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Nissan Sunny GTI-R, 435 cavalli fusi di testa

by Il direttore

Ridi ridi che dopo facciamo i conti 
– mio padre –

“Do the Math”, fai i tuoi conti. È con questo slogan da veri sburoni che la Atari pubblicizzava il suo Jaguar, prima console casalinga della storia a poter vantare un processore a 64 bit. Il discorso è semplice: all’epoca la potenza dei sistemi di videogiochi si misurava in bit e, mentre la stragrande maggioranza delle console giravano ancora a 16 bit e solo alcune a 32, la Atari entrava nel bar con il bomber slacciato e la cintura “El Charro” volteggiante in aria con il suo Jaguar a 64 bit. Era il 1993 e la nota casa ammeregana faceva la voce grossa con una console che, stando ai soli numeri, poteva garantire giochi due (contro le 32 bit) o addirittura quattro volte più belli rispetto alla concorrenza.


Una questione di numeri, una questione di supremazia tecnologica: per questo Atari la menava col minaccioso slogan “do the math”: prima di metterti contro di noi, fai bene i tuoi conti.

Fai bene i tuoi conti anche te, specialmente se mai dovessi incontrare per strada questa macchina qua sotto. Il patacco che si ritrova sul portellone infatti non. è solamente il ricordo di un nostalgico dei vecchi tempi. È un monito per tutti quelli che avvicinandosi a questa piccola auto bianca, magari confondendola con una Micra acchittata o con una Almera, possano erroneamente pensare sia un zavaglio senza speranza.

SBAGLIATO.

Siamo nel 1990, Nissan si sveglia una mattina e decide che vuole una macchina da rally con cui competere nel campionato del mondo rally nell’affollato Gruppo A: al costruttore serviva quindi una “homologation special” prodotta in piccola serie con cui andare a fare a sberle con ferri del calibro della Deltona nazionale, della Celica GT-Four, della Sierra Cosworth e, visto che l’abbiamo tirata in ballo qualche tempo fa, anche con la Mazda 323 GTX. Un po’ come nei campionati turismo di quell’epoca anche il WRC era un’importante vetrina per i costruttori che quindi ci tenevano particolarmente a fare bella figura.

Quindi, siccome i giappi quando fanno le cose le fanno fatte bene, presero il massimo della loro produzione dell’epoca e lo incastrarono sotto la loro auto più anonima, dando così vita ad una delle loro auto più leggendarie.

Ci serve una buona trazione integrale!

Beh, che problema c’è, abbiamo qui l’ATTESA E-TS della Skyline GT-R R32, però, aspetta, la Pulsar ha un motore trasversale, facciamo che ci mettiamo la versione “base” dell’ATTESA, quello della Bluebird

Ah ok,  ora serve un motore 2 litri che tiri come un folle

Aspetta un attimo che ravano qui nell’angolo… eccolo, ho qui un SR20DET della Silvia

Si va beh, ora però ci vuole una macchina piccola con le proporzioni giuste per correre nei rally

Ehm, aspetta… no, la Primera no, ah ecco, la Sunny!

Molto semplicemente, ben prima di entrare nell’orbita Renault, quei pazzi scatenati della Nissan hanno preso una piccola utilitaria di segmento C – tipo la Golf III per capirci – e ci hanno sbattuto sotto una meccanica da fuori dai coppi dando vita ad una delle auto più folli che siano mai state create. Sotto ad una carrozzeria al limite dell’osceno e nel quale possiamo trovare almeno altre 2-3 auto di quell’epoca (anteriore Primera, e fin qui ok. Al posteriore però sembra un Golf III di brutto mentre il taglio del finestrino e del montante C sono quelli della Clio 2… che però è arrivata dopo quindi boh), quei folli della Nissan hanno messo un 4 cilindri in linea da 2 litri in posizione anteriore trasversale (che già di serie usciva con quattro corpi farfallati, mica male) accoppiato ad una trazione integrale vera, di quelle con tre differenziali meccanici e capace di generare quantità impressionanti di grip. Il risultato sono 230 cv vecchia scuola tenuti sotto controllo da un cambio manuale a 5 marce ma, come vedremo fra poco, tutta la meccanica della Sunny GTI-R era capace di sopportare elaborazioni anche MOLTO pesanti senza fare una piega. La carrozzeria della piccola e tenera Sunny infine ha subito un trattamento nella stanza dello spirito e del tempo e ne è uscita con un alettonazzo da paura e una presa d’aria sul cofano grande come il cartone di una pizza, utile per alimentare un intercooler messo sopra il motore come fa Subaru (ma con motori boxer quindi più bassi e più lontani e isolati dal suddetto intercooler).

Comunque, torniamo a Nissan e al suo tentativo di vincere il mondiale Rally: la Sunny GTI-R scende in pista nel 1991 e prende la paga da tutti. Nonostante venga guidata da gente del calibro di Stig Blomqvist, la macchina soffre molto per una cronica mancanza di affidabilità e per l’intercooler scioccamente messo in alto sopra al motore, una posizione non proprio idonea per un componente che ha lo scopo di raffreddare (di fatti all’epoca prendevano per il culo la Sunny chiamandolo inter-warmer – warm, caldo, contrario di cool, freddo). Quindi, nonostante una serie di piloti dal piede molto pesante – nel 1992 Blomqvist verrà affiancato da Tommi Makinen, non proprio un paracarro ecco – la Sunny si rivela un flop clamoroso e in soli due anni di militanza nel Gruppo A conquisterà come miglior piazzamento un terzo posto nel Rally di Finlandia del 1992. Discorso diverso nel Gruppo N, dove la Sunny vince a mani basse il mondiale 1992 con al volante il belga Gregoire de Mevius. Un bel risultato, ma con la Nissan Sunny si chiuse definitivamente la storia di Nissan nei rally: dopo auto entrate nella storia cme la Datsun 240Z (su cui correva Jean Todt) o la Nissan 240 RS Gruppo B di Timo Salonen, dopo la Sunny la Nissan non correrà più nel WRC.

Ma non è una gran problema perché la Sunny, grazie ad un atteggiamento da vera bomber di paese ha imparato a farsi rispettare lontano dai riflettori, diventando leggenda e conquistando il cuore di tutti gli appassionati di auto sportive, ammaliati dal suo aspetto dimesso – oggi si direbbe “sleeper” – unito a prestazioni fuori dal comune. Anche messa a fianco con le race replica di quegli anni, la Sunny GTI-R si dimostra numericamente superiore a tutte, staccando tempi impressionanti ancora oggi, a 30 anni dalla sua presentazione. Se la Mazda 323 GTR nacque con l’intenzione di darle alla Delta senza mai riuscirci (tanto nelle corse quanto su strada, leggende metropolitane a parte), la Sunny può veramente essere un dito nel cul brutto cliente non solo per la reggggina ma anche per molte auto sportive, sia dell’epoca che non. Incontrarne una su per un passo montano guidata come si deve potrebbe essere molto frustrante.

– prego notare che i numeri sono in mph: i “loro” 60 mph sono i nostri 100 km/h –

Se guardate la tabella qui sopra potrete vedere che la Sunny, oltre a menare tutti nello scatto iniziale, dove impressiona per davvero è nello 0-160 km/h: con 14,5 secondi, la Nissan Sunny GTI-R semplicemente asfalta le rivali, mettendo in mostra una progressione letale.

Quindi, andiamo al dunque: negli ultimi anni e specialmente dopo l’articolo sulla Mazda 323 GTR, in moti mi hanno scritto dicendomi di provare a tutti i costi una Sunny GTI-R, uno dei ferri dimenticati più potenti e arroganti che siano in circolazione, proprio per le sue caratteristiche di follia totale e per la sua capacità di metterle in riga tutte. Trovarne una tuttavia non è stato facile, di Sunny GTI-R in Italia ne arrivarono poche (una l’aveva il mio dottore quando ero bimbo, rossa, bellissima) e al giorno d’oggi in giro ce ne sono ancora meno, specialmente originali.

E quella che abbiamo trovato grazie al deepweb degli appassionati dei mezzi giusti sembra perfettamente originale.

– matching numbers –

Ma, come diceva mia nonna, non si deve mai giudicare un libro dalla copertina: se avvicinandola sembra completamente stock – ed è stato fatto volontariamente – al punto che sgamare le varie modifiche è praticamente impossibile per chiunque non sia del mestiere, questa Sunny GTI-R nasconde sotto le sue forme un potenziale enorme e terrorizzante.

La lista della spesa è succulenta e vi farà sentire un po’ più poveri e dimostra una volta di più quale incredibile potenziale si nasconda nelle auto giapponesi anni ’90. Pronti? Iniziamo: l’SR20DET di questa Sunny è stato completamente aperto e ora monta quattro pistoni Wiseco forgiati e bielle ad H della Eagle, l’albero motore è stato ribilanciato e ora gira su bronzine trimetalliche da corsa della ACL. La testa è stata lavorata e ora il motore scarica la sua forza su una turbina Garrett GT2876R su cuscinetti attraverso un collettore artigianale costruito appositamente per contenere il più possibile il turbolag. Passata la turbina il motore sfiata al mondo la sua rabbia attraverso uno scarico completo della Moongoose, e vi giuro che fa un sound da paura, sembra un uragano con in mezzo due fattorie, tre scuolabus e una mucca che scarabattolano uno contro l’altro.

– mucca –

La scatola del filtro è originale ma al suo interno c’è un filtro dell’aria della K&N, la centralina è una PiggyBack E-Manage con sensore di pressione opzionale e la pompa della benza è stata maggiorata e dotata di una piccola pompa ausiliaria, perché se vuoi dei cavalli è inutile, devi dargli da bere. Con la turbina che soffia a 1,6 bar, il risultato sono oltre 435 cv (e circa 530 Nm di coppia) ad un regime di giri che non sono riuscito a vedere perché quando ti arrivano certe botte nella schiena è meglio guardare la strada. Ah, volendo si può spingere la turbina a 1,8, ma per farlo il motore deve bruciare della speciale benzina antidetonante che però costa dai 7 agli 8 euro al litro, quindi per oggi ci accontentiamo degli 1.6 bar, che qua c’è la crisi economica.

Oltre al mostruoso motore, la macchina per fortuna ha subito una bella cura telaistica e, oltre agli ammortizzatori originali con idraulica rifatta e con molle SPAX, la macchina poggia terra su quatto OZ Ultraleggera da 15″ con gomme semislick Toyo R1R e viene frenata da un set di dischi racing baffati presi a morsi da pinze con pastiglie EBC gialle.

Il giochino è completato con un cofano in fibra di carbonio vernciato per sembrare originale ma in realtà pesa come un cracker. Gli interni sono completamente originali, questa macchina è stata fatta da gente con del gusto, e si vede: sedili e volante sono i suoi originali, così come la leva del cambio. Per fortuna poi non ci sono manometri e indicatori opzionali che vacca boia a volte vedo robe montate qua e la che non si possono guardare la seconda volta, anche perché questa i manometri ce li ha già da originale.

Ora, fra tutte le auto che ho guidato negli ultimi anni, questa è sicuramente la più sconvolgente, sia per la quantità di spinta e di schiena del motore ma anche per l’incredibile facilità con cui si lascia condurre. Presa la confidenza con la frizione dura come un pedale del freno (è una ACT Race con spingidisco Maxx Extreme) e con un cambio non dei più precisi, la macchina è semplicemente mostruosa. Non in prima, nemmeno in seconda. Queste due marce semplicemente non esistono, partendo da fermi questa Sunny buca i 100 orari in 2 secondi e 9; in prima e seconda si arriva al limitatore prima ancora di aver pensato “soccia, che roba!”. È in terza che la faccenda cambia: in terza piena, con il soffio del turbo che sale dal cofano senza pietà e con il motore che entra in coppia, questa macchina mette in mostra una progressione veramente esagerata, sembra poter andare indietro nel tempo. Non è impressionante come arriva a 100, no. È semplicemente fuori di testa come supera i 160 per arrivare ai 200.

– e vi ritrovate sotto alla galleria domandandovi come sia potuto succedere –

Anestetizzato dalle moderne auto con cambio automatico, non avevo mai guidato così tanti cavalli scaricati a terra attraverso un vecchio cambio manuale: la sensazione di dominare tutta questa potenza con il palmo della mano è inebriante ma ancora di più lo è quella che si prova quando si schiaccia la frizione per cambiare rapporto: gas, il motore esplode in avanti, sei schiacciato contro il sedile, UAAAAAAA-BAM-BAM-BAM limitatore, giù il piede sinistro, pausa, cadi in avanti appeso alle cinture, il mondo si ferma in silenzio, via la marcia dentro quella dopo, piede sul gas pronto e via la frizioneeeEOOOOOAAAAAAAAAAAAAAAAAA, via, verso l’orizzonte appiccicati al sedile, aggrappati al volante, inebriati dall’energia pura figlia della meccanica perfetta.


I lavori sul motore hanno fatto sì che questo sia pastoso e mai veramente rabbioso, questo grazie anche ad una trazione integrale surreale che non spreca neanche la zampa di un cavallo per inutili sgommate: la potenza è tutta scaricata a terra con un’efficenza incredibile e anche in curva si può tornare sul gas con decisione, tranquilli del fatto che la Sunny rimarrà in traiettoria perfettamente, pronta per bucare lo spazio davanti a sé non appena la strada si raddrizza, aiutata anche da un assetto basso ma non esageratamente rigido e da un corpo vettura snello e leggero. Sincero, non ho mai visto in vita mia le curve arrivarmi nei denti con così tanta foga. Con Marco, il proprietario dell’auto, che mi urlava “dai, senza pietà!!” mentre io invece ero timoroso nei confronti di questa bestiaccia, ho trovato un’auto superba, tanto potente quanto incredibilmente sfruttabile: sicuramente un’auto difficile e dura (e costosa, a dargliene fa un chilometro con mezzo litro di benza) come nessuna auto moderna è – nemmeno le più potenti – ma sicuramente capace di regalare soddisfazioni e divertimento a badilate. Poi, tornare a casa dopo un giro sui colli con questa… avrà tutto un altro sapore, roba che entrerete in casa baciando per terra come Robin Hood quando ritorna in Inghilterra dopo essere stato prigioniero durante le crociate.

Le potenzialità di questa Sunny sono semplicemente surreali e per sfruttarla a fondo bisogna conoscerla MOLTO bene. Per aver però un po’ più chiaro di cosa stiamo parlando, sappiate che l’auto delle foto fa i 100 metri in 4.76 secondi e i 200 in 7,4. Guardatevi sto video su Youtube per capire di cosa stiamo parlando.

Voglio chiudere ringraziando di cuore Marco, per avermi fatto provare la sua Sunny e più importante, per tenere viva una cultura e un modo di vivere l’automobile che oggi ai più sembrerà un po’ “provinciale” ma che in realtà rispecchia in toto quella che è la nostra passione e il nostro approccio genuino, pane&salame al mondo dei motori e delle auto. Ah, grazie anche per avermi fatto amare la mia fidanzata e la mia gatta come non facevo da tempo.

– Qui Marco mi sta dicendo “allora, stai attento, che questa ti farà pentire di essere venuto al mondo” –

Ah, se a questo punto qualcuno si stesse domandando com’è poi finita la storia dell’Atari Jaguar e del suo slogan da bomber di periferia, facciamocelo raccontare da Marco stesso che, oltre ad essere in possesso di questo (ed altri mezzi) da onanismo violento, da oltre 30 anni gestisce assieme al fratello uno dei negozi di videogiochi più belli che ci siano (è nella classifica dei più belli e forniti al mondo) e per molto tempo è stato importatore ufficiale di Atari per l’Italia.

– Brain Fusion, ed ecco il titolo dell’articolo –

Nonostante lo slogan da “ti rullo di cartoni”, in molti sostengono che sia stato proprio il Jaguar – e il suo flop commerciale – ad affossare la azienda americana (fallita nel 1984): la verità è che Atari rimase invece fregata da un mondo informatico che all’epoca stava cambiando molto più velocemente di quanto l’azienda americana potesse correre. Prima il suo sistema operativo perPC venne sacagnàto in malo modo da MS Dos è dai PCE compatibili, poi l’ingresso nel mondo dei videogiochi dei colossi giapponesi fece il resto: Atari investì di brutto in un prodotto valido e con i numeroni quando invece serviva dare ai clienti prodotti prodotti in linea con le tendenze di moda del mercato e con margini che le permettessero di trarne profitto.

In una situazione già disastrata, il colpo finale lo diede infine il complicato sviluppo della realtà virtuale domestica… Atari presentò al pubblico nel ’95 il visore virtuale per Atari Jaguar (si chiamava Atari Jaguar VR e aveva due micro LCD da mettere davanti agli occhi, risoluzione 640X480), un prodotto innovativo e avanti 20 anni rispetto a tutti, peccato che costava un botto anche solo produrlo e il prezzo di vendita era proibitivo. Atari contava sul calo del costo dei componenti elettronici che lo componevano per metterlo in produzione a un prezzo popolare ma ciò avvenne solo quando lei era già saltata per aria.

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1 comment

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Tubaz 25 Novembre 2020 - 18:38

Vacca boia che ferro!

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