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Renault Clio Williams – La prova del ferro

by Il direttore

Dopo la RS 182, ho voluto provare la mamma Clio Williams per carpirne l’essenza. Ne sono rimasto folgorato. La purezza è totale, la meraviglia è totale, il ferro del dio è totale.

La Clio, invecchiando, è andata imborghesendosi. Passando dalle varie RS degli anni passati all’ultima versione, motorizzata con un 1.6 turbo ed un – ommioddio – cambio robotizzato a doppia frizione, la Clio ha perso il suo appeal da macchina da “street racer” per diventare più simile ad una Golf GTI o ad una Mini Cooper S (che probabilmente vanno fortissimo ma che non mi fanno venire voglia di guidarle). Più grossa, più pesante e cinque porte, l’ultima Clio RS, per quanto sicuramente veloce ed efficace in pista, ha perso il fascino un po’ underground e da teppista che avevano le sue zie delle serie precedenti.

E questo è un problema, perché se c’è una cosa che mi fa impazzire sono proprio le macchine da teppista che se ti ferma la pula “no no agente, ho solo un buco alla marmitta, non è come crede”.

Comunque, dopo aver provato la Clio RS seconda serie ed essere rimasto piacevolemnte impressionato sconvolto da come va e dalla sua purezza, ho insistito per voler provare la sua mamma, la prima Clio veramente sportiva, l’antenata di tutte le Clio RS: la prima della sua stirpe, la Clio Williams.

L’avevo già vista e descritta qui ma all’epoca non mi ci ero messo dietro il volante, non avevo capito che razza di roba fosse sta macchina. Ero affascinato, certo, ma non avevo le idee ben chiare su cosa fosse realmente. Nascosta infatti dietro alla linea della più normale delle citycar si cela una bestia capace di regalare emozioni che “rimettiti le mutande vado a fare un giro in macchina che è meglio”.

Ma prima, a proposito di mutande, un po’ di storia.

Allora, una volta uscivo con una, era il 2004 circa, che aveva una normalissima Clio prima serie, non so se fosse il 1.0 o il 1.2, ma rimane il fatto che non andava un cazzo. Potevi fare quello che volevi, tirare le marce o scaccolarti, scalare e dare tutto gas o fumarti una paglia ma nulla, lei era sempre ai 60, massimo ai 90 (la macchina eh). Niente di più. Acceleravi e lei superava i 50-60 poi, forse con un po’ di spazio, si raggiungevano i 90-100 con tutta la calma di questo mondo senza che il motore trasmettesse niente a chi era seduto dentro la macchina. Un cesso? no, una normalissima macchina anni ’90 con cui convivere tranquillamente tutti i giorni e andare a trombare di quando in quando.

Questa era, fino ad un paio di settimane fa, la mia idea della Clio prima serie. Dalla Williams mi aspettavo qualcosa di più, specialmente dal motore, ma nient’altro dal punto di vista dinamico: grave errore. È incredibile come i tecnici Renault riescano a nascondere dentro a normali macchine anime da vere fuoriclasse. È anche incredibile come anche la vecchia del palazzo accanto, con la sua Clio 1.2 tutta abbozzata, abbia per le mani una macchina con un telaio che, con il giusto motore e una messa a punto cazzuta,  può letteralmente volare.

Pensate alla Clio Maxi, nella quale riuscirono a tirare fuori 275 CV dal solito vecchio caro 2 litri aspirato, della serie, “potenza specifica stocazzo”.

Ma torniamo alla Clio Williams.

Quella che vedete nelle foto è una signora del 1995 (mio record personale, 1994), Clio Williams seconda serie tutta originale, così tanto originale che pare nuova a parte qualche piccola modifica atta a renderla perfetta. Alla modifica più evidente, quei giganteschi cerchi da 17″ (più grandi in foto che dal vivo), è stato aggiunto un impianto di scarico completo Gruppo N ed un volante a calice con relativo mozzo.

Niente di più, tutto il resto è originale ed è una vera bomba di anni ’90, nebbia compresa. Mentre la guido posso chiaramente sentire nelle mie orecchie Gam Gam di Mauro Pilato a tutto volume e ritrovarmi a girare sul calcinculo come i giovani d’oggi mannaggia cosa vi siete persi dentro gli schermi dei vostri telefonini.

I sedili (della Clio eh, non quelli del calcinculo) sembrano delle comode poltrone, larghi e squadrati, invece sono estremamente contenitivi e adatti all’utilizzo sportivo. Il volante, pur servoassistito è ESAGERATO. Prendete il volante con il servosterzo elettrico di una qualunque auto moderna. Fatto? Bene, cacciatelo nel bidone dell’umido. Questo è preciso e incredibilmente analogico fin dai primi gradi di rotazione e man mano che la velocità aumenta il feeling aumenta sempre più facendo diventare le punte dei vostri sudici polpastrelli il battistrada delle gomme. Il volante della Williams: una roba da fuori di testa, vi ritroverete a leccarlo, ve lo garantisco.

Ma, come giusto aspettarsi, è il motore ad essere il vero protagonista della faccenda. Prendete i motori di tutte le auto moderne in circolazione e mandateli affanculo. Questo quattro cilindri, dal minimo al massimo, vi parla, vi spinge, vi sussurra, vi strapazza come solo un VERO motore può e deve fare, tutto il resto è marketing e wwf (e non wlf). Il 4-in-linea della Williams tira dal minimo fino ai tremila giri in maniera quasi normale ma è superata questa soglia che bisogna tenere il buchino stretto: superati i 3000 infatti il motore esplode e si lancia verso il limitatore con una voglia ed una esuberanza che il moderno 1.6 Turbo dell’ultima RS la porta è quella.

E poi quanto è sfacciata la dicitura “F16 i.e.”, diobono che roba.

Lo dirò fino a stancarmi, un motore aspirato, oltre a concedervi regimi di rotazione da “adesso sbiello tutto”, tendenzialmente non metterà in crisi il telaio con grosse botte di coppia o esagerate reazioni. Con un motore aspirato, un telaio più semplice, più mobile e ben costruito può venire esaltato fino a far diventare una piccola e vecchia macchinina francese degna di entrare a gamba tesa nella storia dell’automobilismo mondiale. Come nel caso della RS182, ma forse di più, anche in questo caso voi stessi diventate il telaio. Ogni vostro neurone si collega in maniera invisibile ma tangibile con quella grossa scatola d’acciaio che vi comunica ogni singola azione-reazione della macchina. È una cosa che se non la si è mai provata non la si può capire, mi spiace.

Questo è un vero Ferro del dio supremo d’oriente (stickers in vendita qui -> https://rollingsteel.it/shop)

Ma la vera svolta è stata guidarla. Cristo che guidata. Nebbia e umido, freddo e bagnato. Rumore e scoppiettii. Freni che non frenano ed emozioni a tutto gas. Mi sembra di essere fatto come un brontosauro ma in realtà sto solamente guidando una macchina vecchia di 25 anni, blu e con i cerchi oro.

Il rumore del motore che attraverso quel tubo dritto che qualcuno chiama scarico sale di pari passo all’emozione è una cosa a cui non siamo più abituati. È veloce, cristo se è veloce. La si può guidare anche “passeggiando” sfruttando la corposità del 2 litri a bassi giri ma il vero gusto viene dopo. Se tra una curva e l’altra si riesce a farlo cantare urlare vi lancerà verso la curva successiva pericolosamente veloci, vi obbligherà ad attaccarvi ai freni a gesù e allora la dovrete buttare semplicemente dentro facendo affidamento su un volante che dovrei scrivere Volante e su un Telaio che non vi mollerà mai, basta solo SEMPRE tenere a mente di staccare a ruote dritte. È francese e come tutte le francesi ama i guard-rail e come tutte le francesi ha il retrotreno con la  brutta tendenza a volervi superare se non lo trattate con  il dovuto rispetto. Ma sarà rispettandolo e facendosi provocare che da quel culetto francese potrete ottenere sensazioni fuori dal tempo.

Bisognerebbe prenderne una, farla guidare a tutto il reparto Renault che ha partorito l’ultima RS e poi, una volta messi tutti in fila contro un muro, domandare loro: “ma i vostri genitori hanno anche figli normali?”. Rivogliamo le macchine con i passaruota larghi e con il cofano montato al contrario per meglio far bestemmiare i meccanici. Rivogliamo le macchine fatte per essere guidate prima che mostrate. Rivogliamo la passione. Siamo una generazione sfigata, nati troppo tardi per poter godere di tutto questo ma troppo presto per poter far finta che non sia mai esistito.

Questa è una vera macchina sportiva, non, ad esempio, la 595 Competizione che ho provato tre settimane fa. Con il confort e la comodità dei suoi passeggeri ci si spazza la bava agli angoli della bocca. Non c’è niente messo lì per “ehi guardatemi come sono sportiva brum brum”. Tutto quello che c’è, c’è per un motivo. Questa è una macchina per essere guidata e assaporata, leccata e guardata, toccata e accarezzata; Renault Clio Williams, di macchine così non ne fanno più.

E la tua macchina non se lo merita uno sticker GRANFERRO

E questi li hai letti?

2 comments

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Lorenzo 5 Novembre 2018 - 21:55

Commento test

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David Bacci 21 Aprile 2020 - 23:34

Complimenti per l’originale articolo sulla Renault Clio Williams !!!

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