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Fiat CR.42 Falco da kit Italeri 1/48

de Il direttore

Nel 1935, a Roma, si tenne la quinta edizione del convegno internazionale “Volta”. Tema di quel convegno, a cui parteciparono alcuni dei più importanti e significativi luminari della scienza mondiale, era la velocità anzi, “Le alte velocità in aviazione” (tutto vero eh). L’Italia degli idrocorsa, di Agello, dei prodi di Desenzano, l’Italia di Macchi, del Macchi M.C.72 e del suo motore Fiat A.S.6, venne scelta come portabandiera del mito della velocità. Perché? Perché la velocità ci apparteneva.

Addirittura, si narra, gli inglesi – gli stessi inglesi che svilupparono il micidiale Spitfire dagli studi condotti nello svviliuppo dell’idrocorsa Supermarine S.6 e su suo motore Rolls-Royce R – fossero in agitazione perché temevano che in Italia si stesse facendo una cosa simile con il Macchi M.C.72, dal quale, secondo alcuni esperti dell’epoca, sarebbe potuto scaturire un caccia eccezionale.

Invece, solo quattro anni dopo il convegno Volta e 8 anni dopo il record mondiale di velocità (mai battuto per altro nel corso della storia), ci presentammo all’inizio del conflitto mondiale così, con un aereo – un ottimo aereo per carità – semplicemente vecchio.

Le motivazioni di un tale regresso tecnico sono molteplici, alcune di carattere politico-economico, altre di carattere puramente culturale e, di certo, non è questa la sede per discutere di queste cose. Rimane il fatto che l’Italia, impegnata nelle costosissime guerre di Etiopia e Spagna, arrivò all’alba della Seconda Guerra Mondiale in bolletta dura. Così in bolletta che venne inoltrata alla Germania una lista – la famosa lista del molibdeno – contente una assurda richiesta di materie prime che, stando a quanto dichiarato dal governo Mussolini, sarebbe servita per permettere all’Italia una efficace entrata in guerra.

Peccato solo che quello che veniva richiesto alla Germania era totalmente sconsiderato e – da qui il nome della lista – si richiedeva una quantità di Molibdeno (fondamentale per la produzione dell’acciaio) superiore a tutta la produzione mondiale (all’epoca) di tale materiale.

Comunque, torniamo a parlare di aviazione nel dettaglio, che se ci allarghiamo alla storia, alla politica e ai risvolti di robe successe 80 anni fa non usciamo più.

Mentre il mondo lavorava – potremmo dire affilava le lame – per l’imminente entrata in guerra (se lo aspettavano tutti da tempo, il trattato di Versailles non fu una grande idea, lo sappiamo noi oggi, lo sapevano all’epoca) mettendo a punto macchine eccezionali come il già citato Spitfire e il Messerschmitt Bf.109, nel maggio del 1938 (!) in Italia volava per la prima volta il Fiat CR42. Mentre quindi all’estero – Regno Unito e Germania in primis – si sviluppava un nuovo modo di intendere il combattimento aereo (di tipo touch & go, arrivi a manetta, attacchi e te ne scappi più veloce che puoi), in Italia venne portata avanti la dottrina del combattimento manovrato a basse quote e distanze ravvicinate, due cose nelle quali il CR.42 eccelleva al punto che, ancora operativo al termine della guerra, uno di questi vecchi biplani riuscì ad abbattere un P.38 sui cieli della Croazia. Fu l’ultimo abbattimento ufficiale mai registrato da un biplano.

Costruito in oltre 1.800 esemplari (l’aereo più numeroso mai prodotto in Italia) e dotato di un motore radiale Fiat ottenuto costruendo su licenza (e migliorando laddove possibile) l’americano Pratt & Whitney Twin Wasp, il Fiat CR.42 ha lottato con onore e ferocia nonostante già all’inizio della guerra fosse irrimediabilmente arretrato. Mentre però tutti gli aerei nemici erano sempre più veloci e letali e capaci di volare più alto alta, alle quote più basse, questo grosso zanzarone era un cliente molto scomodo, anche per le aquile più maestose.

Ci sarebbe da scriverne per ore, ma qui siamo sulla rubrica di Rollingsteel dedicata al modellismo e quindi, bando alle ciance, parliamo di modellismo.

Fiat CR42 Italeri in 1/48, vediamo un po’

Le opzioni per costruire un modello di Falco sono molteplici ma, nostro consiglio, poche sono buone e a buon mercato come lo è il kit Italeri in scala 1/48. In produzione dal 2002 (nel 2007 venne reinscatolato anche da Tamiya), questo kit vi permetterà di ottenere un buon modello del nostro famoso biplano con un cifra che si aggira intorno ai 30 fleuri, garantendo diverse ore di buon modellismo e la possibilità di portarsi a casa un bell’aeroplanino. Attenzione però, lo diciamo subito, vista la particolare mimetica di questo aeroplano (e degli aerei italiani in genere), è d’obbligo l’utilizzo di un aerografo: non fate come me che ci ho messo 15 anni a decidermi a comprarne uno, utilizzare l’aeropenna è molto più semplice di quanto sembri e si riescono ad ottenere buoni risultati con giusto un po’ di pratica. Il modellismo è così, è pratica, mettetevi in gioco, lasciate stare i video dei coreani su youtube e confrontatevi con voi stessi e con il risultato che più vi aggrada.

L’anno scorso, in occasione dell’80esimo anniversario della battaglia d’Inghilterra, Italeri ha reinscatolato alcuni suoi modelli in un nuova linea caratterizzata (lo vedete qui sopra) dalla dicitura “Battle of britain”. Fra questi c’è pure il CR.42 che, magari non lo sapete, ebbe il suo da dire anche in quel particolare teatro. Sembrerà strano, ma anche il nostro CR.42 ebbe un ruolo – seppur marginale – in quel teatro quando 50 biplani del 18° Gruppo vennero affidati al Corpo Aereo Italiano (CAI, che non è il Club alpino Italiano) vennero mandati a combattere al fianco della Luftwaffe contro Spitfire e Hurricane.

Fra le varie opzioni di colorazione presenti nel kit Italeri, ce ne sono quindi due proprio dedicate agli aerei del CAI, tre dedicate ad aerei della Regia Areonautica e una (in basso a dx qui sotto) dedicata agli aeroplani da addestramento. Il kit è completato da un bel foglio di decal stampate su un bel foglio di elevata qualità per ottenere ciascuna di queste configurazioni.

Per quanto riguarda il kit in quanto tale, aperta la scatola (con apertura classica dall’alto e non di lato come spesso fa Italeri) ci troveremo di fronte a due belle stampate in polistirene grigio opaco (ben rifinite e con dettagli in negativo) e una piccola stampatina con il trasparente del piccolo parabrezza. I pezzi in totale sono circa una quarantina, l’assemblaggio è semplice e gustoso e, cosa che mi ha fatto un gran piacere, gli accoppiamenti sono al limite del perfetto, potete finire l’intero aereo lasciando lo stucco e la carta vetrata dove sono.

Vediamo il Work in progress, così scendiamo nei dettagli:

Come di consueto la prima cosa da fare quando si inizia un novo modello – se non ve l’hanno mai detto, ci penso io – è studiare accuratamente le istruzioni. Bisogna conoscerle a menadito, è fondamentale per evitare errori, pezzi dimenticati o castronerie dalle quali poi è difficile tornare indietro. Volete fare un buon modellino? Mettete via il Topolino, la Settimana Enigmistica e concentratevi sulle istruzioni!

Lo studio delle istruzioni è utile per ottimizzare il processo e per verniciare in un solo colpo diversi pezzi dello stesso colore e, se proprio non volete aspettare e volete portarvi avanti, riempitevi un secchiaio di acqua e sapone per piatti e lavate le stampate, è fondamentale per eliminare eventuali residui oleosi del processo di stampa e per evitare eventuali problemi in fase di verniciatura.

Puliti e asciugati i pezzi, è il momento di iniziare. Come di consueto si parte dall’abitacolo, riprodotto in maniera abbastanza accurata su questo kit. Certo, si può fare di meglio (nel caso la Eduard propone un bel set di fotoincisioni, sempre cosa buona e giusta per migliorare i cruscotti e i kit in generale) ma, di base, l’abitacolo di questo CR.42 è buono. Peccato che le strumentazioni siano relegate a delle decal sì di buona qualità ma non troppo dettagliate. Volendo si può verniciare la strumentazione a mano ma i pezzi di plastica sono poco dettagliati, si può fare di meglio.

Come vedete le decal degli strumenti sono bruttine e un po’ grossolane, con tutto bianco, senza un vero dettaglio o una nota di colore. Peccato. Anche le cinture di sicurezza sono relegate ad una decal, non male ma qui un bel set di fotoincisioni (che non ho comprato), farebbe tutto un altro effetto.

– set della Eduard dedicato al Fiat CR.42 Italeri, per fare un lavoro con i fiocchi (in cambio di circa 15 eurini) –

Completato l’abitacolo possiamo procedere con l’accoppiamento delle due semifusoliere, operazione che va in porto con grande facilità. Ottimo l’accoppiamento, bastano due passatine di carta abrasiva per rimuovere in maniera efficace la linea di giunzione. È vero che scartavetrare e stuccare fa parte del modellismo, ma farne a meno è sempre bello, grazie Italeri.

Nella foto qui sopra potete vedere due “trick” da modelllista navigato:

1 – il preshading: le linee bianche che ho passato sui rilievi sulle ali servono a dare tridimensionalità al modello una volta verniciato. Avendo cura di dare le varie mani in maniera leggera e coprente quel poco che basta, questo bianco risalterà, dando maggiore tridimensionalità all’aeroplano. Ogni modello ha il suo preshading, il cui colore varia anche a seconda della livrea finale: se ad esempio dovete fare un aereo bianco, è meglio evitare un preshading nero, ci vorranno 20 mani per coprirlo, molto meglio un grigio, farà il suo lavoro in ugual modo e vi semplificherà la vita.

2 – no alle decal! la fascia laterale che sarà presente sull’aereo finito (ho scelto di fare quello con la cofanatura gialla… semplicemente perché mi piace) sarebbe dovuta essere fatta con una decal. Bene, partendo dal fatto che odio mettere le decal e che le probabilità di fare un brutto lavoro sono maggiori di quelle di farlo buono quando si usano “lenzuola” così grandi (senza contare le nervature sulla fusoliera), ho preferito verniciare la fascia bianca. Con un righello ho preso le misure e, avendo cura di mettere i due pezzi di nastro paralleli, ho proceduto alla mascheratura. Nessuna decal batterà una buona verniciatura.

Appoggio di lato l’aeroplano e inizio con il motore, perfettamente riprodotto nel kit.

Per dare maggiore tridimensionalità ai cilindri ho fatto un po’ di dry brush argento su un fondo di nero semilucido. Discorso inverso per la campana del riduttore, su cui ho fatto un dry brush nero sul fondo color alluminio. Anche qui ci si potrebbe spingere molto oltre con la ricerca dei dettagli, con l’aggiunta di cavi e cavetti ma per questo kit ho deciso di prenderla alla leggera e di farlo da scatola senza troppe paranoie.

Assemblata la fusoliera con i piani di coda e protetto a dovere l’abitacolo e la striscia laterale è arrivato il momento più intenso di tutta la costrizione, la livrea. A questo punto un piccolo consiglio: le istruzioni degli aeroplani non seguono quasi mai (o almeno io non ne ho mai beccate) il processo migliore per ottenere una buona livrea. L’idea è che l’aereo va verniciato da completo, con il maggior numero di pezzi montati, in modo da avere una bella uniformità ed evitare di utilizzare la colla sui pezzi verniciati (la colla scioglie la vernice che è una meraviglia). Come già detto la cosa migliore da fare è studiare le istruzioni e trovare il vostro metodo per ottenere l’aereo tutto montato per poi verniciarlo. Nel caso del CR.42 ho completato la fusoliera con l’ala bassa, ho fatto l’ala alta e tenuto da parte il motore con la cappottatura gialla: in questo modo avevo tre macropezzi da verniciare (a cui aggiungere i due carrelli, anche loro mimetici). Con il fatto che la parte bassa dell’aereo, dell’ala bassa e anche dell’ala alta sarebbero dovute essere in grigio RLM-76, sarebbe stato impossibile farlo con tutto l’aereo montato.

Ora, come vedete, ho dato una mano d Tamiya XF-59 (desert yellow) alla quale ho aggiunto le chiazze mimetiche fatte a mano libera. Per ottenere il buon risultato che credo di aver ottenuto ho riempito un foglietto di test e prove per trovare la migliore diluizione del colore, la migliore pressione e la migliore distanza dalla superficie da verniciare.

Ricordate: per lavorare bene con l’aerografo bisogna fare mille prove… e niente è meglio di un bel foglio bianco.

Completata la verniciatura è stato il momento di mettere assieme l’ala superiore con il resto dell’aereo e qui sono volati i santini: questa fase è l’unica di questo kit che mi ha un po’ snervato, i piloni inclinati non stanno bene in posizione (non è colpa di Italeri, i biplani in genere sono sempre molto rognosi) e mettere assieme il tutto ha richiesto pazienza e imprecazioni a pioggia, ma alla fine tutto è andato per il meglio senza rovinare la verniciatura.

Vi lascio di seguito alcune foto del kit completato. Personalmente ho scelto di tenere aperta una metà  del cofano motore per dare maggior profondità al modello (e per tenere in vista il bel radiale a doppia stella, perché coprirlo??) e una volta tutto a posto, l’aereo è stato sporcato con un po’ di prodotti dedicati al weathering, per dargli così un maggiore realismo.

Concludendo posso affermare che il kit Italeri dedicato al Fiat CR.42 sia in tutto e per tutto un ottimo kit: costa il giusto, è fatto come si deve, è di montaggio semplice, si presta bene alle personalizzazioni e vi permetterà di migliorare le vostre doti non tanto di modellista quanto di aerografista. E poi, c’è poco da dire, il “nostro” vecchio biplano è proprio un gran bell’aeroplano, pronto per fare bella figura di sé su qualunque mensola senza sfigurare anche accanto ad altri aerei bene più blasonati.

Nota finale sulla verniciatura: le colorazioni degli aerei italiani sono da sempre oggetto di un grande dibattito nel mondo del modellista, specialmente per quei modellisti pignoli che spesso si addita come “contarivetti”. Ad ogni modo, a voler fare le cose fatte bene, Italeri indica di utilizzare i colori del proprio catalogo di acrilici.

Nella fattispecie, per l’aereo fatto da me, avrei dovuto usare i seguenti colori:

Ora, c’è un problema, per gli acrilici Italeri (che spesso non si trovano nei negozi) è necessario utilizzare il loro particolare solvente. Avendo io un grande campionario di colori Tamiya e Gunze (che entrambi si possono diluire con lo stesso solvente Tamiya X20A), ho deciso di risparmiare e di fare con quel che avevo cercando comunque di avvicinarmi il più possibile ad un risultato realistico. Per questo ho utilizzato un Gunze H417 (RLM 76) per la parte bassa dell’aereo, una base in Tamiya XF-59 per la fusoliera e, per le macchie verdi e marroni, rispettivamente, un Gunze H 422 (RLM 82 Light Green) e un Gunze H72 Dark Earth.

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3 commenti

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Ferdinando Belli 28 Febbraio 2021 - 19:39

Che lavoro eccezionale, Complimenti, in gioventù sono stato anch’io aeromodellista statico e dinamico.
Ma io sono rimasto a Revell, Aurora , Lindberg e Monogram.
Un saluto

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Frank 1 Marzo 2021 - 9:28

Porca paletta, complimenti per la verniciatura a mano libera! Un capolavoro! Io che credevo che il mio Spitfire Mk. V fosse uscito bene… Che aerografo usi?

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Il direttore
Il direttore 1 Marzo 2021 - 9:37

Ciao! Utilizzo un normale Sparmax con duse da 0.3 mm acquistato su Amazon -> https://amzn.to/37XyqNI

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