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Nightride – BMW 320is

by Mattia Limonta

Una tremenda notte d’inverno, il freddo e il buio ci circondano. Ad un certo punto quattro fari tondi ci illuminano e una BMW nera e lucida si avvicina… è ora di andare a seminare il panico.

Ci sono auto che passano alla storia come “da cattivi”, sia perché vengono date in mano ai vari antagonisti dei romanzi, sia perché in passato sono state usate da personaggi ben poco raccomandabili. Auto come la Rolls-Royce Phantom di Goldfinger, oppure la Jaguar E-Type nera di Diabolik fanno subito venire in mente il crimine e gli inseguimenti a tutta velocità. E’ il caso anche delle berline scure… quelle ci fanno venire in mente picciotti, pizzo, malavita e altre piaghe del nostro bello stivale tricolore. Cosa c’è di più spaventoso di una BMW nera, parcheggiata al lato della strada, con dentro 4 brutti ceffi con gli occhiali da sole?

In una sera d’inverno abbiamo deciso di riscoprire una vera macchina da rapine, una di quelle che ti permette di veder sparire i lampeggianti blu delle Giulietta e delle 75 azzurre e bianche fino a diventare delle macchioline negli specchietti retrovisori, una di quelle che ti permette di dichiarare le tue intenzioni solo parcheggiandola sotto casa del rivale.

Signore e signori, BMW 320is. La “M3 Italiana”.

A parte gli scherzi, questa è veramente un ferro da paura, con una linea che rimarrà per sempre nei cuori degli appassionati e una meccanica che all’epoca era tutto ciò che si poteva desiderare. I veri intenditori riconoscono il potenziale di queste auto, ma è anche per colpa di sti ferri che ormai le BMW sono considerate da tutti (banalmente direi) auto da drift, senza altra possibilità se non quella di tirare traversi a tutto spiano. Cosa che ha come conseguenza decine e decine di ragazzetti senza né arte né parte che ritengono di avere la PASSIONE per i MOTORI e si mettono a devastare povere BMW serie 3 usate, che speravano solo di poter concludere la propria vita serenamente in Est Europa ma invece vengono messe in mano a gente che le tira contro i marciapiedi nel tentativo di emulare “Scuola di Polizia” di Mirabilandia.

Questa 320is invece è davvero un animale raro, di quelli che bisogna appostarsi per giorni solo per avvistarne mezza coda. Di serie “E30” ne sono rimaste poche in giro, soprattutto le versioni sportive come questa. Ma come mai esiste? Come al solito è una corrida tutta Italiana (e anche Portoghese). Negli anni ’80 e ’90 era stata introdotta una tassa aggiuntiva per le vetture sopra i 2000cc di cilindrata, una specie di superbollo. BMW, che con la sua M3 stava spaccando il culo a tutto e tutti e non ci stava a perdere le vendite nello stivale, perciò si mise all’opera per creare una controparte della M3 sotto i 2000cc per il mercato Italiano e Portoghese (dove c’era una tassazione similare). Partendo dal telaio della 320i normale a due porte, presero il leggendario S14B23 (che fu ampiamente utilizzato in tutte le sue varianti sulle M3 E30) e ne accorciarono la corsa da 84 mm a 72,6 mm, riducendo la cilindrata a 1990cc, aggirando così la tassa.

FUCK THE SYSTEM

Il risultato è una parente strettissima della M3 E30, con potenza similare e con qualche differenza estetica. Non tutto però è simile… il telaio è completamente “diverso”. Cioè, la base è la stessa, ma quello di questa 320is è meno raffinato, meno rigido e non è passato sotto le grinfie di quei pazzi scalmanati della divisione Motorsport della casa di Monaco. Il nuovo nato S14B20 derivato dal suo fratello più grande perde solo 8cv, riuscendo a sviluppare ben 192 cv e 212 Nm di coppia rispetto ai 200 della versione 2,3 litri. Abbinato a una trasmissione “dog-leg” e a un differenziale autobloccante al 40%, tutto preannuncia una vettura sportiva e capace di far rinvenire l’attrezzo in mezzo alle gambe come nemmeno Postal Market sapeva fare.

C’è un solo problemino… quei tanto agognati 192 cv arrivano a SEIMILANOVECENTO GIRI. Avete capito bene, quindi la 320is deve essere spremuta veramente di brutto per farla andare a dovere, e quella maledetta lancetta dovete farla arrivare a fondo corsa e cambiare prima che il limitatore vi smorzi l’entusiasmo a 7500 rpm. Insomma, questa povera 320is subisce lo scotto della potenza così in alto, tanto da venire a volte etichettata come “polmone” per questo fatto di doverla tirare così tanto, quasi come un VTEC Honda.

Come sapete bene, noi di RollingSteel abbiamo qualche problemino con chi definisce le auto “polmoni”. Ne abbiamo parlato ampiamente nei vari articoli sulle francesine sportive e anche stavolta abbiamo deciso di mettere le mani su sto ferrazzo poco raccomandabile per smentire tutto e tutti.

Scende la notte, è ora di andare.

La notte porta consiglio, ma anche strade vuote e meno testimoni in giro. Che dire, questa è una macchina come non ne fanno più da tempo. E’ particolare: cattiva ma allo stesso tempo mansueta, vuole ucciderti ma allo stesso tempo ti fa sentire coccolato. È proprio un ferro indegno questa 320IS.

Innanzitutto partiamo dalla posizione di guida, tipica da auto sportiva o berlina a due porte che sia (guai a chiamarla coupè, i 320isti vi vengono a cercare sotto casa con le mazze da baseball), ma c’è una cosa che veramente mi lascia perplesso. Il volante sembra disassato rispetto al sedile. Mah, passato il momento iniziale di sgomento per questa cosa giro la chiave, il quattro cilindri si risveglia con un grugnito sommesso, che non mette soggezione… sarà veramente tutto sto mezzo? Ingrano la prima in basso a sinistra e parto.

Già qui lo stupore è forte, una macchina di quasi 30 anni con una frizione così morbida e un cambio così preciso e sincronizzato non te la aspetti per nulla. Arrivato alla prima curva freni e… e frena! Forse il pedale è più duro rispetto a quello delle auto moderne ma l’impianto c’è e si sente. Dopo aver staccato e scalato, facendo un accenno di punta-tacco in modo da non far bloccare il posteriore, sei pronto per buttare l’anteriore in curva. Il risultato? Ti trovi fra le mani uno sterzo diretto e comunicativo, che comanda un corpo vettura bilanciato e agile, forse il redrodreno è un po’ ballerino (cit.). D’altronde l’ago della bilancia si ferma a soli 1.180 kg per la 320is, un’utopia per le auto moderne dove anche la più pulciosa delle city car supera la tonnellata.

Una volta raggiunta la corda inizi a dare del gas, se fin lì l’autobloccante meccanico aveva fatto sì che il posteriore ti seguisse, ora sempre lui cerca di spingerti fuori da quella maledetta curva con la maggiore trazione possibile, a patto che siate nel range di coppia corretto. Attenti solo che se il contagiri supera quota 4500 mentre avete lo sterzo girato il posteriore vorrà prendere il posto dell’anteriore e vi obbligherà ad essere veloci a correggere il traverso.

Sì perché dopo i 4500 giri questo ferro diventa una belva, rabbiosa, cattiva, old school. L’ago sale velocemente mentre avete tutto giù, fino a quei tanto agognati 6900 giri, facciamo 7000 così ci godiamo ancora per poco l’urlo di questo aspirato made in Germany. Sono queste due facce diverse la cosa che stupisce di più di questa 320is, è come un sofficino, dura fuori, morbida dentro.

Però, essendo un aspirato, non lo fa con botte di coppia senza senso o ingestibili, lo fa nel momento in cui stai cercando la massima prestazione, solo lì. E’ come la goccia che fa traboccare il vaso, è l’ultima porzione del contagiri quella che veramente mette in difficoltà. Sono 192 cv che sono difficili da trovare e difficili da spremere e da sfruttare, ma quando lo fai… ragazzi che roba, è per questo che noi di RollingSteel amiamo le aspirate, quella progressione lineare e corposa che ti fa venire quel pizzicorio nelle mutande. Le marce sono corte, il cambio è secco e preciso. Una goduria pazzesca sta macchina, vuole essere usata, vuole sentire il grip che pian piano cede il passo a un traverso, vuole sentire il limitatore. Praticamente ti scongiura di essere maltrattata, di essere usata come si deve e non lasciata a prendere la polvere in qualche garage, in attesa della nuova valutazione di qualche listino di youngtimer. Insomma, altro che polmone ragazzi miei. Se questi sono i polmoni che intendete voi, tenetevi pure i turboh da millemila bar che a noi piacciono gli aspiratoni di una volta.

Voto di RollingSteel.it alla BMW 320is: 8 e mezzo su 10 perché va a schiodo come un VTEC ma in più va guidata come un posteriore vecchia: con le palle cubiche.

Un ringraziamento speciale a Luca Maini, che ha collaborato con me per portare a termine questo articolo e al nostro nuovo super fotografo Saverio Covezzi!

OH MA REGAZ! SIETE PASSATI SUL NOSTRO SHOP? PATACCHI DA PAURA E POSTER VI ASPETTANO, MA SOPRATTUTTO BECCATEVI LA FOTO GALLERY QUI! -> https://rollingsteel.it/gallery/bmw-320is-gallery-completa/

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