del Phantom con su il Due Plus e la Nardò, ad un posto di blocco, non solo non si è fermato, ma ha preso al volo la paletta del pullotto che gli indicava di fermarsi.
– Al Macello (storico punto di ritrovo negli anni ’90-2000, in provincia di Bologna, dove si facevano gare clandestine su un tratto di strada che univa due rotonde, faccenda chiusa e finita quando tre fenomeni con una BMW rubata hanno ucciso una ragazza tra il “pubblico”) venivano due tipi con una Focus elaborata come elaborano le volanti della polizia, era imbattibile.
– Le ambulanze sono elaboratissime.
Questi sono solo alcuni esempi, si potrebbe andare avanti per ore. Il mondo dell’auto è infatti ricchissimo di storie e leggende, di fatti misteriosi e di questioni curiose. Proprio da una leggenda vogliamo iniziare una nuova rubrica che, seguita dal fidato Mattia Limonta, vi racconterà le più incredibili Rally Stories.
Pronti? Bene:
Partiamo da Fiorio, il Rally di Montecarlo dell’86 e una Delta S4.
Quella che sto per raccontarvi è una storia di Rally. una di quelle storie che sono diventate leggende metropolitane, narrate dai giornalisti che vivevano in prima linea tutte le gare a stretto contatto con piloti e Team. Vi voglio raccontare di una gara in particolare, il Rally di Montecarlo 1986.
Un anno particolare per il rally il 1986, all’epoca tutto era incerto, le case automobilistiche avevano sparsi dappertutto progetti pazzeschi per auto da rally sempre più fuori di testa. Turbocompressori a tutto spiano, fibra di carbonio, effetto suolo, sistemi di trazione integrale a controllo elettronico avanzatissimi per l’epoca.
Tutto ciò a molti stava facendo storcere il naso, come sappiamo bene il 1986 fu l’ultimo anno della esasperazione tecnologica del Gruppo B, e questo Montecarlo è stato l’ultimo a vedere protagonisti questi mostri.
All’epoca la sfida era molto aperta, c’erano almeno una decina di costruttori schierati per vincere ma solo in quattro avevano i numeri giusti per puntare alla vittoria: Audi, Peugeot, Lancia e Ford. Tutti noi sappiamo che la Quattro ha rivoluzionato il mondo dei rally con la trazione integrale, ma quando arrivarono la Peugeot 205 e la Delta a Ingolstadt iniziarono a preoccuparsi sul serio, non avevano più a che fare con vetture stradali modificate ma con veri e propri prototipi costruiti apposta per battere tutti. Ne avevano avuto un assaggio l’anno precedente con la Lancia Rally 037.
Di conseguenza il Montecarlo, in quanto gara di apertura era un banco di prova non indifferente, soprattutto per testare il divario fra le vetture e i vari punti deboli. Ben 867 km divisi in 36 prove speciali, un itinerario massacrante e pieno di insidie. Buio, neve, ghiaccio e persino il famigerato verglàs, il ghiaccio trasparente invisible che ti fa ritrovare giù da una scarpata o dentro a un muretto senza nemmeno accorgertene.
La gara inizia, le Peugeot guidano la gara con Salonen e Kankkunnen che sembrano imprendibili. Jean Todt nel frattempo gongola già pensando alla netta vittoria. Anche Audi non se la passa male, con Mikkola e Röhrl che sono all’inseguimento delle Peugeot ma non tanto distanti.
Chi è davvero in difficoltà è la Lancia, con Henri Toivonen che si è fatto male in un incidente con un automobilista che si è introdotto in un tratto chiuso al traffico provocando uno scontro e Markku Alen e Miki Biasion ritirati quasi subito. Ma Cesare Fiorio, team manager Lancia, non ha ancora perso la speranza, punta tutto sul ragazzo prodigio del rally, il trentenne Toivonen. All’epoca Henri era il Loeb della situazione, era forse l’unico che riusciva a guidare una Gruppo B al limite senza sforzo.

C’è un freddo pazzesco, un buio pesto rischiarato solo dai flash dei fotografi e dai fumogeni dei tifosi. La tensione in Lancia è veramente alta, Cesare Fiorio vuole assolutamente vincere e mette in atto una delle sue celebri strategie per fregare tutti. Per prima cosa fa montare sulle S4 i proiettori alogeni, che fanno quella particolare luce gialla, che all’epoca avevano solo le auto francesi per evitare che i tifosi d’oltralpe (maledetti) buttassero cumuli di neve in strada al passaggio delle rivali Italiane.

“Ci sono due km di neve e poi tutti i restanti 20 km sono puliti solo a tratti, con alcuni punti ancora innevati.” Se la neve gela è un disastro, si rischia di buttare via la gara.
Caneva rientra e viene subito chiamato a rapporto da Fiorio. “Dottore, io sono nato in montagna, se la neve non gela entro le due di notte non gela più. E ora non era gelata, si andava su bene.” Queste parole fecero accendere la lampadina nella mente geniale di Fiorio, che prende la radio e dà un ordine secco e preciso. “Montate le gomme chiodate“.
Il povero Caneva ci rimane un po’ male, forse non aveva fatto abbastanza? Forse non era riuscito a convincere Fiorio?
Alle due e mezza inoltrate finalmente si sentono le prime macchine venire su, è Timo Salonen sulla sua 205 T16 che tira come un matto e passa veloce come un fulmine grazie alle gomme chiodate. Sembra letteralmente volare.
Poi si sente un altro rombo, è quello del Turbo Volumex della S4 di Henri Toivonen che sale più piano, sembra fare quasi fatica. Con piccoli colpo di sterzo imposta le curve e gestisce la sbandata con il gas, ma c’è una sottile differenza. La S4 di Toivonen non ha le gomme chiodate.
Il povero Caneva non sa ancora di aver regalato la vittoria alla Lancia, perchè dopo i 2 km di neve ce ne sono altri 20 di asfalto praticamente pulito, e Toivonen vola recuperando il distacco e portandosi in testa alla gara. Fiorio aveva fregato tutti con quella comunicazione radio fatta in modo che tutti potessero sentire. Alla fine Henri Toivonen vincerà quel Montecarlo facendo incazzare i francesi con soli 4 minuti di distacco da Timo Salonen, in quella prima gara della stagione più controversa della storia del Campionato del mondo rally. Ma anche di questo ve ne parleremo più avanti, in qualche altra Rally Stories.
Nota importante: Per le foto storiche ringraziamo di cuore l’agenzia Actualfoto ed il suo titolare Roberto Piccinini. È grazie al lavoro enorme svolto da lui oggi e da suo padre e suo zio prima che oggi possiamo permetterci di rivivere questi meravigliosi momenti storici.





Fiorio era un filibustiere e lo dimostrò a più riprese (vedere Monte Carlo ’83) salvo poi gridare allo scandalo e indignarsi per la faccenda del Sanremo ’86 con le famose minigonne della 205 T16. Uomo politico nell’accezione peggiore del termine.