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652: il numero perfetto

de La redazione

Tutti i bambini sono impressionati dalle cose grosse e che si muovono. Aerei, treni, camion, barche, ekranoplani. È una cosa naturale, quando siamo dei piccoli guastafeste abbiamo un’area del cervello che si chiama “sboroneria” (definizione scientifica coniata nientepopòdimeno che da me medesimo in persona, ora) che si attiva e che ci imprime a caldo in ogni singola cellula del corpo quello stupore misto a sgomento e paura. I genetisti di tutto il mondo hanno studiato per decenni ma alla fine hanno individuato un gene, ben nascosto nel DNA: il gene RollingSteel.

Poi però cresciamo e giorno dopo giorno la maggior parte di noi viene assorbita da cani, fidanzate, lavoro, fidanzate, suocere, fidanzate, mogli, ex mogli e quant’altro. Il gene RS si affievolisce, qualche pazzA addirittura tenta di convincerci che non è mai esistito (a botte di “ma quand’è che cresci?”) e molti uomini precipitano nell’oblio di una esistenza priva di Blackbirds, Thunderbirds, Yellowbirds, Fish&Chips etc etc.

– Dai raga, come si vive senza sta roba? –

Ma se voialtri adoratori del particolato e del titanio state leggendo, allora FORSE avete una speranza di conservare dentro di voi il gene RS, quell’io bambino che fa fare straordinari al lavoro per comprare cose fighissime e vivere esperienze cazzute. IO, ladies and gentleman, ho venduto cara la pelle come voi e ho lottato da quando riuscivo appena a stare dritto sulle mie gambe per quelle robe grosse che facevano rumore e che andavano velocissime.

Devo dire che tra tutte le mie perversioni la più ancestrale senza dubbio è quella per i treni. E qui casca l’asino, come diceva Collodi. Eh si, perché c’è un giorno, nel lontano 1999, in cui devo ancora diventare maggiorenne ma già sono completamente assorbito da robe che vanno su rotaia. Se c’è un binario, una stazione, un vagone, io so dove porta, che treno ci ferma e come si chiama. E mentre sono con mio padre al campo addestramento cani vicino casa, un bel parco con tanti pioppi e i giochi per i cuccioli, la ferrovia corre vicino. Mentre osservo i cani che giocano un passo di carica scuote il terreno e mi distrae dal mio pastore tedesco che impara Sitz! e Platz!; mi giro di scatto e vedo sopraggiungere ferro in quantità industriale. Sarà mica un Ekranopla…

– vi piacerebbe eh –

No! Non è un Ekranoplano, è un treno merci, uno di quelli lunghi lunghi carichi di dio solo sa cosa. Al suo passaggio non posso che rivelare la mia intima natura: un nerd ferroviario della peggior specie. È impossibile per me non seguire con lo sguardo quella colonna reboante che, cosi com’è arrivata, ha marcato il territorio e si è allontanata con echi leggendari. La mia Nikon FE2, regalo del papi che mi ha insegnato un po la fotografia, ha scattato e ha conservato nella pellicola Fuji 200 l’immagine di 106 tonnellate di grande ingegneria. Era un locomotore E652 signori, un E 6 5 2.

Innanzitutto va detta una cosa: 652 è il numero perfetto! Se lo giocate al lotto sulla ruota di Los Angeles vincete una notte di passione con Elisabetta Canalis. Seconda cosa, se dovete traslocare su Marte o spedire la vostra ragazza il più lontano possibile dalla vostra collezione di Minichamps, un E652 è la garanzia che riuscirete a fare quello che avete in mente. Come diceva Aristoteles, tira più un E652 che un pelo di patata a Copacabana.

Ma chi è Mr. E652? Ve lo dico io, sto qua per questo no?

Siamo all’inizio degli anni ’80, l’elettronica è entrata da qualche anno nei pensieri delle FS, da qualche parte nello stivale le locomotive a vapore sono ancora li che scalciano con altissime colonne di fumo ma anche Forrest Gump ha capito che il futuro sui binari avrà sempre più l’aspetto di schede elettroniche ed effetti Joule come se piovesse. I nostri ingegneri hanno messo su rotaia da qualche anno quel ferro clamoroso che è l’Etr 401 (stay tuned)

– Solo in Italia sappiamo realizzare arte in movimento…

ma non di sola velocità è fatto il creato e c’è la necessità di tirarsi appresso parecchie tonnellate sfruttando le prestazioni e la versatilità offerte dalle nuove tecnologie. Negli anni ’70 erano state eseguite alcune sperimentazioni e l’esperienza maturata aveva portato alla progettazione e alla successiva produzione di una nuova generazione di locomotive elettriche, le E632 e le E633.

– E632 001 ed E633 001 appena uscite dalla pancia della mamma –

Due “gemelle diverse” destinate la prima al traino di treni passeggeri a media percorrenza, la seconda alla testa dei treni merci. Per la costruzione di queste bestie feroci, soprannominate “Tigre” da operatori e appassionati – e con tanto di felino apposta sulla fianca -, erano state tirate in ballo MAESTRANZE (dio quanto mi piace sta parola) di alto livello. Ansaldo, Fiat, TIBB, l’elenco è lungo, roba forte…

Dopo qualche rogna di troppo durante i primissimi anni di esercizio e tante piccole e grandi modifiche volte ad aumentarne l’affidabilità, le FS verso la fine degli anni ’80 hanno preso in mano la situazione e deciso che era il caso di evolvere il progetto “Tigre” in qualcosa di più affidabile, più potente, più moderno e funzionale: era finalmente nato Sua Maestà E652, il Tigrone.

Sulla base degli upgrade già effettuati, dopo brainstorming degni del progetto Manhattan e delle missioni Apollo, le FS hanno commissionato 6 esemplari di preserie ai quali sono seguiti negli anni altri 170 esemplari di serie (diversi dai 6 di preserie solo per alcuni dettagli). Per la costruzione di questi pezzi di altissima ingegneria sono state coinvolte MAESTRANZE dislocate in tutto lo stivale. Tutti si sono rimboccati le maniche per sfornare quello che serviva alla FS: una macchina che sapesse fare quasi tutto e che sapesse farlo molto bene. Il risultato, nemmeno a dirlo, fu C-L-A-M-O-R-O-S-O e dal 1989 i binari hanno visto la presenza di una super cazzutissima locomotiva destinata a lasciare il segno, un Top Player assoluto.

106 tonnellate che potevano viaggiare a 160 km/h rimorchiando centinaia di tonnellate come fossero noccioline sorseggiando elettroni agitati non mescolati, al ritmo di 3000 alla VOLTa. Passava anche inosservato perché fu scelto di mantenere un layout della struttura molto simile alle precedenti E632 ed E633, cosi come l’impostazione meccanica di base, con cassa unica a struttura portante, 3 carrelli motorizzati e sospensioni a molle elicoidali. La parte elettrica ed elettronica però, beh, che ve lo dico a fare… al posto dei motori T850 furono installati dei T910, più potenti di circa il 20%, per un totale di 5650 kW, è stata prevista una completa ridondanza dei circuiti di controllo e comando per garantire la massima affidabilità – perché la potenza è nulla senza controllo (cit. il Ronaldo giusto) – , sono stati installati compressori rotativi che nemmeno Johhny Herbert a Le Mans, la plancia (si chiama banco di guida, ma dire plancia fa tanto Jean Luc Picard…) è moderna e incorpora schermi con una diagnostica di bordo super cool.

– Nel 1989 questa era tanta roba eh… –

Cabina insonorizzata e climatizzata, hanno pensato a tutto e lo hanno fatto dannatamente bene. E quando dico a tutto, intendo proprio a tutto. Il Tigrone comandava da remoto un altro Tigrone in modo che two Tigrons is megl che uan, e poteva essere telecomandato da carrozze appositamente attrezzate per fare il gattino sui treni reversibili, tipicamente i regionali.

– Comando multiplo: il macchinista alla guida della 652 in testa gestisce da remoto i controlli della 652 in seconda posizione –

Dal 1989 al 1996 questi felini grossi e arrabbiati hanno invaso le linee ferroviarie italiane garantendo prestazioni esagerate. In pratica per i macchinisti, scendere da un vecchio E645 per salire su un E652 era come passare dalla F1 di Fangio a quella di Senna, e tutto poteva avvenire all’interno della stessa giornata lavorativa. La differenza come potete immaginare era sensazionale, clamorosa.

– Generazioni a confronto, una E652 seguita da una E645 alla testa del mitico Orient Express –

Con il trascorrere degli anni e l’affermarsi di tecnologie ancora più innovative il Tigrone ha smesso di essere il più figo del gruppo ma è senz’altro rimasto il più grosso, l’amico che mangia tre piatti di pasta e due fiorentine alla volta, che quando il cretino di turno molesta le tipe arriva lui e gli fa vedere la mano formato famiglia tatuata sulla faccia.

Quando c’è il Tigrone, problemi non ce n’è!

Negli anni il Tigrone è stato protagonista di cavalcate trionfali sulle più importanti ferrovie di valico del paese, trainando su per le Alpi carichi improponibili per tutti gli altri locomotori. Allo stesso tempo si muoveva agile come una gazzella con i treni Interregionali, dove correva più veloce pur facendo meno fatica perché trainava masse inferiori. La genialità, a modesto parere dello scrivente, fu la decisione di renderlo protagonista al traino degli Eurocity. In queste occasioni il 652 esprimeva al meglio la sua prepotente personalità, impegnando linee di valico con scenari da favola esprimendo al contempo forza e velocità. Lo vedevi fermo a Venezia Santa Lucia e potevi sentire poco dopo la partenza i suoi T910 sonnecchiare tranquilli a 75km/h mentre percorrevano il Ponte della Libertà verso Mestre. Poi a 160km/h verso Verona, le meravigliose curve in affiancamento all’Adige e ai vigneti trentini, la salita fino al Brennero a full gas, lassù dove osano le aquile e i kN non bastano mai. Oh ragazzi, potrà non fregarvi nulla di treni, ma se siete dei veri Rollingsteeler sta roba diventa figa un bel po va là.

– Uno scenario tipico delle Alpi Altoatesine, una E652 al traino di un Eurocity diretto in Germania impegna le ripide rampe in direzione del valico del Brennero –

E voialtri che leggete sarete li che dite: “oh Fina, ma te come fai a ricordarti che nel 1999 mentre il cane imparava Sitz! e Platz! quello era un 652?”. Oh, io vi rispondo!

Il Tigrone un po’ lo snobbavo e me la ricordo quella foto perché è venuta pure in controluce, faceva schifo! Si, ero un cinnazzo che pensava che i treni fighi erano solo quelli che andavano fortissimo e siccome il Pendolino arrivava a 250 km/h e l’Etr500 a 300 km/h, il Tigrone era una roba un po’ cosi dai, come la tipa carina e simpatica che però nessuno vuole bomb.. portare fuori a cena. Poi però sono cresciuto, mi hanno dato la patente per guidare il treno e con quella tipa mi sono trovato ad uscire. Mi ha accompagnato a Venezia, al Brennero, a Verona, a Milano, a Bologna, ci siamo fatti dei bei giri assieme. E più la conoscevo più la apprezzavo. Più mi invitava a passare tempo con lei più me ne innamoravo finché, ormai una decina di anni fa, ha deciso che non ero più il suo tipo e non si è più concessa. Sotto le mani mi sono capitati nel frattempo tanti altri treni, più lenti e più veloci, treni da 100 km/h e treni da 300 km/h, treni ultrainnovativi pieni di led e schermi ma, ad oggi, mentre le E652 continuano a svolgere egregiamente il loro lavoro in tutt’Italia, il sottoscritto lavora con altri mezzi e un pezzettino del mio cuore è rimasto li, con i T910 che ragliano sulle rampe di Colle Isarco e quella sensazione tipo – VADO A COMANDARE! – che non ho provato con nessun’altra macchina.

P.S. Qualche giorno fa ero un po triste e aspettavo il treno per tornare verso casa quando da lontano ho intravisto una sagoma inconfondibile. Ho chiuso gli occhi e ho sentito l’aria spinta da oltre 1000 tonnellate che mi assiderava il viso. Quando lui era ormai passato ho riaperto gli occhi, immaginando tanti e tanti viaggi, sveglie alle 4.00 del mattino e le orecchie tese ad ascoltare i colleghi più anziani che mi spiegavano i trucchi del mestiere. Si, 652 è proprio il numero perfetto.

Testo di Matteo Finamore, il Rollingsteeler macchinista

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13 commenti

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Michele 22 Gennaio 2021 - 11:24
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Luca 22 Gennaio 2021 - 11:28

Adesso mi piacciono i treni cazzo!!!!
Io sono un sognatore e la capacità che avete, voi di questa combriccola di scribaroli Bravi, di tirarmi dentro l’articolo e emozionarmi mi fa sempre un gran bell effetto… mi fa anche sentire un po’ gay però e anche dubitare sulla professione che ho scelto.. vi serve qualcuno che vi aiuti a fare cose o cucinare? Mollo tutto! :-)
Grande rollingsteel grande Matteo
Grazie come al solito

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Emanuele 22 Gennaio 2021 - 12:56

Però raccontiamo anche com’era la vita in ferrovia prima che arrivasse il 652: triple trazioni con spinta in coda dalla stazione di Modane per superare la cazzutissima livelletta che porta al tunnel del Frejus… e a metà galleria – nel cuore di quello che è stato il primo tunnel sotto le Alpi – sgancio in corsa della locomotiva di spinta che poi rientrava isolata alla stazione di partenza. Praticamente la versione ferroviaria della Pardo Push!

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Emanuele 22 Gennaio 2021 - 14:40

Dimenticavo: di seguito la tabella ufficiale di Trenitalia che indica la prestazione massima di carico delle locomotive (espressa in tonnellate) su quello che è il tratto più ripido della rete nazionale, ovvero il 35‰ della linea Genova – Arquata Scrivia via Busalla: considerate che il 655 è un 656 a cui hanno accorciato il rapporto di trasmissione, quindi il prezzo da pagare per arrivare alla fatidica soglia delle 500 e rotte tonnellate è la limitazione della velocità massima da 150 a 120 km/h.

https://ibb.co/42G9WmG

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Marco Gallusi 25 Gennaio 2021 - 6:37

E pensare che ho fatto 2 volte il concorso per le Ferrovie…

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Lorenzo 23 Gennaio 2021 - 13:16

Anche a Tarvisio con la vecchia Pontebbana (c’è una foto in ingresso a Travisino Centrale con una classica doppia) si saliva da Chiusaforte a Camporosso con la spinta in coda e anche il Dep. Loc. di Udine attrezzò qualche 652 con la maglia sganciabile. Del resto se ancora MIR le usa vuol dire che erano uscite proprio bene, mio modestissimo parere le E652 e le E402 le meglio riuscite tra tutte le loco della vecchia generazione di progetti di locomotive italiane.

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Paolo 23 Gennaio 2021 - 13:19

Che dire? “potrà non fregarvi nulla di treni, ma se siete dei veri Rollingsteeler sta roba diventa figa un bel po va là”… Tutto vero…dopo articoli come questo non mi … arrabbierò più fermo ai passaggi a livello. Chapeu

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Roberto 23 Gennaio 2021 - 13:58

Mamma che ricordi!
Ero un bambino ed abitavo nei pressi di una ferrovia (del ponte Riccio). Mio nonno era ferroviere, e quando non avevo scuola mi portava su la stazione (perché ero io a chiederglielo) verso le 8 del mattino. C’ era la scaletta del concerto, si iniziava con il Pendolino Etr450 poi seguiva l’E655 Caimano e infine la metro!
Grazie per avermi fatto rifiorire questo ricordo e per i tuoi post che sono una bomba!

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Cristiano Bracalij 24 Gennaio 2021 - 18:22

Mi hai fatto riesumare un ricordo d’infanzia a proposito di ipersboronaggine: un treno in sosta allo scalo merci carico di carri armati! Ero poco più che bambino ed andato a trovare mio padre ferroviere in stazione e mi aveva portato a vederlo. Era tutto colossale e incredibile!

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Topone 26 Gennaio 2021 - 13:50

nonostante il poco interesse nei treni, soprattutto in età giovanile, non ho mai potuto negare una sottile attrazione che il tonnellaggio mi ha sempre fatto. e ora ho scoperto anche il Tigrone.
Complimenti, bell’ articolo, come sempre. Bravi tutti.
maaaa…. qualcuno che va a sussurrare al Direttore: e k r a n o p l a n o ?
io lo conosco già, ma vederlo presentato su queste pagine sarebbe veramente epico

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Cristiano 27 Gennaio 2021 - 14:19

L’ekranoplano: una macchina degna di Miyazaki, ora abbandonata in riva ad un lago inquinato e semidisseccato

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Matteo 26 Gennaio 2021 - 13:58

A me piaceva l’E656, era “figa” perché era a due casse e c’è l’avevo nelle ferrovia della Lima.
Però dopo aver visto il Tigrone, capii subito che avevo il giocattolo da bambini e non quello da adulti

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Claudio 9 Marzo 2021 - 11:13

Complimenti per l’articolo collega! Ci giro tutti i giorni sui Tigroni e sono dei gran ferri! Ci vediamo in giro per l’Italia!

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