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La Brabham BT46B fatta con i Lego.

by Il direttore

I Lego, costoso gioco per bambini o costosissimo hobby per adulti? Non so voi, ma il mio portafogli dice “la seconda, stronzo”. Se c’è infatti una cosa che non mi stancherò mai di fare è proprio quella di giochicchiare con i mattoncini danesi, costruendo set dal prezzo improbabile e dalla dubbia utilità dei quali mi ricordo solo quando devo cavarci due dita di polvere sopra.

Ora parlerò invece di Formula 1, il collegamento coi Lego arriverà a breve: io sono un grande appassionato di questo sport, i weekend di gara li vivo dalla tranquillità dei giovedì alle incazzature della domenica e la cosa che apprezzo di più è la complessità e l’impegno tecnologico che c’è dietro a delle auto che, in fin dei conti, sono degli aerei che volano a quota zero. A quelli che mi dicono “eh ma la Formula 1 è noiosa” ho smesso di rispondere. La tal gara potrà essere noiosa (e a volte mi faccio proprio delle gran gubbiate conciliato dalle urla di Vanzini), ma la sfida meccanica che c’è dietro ha un che di miracoloso… la mia vera passione allora non è solo la Formula 1 ma le vetture di Formula 1, prodigi di tecnica che mi fanno sbavare.

Come me ce ne sono tanti ma il tizio di cui vi racconto probabilmente ha vinto tutto perché ha unito questa sua grande passione a quella di cui parlavo sopra, quella per i Lego.

brabham bt46 lego brabham bt46 lego detail

Rimettete pure via il portafogli. Quella che vi faccio vedere oggi (e quelle che vi farò vedere più avanti) sono delle opere uniche create da un ingegnere brianzolo (nome in codice Rosco PC) che si sta prendendo la briga di ricreare le più significative auto da Formula 1 della storia con i Lego e di mettere poi online le istruzioni per potersele fare da soli. L’unica cosa che manca sono i pezzi, ai quali dovrete pensare voi (per acquistare i pezzi per fare questa Brabham ci vogliono almeno 600 eurini).

La prima creazione che vi presentiamo è questa esagerata Brabham BT46B, la famosa macchina con il ventolone con cui Lauda demolì la concorrenza al GP di Svezia del 1978. Il modello, perfettamente in scala, misura 55,4 cm di lunghezza ed è composto da 1737 pezzi. Lo sterzo è funzionante, così come le sospensioni; persino la famigerata ventola è al suo posto, alle spalle del 12 cilindri piatto Alfa Romeo e collegata ad esso.

La cura dei dettagli in questi modelli è una cosa folle: sono talmente ben realizzate e curate che non sembra vero siano fatte con i lego.

brabham bt46 lego volante

Godete con me della sospensione anteriore, che riprende esattamente la geometria di quelle che si utilizzavano sulla vettura reale con l’ammortizzatore collegato tramite un tirante al triangolo superiore (prego notare la presa d’aria per raffreddare i freni).

brabham bt46

Anche i freni sono dove dovrebbero essere, entrobordo al posteriore e tradizionali davanti. Rosco infatti, per creare queste opere d’arte, cerca di rimanere il più fedele possibile, in ogni singolo dettaglio, alla macchina reale, aggiungendo barre antirollio laddove queste c’erano, così come puntoni, prese d’aria o radiatori. Una cosa incredibile, anche il giro degli scarichi del V12 Afa Romeo è il più fedele possibile a quello reale.

Non ho veramente parole (e per fortuna soldi da spendere in questa cosa), questo, anche se fatto con i Lego, non è più un gioco, questo è modellismo serio, di quello che, quando lo vedi, ti viene da chiederti ” ma come diavolo ha fatto?”… beh, vedrete le prossime!

Brabham BT46B, la vera storia di questo ferro.

La Brabham BT46B è un ferro famigerato nella storia della Formula 1 e la faccenda che la vide protagonista merita di essere raccontata anche a scuola: nel 1978 il mondiale era dominato dalla Lotus 79, che vinceva gare a ripetizione grazie allo sfruttamento dell’effetto suolo per mezzo delle famose minigonne (la Lotus 79 fu infatti la prima delle “wing car” che utilizzavano questa soluzione tecnica).

Stufo di questo squilibrio, Bernie Ecclestone, patron della Brabham, prese in disparte il suo capo progettista (un certo Gordon Murray) e gli chiese di trovare una soluzione a questa situazione rendendo competitiva la vettura di quell’anno. Siccome sulla Brabham BT49 non era possibile sfruttare l’effetto suolo come fatto dalla Lotus a causa dell’importante ingombro laterale del motore boxer Alfa Romeo, Murray trovò una soluzione tanto pazzesca quanto geniale. L’ingegnere Inglese pensò di montare una grossa ventola collegata al motore tramite l’albero primario del cambio che, una volta in rotazione ad alta velocità, risucchiasse l’aria dal fondo della vettura creando quindi l’effetto suolo desiderato.

La figata viene adesso: il regolamento della Formula 1 diceva:

“Se un dispositivo mobile ha un effetto aerodinamico sulla vettura, è regolare a patto che la sua funzione primaria sia diversa”

Quindi per ingannare il regolamento Murray piazzò un radiatore sopra il motore, raffreddato proprio dalla famosa ventola che risucchiava aria attraverso esso. In questo modo la ventola era giustificata come “organo di raffreddamento” mentre in realtà serviva a tenere la macchina attaccata a terra. Attorno all’auto piazzò anche delle bandelle inclinate di 45° e all’anteriore c’era un cuscino in materiale plastico che aderiva all’asfalto e si gonfiava con la velocità, mantenendo il “sotto” dell’auto costantemente sigillato al suolo.

Questo ferro assurdo debuttò al GP di Anderstorp (Svezia) del 1978 e, alla prima accensione ai box, il risucchio della ventola fu tale che la macchina “spanciò” a terra al punto che, per evitare che si spaccassero le fiancate, vennero rimpiazzate le molle da 1000 libbre con altre di una durezza impensabile: 3000 libbre!

Una volta in pista – con Niki Lauda al volante, non l’ultimo dei paracarri – la macchina mostrò subito di essere su un altro pianeta e, per non essere squalificati prima ancora della gara, Gordon Murray fece fare le qualifiche ai suoi piloti con il pieno di benzina (210 litri) e con le gomme più dure a disposizione. Dovettero bluffare: era l’unica maniera per non essere squalificati al volo. Le macchine si qualificarono seconda e terza e domenica vinse Lauda al termine di una gara senza storia.

A questo punto gli altri team insorsero, andarono a lamentarsi dalla Fia e la macchina venne squalificata.

Brabham BT46B: una sola gara nella sua storia ma vinta con una supremazia imbarazzante. Meglio un giorno da lupi che mille da Lance Stroll pecora.

Glielo mettiamo un patacco sulla maghena o no?

sdr

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