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Apollo I-XVII: li conoscete tutti? – Seconda parte

by Paolo Broccolino

Prima parte dell’articolo QUI

Ci siamo lasciati con Cernan e Stafford a 15km dalla superficie della Luna e il LM “Snoopy” che gli si cappotta con conseguente saracca in diretta mondiale.

In quel momento c’erano nel mondo due persone che stavano realizzando che di lì a poco avrebbero camminato sulla superficie della Luna. Per la precisione che avrebbero avuto almeno una probabilità di farlo, secondo Armstrong circa 50% (badate bene di atterrare e tornare, non di sopravvivere come spesso dicono).

Apollo XI (1969)

Molti di voi conoscono le vicissitudini del viaggio, l’atterraggio con 15 secondi di carburante rimasto e altri dettagli che comunque non vi risparmierò, ma quanti di voi conoscono come è stato scelto l’equipaggio composto da: Armstrong, Aldrin e Collins?

Ve lo dico subito: botte di culo, o quasi.

Abbiamo visto nella prima parte che Deke Slayton aveva assegnato Armstrong e i suoi come back-up dell’Apollo VIII, ma in realtà questo equipaggio era originariamente previsto come back-up del IX. Cosa è successo allora?

Nel dicembre 1968 il LM della Grumman non era ancora pronto per volare, quindi si sono inventati Apollo VIII senza usare il LM e ricorrendo all’equipaggio del IX, in sostanza hanno scambiato i voli… e i relativi equipaggi di back-up. Avete capito bene, se alla Grumman non si fossero incasinati col LM, il primo equipaggio sarebbe stato il back-up dell’originale Apollo VIII… che nel frattempo grazie a questa manovra era passato da primario del XI (8+3) a primario del XII: senza questo inconveniente il primo uomo sarebbe stato Charles Conrad, pensa un po’ a volte il destino com’è “beffardo” (cit.)

Ad ogni modo, come abbiamo già detto, tutti quegli equipaggi erano particolarmente “carrozzati”, sbagliare era difficile. Nel nostro caso venne scelto per primo Armstrong, Collins aveva già saltato l’VIII per problemi medici ed era pronto per una nuova missione. Nel ruolo di pilota del LM restavano disponibili Lovell (Apollo VIII) ed Aldrin.

Aldrin era disponibile soprattutto perché non lo voleva nessuno, aveva notoriamente un caratteraccio e spesso minava l’autorità del comandante, Armstrong preferì comunque lui a Lovell perché riteneva che quest’ultimo si meritasse un comando tutto suo.

E chi ne sa ha già capito qual è il comando che si vincerà Lovell…. destino “beffardo” (ricit.)

– Armstrong, Colling e Aldrin, si meritano una foto tutta loro –

Facciamo un passo indietro: che aveva Armstrong di speciale?

Soprattutto due cose: un sangue freddo da paura e il fatto di essere civile in un contesto dove erano quasi tutti militari. Il sangue freddo l’aveva dimostrato in almeno un paio di occasioni, gestendo un rimbalzo atmosferico a bordo del folle X-15 con relativo atterraggio impossibile e venendo a capo della Gemini 8 completamente impazzita ancorata al satellite Agena; in quell’occasione riuscì in un lucido problem solving senza poter contare sull’aiuto di Houston e decise autonomamente per un rientro anticipato. Meglio una missione fallita che morti nello spazio, alla NASA ce l’avevano ben chiaro.

Ed eccoli qui i nostri tre sculati eroi: Armstrong dimostrerà ancora tutto il suo sangue freddo mentre il LM Eagle (e finalmente un nome decente!) continua a dare errori di computer overload (1201-1202) e la traiettoria va più lunga del previsto.

–  il LEM Eagle con a bordo Armstrong e Aldrin in direzione luna –

Mentre da Houston “Tough and Competent” confermano il GO, la programmazione del computer di bordo di Hal Laning e soci del MIT tiene in vita la calcolatrice il sofisticato macchinario che effettua diversi re-boot, ma senza mai perdere i dati (altro che i nostri Windows) e continua a restare attivo grazie ad una scaltra logica di priorità.

Nel frattempo Armstrong passa in manuale, poi schiva un po’ di crateri con Aldrin che gli legge altezza, velocità e carburante e infine atterra con 15 secondi di carburante residuo. Anni dopo, intervistato disse: “Sappiamo tutti che quando l’indicatore della macchina segna zero ce n’è sempre ancora un po’.

[Polemica mode ON]

Altro che il musone di Ryan Gosling nel “Primo Uomo”, Armstrong era umile e pronto alla battuta

[Polemica mode OFF]

Per concludere in bellezza piantano una biro nel buco dell’interruttore che serve per decollare, andato perso chissà dove, e tornano a casa trionfanti. Alla NASA si fumano sigari cubani come se non ci fosse un domani.

Buzz Aldrin si è “dimenticato” di fare delle foto a Armstrong sulla Luna, l’unica che Neil ha è quella nel riflesso del visore di Aldrin. Quando si dice gli amici.

Questo coso è un rifrattore laser con coordinate note, i signori negazionisti possono puntarlo per verificare la distanza della Luna, scopriranno che si allontana di circa 3,8 cm. all’anno (e non è poco su scala cosmologica)

Apollo XII

Charles Conrad, il primo uomo mancato, è lì seduto sul suo Apollo XII e sta giusto pensando “che culo sarò ricordato DA TUTTI come il TERZO uomo sulla Luna”, quando un fulmine colpisce il SATURN V in decollo, un po’ di statica e via, ma poco dopo un altro fulmine si abbatte sulla razzo in decollo, facendosi tutta la strada lungo le polveri di scarico fino alla torre di lancio.


– Uno dei due fulmini a colpire l’Apollo XII si scarica sulla torre di lancio –

Questa volta la strumentazione del CMS si flippa totalmente e a Houston la telemetria è andata: nello sconcerto dei colleghi arriva la chiamata del leggendario Jhon Aaron (lo conoscete perché nel film Apollo XIII è quello con l’amperometro) che richiede di passare “SCE” ad “AUX”. Nessuno sa di cosa stia parlando, glielo fanno ripetere, ma poi Alan Bean si ricorda dell’interruttore, lo aziona e tutto riprende a funzionare.

– Eccolo lì “SCE” to “AUX”, potreste averne bisogno –

Qui siamo a “Tough and Competent” livello leggenda, perché Aaron si era ricordato di una simulazione di un anno prima con caratteristiche analoghe; aveva capito che quell’insieme di errori era probabilmente riconducibile ad un malfunzionamento del Signal Conditioning Equipment (SCE), un affare che converte i segnali dei vari apparati nel voltaggio strandard della strumentazione di bordo.

Passando al sistema ausiliario (AUX) tutto si risolse, cercatevi pure le magliette “Keep calm and SCE to AUX”

Dopo l’arrivo “lungo” di Apollo XI, quelli dell’Apollo XII fanno un miracolo e atterrano a poche decine di metri dal loro obiettivo, la sonda Suveyor 3 atterrata sulla Luna due anni prima.

– Questa è precisione: in primo paino Surveyor 3, sullo sfondo il LM –

Apollo XIII (1970) 

Apollo XIII è la prova che la sfiga sa essere alquanto beffarda, vediamo se riesco a darvi l’idea.

La missione avrebbe dovuto essere comandata da Gordon Cooper, ma questi venne sostituito d’ufficio da Alan Shepard, il primo americano nello spazio, ma che non aveva più volato per problemi medici poi risolti con un’operazione all’orecchio. Cooper, che era un altro dei Mercury Seven, la prende benissimo e molla la NASA, forse anche giustamente.

– Gordon Copper, noi non ci dimentichiamo di te –

Torniamo a Shepard che evidentemente era meglio raccomandato: alla NASA capiscono che non è pronto e decidono di posticipare il suo volo al XIV, recuperano quindi l’equipaggio del XIV composto da Lovell, Mattingly e Haise.

Da qui la storia la sapete, la moglie del cognato della sorella di un tecnico prende il morbillo, Mattingly non l’ha ancora fatto e all’ultimo chiamano Kevin Bacon Swigert, pilota di riserva del CSM, che vince un viaggio sul volo più sfigato della serie Apollo.

Riassumendo, soprattutto per vedere se ho capito io:

  • Armstrong preferisce Aldrin a Lovell
  • Shepard frega il posto a Cooper
  • Shepard non è pronto e lo scambiano con Lovell e relativo equipaggio
  • Mattingly viene messo a terra perch non ha fatto il morbillo
  • Swigert sostituisce Mattingly che mio nonno al mercato comprò

Il vero Rollingsteeler sa poi come sono andate le cose, un corto nel serbatoio di ossigeno fa saltare mezzo CSM e l’equipaggio dovrà usare il LM come temporanea scialuppa di salvataggio, spingendolo ben oltre i limiti di progetto.

Dopo questa missione alla Grumman comprano segretamente una piantagione di tabacco a Cuba (esclusiva Rollingsteel).

Houston, we have had a problem!

Farewell Aquarius and we thank you!

Apollo XIV (1971)

E così Shepard dopo avere risolto il suo problema fisico e avere scampato Apollo XIII si guadagna un posto per la Luna e al momento del volo è il più anziano astronauta mai andato nello spazio.

Nonostante l’età Shepard dimostra di avere discreti nervi d’acciaio, durante la discesa lui e il pilota del LM Mitchell (che poi pilotava il comandante, ma lasciamo stare) sperimentano un fastidioso corto sul pulsante ABORT, un pulsante lì per simpatia che uno vorrebbe sempre vedere che fa: magari esce il maiale che arrampica sull’albero come nel trio Dronio.

Anche un maiale può arrampicarsi su un albero se adulato
(questa Paolo non l’ho capita nemmeno io, firmato: il direttore)

A quanto pare nel tasto ABORT c’è un pezzettino di metallo che in microgravità tocca qui e lì innescando il pulsante, i due stadi del LM non si separano soltanto perché l’autopilota non è ancora configurato nel modo giusto, ma la discesa così è impossibile e anche un paio di colpi ben piazzati sul pannello sembrano non funzionare (comunque valutati subito come prima opzione).

Alla NASA tirano giù dal letto un paio di cervelloni del MIT, parliamo di gente con palle grandi come il primo stadio del SATURN V, i quali trovano il modo di hackerare il programma facendo credere al computer di avere già abortito.

Poco dopo il radar del LM fallisce nell’acquisire quel piccolo bersaglio che è la superficie lunare, anche la soluzione sovrana dell’informatico (spegni e riavvia) non funziona e se questa non va, hai voglia a svegliare gente al MIT.

Finalmente, a 6700 metri di distanza dal traguardo, il radar prende tre tacche che manco il Nokia 3210, considerate che a 3000 metri c’era il punto di non ritorno con annullamento missione, ci sono andati vicini.

Per non farsi mancare nulla, una volta sulla Luna, Shepard lancia un paio di palline da golf avvitando una mazza sul suo martello da geologo: la prima è un po’ una ciofeca, ma la seconda volerà per “miles and miles”.

Apollo XV (1971)

Scott e Irwin hanno avuto il privilegio di essere stati i primi a scorrazzare con mezzo a quattro ruote sulla Luna (Direttore urge recensirlo nella sezione “Auto”).

Alla Boeing avevano messo insieme un Lunar Rover ripiegabile elettrico e con pneumatici in maglia metallica, il mezzo si rivelò eccezionale per spostarsi sulla superficie lunare e gli astronauti ci presero la mano quel tanto che bastava per farsi riprendere un paio di volte da Houston mentre facevano i maranza.

Grazie al loro potente mezzo gli astronauti trovano la così detta “Roccia della Genesi”, un sassone vecchio circa 4 miliardi di anni, le cui analisi hanno contribuito all’attuale teoria prevalente sulla formazione lunare.

Giusto per menzionarla, tale teoria prevede che la Terra sia stata colpita 4,5 miliardi di anni fa da un pianeta delle dimensioni di Marte e si avvale anche dell’informazione che la Luna si sta allontanando.

Il peso superiore al solito e alcune modifiche al LM hanno determinato un atterraggio a rischio (inclinazione 15°)

Il Lunar Rover, la caduta verticale della polvere è considerata una delle prove che operava nel vuoto

Apollo XVI (1972)

A dimostrazione del fatto che andare sulla Luna non è proprio una banalità, anche Apollo XVI ha rischiato di dover abortire per un problema al motore del CSM, la cosa si è poi risolta, ma riducendo di quasi un giorno la permanenza effettiva sulla Luna.

Ad ogni modo tutto è bene quello che finisce bene e quello che ci interessa dell’Apollo XVI è l’equipaggio:

  • Charles Duke: ricordato perché era la voce di Houston (il CAPCOM) durante l’atterraggio dell’Apollo XI. Un tipo simpatico.
  • Ken Mattingly: il miracolato dell’Apollo XIII, quello che non ha mai preso il morbillo.
  • Sua Maestà John Young: un tizio che è stato nello spazio con tre astronavi diverse e che durante il lancio dell’Apollo XVI aveva 70 pulsazioni al minuto (Duke 144 per capirci). Permetteteci, chissene di Apollo XVI, qui celebriamo lui

Il famoso saluto “jumpato” di Young: qualcuno ha il dubbio non si stesse divertendo?

Young (a sinistra) e Crippen sul simulatore per la STS-1 dello Shuttle (1981)

Apollo XVII (1972)

Apollo XVII, l’ultima volta che ci siamo andati e the “Last Man on the Moon”, Gene Cernan, l’ultimo di dodici ad avere toccato il suolo lunare.

La vicenda di Apollo XVII è intricata come solo alla NASA sanno fare, ma prima di raccontarvela due parole sul Cernan.

Se Armstrong è la leggenda e Young il veterano dei veterani, Cernan è il Rollingteeler, quello che tutti noi avremmo voluto essere. Come molti suoi soci era un pilota della marina militare ed adorava volare, tra le sue destinazioni si conta anche una certa base di Miramar… che quando lo leggiamo parte “Danger Zone” in automatico.

Ma possiamo aspettare fino a giugno 2021 per il secondo? BASTAAAA!

A modo suo Cernan era davvero un Maverick ribelle,  nella sua biografia racconta di come una volta, simulando un attacco nucleare, stesse volando rasoterra con il suo aereo: aveva sentito un leggero colpo, ma completò comunque la manovra con sgancio parabolico. Una volta a terra si scoprì che aveva inforcato un paletto di legno di uno steccato (alto un metro!) e che questo gli aveva segato la fusoliera fermandosi a pochi centimetri di profondità dalla turbina.

Non pago, poche settimane prima di Apollo XVII, si schiantò in elicottero volando rasoterra nelle paludi della Florida, come lui stesso spiega era così basso e l’acqua così trasparente che aveva messo a fuoco il fondo invece che l’acqua stessa. L’incidente gli fece leggermente male ad un gamba e rischiò seriamene di perdere il suo giro sulla Luna; dovette usare tutte le sue capacità di persuasione per convincere il medico a non lasciarlo a terra.

Dopo l’incidente Cernan emerse dall’acqua solo per scoprire che era tutto in fiamme e ributtarsi sotto: questo l’elmetto che indossava quel giorno

Torniamo ad Apollo XVII: l’equipaggio originale prevedeva Cernan, Evans e Engle, ma un bel giorno alla NASA decidono di tagliare tutti gli Apollo dal XVIII al XX, fine dei giochi e soprattutto dei soldi.

Quelli del XVII pensano di averla sfangata per un pelo, ma non è così, la NASA ha promesso che avrebbe mandato almeno uno scienziato, un geologo, sulla Luna. Ci sarebbe un certo Harrison Schmitt che si è già preparato con l’equipaggio di riserva del XV, quindi destinato al XVII. Ricordate? In genere volavano tre missioni dopo quella dove prestavano da riserva.

Deke Slayton chiama Cernan e gli dice schietto che può accettare Schmitt al posto di Engle oppure lui manda su quelli del XVIII al completo e Cernan la Luna la vede solo in foto.

E’ oggettivamente dura, c’era affiatamento e amicizia, Schmitt sapeva sì e no volare e Engle aveva 16 (SEDICI) missioni con l’X-15 sul libretto di volo, ma anche sti cazzi. La Luna è Luna e Cernan lascia Engle a casa con prevedibili ripercussioni tra i due, alzi la mano chi non avrebbe fatto così.

I due resteranno sul suolo lunare 75 ore, più di chiunque altro, coprendo distanze incredibili con il Lunar Rover e per certi versi arrivando a vivere una sorta di quotidiana routine.

Alla fine lasciano una bella targa e salutano la Luna anche per noi, mai si sarebbero aspettati che nel 2020 Gene Cernan sarebbe stato ancora “The Last Man on the Moon”.

Cernan (a sinistra) e Schmitt trasudano soddisfazione

La targa lasciata per l’ultima missione.

Vi lascio con la foto della “Blue Marble”, scattata nel viaggio di andata di Apollo XVII verso la Luna da 45.000 km.

Si tratta di un foto storica, una delle pochissime in cui la Terra è completamente illuminata e che è diventata un simbolo della fragilità e della vulnerabilità del nostro pianeta.

Apollo-Sojuz

Praticamente questa è la bonus track!

Nel 1975, a giochi fatti, Russia e USA decisero di fare qualcosa di simbolico e distensivo per concludere degnamente i primi anni della corsa allo spazio, grazie a uomini di buona volontà e ad un certo sforzo ingegneristico concordano per un volo congiunto con tanto di rendez-vous in orbita terrestre.

Da un punto di vista tecnico la difficoltà principale era data dal fatto che i veicoli avevano composizione atmosferica diversa e pressioni diverse, oltre al fatto che i banalmente i portelloni del CSM e della Sojuz erano stati progettati per tutto tranne per che quello. Fu necessario un piccolo modulo adattamento che il Saturn IB portò dove in genere veniva alloggiato il LM.

A me piace ricordare questa missione perché mise in orbita insieme due vere leggende dello spazio: Aleksej Leonov: il primo uomo ad effettuare una “passeggiata spaziale”, personaggio carismatico e leggenda CCCP quasi quanto Gagarin (che spero di non dover spiegare chi è) e Deke Slayton, di cui abbiamo scritto in lungo & largo qui sopra. Era uno dei Mercury Seven, ma non volò mai causa un’anomalia cardiaca e si reinventò capo degli astronauti. Trovato un farmaco capace di controllarla gli venne offerto il posto per suggellare i suoi anni alla NASA, unica condizione lasciare il comando a Stafford, già veterano spaziale. Io dico che per un viaggio così si può anche subire l’onta di riportare ad uno che comandavi fino al giorno prima, a quanto pare la pensava così anche Deke.

Deke Slayton a sinistra seduto, Leonov in piedi a destra.

Modello in scala 1:1 visibile allo Smithsonian di Washington

Spero abbiate apprezzato la storia di questa pagina particolarmente felice, torneremo sulla Luna, ma certamente senza un contributo dei singoli così romanticamente decisivo e senza prendere a cartoni il tasto “ABORT”.

E questi li hai letti?

5 comments

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Marco 23 Dicembre 2020 - 14:29

Mi sta scendendo una lacrima. Bellissimo articolo. Spero ce ne siano altri.

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Sergio 25 Dicembre 2020 - 22:05

Bella storia…raccontata bene…in pochi sanno che Eugene era un Top Gun e che per poco si ammazza con un Bell 47.
Complimenti

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alberto 8 Gennaio 2021 - 12:16

articoli bellissimi si bevono in un fiato.

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Fabrizio 10 Gennaio 2021 - 8:47

Scusate, nessuno ha mai spiegato dove e come fosse alloggiato il rover …lo sparavano sulla superficie lunare con un cannone a raggi gamma o se lo portavano un pezzo a testa nello zaino? Qualcuno di voi lo sa?

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Paolo Broccolino
Paolo Broccolino 14 Gennaio 2021 - 17:14

Era piegato e alloggiato nel stadio di discesa del LM.

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