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Nuova Toyota Land Cruiser 250, fango sui risvoltini (e sgumme nel deserto)

Signori, l’incrociatore terrestre ha un nuovo erede: ecco a voi la nuova Land Cruiser (Prado). È un modello 2024, quindi ci vorrà ancora un pochino per vederla su strada. Ma circolano già tutte le fotografie e le informazioni ufficiali, quindi ora vi beccate il classico pippone da giornalista di settore per conoscerla meglio. Dopodiché, ritorniamo noi stessi e andiamo di storia e curiosità come giustamente siete abituati.

PIPPONE INFORMATIVO

Rispetto al modello precedente, direi che è evidente un richiamo al passato con un bel design squadrato di una carrozzeria che viene descritta come migliorata nella rigidità strutturale (ed è body on frame). L’idea è infatti quella di ingolosire gli appassionati, regalando loro un po’ di nostalgia e, contemporaneamente, recuperare la distanza accumulata da concorrenti come Land Rover quanto a lusso e dotazioni. Incredibilmente anche per quanto riguarda il prezzo, perché sarà meno costoso della precedente generazione.

Le dimensioni sono pressoché quelle precedenti, (lungh. 4.92 x largh. 1,98 x alt. 1,87 e passo di 2,85). Configurabile a 5 o 7 posti, la nuova Land Cruiser è costruita sulla piattaforma GA-F a longheroni più rigida del 50% ed è spinta da un quattro cilindri di 2.8 litri da 204 cv (almeno dalle nostre parti, perché per gli USA c’è il 325 cv) con cambio automatico a 8 rapporti e zero elettrificazione (sì, è incredibile, lo so, ma tanto nel 2025 arriva la 48 volt). Vi dico anche che traina fino a 3500 kg.

Il salotto che trovate all’interno, con materiali di prima qualità e tutti i comfort possibili e immaginabili, veleggia su asfalto con l’assistenza alla guida di livello 2; ma dovrebbe poter affrontare in serenità anche il grosso delle spinose situazioni nelle quale vi infilerete in fuoristrada, grazie a una maggiore escursione delle sospensioni, la barra stabilizzatrice anteriore scollegabile (c’è pulsante apposito) e il monitoraggio del terreno con tanto di telecamere che adatta in automatico il setting del mezzo. Ah, il servosterzo, stavolta, è elettrico.

La trazione viene inviata alle 4 ruote attraverso un ripartitore di coppia a controllo elettronico e differenziale automatico a slittamento limitato, con relativi setting per la diversa natura del terreno (fango, sabbia, ecc.); poi, ovviamente, c’è il blocco del differenziale. Gli angoli di attacco sono di 30-31/25/22.

I primi esemplari, 5000 in totale e appena 50 per l’Italia, sono First Edition con fari tondi, ovviamente ispirati al passato. Non è malaccio l’idea di proporre due facce diverse, no? Indipendentemente dal mercato, le versioni saranno tre, fra “First Edition”, “1958” e “Land Cruiser”.

La 1958 fa a meno di svariati accessori e della pelle e ha sedili in tessuto regolabili solo manualmente. La Land Cruiser, invece, ha fari rettangolari e calandra in tinta. Tutti i modelli hanno il nuovo infotainment Toyota con touchscreen da 8″ e 18″ di serie, mentre quelli più lussuosi hanno touch screen da 12,3″, impianto audio a 10 altoparlanti, pelle vegana (nel senso che potete pure rovesciarci sopra il brasato ma lei vien pulita con niente) e ruote da 20″ optional. Poi c’è un catalogo grosso così di accessori Toyota per svenarvi come si deve.

Amenità tecnologiche, lusso e comfort a parte, il nuovo membro della famiglia Land Cruiser è una bella boccata d’aria fresca, perché, tutto sommato, resta un vero fuoristrada.

SENZA DI LEI, NIENTE TOYOTA

L’incrociatore terrestre ha venduto qualcosa come oltre 11 milioni di esemplari, a partire dal lontanissimo 1950 con il BJ costruito per scopi militari come alternativa alla Jeep Willys per la guerra di Corea. Tanto per chiarire: è il veicolo più longevo e iconico di tutta la storia Toyota e senza di esso è facile che Toyota non sarebbe, oggi, l’azienda che conosciamo. E poi è quello che ci regala ore di video di salti sulle dune con 1000 cv sotto il cofano, guidato da arabi con troppi soldi, troppo tempo e troppa voglia di andare al creatore.

– Che dite, l’ha passato il test dell’alce? –

LA GUERRA È FINITA, NE FACCIAMO UN’ALTRA?

Laggiù ad Aichi lo avevano già intuito e infatti pensarono bene di portare il BJ sul mercato civile. Per essere precisi, però, le radici di questa storia lunga oltre 70 anni affondano fino ai primi anni ’40, quando i giapponesi occupano le Filippine e ci trovano la famosa (futura) Jeep fatta da Bantam Car Company di Butler, Pennsylvania. È lì che l’esercito chiede a Toyota di replicarla (raccomandandosi di non farla proprio uguale-uguale…): nasce la Model AK, dalla quale è derivato anche un pick-up/furgoncino chiamato AK10, dotato del 4 cilindri di 2259 cc della berlina Toyota Model AE.

– La primissima AK10 ispirata alla Jeep americana –

A guerra finita e con un’altra guerra che comincia, ecco che nel 1950 la Jeep Willys guadagna una sorella Made in Japan che si chiama BJ.

– La BJ, la Jeep ufficiale per l’esercito americano in Corea –

Le sigle, a proposito… Quelle sono un mondo a parte. Indicano un modello ben preciso. “BJ”, ad esempio, dove “B” sta per “4 cilindri diesel” e “J” sta per “Land Cruiser”. “F”, invece, è “benzina sei cilindri in linea”. Poi c’è il numero, quello indica la carrozzeria: 0-2 è passo corto; 3, 4 è passo medio; 5-9 è passo lungo. “BJ40”, ad esempio, sta per un Land Cruiser quattro cilindri diesel a passo corto della serie 40. Ma è un casino peggio della macchina Enigma, quindi tenete a portata questa guida per decodificare:

https://landcruiserhm.com/images/pdfs-doc/Model_Decoder_v2_20200429.pdf

– Soldato una volta, soldato per sempre. Ogni buon guerrigliero con AK 47 sa che può riporre totale fiducia in una Toyota –

IN ABITI CIVILI

Anche la guerra di Corea finisce e la BJ non vede l’ora di sfondare sul mercato civile. Con il nome “Land Cruiser”, perché “Jeep” era già preso… Tutto infighettato e con i fari integrati nella calandra, il Model 20 di metà degli anni ’50 del XX secolo fu la rampa di lancio per il mercato dei fuoristrada Toyota e per tutto il resto della gamma, perché il successo del BJ garantì la necessaria credibilità anche all’estero per tutte le Toyota che sarebbero venute dopo.

– Serie 20 –

Il primo restyling arrivò negli anni ’60 con il Model 40, più solido e meglio rifinito e con una rapportatura più corta, oltre a 125 cv e soprattutto una coppia più generosa.

– Serie 40 –

Nel 1967, in particolare, nasce il Model 55, chiamato anche “Iron Pig” (maiale di ferro) per motivi ancora da chiarire, ma il concetto di base è che si tratta del modello più controverso: o ti piace o non ti piace, ma indubbiamente ama rotolarsi nel fango e ha il muso di un maiale. Però era apprezzato, perché poteva trasportare anche 9 persone e rappresentò il primo passo per un Land Cruiser come lo intendiamo oggi, cioè un serio fuoristrada ma anche un’auto da famiglia.

– Serie 55, il maiale di ferro –

Ma il vero passo verso un Land Cruiser moderno, lussuoso e meno estremo per l’uso su strada è il Model 60, che, pur dotato di assale anteriore rigido, perfetto per il fuoristrada ma un po’ meno per il comfort, compensava con sospensioni più morbide.

– Serie 60 –

Il Model 70 del 1984 portò con sé pannelli della carrozzeria un filo più spessi e quindi resistenti e un aggiornamento stilistico decisamente importante.

– Serie 70 –

Ma il vero lusso arriva nel 1990 con il Model 80, con nuove sospensioni a molle elicoidali al posto delle balestre e e un sistema di trazione integrale permanente; aveva anche aria condizionata, airbag, ABS, sedili in pelle, impianto stereo.

– Serie 80 –

ORMAI UN SUV, MA NON TROPPO

Nel 1998 arriva il Model 100 e ormai il Land Cruiser è talmente una leggenda che anche l’ONU lo dichiara veicolo ufficiale per le sue missioni in mezzo ai casini del mondo. La Serie 100 ha un nuovo V8 di 32 valvole, sospensioni Skyhook TEMS indipendenti e con regolazione idraulica dell’altezza da terra.

– Serie 100 –

Nel 1999, poi, guadagna il controllo di trazione e, nel 2002 (ma solo per i modelli più lussuosi e la versione LX470 di Lexus, la prima visione notturna nel mercato automobilistico civile: camere ad infrarossi installate nei fari illuminano la strada e una camera CCD ne cattura l’emissione e la reinvia ad un computer, che elabora una immagine e la traduce in una immagine in bianco e nero che proietta su una porzione di parabrezza.

– La cugina Lexus LX470 del 1998 –

Non tutti, però, erano soddisfattissimi della serie 100, benché fosse un ulteriore passo avanti rispetto alla 80: molti non gradirono l’introduzione delle sospensioni indipendenti. Al che, Toyota rispose con la serie 105, che prendeva il meglio di 80 e 100 ficcando un telaio 80 sotto ad una carrozzeria 100. Tuttavia, alla 105 mancavano molte delle dotazioni della 100 e soprattutto i motori non erano all’altezza: o il diesel 1HZ senza sovralimentazione, o il benzina 1FZ-FE, il primo troppo poco potente e il secondo beveva come una spugna. Ergo, da noi è praticamente inesistente, mentre in Africa e Australia ha avuto molto più successo, anche per il prezzo relativamente contenuto.

– Un normale martedì mattina, in Australia, con un Serie 105 sulla strada per l’ufficio –

Nel 2007, il Model 200 riceve assistenza in discesa, ABS per il fuoristrada e addirittura una sorta di cruise control per l’off-road, che si chiama CRAWL: attraverso i vari sensori di velocità e trazione, la centralina rileva il metodo più efficace per uscire dal ginepraio in cui vi siete ficcati quando avete cercato di fare gli eroi.

Già ben prima del nuovo modello 2024, la Land Cruiser si è adeguata al necessario livello di sboVonaggine che la nostra epoca di fuffa, risvoltini, monopattini e manichini richiede, ma, sotto sotto, c’è sempre un’adeguata dose di ignoranza che, tanto per dire, una Range Rover ha già perso da tempo.

Non serve nemmeno andare troppo in là per notarlo: nel 1996, alla Dakar, il Team Araco aveva schierato due Model 80 nella classe Unmodified Diesel (quindi di serie o quasi) e ha agguantato primo e secondo posto. Vittoria di un Land Cruiser nella stessa classe anche nel 2001. E nel 2005. E nella categoria produzione nel 2014, con il modello 200.

Nel 2021, la Serie 300 chiude la fila con un V6 biturbo al posto del V8 top di gamma, 415 cv e 650 Nm di coppia e 200 kg in meno grazie a diversi pannelli in alluminio, oltre che un po’ più performante anche dal punto di vista della rigidità strutturale.

– Serie 300 –

Arriva anche il sistema E-KDSS che aumenta l’escursione delle sospensioni in fuoristrada. Più che altro, il suo limite sono le ruote da 20″ (meglio le 18″ di base) e un attacco frontale non proprio fuoristradistico per la versione 70° Anniversario (24° contro 32°). Lo stile è sempre da SUV, ma la sostanza c’è, perché il telaio rimane a longheroni; ma dentro è già un salottino che offre il top dell’infotainment, clima quadrizona, Multi Terrain Monitor.

UN ALTRO MAIALE

– Toyota FJ Cruiser, siamo nel 2005 –

Un piccolo salto indietro per quello strano della famiglia: FJ Cruiser. Lo presentano nel 2003 come concept e poi debutta nel 2005, ma non verrà mai importato direttamente in Italia, per questo ne vediamo pochi (o forse perché è un altro Iron Pig?). Ma nel resto del mondo vende bene, benché comunque troppo poco per giustificarne un erede, perciò esce di produzione nel 2017 e morta lì. Basato sul Land Cruiser a passo corto, era chiaramente un tributo al FJ40 e montava il V6 1GR-FE da 240 cv (portato poi a 270 cv con una versione last-minute per gli arabi che insistevano) e consumava come una petroliera.

Se, come me, ancora non ci avete capito una mazza, ecco un comodo schema aggiornato al 2021. Non vi resta che aggiungere la Serie 250 appena presentata:

PER I RISVOLTINATI, C’È IL BAGNO DELLE SIGNORE

Mentre noi italiani ci masturbiamo sui Land Rover impomatati per la prima della Scala, in Giappone, dove c’è gente seria, ti rifanno che cosa..? La Serie 70, rivista e corretta per il 2024. Guardate qua che roba:

È o non è bellissimo? E poi non si dica che Toyota non ci tiene: la madrepatria lo ha chiesto a gran voce ed eccolo qui tutto bello rinfrescato, con tanto di serie light e heavy duty e station wagon, solo per il mercato giapponese. E’ un po’ quel che abbiamo visto con la Suzuki Jimny, no? Ma per noi, stavolta, nisba. Sotto il cofano, si parte dal 2.8 litri che conosciamo, con cambio automatico, ma c’è anche il cambio manuale con un bel V8 di 4.5 litri.

FACCIAMO DUE CURVE

Curiosità: se vi trovate di passaggio a Salt Lake City, USA, fate un salto al Land Cruiser Heritage Museum, perché ne vale la pena. Ci troverete praticamente tutti i modelli di Land Cruiser mai prodotti, perché lo scopo del Museo è di raccogliere tutti gli step dell’eterna storia di quest’auto.

– Land Cruiser Heritage Museum a Salt Lake City. Qui trovate TUTTE le Land Cruiser. E se non ci sono tutte, arriveranno –

Altrimenti chiedete agli svizzeri Brigitta e Paul Bohlen Juni, che qualcosa avranno da raccontare: hanno vissuto sette anni a bordo di un Serie 70, visitando 63 paesi e percorrendo 280.000 km. Oppure, meglio ancora, chiedete a Liliana ed Emil Schmid, che da 38 (trentotto) anni stanno viaggiando in lungo e in largo; hanno attraversato 186 paesi e percorso dal 1984 circa 800.000 km (praticamente un’andata e ritorno dalla Luna) con un Serie 60. È un Guinness World Record (http://www.weltrekordreise.ch/). O, meglio, sono tre: il record per il viaggio più lungo, per la più lunga distanza percorsa e per il più alto numero di paesi visitati a bordo della stessa auto. ‘Sti svizzeri sì che viaggiano…

– Quasi quarant’anni in giro e ancora non si sono stufati. E come dargli torto –

A proposito, già che ne stiamo parlando: volete sapere quali sono i loro paesi preferiti? Quelli di Liliana sono Papua Nuova Guinea (tante tribù ciascuna con i propri usi e costumi e colori), Cile (perché c’è di tutto, dal deserto ai ghiacciai, dai vulcani all’oceano) e Oman (per le profonde tradizioni arabe, la grande ospitalità, un paesaggio unico e la sicurezza, puoi campeggiare ovunque). Se torneranno mai in Svizzera? “A un certo punto non ti fermi più” dice Emil. “È la vita che amo, non potrei immaginarne un’altra. Se mi sveglio domattina senza poter viaggiare, non saprei cosa fare. Non mi so immaginare fermo in un punto, sarebbe troppo noioso” (da un’intervista su Autoeurope.com).

Articolo del 3 Agosto 2023 / a cura di Davide Saporiti

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  • Flavio

    Ma quando leggo “pelle vegana” ,significa che se ho un certo languorino, posso addentare i sedili, dato che Ambrogio col Mon cheri, sarà bello che morto???

    • Dave

      Sí, ma se non sei vegano puoi già mangiare tutte le altre

  • zoomx

    Guidato, per lavoro, la versione 120. Il passo corto, 2 sportelli, aveva un difetto che neanche la Panda primo modello. Per accedere ai posti posteriori dovevi regolare il sedile anteriore spostandolo avanti e quindi inclinando lo schienale quando sulle Fiat c’era una banale leva che sganciava il sedile e ne permetteva la rotazione.
    Inoltre pare che le ruote con cui lo acquistavi, stradali, fossero le uniche omologate in Italia.

  • giovanni

    Si ha idea di quando sarà disponibile alla vendita in Europa e che prezzi di listino avrà. Io solo vedendo le foto e alcuni video già mi sono innamorato

    • Dave

      Prezzi al momento nada, prime consegne in teoria a metà 2024

  • Paulo

    Io, continuo a preferire la serie 70.
    Mantiene ancora l’essenza del fuoristrada vecchio stile, duro e puro.
    Il restyling e’ bello, peccato che non venga importato in italia / europa.

  • Roberto Tubaz

    Bravo Davide. Gran bell articolo nel ginepraio delle Land Cruiser, macchine assolute, top. Adoro più serie 60-70-80-90-100 che le successive ma è sempre Tanta Roba!

    • Dave

      Grazie Roberto 🙂

  • white

    Complimenti, difficile trovare in giro un vademecum più chiaro per orientarsi nella famiglia, land cruiser, manca forse giusto un rimando ai serie 90/95, 120/125 e 150 che questo (che dovrebbe essere il 250) dovrebbe andare a rimpiazzare visto che il 300 è subentrato al duecentone.
    Ho avuto un bj 75 col motore dell’80, quando ho visto del foto del restyling del 70 mi è preso un colpo al cuore, oltretutto in Australia avranno anche il passo lungo troop carrier.
    Per il prezzo del 250 leggevo sui 50ooo dollari in US, comunque meno del grenardier, che, anche se è nato tra le chiacchiere da pub inglese, alla fine costa come il defender nuovo, quello si da risvoltini per davvero.

    • Dave

      Sí, l’idea era di ripassare al volo la storia del Land Cruiser ma senza andare eccessivamente a fondo perché altrimenti io sarei ancora lì e nessuno sarebbe sopravvissuto alla lettura.
      Grazie!

  • Max

    Nella Dakar in relatà la sere “grossa” del land crouiser nelle categorie di derivate dalla serie (non quei prototipi con telai costruiti appositamente e materiali compositi ovunque) è un vero mattatore alla faccia di LandRover,Mitsubishi,Jeep…

  • m

    quello degli svizzeri è un serie 60

  • Marco

    Che bell’articolo, complimenti. Memore di 30 anni fa, quando avevo un amico con il quale si andava in giro a volte con il suo HJ61 (non ricordo quanti cavalli avesse, mi pare 150…; era un 6 cilindri in linea, cubatura 4.1 litri se non vado errato, perché la memoria dopo 30 anni…) e, per l’occasione, si andava sempre per i campi; ricordo che si attraversavano i fossati delle bialere con una facilità disarmante. Mezzo davvero imponente, con la vernice grigio metallizzata che ne ingigantiva le forme. In estate siamo andati sul lago di Garda e…, come si viaggiava bene in autostrada; era il primo mezzo dotato di aria condizionata sul quale ero salito, e poi…, che sensazione di onnipotenza che si aveva nella guida “alta” quando guardavi le altre automobili cosi “basse” la sotto per strada. Morale…; mi piacerebbe farmi un regalo poi per la pensione, che andasse in quella direzione come tipologia veicolo, ossia un 6 cilindri in linea da tenere finché campo. Vedremo come fare… . Grazie Davide del tuo stupendo articolo, molto interessante e ben dettagliato nella presentazione dei vari modelli. Buon tutto. !

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