L’abominevole moto delle nevi

Storia breve di uno dei mezzi a motore più disgraziati di sempre: la motoslitta

de Michele Lallai

Passi un’intera intera vita dentro un abitacolo, quasi sempre in derapata, sfiorando alberi a velocità folli, saltando da una piattaforma all’altra e inventando stunt che rimarranno nella storia delle quattro ruote. Poi decidi di passare un weekend con i tuoi amici in montagna, relax e divertimento, e ci rimani secco in mezzo alla neve.

La chiamano “ironia della sorte” ed è la stessa tragicomica situazione che ha colpito Michael Schumacher e Alex Zanardi: quando vai a 300 all’ora tutto ok, poi fai qualcosa di un attimo [apparentemente] meno rischioso fuori dalle competizioni e succede il patatrac. A sto giro è toccato a Ken Block, e lungi da noi scrivere l’ennesimo coccodrillo infarcito di emotività e gloria, di quelli ne trovate a decine su internet.

Oggi vogliamo parlarvi, piuttosto, di quell’oggetto che ha strappato l’anima dal corpo di Ken, mandandola in qualche posto che prima o poi conosceremo anche noi. La motoslitta è un mezzo che molti italiani non hanno mai visto nemmeno col binocolo ma che è parte integrante degli spostamenti di chi vive a quote alte, soprattutto sulle Alpi.

Oltre ad una tecnica e una storia che vale la pena conoscere, questo veicolo è così particolare da avere caratteristiche comuni a tutti i mezzi di trasporto motorizzati terrestri e acquatici che hanno prosperato su questo pianeta, dalle auto alle barche, dai carri armati alle moto d’acqua, e si porta dietro una fama a metà strada fra la santità e la dannazione. La motoslitta salva vite e le toglie a giorni alterni, il che la rende senza dubbio il mezzo perfetto per divinità e entità superiori, quelle con cui è fortemente sconsigliato iniziare una partita a scacchi.

La motoslitta è un mezzo di trasporto terrestre a trazione meccanica che utilizza sci nella parte anteriore per permettere al mezzo di cambiare direzione del moto. Il movimento è impartito dal motore, attraverso cingoli posteriori che nei primi modelli erano in gomma, ma ora prevalentemente in composti di kevlar. Sono studiate per essere operative su neve o ghiaccio e non richiedono l’utilizzo di strade o rotaie. Un tipo di motoslitta con propulsione ad elica invece che con trazione meccanica è detta aeroslitta. Wikipedia la descrive così, in modo preciso ma terribilmente noioso. Joseph Armand Bombardier l’avrebbe considerato anche decisamente riduttivo.

Il tal Bombardier è il signore che questo tipo di mezzo l’ha inventato nel lontano 1936 per consentire gli spostamenti durante la freddissima stagione invernale canadese. Il primo modello riprendeva un brevetto di inizio secolo ma interpretato secondo sua invenzione: si chiamava B7 ed era una autoslitta a 7 posti, ovvero un veicolo dotato di abitacolo e comandi automobilistici, capace di solcare le nevi con degli sci anteriori per direzionare e dei cingoli che fornivano trazione all’assale posteriore. Era più un gatto delle nevi che una motoslitta, e portava ad un livello superiore la sicurezza fra i ghiacci in un’epoca in cui non esistevano gli spazzaneve e le strade (non asfaltate) venivano ricoperte da centimetri e centimetri di neve fresca per cinque mesi all’anno. Fino all’avvento del modello B7, la gente si limitava a modificare le Ford Model T con catenacci e slitte in una maniera che MacGyver spostati proprio.

– Ford Model T autoslitta self-made in una foto dell’epoca – la gente si arrangiava come poteva per affrontare i gelidi inverni –

– Un’autoslitta B7 prima serie al museo, sembra un incrocio fra una Citroen 2CV e un carro armato – 

Dopo le prime convincenti vendite del B7, il businness crebbe con l’invenzione del B12, una versione a telaio allungato dell’autoslitta con 12 posti che diventò un mezzo fondamentale per gli spostamenti nelle zone innevate fungendo da autobus, scuolabus, ambulanza e navetta per gli operai. Una produzione in crescita che terminò negli anni della Seconda Guerra Mondiale, quando l’azienda Bombardier fu costretta a convertire la fabbrica in forniture militari per gli Alleati.

Il mio cervello limitato da una scarsa produzione di dopamina non riesce a smettere di distrarsi pensando che negli anni ’30 esisteva anche un altro B12, prodotto dall’azienda aeronautica Martin, ed era un bombardiere bimotore fra i più veloci di quell’epoca. Questa cosa che nello stesso periodo esisteva il Bombardier B12 e il bombardiere B12, due mezzi che non c’entravano assolutamente nulla uno con l’altro, mi manda le sinapsi in cortocircuito.

– Martin B-10/B-12, il primo elegantissimo bombardiere completamente in metallo di produzione americana –

Ma a parte questo, siamo arrivati alla parte importante della storia: nel 1959, a guerra finita e con la necessità di mezzi di locomozione economici e pratici, il nostro buon canadese reinventò il concetto di mezzo da neve presentando la prima motoslitta di serie della storia, la Ski-Doo.

– Il primo tentativo di motoslitta proposto dalla Polaris, la Sno-Traveler, sembra una lavapavimenti con uomo a bordo –

In realtà il concetto di “moto con gli sci” è stato introdotto qualche anno prima dalla Polaris, che nel 1956 aveva già pronto il prototipo della Sno-Traveler, un mezzo più pratico delle autoslitte dell’epoca ma comunque grosso e pesante e con un volante al posto del manubrio. La Ski-Doo invece era compatta, leggera, economica e affidabile, caratteristiche che le hanno permesso di diventare il primo mezzo da neve “di massa”, raggiungendo il milione di unità prodotte nel 1973. Si dice che il nome, in origine, fosse Ski-Dog, in riferimento ai cani che nei secoli precedenti trainavano le slitte, ma che per una storpiatura da slang diventò Ski-Doo e così rimase. Il collegamento Ski-Doo/Scooby-Doo è palese e da questo momento non uscirà più dal vostro cervello.

Sia chiaro, le motoslitte degli esordi erano una merda.

La Ski-Doo di inizio anni ’60 non aveva fari o parabrezza, gli sci erano fatti di legno, gli ammortizzatori quasi inesistenti e il comando del gas era a bottone: on-off, schiacci accelera, lasci non accelera più. Una trappola mortale che nonostante la potenza di soli 8 cv (con il motore 2 tempi, quello 4 tempi ne aveva ben 7) poteva ammazzare chiunque.

– non pensate che sia un oggetto carino e coccoloso, quest’aggeggio vi ammazza dopo 5 minuti che ci state sopra –

E non è così per dire, fin da subito le motoslitte si sono dimostrate mezzi difficili da controllare e trappole per inesperti che si ribaltavano con il pensiero, addirittura più delle 500 Abarth. Inoltre, dettaglio fondamentale, nei primi anni di diffusione in Nord America l’utilizzo non era assolutamente regolato da leggi e quindi chiunque poteva mettersi in sella e guidare senza problemi un mezzo del genere… parliamo ad esempio di bambini, ciechi e anche bambini ciechi.

Con un fenomeno così dilagante, le persone che ci lasciavano le penne erano davvero tante, anzi… SONO davvero tante. Tuttora si stimano circa 200 morti e 14.000 infortuni all’anno tra chi si stampa sugli alberi e chi viene schiacciato dal mezzo. Per intenderci è lo stesso numero di morti causate dagli ippopotami in Africa. Provate a immaginare quanto potrebbe essere letale un ippopotamo su una motoslitta.

L‘evoluzione del mezzo è stata rapida, costante e proporzionale alla richiesta di divertimento di chi le usava. Quindi più miglioravano come tecnologia e sicurezza, più diventavano potenti e veloci, permettendo al “death rate” di rimanere decisamente alto. Negli anni ’70 impazzavano in USA e Canada le competizioni di motoslitte (da cui venne giù Gilles Villeneuve, un maestro di questo tipo di competizioni), ed è da quel momento che nell’immaginario collettivo si sono trasformate da pratici mezzi di trasporto su neve a giocattoli per andare forte.

– Baldi giovani posano con le loro motoslitte da gara, il baffone a sinistra è uno sventrapapere professionista –

Durante quel periodo sono iniziate a circolare una serie di motoslitte ad alte prestazioni (Ski-Doo e Polaris erano ovviamente le aziende più all’avanguardia in questo segmento) con motori a 2 tempi, principalmente a 3 cilindri, che potevano superare facilmente le 100 miglia orarie, i 160 orari sulla neve. Ok.

– Sotto il cofano di una motoslitta da gara degli anni ’70, le espansioni sono così grosse che ci puoi nascondere dentro un cucciolo di renna… a motore spento però –

Se non avete idea di cosa voglia dire andare a 160 all’ora sulla neve, spinti da un cingolo da carro armato e tenendo la traiettoria su degli affari che scivolano invece che aggrapparsi al terreno, farò fatica a rendervi l’idea. Il cervello di una persona normale non è abituato ad andare a velocità disumane tra gli alberi e a percepire tutto quello che succede nel terreno sdrucciolevole e ghiacciato sotto il mezzo: la realtà diventa semplicemente offuscata e confusa, come quando l’Enterprise attiva il motore a curvatura per viaggiare a velocità superluminali.

– I nerdoni che hanno visto più costellazioni che figa sapranno afferrare il riferimento –

Così l’essere umano, gasato dalla velocità e dall‘adrenalina del rischio, ha iniziato anche a cercare di battere record di velocità e a organizzare drag races sul ghiaccio, con il risultato di motoslitte con cingoli chiodati preparate per superare senza troppi problemi le 200 miglia all’ora, follia pura.

– gare in circuito per motoslitte vintage: se arrivi primo vinci, ma non è detto che ci arrivi tutto intero –

– una motoslitta da drag racing sul ghiaccio mentre torna sul pianeta terra dopo un lancio nell’iperspazio. Questi aggeggi hanno motori 2 tempi capaci di circa 700 cv. Se a questo punto anche voi vi state domandano il perché dello stemma Bentley sul muso di questo coso, la risposta è che non lo sappiamo nemmeno noi –

– le motoslitte corrono anche negli ovali, per contrastare la forza centrifuga sia moto che pilota sfiorano il suolo –

Per tutta la storia recente di questi mezzi, i motori di larga diffusione sono sempre stati i due tempi, con un recente ritorno dei 4 tempi per motivi legati all’inquinamento. Due o tre cilindri tra i 600cc e 1000cc, quasi sempre con lo schema di motore al centro, tra le ginocchia del pilota, e cingolo posteriore a tutta lunghezza. Una recente Ski-Doo MXZ 850 E-TEC con motore bicilindrico 2 tempi turbo può fare senza problemi i 200 km/h, al pari di Yamaha SRK Sidewinder (1000cc, 3 cilindri, 4 tempi, Turbo e 180 cv) e di Polaris Switchback Assault (850 2 tempi, bicilindrico).

– Ski-Doo Summit 850 2023 con motore bicilindrico 2 tempi Turbo da 180 cv. Mi sono già cagato sotto –

Tra Canada, Minnesota e altri stati americani dove fucile e lattina di birra sono forniti d’ufficio al primo giorno di asilo, la diffusione delle motoslitte è andata un po’ fuori controllo fra gli anni ’70 e ’80. Solo per farvi un’idea, in questo momento vengono vendute circa 100.000 motoslitte all’anno in tutto il mondo, negli anni ’80 ne hanno venduto 500.000 all’anno solo in Canada e stati del Nord USA.

– vi metto un’altra foto da ovale perché questi aggeggi sono semplicemente da rasponi a due mani –

I problemi dati da questa pandemia cingolata non sono dovuti unicamente all’aumento delle pagine dei necrologi nei giornali locali, ma anche dalla totale violazione del rispetto della natura e della quiete delle montagne, che nella maggior parte dei luoghi del mondo si tengono in equilibrio su un ecosistema delicato, soprattutto in inverno con animali in letargo e rigenerazione del suolo, motivi che hanno portato a un ridimensionamento del fenomeno negli ultimi anni per le leggi a salvaguardia dell’ambiente, sempre più stringenti ovunque nel mondo.

Nel momento in cui scriviamo, la motoslitta più potente che potete acquistare, giusto per aver chiaro fino in fondo che anche se sembrano dei giocattoli, questi dei giocattoli non lo sono, è la Yamaha Sidewinder SLX, dotata di un motore tre cilindri TURBO da 998cc e capace di 180 cv, il tutto per farla volare sulla neve fino alla folle velocità di oltre 190 orari, con la canonica pratica dello 0-100 che viene chiusa in 2 secondi netti. Follia.

Giunti fin qui, adesso è il momento di spiegarvi perché queste bestie meccaniche hanno una doppia anima, da un lato perfide macchine mortali irrispettose della natura, e dall’altro angeli che vegliano sulle montagne strappando vite umane dalle braccia della morte.

Quando l’utilizzo ricreativo di questi mezzi ha iniziato a degenerare in bordello totale, le aziende non hanno mai smesso di produrre modelli meno estremi, potenti e appariscenti, che sono rimasti lo zoccolo duro delle attività umane in montagna al di fuori del semplice divertimento. Questi mezzi, per certe persone che vivono isolate nei mesi più freddi, rappresentano l’unico modo di connettere i villaggi, procurare scorte e controllare le mandrie di animali allevati fra le nevi.

In tutto il mondo le motoslitte del soccorso alpino raggiungono scalatori ed escursionisti anche dove gli altri mezzi non riescono ad arrivare, fluttuando sopra le valanghe e raggiungendo persone in pericolo anche in condizioni atmosferiche nelle quali gli elicotteri non riuscirebbero a volare. Sono guidate da esperti che non giocano, ma si impegnano seriamente per salvare vite umane ogni giorno dell’anno.

– quante vite hanno salvato, sti pezzi di ferro, da quando sono stati inventati? Sicuramente meno di quante ne hanno tolte, ma pur sempre qualcuna in più rispetto a quando non erano in giro per i monti. –

POSTFAZIONE

Il cancello dorato si apre davanti a suoi occhi, una brezza leggera che profuma di incenso lo circonda in un abbraccio caloroso che lo fa sorridere di pace. Due passi oltre l’ingresso lungo un viale alberato, accompagnato dal leggero fruscio delle foglie e una porta imponente ma semplice nello stile gli compare davanti, è color mogano con la maniglia dorata.

Gli è bastato avvicinarsi alla soglia che questa viene aperta dall’interno e la figura di un uomo in smoking bianco si affaccia e sorride con amore. Anche camicia, cravatta e scarpe sono bianche:

– La stavamo aspettando, come sta? –

Un po’ confuso ma rilassato risponde:

– Non capisco dove mi trovo, ma sto bene, grazie –

– Prego, venga con me –

Superato l’uscio si accorge di non trovarsi in un edificio, ma in un enorme spazio aperto che si perde fino all’orizzonte. Il cielo azzurro, terso come nei giorni ventosi di giugno, illumina una radura di morbido cotone bianco, sembrano le nuvole d’alta quota.

Il distinto uomo in bianco lo guarda, la barba lunga e curata gli copre la bocca ma sorride con gli occhi, gli prende la mano e lo invita a guardare in avanti. In quel preciso momento la coltre bianca che copre il suolo si dirada e in pochi secondi, davanti a loro, la sagoma di un’auto diventa subito distinguibile: è una Impreza 22B bianca con cerchi dorati e assetto da speciale su asfalto. Sullo sfondo una strada dalla carreggiata stretta gira attorno a una collina e svanisce nel panorama.

L’amorevole anziano tira fuori una chiave Subaru dalla tasca e la porge al nuovo arrivato, ancora stupito per quello che ha appena visto:

– Signor Block, benvenuto in Paradiso –

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5 commenti

Andrea Conforti 11 Gennaio 2023 - 17:53

la postfazione mi ha fatto scendere una lacrimuccia……

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Simone Gobbo 11 Gennaio 2023 - 19:05

Esatto Andrea, mai avrei pensato di versare una lacrima per Ken, e meno ancora di versarla per un articolo di RollingSteel….

Posso solo farvi i complimenti

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Marco Gallusi 11 Gennaio 2023 - 23:54

Articolo bellissimo… postfazione sensazionale!!!

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jesusunderthebridge 12 Gennaio 2023 - 6:37

Bombardier crea la sua motoslitta innanzitutto per la sua necessità di trasportare la sorella minore, gravemente invalida, anche quando nessun altro mezzo avrebbe potuto farlo, per cui quel mezzo nasce per salvare vite – che poi attraverso la sua storia voglia anche toglierne per pareggiare i conti è una cinica ironia.
Il buon J.A., più avanti, imparò ad investire e diversificare: mentre dallo SkiDoo derivò i primi modelli di moto d’acqua, che con puro estro inventivo da trip da sciroppo d’acero chiamò SeaDoo, investiva nel ferroviario (Bombardier Transportation, ora puppata dai senza bidet di Alstom), nell’aeronautico (Canadair, poi Bombardier Aerospace, finita in bocca ai mangiarane di Airbus), e qualche puntatina nel settore Can-Am, dei quad e dei fuoribordo, più un po’ di altre cosette sparse tra edilizia e finanza.

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Manlio 17 Gennaio 2023 - 18:18

Ho lavorato in Canada in pronto soccorso, dovevamo registrare ogni caso di incidente di mezzo a motore, ovviamente c’era la scheda per le auto e quella per le motoslitte. Successivamente ho lavorato su una motoslitta di soccorso dei Carabinieri sulle piste da sci, esperienza orribile: la motoslitta è estremamente instabile, sospensioni di merda, freni non pervenuti, latenza tra l’azione sul manubrio e l’effettiva virata interminabili secondi. Non la guida un pilota esperto ma un carabiniere sciatore. Non pago dell’esperienza ho trovato a Cervinia un circuito di motoslitte per bambini… ci ho mandato a fare un giro la mia unica adorata figlia di 9 anni che ha avuto puntualmente un incidente a velocità bassissima e senza danni. Interessante scoprire che le motoslitte americane hanno i dadi ed i bulloni con misure in ottavi di pollice per cui è molto difficile avere gli attrezzi giusti per fare manutenzione…

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