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Il pulmino Volkswagen

by Il direttore

Le auto sono da sempre grandi protagoniste nel mondo del cinema. Ci sono film che hanno letteralmente celebrato questo o quel modello. Da Michael Knight con la sua Pontiac parlante alla clamorosa Eleanor di Fuori in 60 secondi. Poi in mezzo ci sono mille altri film che hanno fatto diventare le auto protagoniste dei veri oggetti di culto, basti pensare al casino che hanno fatto Fausto e Furio in combutta con Need for Speed underground. Insomma, il JDM ha almeno un paio di responsabili.

Alcuni di questi film sono famosissimi anche se, guardati con l’occhio un po’ critico, sono delle cagate pazzesche. La sceneggiatura del primo Fast and Furious era una copia in termini automobilistici del ben più pregiato “Pointbreak”, Giorni di Tuono era una replica, in pista piuttosto che in volo, di Top Gun. Vogliamo parlare di quella cagata con Stallone che fa il pilota di Indycar?

Nel caso ve ne foste dimenticata qualcuna vi aiutiamo noi:

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Ce ne è invece uno, che tutti si dimenticano ma che è invece una vera e propria perla, è uno dei film più simpatici, leggeri e piacevoli che abbia mai visto: Little Miss Sunshine. A far da sfondo alle avventure dei disastrati protagonisti c’è un bellissimo Volkswagen T2 giallo limone, con tutto il suo fascino e tutti i suoi problemi.

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Come nel film, anche nella realtà, questo furgone rappresenta ben di più di quel che è. Da semplice furgone compatto è diventato il simbolo di un’epoca, di una generazione, di uno stile di vita. Se fino a qualche decennio fa era simbolo degli Hippie, oggi è un vero oggetto da collezione che, comunque la si metta, rimanda immediatamente agli anni ’70, a Woodstock, alla California ed alle sue spiagge.

Poi ricorda anche altre abitudini più dubbie ma comunque simpatiche.

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Per l’occasione siamo stati contattati da Lorenzo, un giovane italiano fuggito (giustamente, mi verrebbe anche da dire) in Spagna, autore del blog classic grid e grande appassionato di auto d’epoca. Ecco quindi il racconto del suo John Lemon e della meraviglia che è viaggiare con lui.

Pronti? Via!

Luglio 1969:

Dopo più di 40 anni di lavoro nella Milano popolare ed una moltitudine di impieghi mio nonno decise di comprarsi la sua prima auto nuova: una Fiat 500 F, contro l’impressionante cifra di 434mila lire. 225 euro. Oggi ci comprate il portachiavi con la faccia di Lapo per quella cifra. Pero’ é zebrato.

Nello stesso momento un migliaio di km più a Nord veniva assemblato un Volkswagen T2a Westfalia, pronto per essere spedito in California. Nel ’70 andava in giro vestito cosi:

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Estate 2000.

Balzo in avanti di una trentina di anni e la vecchia cinquecento é il ferro che mi insegna a guidare. La doppietta questa sconosciuta. Dopo qualche centinaio di grattate ed aver lasciato un pezzo del cambio per terra facendo un otto sulla neve, il cinquino decide che sono pronto per l’esame della patente. Il parcheggio con la Punto Diesel della scuola guida mi sentivo pronto per farlo con un gran freno a mano.

Dall’altro lato dell’oceano qualcuno decide invece che il Volkswagen é stufo di sole, mare, spiaggia e tette e lo convince che sia una buona idea di trasferirsi nell’umida campagna Inglese tra Birmingham e Notthingham per fare un po’ di riabilitazione.

Io sarei rimasto la!

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Agosto 2016.

I due coetanei decidono di andare vivere insieme.

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Loro due non si sono incontrati su tinder e nemmeno su badoo, loro sono di un altra generazione. A farli incontrare ci ha pensato il sottoscritto, l’amico in comune, perché mi sembravano proprio una bella coppia. Altro che Alberto Castagna e il suo Stranamore.

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Il cinquino ormai é uno di noi, un membro della famiglia a tutti gli effetti. Per fortuna lui é sopravvissuto al macello che abbiamo fatto in Italia alla fine degli anni novanta con tutte le 500 in spedizione dallo sfascia carrozze e ho già dichiarato “questa la vendo solo se mi manca da mangiare”.  Inoltre, per colpa sua, ho sempre trovato un po’ noiosette tutte le macchine “moderne” mi sono ritrovato bloccato su mezzi che sono tutti più vecchi di me. La possibile sparizione della 100 ottani mi angoscia.

Il Volkswagen invece é stato adottato di recente, dopo la nascita di mio figlio é stato molto facile convincere mia moglie che ci serviva qualcosa di più grande per le vacanze. Potevo prendere una Prius o qualunque altra station wagon ma no, ho preferito qualcosa di più vivo.

L’ho trovato su ebay.co.uk, un sito caritatevole che permette a molti veicoli in cerca di adozione di trovare una nuova casa. John (il nome del mio pulmino) era a Nottingham, nelle mani di Simon. Un passato da sceriffo…ehm scusate, da noleggiatore di VW per le vacanze che ora preferisce dedicarsi ad arredarne gli interni, troppi sbattimenti a mantenere in strada dieci westfalia contemporaneamente.

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Il primo viaggio insieme é stato solo di 700km per rientrare sul continente, fino a casa nostra a Parigi. Per metà fu una passeggiata, poi una spia rossa sul cruscotto decise di accendersi. John che negli ultimi anni aveva fatto solo qualche giro di pochi km mi fece così capire che la sua dinamo ne aveva le palle piene. Comunque lui mi voleva già bene e aveva capito che almeno a casa ci dovevamo arrivare, e ci arrivammo alimentando la bobina solo di batteria. Thank you sir John Lemon, un vero signore!

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Insomma, come direbbe il buon Martellone:

Il mese dopo, conversione con un bell’alternatore e hop, pronti per ripartire. E siamo andati piuttosto lontani, un giretto da 4.000 km in un paio di mesi, circa 70km al giorno; meglio prendersela con calma, John é abituato ancora ai tempi in cui se la vagava sulla costa californiana. Ovviamente, con mezzi di una certa età, non sono sempre rose e fiori…John si è infatti dovuto far rifare il mento da un chirurgo di fiducia, lo sapevo che sotto quella faccia simpatica  si nascondeva qualcosa.

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A livello meccanico, mi dispiace deludervi, ma John è rimasto fedelissimo a se stesso. Avremmo potuto metterci il flat six di una Porsche 964 (250CV per spendere più di gomme che di benzina) ma no, abbiamo cercato di mantenerlo il più affidabile possibile. Il motore é il 1.6L con un po’ meno di cinquanta cavallucci stanchi per spingere i suoi mille e trecento kg. Non bisogna avere fretta: per ogni viaggio ci siamo dati una sola regola: mai più di 300km al giorno, per essere sicuri di godercela. John Lemon incluso, con un mezzo così l’importante è il viaggio, godersi il percorso assieme a lui.

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Non fate pero’ l’errore di sottovalutare l’impegno che dovete metterci al volante: John vi parlerà costantemente e vi terrà ben svegli per riuscire a farlo andare come si deve. Nei nostri 4mila km Parigi-Milano-Madrid abbiamo attraversato le Alpi, i Pirenei ed un bel po’ di montagne in Spagna (se solo avessi fatto più attenzione alla prof di geografia potrei dirvi i nomi). Quando si sale bisogna dargli i giri giusti, se no lui ti spiega che non gli va di salire ed i tornanti se non li pennelli ti ribalta il contenuto del frigo, uova incluse. Quando si scende devi per forza chiedere (tanto) aiuto al cambio: i quattro freni a tamburo fungono da ABS naturale, se riuscite a bloccare le ruote allora avete delle cosce degne del tour de France.

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Anche sul dritto e piatto é meglio stare attenti, la linea retta é un fattore “virtuale” le correzioni sul volante sono regolari ma dolci, si ha l’impressione di guidare un battello. Certo, forse dovrei rifare la convergenza, ma almeno cosi mi tiene occupato anche sul piattume.

L’ultima cosa da non dimenticarsi é che mentre guidate vi portate dietro anche la vostra casa: una Bialetti per la pausa del mattino, un pacco di Barilla per mezzogiorno ed un bel frigo carico di birrette per l’aperitivo e via i km passano senza sentirli.

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Non c’è molto altro da dire, con un ferro così, rallentando, si riesce ad assaporare un stile di vita, un modo di viaggiare oramai dimenticato. Con un mezzo così si ritorna ad avare rispetto per le componenti meccaniche che ci portano a spasso, ogni arrivo è un trionfo, ogni rottura, a meno di robe strane, è alla portata di tutti; un giorno volevamo mettergli fretta, eravamo dalle parti di Avignone, ma lui voleva restare li un po’ di più. Secondo alternatore in sei mesi!

Infine, cosa importante, si è belli, colorati e allegri; si torna a sorridere ed a far sorridere…all we need is love!

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E questi li hai letti?

1 comment

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isabella 22 Novembre 2016 - 15:00

oooh si

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