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Italian domestic market per giapponesi nostalgici

Di qualsiasi cosa esiste l’opposto:

Nero e Bianco;

sporco e pulito;

tette naturali e tette rifatte;

bolognese doc e studente fuorisede;

Subaru e Mitsubishi (sorpresa in arrivo);

auto da aperitivo e auto da trackday e, pure, appassionati di JDM in Italia e appassionati di IDM in Giappone.

No non ho sbagliato a scrivere, è proprio IDM, con la I di Ignorantecomeunascarpa. IDM… e cosa cavolo è questo IDM?

Vediamo mo’ di fare chiarezza che se no qua non ci si capisce nulla.

IDM = ITALIAN DOMESTIC MARKET

Partendo dal termine JDM, ovvero Japanese Domestic Market, che identifica tutti i ferri da paura prodotti esclusivamente per il mercato Giapponese, si può anche modificarlo riferendosi alle vetture di casa nostra come Italian Domestic Market, o IDM, (perché gli inglesismi fanno figo)  riferito alle vetture Italiane prodotte per il mercato Italiano ed europeo e che non sono mai uscite dall’Europa.

Per fortuna direi, sai la figura di merda di cacca che ci siamo evitati?

(non ho messo l’Arna perchè poi ci metto 5€ che il saputo di turno mi diceva che fu fatta in collaborazione con Nissan e che qundi tutta italiana non era. Arna = Alfa Romeno Nissan Auto)

Adesso, partendo dal fatto che i giapponesi spesso non sono del tutto a casa (si scherza eh!), succede che questi (alcuni di questi) impazziscono per le vetture di casa nostra, dalla Panda alla Alfa Romeo SZ, dalla Multipla alla Lancia Prisma. Andate al bar sotto casa a chiedere al primo umarell che cosa ne pensa della Punto o della Panda 30, vi risponderà con una serie di aneddoti sulle auto gruppo Fiat di una volta interminabile, che includono esplosioni di motori e auto che si riducono in polvere per la ruggine. Nonostante questo però le esportazioni delle classiche di casa Fiat (parlare di classiche riferendosi alla Panda o alla Multipla mi fa un certo effetto) continuano, sembra che tutte le auto snobbate e maltrattate in Italia si stiano prendendo una rivincita oltreoceano. Volete un esempio?

Questa schifezza Lancia Prisma è stata completamente preparata da trackday da un simpatico signore giapponese amante delle Lancia d’epoca che ha importato questa Prisma per fargli vivere una seconda vita tra i cordoli, oltre a una Lancia Z e a una Lancia Thema 8.32, giusto per farsi due aperte ogni tanto con il V8 Ferrari per le strade della prefettura di Mie.

Ma questo simpatico signore non è l’unico giapponese infuocato male con le auto italiane “medie”. Un po’ come le donne, sono bravi tutti a infuocarsi di Delta e 037, il vero appassionato va a fare i tironi con qualunque cosa.

Lasciamo stare un attimo il signor Loris Batacchi, guardate questa Punto HGT e questa Alfa Romeo 145. Sono state messe giù da pista da un preparatore specializzato Fiat Abarth e Alfa Romeo a Kawaguchi, nella Prefettura di Saitama, per partecipare a gare endurance sul circuito di Tsukuba e fare a sportellate con le Civic e le MX-5 con tutta l’arroganza Italiana possibile. Bisognerebbe spedirgli due targhe PA o CS per vedere il panico negli occhi dei suoi avversari.

Altro esempio della forte passione dei Giapponesi per le vetture tricolore è questa Punto Sporting 1.2 16v preparata da trackday da un signore di Kobe, oramai in Italia se ne vedono pochissime e la maggior parte negli sfasciacarrozze oppure alle gare di car stereo fatti dal cuggino di turno.

Ci lamentiamo del fatto che non ci sono più i bialbero Alfa di una volta? Guardate qua cosa ci siamo fatti fregare sotto il naso da un appassionato di Alfa anni 70, c’è da dire che a queste auto gli fanno pure le benedizioni religiose nei templi… quindi il rispetto è assicurato.

Di sicuro ora vi starete chiedendo come mai vi ho fatto tutti questi esempi, perché queste Punto, Prisma e Alfa 145. Ve ne ho parlato perché in Italia la piaga dei fighetti da apertitivo si sta diffondendo a macchia d’olio (in realtà c’è sempre stata, anzi forse sta diminuendo ndr). Gente che preferisce l’infotainment al differenziale autobloccante, che preferisce lo start and stop all’assetto sportivo e gli interni in pelle al posto dei dischi forati. Insomma, nonostante tutto, in Italia lo yuppismo non vuole morire.

Nonostate questo, tuttavia, parlano di auto e da questo è nata la divisione tra Vaggari, Alfiattari, Audioti e altri nomignoli inventati per offendersi a vicenda, mentre in Giappone esiste solo la generale categoria degli “appassionati di auto “.

Sembra strano vero? Nessuna divisione in base a marchi o paesi di provenienza delle auto. Pura e semplice passione. E ovviamente visto che i gusti son sempre gusti c’è chi è appassionato di auto americane, di auto anni venti e chi di strani furgoni con le ali, ma sono tutti accomunati dal fatto di avere  una forte passione per un blocco di ferro con quattro ruote e un motore (ma la gnocca mai?).

Ora però vi starete anche chiedendo come mai i Giapponesi, creatori di vetture straordinarie come la Mazda MX-5 , la Honda Integra, la Toyota 2000GT, le varie Nissan Skyline, la Toyota Supra e numerosissime auto sportive si sono appassionati a questo tipo di vetture, da noi Italiani tanto bistrattate e etichettate come “macchinacce”?

Semplicemente perché queste auto hanno ciò che le auto giapponesi di quell’epoca non avevano. Stile Made in Italy. Andate a guardare le berline giapponesi anni 80 e poi guardate la foto di una Prisma, trovate un’altra vettura al mondo che riesca a far adattare il design alla praticità come la Multipla, oppure trovate una vettura più iconica della Fiat 500 o della Panda.

Inoltre la mentalità tipica del Sol Levante per quanto riguarda la preparazione della vettura è che nulla viene lasciato al caso. Vengono usati solo i componenti migliori e tutto viene fatto al meglio sia perché i Giapponesi sono molto precisi e rigorosi e sia perché è giusto fare così. Perché montare un motore turbo su una Punto lasciando tutto originale quando si può fare una vera macchina da guerra con assetto, freni, rollbar il tutto per qualche decina di migliaia di euro? Nulla è approssimato, nulla è fatto fare dal “Cuggino meccanego”.

Insomma, quando ci lamentiamo del fatto che certe auto non si vedono più in giro, pensate al fatto che stanno volando tutte oltre oceano, ed è solo colpa nostra.

Articolo del 27 Novembre 2017 / a cura di Mattia Limonta

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