Home News Unicorni, supercar e altre stradali da corsa – Vol.1

Unicorni, supercar e altre stradali da corsa – Vol.1

by Il direttore

DISCLAIMER: Attenzione, le immagini che seguono potrebbero causare un profondo schifo nei confronti del moderno mondo dell’automobile, assumere con cautela.

Va beh, la storia dell’automobile è piena di auto strane, particolari, veloci e affascinanti ma in poche riescono a provocare turbe e sogni umidi come le auto da corsa omologate stradali, auto destinate alla vittoria a Le Mans ma nel totale rispetto delle normative stradali, auto costruite giusto giusto nel minor numero possibile per ottenere l’omologazione da corsa.

Non sono molte e sono rarissime, alcune si dice non esistano nemmeno o che siano macchine fatte costruire su misura da folli con le tasche molto gonfie #cheschifoesserepoveri. Visto però che sognare non costa nulla, ecco una breve lista delle più rare ed esotiche supercar anni ’80 e ’90 che sogniamo e che non potremo mai avere.

Signori, è il momento di immergersi nell’esotico mondo delle supercar anni ’80 e ’90!

– no KITT, non parlo di te –

Dauer 962.

Tutti sbaviamo sulle auto Gruppo C, le portentose bombe che corsero nel campionato endurance a partire dal 1982 fino al 1993, e l’idea di averne una in garage con cui andare a fare la spesa è tanto, forse troppo, allettante. Deve essere per questo motivo che il tedeschissimo Jochen Dauer, già pilota da corsa e proprietario del team che portava il suo stesso nome (ha corso in diversi campionati negli anni ’80, prima come pilota poi come team manager), nel 1993 ha fondato la Dauer Sportswagen, azienda con la quale ha sviluppato la poderosa Dauer 962 LM, versione stradale della Porsche 962 gruppo C.

Presentata al Salone di Francoforte nel 1993, la Dauer 962 è un ferro pazzesco, una vera supercar che ammetto senza vergogna di aver sognato più volte. Guardatela, bassa, nera e larga, sembra un’ombra. È losca, aggressiva e tremendamente desiderabile, darei tutto quello che ho – e probabilmente sicuramente non basterebbe – per averne una. Basata su telai originali Porsche di cui Dauer (grazie al suo team) era in possesso, la 962 stradale non solo sembra un’auto da corsa, ma lo è: oltre al telaio e i pannelli della carrozzeria in fibra di tonio cartonio, la macchina – del peso di, attenzione, 1080 kg – è spinta allegramente in avanti da un flat-six da 2.994cc raffreddato a liquido montato in posizione centrale, capace di ben 730CV a 7.600 giri ottenuti grazie ad una coppia di turbine KKK. Il tutto scaricato sulle sole ruote posteriori e tenuto a bada da un cambio manuale a 5 marce e un differenziale autobloccante meccanico. Serve altro? Volete lo schermetto touch screen? Volete l’infotainment?

NEIN! (anche se in realtà c’era il lettore DVD di serie, tedeschi tamarri)

Porta a casa la pellaccia se sei bravo, prova a immaginare di superare il turbolag, per strada, con gomme stradali (265/35/ZR18 davanti e 285/40/ZR18 dietro) e magari con un po’ di umido in terra. Ansia? Sì. Pausa di morire? Sì. Ecco altri due buoni motivi per desiderarla. Non voglio immaginare il sound del motore, le fiammate dagli scarichi, oddio mi devo sedere.

Capace di passare da 0 a 100 in 2 secondi e 8 e di allungare fino a 402 km/h, nel 1993 la Dauer 962 costava la bellezza di un miliardo e mezzo di lire, una cifra che ancora oggi mi sembra astrologica. Ne vennero costruite 13: 10 da strada e 3 da corsa di cui una, guarda un po’ ve l’avevo detto che era un gran ferro, vinse le Mans nel 1994 nella neonata categoria GT con al volante Yannick Dalmas, Hurley Haywood e Mauro Baldi.

NOTA FINALE: Jochen Dauer era fuori di testa, questa macchina l’ha dimostrato a noi e purtroppo anche al fisco tedesco, che l’ha cacciato in gabbia per tre anni e mezzo dopo aver scoperto che il nostro amico soffriva di evasione fiscale.

– tranqui Jochen, torneremo a parlare di te, so cosa hai fatto a Campogalliano! –

NIssan NISMO GTR-LM

Dimenticate la Nissan Juke Nismo. Prima di mettere le mani su quel coso-coupé, Nismo ha curato alcune delle auto più desiderabili del pianeta. Siete studiati e non c’è bisogno che vi faccia la tiritera: auto come la Nismo 400R o la R34 Z-Tune sono robe incredibili che sto male. Tuttavia, oltre a queste auto prettamente stradali, Nismo negli anni ’90 ci regalò un unicorno dal fascino raro e misterioso, la leggendaria Nissan Nismo GT-R LM (non quella roba a trazione anteriore con cui Nissan si è fatta ridere dietro a Le Mans qualche anno fa eh).

La storia dietro a questa R33 bombata di steroidi ma dallo sguardo sornione tipo “sono calma e tranquilla ma se ti avvicini ti sbrago di sberle” è simile a quella di molte di queste auto: Nissan voleva correre ma le serviva un numero di auto omologate stradali. Detto fatto: fai l’auto da corsa, le togli i patacchi ci aggiungi un sedile e taac, eccoti la stradale.

La storia di questa R33 inizia infatti quando Nissan decise di iscrivere la GT-R R33 alla 24 Ore di Le Mans per correre nella classe GT. Per fare questo, come accennato sopra, era necessaria una vettura stradale che avesse le stesse caratteristiche di quella che sarebbe poi scesa in pista.

Fu da questa necessità che nacque L’UNICA Nissan GT-R LM in configurazione stradale, passata alla storia grazie alle sue numerose apparizioni in Gran Turismo e ai suoi passaruota allargati in maniera svergognata e al suo aspetto sfacciato e minaccioso: dotata di un sei cilindri in linea biturbo RB26DETT da 305CV capace di quasi 10.000 giri e della sola trazione posteriore, la GT-R LM è a tutti gli effetti una delle auto stradali più incredibili mai costruite da Nissan. Non voglio nemmeno immaginare l’urlo di un RB26 a 10.000 giri, sto male, Pensatevi, di notte, al volante di questo ferro mentre percorrete una delle autostrade di Tokyo, le luci scintillano accanto a voi, vi infilate in una galleria, scalate due marce (con il cambio rigorosamente manuale) e tirate un limitatore… va beh mi accendo una sigaretta che neanche fumo.

Fu da questo oggettino che nacque l’auto che Nissan schierò nel 1995 alla 24 ore di Le Mans: pilotata da Hideo Fukuyama, Masahiko Kondo e Shunji Kasuya, l’auto completò la gara in 15esima posizione assoluta e 10ima di classe, il tutto con una livrea che, concedetemi il termine, spacca il culo alle papere, è la cosa più anni ’90 che abbia mai visto.

Ultima cosa, potete anche farvi passare l’idea di andare nel vostro home banking per fare l’acquistone in vista del prossimo JCM: di questa macchina ne esiste SOLO UNA, gelosamente conservata nel museo dell’heritage Nissan, in Giappone. Se volete andare a vederla dal vivo, taac, ecco la nostra guida turistica a Tokyo, tour del museo Nissan compreso.

Venturi LM 600

La prima volta che ne vidi una, come al solito, stavo giocando a Gran Turismo. Quella però fu anche l’ultima. Significato? che la macchina è rara, molto rara e, sopratutto, non è mainstream (sarebbe stato troppo facile parlare della Toyota GT-One, lo faremo, ma a tempo debito).

Nonostante a molti non dica molto, Venturi è un marchio famoso nel mondo delle auto da competizione: la storia di questo marchio francese inizia nel 1984 quando al salone di Parigi di quell’anno, in un angolino buio e tempestoso, veniva messa in mostra la prima creazione della Ventury (all’epoca aveva la y finale), un’auto dotata di telaio spaceframe in alluminio con motore posteriore (di derivazione Golf GTI), sospensioni anteriori della Peugeot 205 e una vistosa carrozzeria bicolore in vetroresina. Detta così sembra una cosa da nulla ma all’epoca, specialmente in Francia che ci credono poco, l’auto venne accolta con un vero putiferio, sia dalla stampa che dal pubblico.

Fu forse per questo che i due fondatori della Venturi, tali Claude Poiraud e Gèrard Godfroy, iniziarono a crederci al punto da dichiarare, senza troppe ambizioni insomma, che Venturi voleva essere la risposta francese alla Ferrari. Proprio per questo la produzione della casa si è sempre concentrata su berlinette molto sportive a motore (spesso un PRV) centrale e cambi di provenienza Renault. Se leggendo questo vi viene da inorridire, fermatevi, andate a guardarvi una Venturi Atlantique 300 e poi tornate qua, poche pippe, era un gran ferro (e comunque le Ferrari dell’epoca usavano componenti Fiat, fate poco i fanboy). Ad ogni modo, nella storia di Venturi sono state prodotte un botto di auto e supercar, quasi tutte sconosciute, ma fra queste quella che vorremmo nel nostro garage dei sogni è la 600 LM stradale, punta di diamante della produzione Venturi.

di cui non esiste una foto ma ne abbiamo una della sorellina 400 LM, gran ferro anche lei

Nel 1993, con la fine del Gruppo C e la nascita dei nuovi regolamenti GT/GT1, Venturi si fece ammaliare dall’idea di correre la 24 ore di Le Mans: detto fatto, vennero prese alcune Atlantique 400 LM (derivate dalla stradale 400 GT) che all’epoca correvano il monomarca Gentleman Drivers Trophy e convertite nella più potente 600 LM, più potente nel senso che ora il motore PRV (un V6 a 90° sviluppato da Peugeot-Renault-Volvo da 2.975cc sovralimentato da due turbine Garrett T2) era capace di erogare ben 600 cv e la macchina era pronta a competere contro bestie del calibro della McLaren F1 GTR, Ferrari F40 GTE e via andare.

Competere tuttavia fino ad un certo punto, il migliore risultato ottenuto da una Venturi 600 LM a Le Mans è stato il 21esimo posto assoluto ottenuto alla 24 ore di Le Mans del 1995 mentre risultati molto migliori furono ottenuti in altre gare di quello che all’epoca era chiamato campionato BPR.

Una vera macchina da corsa della quale è stata creato solo un esemplare stradale, il minimo richiesto per avere l’omologazione GT1. Una sola auto della quale tuttavia non esistono molte informazioni e quelle poche che ci sono, sono piuttosto incasinate. Nessuno (o almeno io non lo conosco) sa dove sia la macchina o che fine abbia fatto ma non disperate, nel frattempo alcune 400 LM sono state convertite a 600 LM e viceversa, altre auto da strada sono state convertite in auto da corsa ma anche il contrario… insomma, una gran casino. L’unica cosa che sappiamo è che le Venturi 600 LM non valgono troppissimo: nel 2010 venne battuta all’asta di Coy Legende et Passion una Venturi 600S ex Le Mans (la quinta delle 17 costruite) poi venduta per soli 114.950 €. Una cifra tutto sommato ragionevole: se l’idea vi solletica, racecarsdirect ne ha una in vendita, tirate fuori la grana e fate la vostra offerta QUI, vi aspettiamo quando riaprono i trackday.

NOTA: Vi prego, non iniziate a scrivermi “non hai messo questa, non hai messo quella!”, le ho a mente, non mi sono dimenticato delle Porsche 911 GT1 e compagnia cantante, arriveranno a tempo debito, abbiate pazienza, tanto dovete stare in casa. – il megadirettore – 

E questi li hai letti?

5 comments

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Vitty 19 Marzo 2020 - 22:24

Mamma santa quella 962 stradale… Darei tutto solo per starci dentro ferma col freno a mano, che spettacolo, abbiamo bisogno di piú gente come il signor Dauer

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Omer 25 Marzo 2020 - 9:24

Piccola curiosità: in un paese molto, molto lontano che si fa chiamare Montecarlo c’è un portafoglio a fisarmonica che ha “targato” una 917 e ci prende l’aperitivo; ogni tanto anche il bar regala emozioni. Trovarla ferma al pedaggio autostradale due spanne più basse della sbarra basculante è da Masterplan.

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Enzo 28 Marzo 2020 - 23:12

Quel simpatico collezionista che altri non è che il sultano del Brunei, ne ha 5 di Dauer 962 C. Group buy e gliele compriamo in blocco?

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Il direttore
Il direttore 28 Marzo 2020 - 23:20

Sua sobrietà il sultano, che gran gallo

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Enzo 29 Marzo 2020 - 13:00

Anche Koenig Specials e DP Motorsport avevano omologato degli esemplari stradali di 962C. Uno dei due costruttori aveva l’auto con la guida a destra e per conservare il cambio a destra la leva usciva tipo dal brancardo. Ci sarà qualche foto in giro…

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