Home Storie Richard Burns, un campione che ci ha lasciato troppo presto

Richard Burns, un campione che ci ha lasciato troppo presto

by Mattia Limonta

Velocissimo, freddo, calcolatore, impeccabile. Richard Burns ha lasciato un segno indelebile del mondo dei rally, anche quelli virtuali. La vita però ce l’ha portato via troppo presto.

E’ il 2003, mese di Novembre. Richard è in macchina con Markko Märtin, pilota Ford all’epoca. Stanno andando verso il quartier generale del rally di Gran Bretagna, ultima gara del mondiale. Una giornata tipicamente Inglese, meteo pessimo, un freddo cane e quell’umidità che ti penetra a fondo. Ad un certo punto Richard non appare più lucido, le sue mani si staccano dal volante, la testa cade in avanti. Markko riesce a farlo accostare e chiama i soccorsi, Richard è svenuto. Una volta in ospedale si riprende e gli vengono fatti alcuni esami. La diagnosi è sconvolgente: astrocitoma, una forma maligna di tumore al cervello. In quei momenti, quando ti danno quelle orrende notizie, la vita ti scorre davanti.

Richard aveva un talento innato per la guida, iniziò a guidare a 8 anni in campagna, con la Triumph 2000 del padre. A soli 11 anni venne premiato come “Miglior pilota” del “Under 17 Car Club” e il padre lo portò a fare un corso di rally presso la  Churchill’s Welsh Forest Rally School. Dopo essere sceso dalla Ford Escort che aveva guidato per tutto il giorno con a fianco l’istruttore, l’unica cosa che occupava la mente del giovane Richard era la volontà di diventare un pilota di rally professionista. A soli 17 anni riuscì a fare qualche gara con una Talbot Sunbeam (ne abbiamo provata una QUI) e fu notato da David Williams, che gli propose di sponsorizzarlo. Nel 1990 partecipò al Peugeot Challenge con una Peugeot 205 GTI e stravinse, guadagnandosi la partecipazione al RAC Rally con una Peugeot 309 GTI, sotto il team ufficiale Peugeot Talbot Sport. Nel 1991 conobbe Robert Reid, che diverrà il suo leggendario copilota.

Foto via Classic Autosport.com

Per la stagione 1992 riesce, sempre con il supporto di David Williams e di Prodrive, a partecipare al campionato inglese Gruppo N con una Subaru Legacy, vincendo tutto quello che c’era da vincere. Il ragazzo aveva talento da vendere. L’anno successivo passò al campionato nazionale Gruppo A, sempre con una Legacy, vincendo ovviamente il campionato e diventando il più giovane campione britannico di sempre, a soli 22 anni. Rimase in Subaru fino al 1995, dove corse nel campionato rally Asia-Pacifico e arrivò terzo al RAC Rally 1995, che vide vittorioso Colin McRae sia nel rally che nel campionato del mondo.

Foto via Prodrive

Foto via Pinterest

Il 1996 è un anno di svolta, Richard accetta di passare in Mitsubishi RalliArt, con cui partecipa sempre al campionato Asia-Pacifico con una Lancer Evo III, nel 1997 arriva finalmente il campionato del mondo e una vettura ufficiale, la Carisma GT gruppo A (Una Lancer Evo IV rimarchiata per alcuni mercati in cui si voleva mantenere il nome commerciale della Carisma di serie). Conclude la stagione al settimo posto, con un secondo posto al Safari Rally come miglior risultato. Nel 1998 le vittorie nel mondiale salgono a tre, si aggiudica infatti sia il Safari Rally che il RAC, gara dove Sainz si ritirò a soli 300 metri dalla fine, regalando il mondiale a Tommi Makinen.

Foto via wrcwings.tech

Nel 1999 Richard torna in Prodrive, che gli affida la Impreza WRC ’99 appena lasciata da Colin McRae, passato nel frattempo alla Ford. Una stagione stupenda quella di fine millennio per Burns, con 3 vittorie e 3 secondi posti (di cui uno imposto da ordini di scuderia in favore di Juha Kankkunen), dove chiude secondo a soli 7 punti da Tommi Makinen, che si laurea campione del mondo per la quarta volta. Nel 2000 le 4 vittorie e i 2 secondi posti impediscono all’inglese di arrivare al titolo iridato, conquistato da Marcus Gronholm e dalla sua nuova Peugeot 206 WRC per soli 5 punti di vantaggio.

Foto via Rallyissimo

Foto via Pinterest

Arriva il 2001, Subaru presenta la nuova Impreza, completamente rinnovata rispetto al modello precedente. Basata sul modello “GD”, diventa a quattro porte e si uniforma alle rivali.

Foto via Pinterest

Anno combattutissimo il 2001, con ben sette costruttori a schierare i propri modelli. L’uomo da battere è Marcus Gronholm, la sua Peugeot 206 vola, è imprendibile. Anche McRae è agguerritissimo, la sua nuova Focus è al top della forma, dopo due anni travagliati è pronto a combattere per il titolo. Le prime tre gare sono appannaggio finnico, con Makinen e Rovampera che la fanno da padroni. In Catalunya stravince la velocissima Peugeot, con al volante gli specialisti dell’asfalto Didier Auriol e Gilles Panizzi. Dal rally di Argentina in poi la bandiera inglese (e scozzese) inizia però a sventolare sempre di più. In Argentina e a Cipro è un duello senza esclusione di colpi tra McRae e Burns, con un finale al fotofinish in entrambe le gare. In Grecia Burns sbatte e lascia campo libero a McRae, arrivati a metà stagione, la corsa al campionato è ridotta a un triello micidiale: McRae, Makinen e Richard Burns. La 206 di Gronholm si conferma ancora inaffidabile e spesso tradisce il finlandese, rendendogli impossibile difendere il titolo conquistato l’anno prima.

Foto via Flickr

Al Safari Rally, specialità di Richard Burns, la sua Subaru lo tradisce e lascia campo libero a Makinen, in Finlandia e Nuova Zelanda però Burns torna all’attacco, finendo rispettivamente secondo e primo, conquistando la sua prima e unica vittoria stagionale. La rincorsa è iniziata per il giovane inglese. Al Sanremo tona il dominio degli asfaltisti Francesi con il trio Panizzi-Loeb-Auriol che conquista il podio. Al Tour de Corse Richard arriva solo quarto, mentre in Australia, grazie alla esperienza maturata nel campionato Asia-Pacifico, riesce ad agguantare un combattutissimo secondo posto, a soli 40 secondi da Marcus Gronholm nella generale. Arrivati all’ultima gara, il RAC Rally sulle strade di casa, a Richard Burns serviva un miracolo per vincere il campionato del mondo.

Foto via Red Bull

Arrivati in Gran Bretagna la gara parte subito combattutissima, con McRae che parte all’attacco, Makinen invece sbatte subito alla seconda prova speciale. Impossibilitato ad arrivare all’assistenza, come nel ’98 deve ritirarsi. La corsa al titolo diventa un duello scozzese-britannico tra Colin McRae e Richard Burns, roba che non si vedeva dai tempi di Maria Stuarda VS Elisabetta I. È la quarta prova speciale, McRae sta spingendo fortissimo per cercare di mettere più secondi fra sé e l’avversario Burns. In una curva a destra velocissima Colin vede un varco per tagliare, per recuperare qualche decimo. Si rivela una trappola fatale per le ambizioni iridate dello scozzese, la macchina prende il volo e si cappotta più di cinque volte andando completamente distrutta. Per McRae, la gara finisce lì. Per lui la rincorsa al secondo titolo mondiale finisce nei peggiore dei modi, dimostrando la sua imprevedibilità e mancanza di saggezza nell’amministrare il vantaggio che già deteneva. Ma Colin si sà, era fatto così, senza freni. Unico

Burns è incredulo, è rimasto l’unico in corsa per il mondiale. Gli basta un piazzamento a punti nei primi 5 per portarsi a casa il titolo. Sulle strade di casa amministra perfettamente, gestisce gli avversari e si stabilizza in terza posizione. Alla fine riesce a chiudere dietro alla doppietta Peugeot Gronholm-Rovampera e davanti al fratello di Colin, Alister McRae al volante di una Hyundai Accent WRC. Per soli 2 punti su  McRae e a soli 30 anni, Richard Burns diventa campione del mondo rally e regala alla Impreza WRC 2001 la vittoria al debutto mentre il campionato costruttori va alla Peugeot. Richard quasi non ci crede, il sogno della vita si è finalmente avverato. Il suo talento era sapientemente dosato e calcolato, ed era questa la sua vera forza. Un pilota velocissimo ma senza mai il bisogno disperato di dover dimostrare di essere il migliore. “Il rosso di Cambridge” era simile in questo al “Professore” Prost o Lauda in Formula 1, il suo obiettivo era quello di piazzarsi sempre al meglio delle sue possibilità e se era possibile arrivava anche primo. Richard Burns è stato forse il più calcolatore dei piloti di rally della sua era, prima di Loeb.

Foto via m.forocoches.com

Per il 2002 si apre per Richard un posto in Peugeot, il team migliore in circolazione. Nonostante tutto però fa fatica a tenere il passo con i compagni di squadra e la stagione termina con qualche podio ma nessuna vittoria, in quarta posizione nel mondiale vinto dal compagno di squadra Marcus Gronholm. Per Richard è necessario fare di più, deve riconfermarsi il migliore come nel 2001. Nel 2003 la stagione inizia abbastanza bene, con qualche podio e una buona consistenza. Richard è primo per una buona parte del campionato, poi in due iniziano la fuga in solitaria, come nelle più agguerrite tappe del Giro D’Italia. Petter Solberg e Sebastièn Loeb iniziano a stravincere e staccano tutti, Richard scivola pian piano in quarta posizione nonostante sia sempre costante e a podio. La 206 WRC non si adatta al suo stile di guida, per fortuna alla Prodrive hanno sempre la porta aperta per lui, e Burns riesce a ritrattare e firma un contratto per la stagione 2004, quando affiancherà Petter Solberg. Ma il destino era alle porte.

Foto via WRC Wings

Il blackout del novembre 2003 e la successiva diagnosi saranno un colpo troppo grande. Nonostante le cure, una operazione ben riuscita e il supporto di amici, fan e rivali di una vita, Richard Burns si spegne il 25 Novembre 2005, a 34 anni, nel quarto anniversario del suo titolo mondiale. Al funerale presenziarono in moltissimi, inclusi i grandi amici Jeremy Clarkson, Steve Rider e il rivale di sempre Colin McRae. Di lui rimarrà sempre vivo il ricordo di un grande pilota e campione, forse meno spettacolare dell’eterno rivale, lo “Scozzese Volante”, ma che faceva battere forte il cuore ai tifosi britannici. Il suo nome rimarrà sempre vivo nella mente degli appassionati, anche per il suo contributo videoludico “Richard Burns Rally“, nato per sfidare la fortunata serie intitolata a McRae. Un gioco talmente accurato e ben fatto da essere giudicato ancora oggi uno dei migliori giochi del genere, se non il migliore di sempre.

Grazie di tutto Richard!

Foto via juwvra.com

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