Il Progetto HARP, il cannone più potente del mondo

de Stefano Antonello

Signore e signori, ecco la storia del Project HARP (High Altidude Research Project), da non confondere con il progetto HAARP che riguardava lo studio delle comunicazioni radio militari in alta atmosfera (e anche certe teorie del complotto tra cui una che lega il progetto al terremoto dell’Emilia Romagna del 2012).

A metà degli anni ’50 l’ingegnere canadese Gerald Bull (specializzato in balistica, armi ad alta velocità e sistemi di propulsione) era a capo della sezione Aerospaziale del CARDE (il dipartimento della difesa canadese). All’epoca il signor Toro lavorava allo sviluppo di ICBM (missili balistici intercontinentali) e ABM (missili anti-balistici) e, studiando gli strati alti dell’atmosfera utilizzando un cannone da 76mm, gli venne l’idea di lanciare in orbita satelliti usando proprio un enorme obice, così da abbattere i costi e progredire più velocemente nella corsa aerospaziale.

Il Dottor Gerald Bull

Considerazione: All’epoca si conosceva molto poco degli strati alti dell’atmosfera e per poter sviluppare aerei o missili più performanti bisogna studiare in che condizioni avrebbero volato.

Il Dottor Bull, ispirato profondamente dai risultati balistici del cannone di Parigi della Grande Guerra (su Rollingsteel.it ne abbiamo parlato in precedenza QUI, articolo atomico) e dopo i promettenti esperimenti effettuati con il cannone da 76 mm del dipartimento a cui aveva assistito anche una delegazione della difesa americana, decise di mollare tutto e inseguire DI BRUTTO il suo sogno.

Mollò tutto, si dimise dal CARDE, fondò la Space Research Corporation e venne assunto come professore alla McGill University di Montreal.

Grazie ai suoi agganci politici e alla sua visione Bull fece leva sul risparmio economico per convincere i suoi finanziatori e siccome sappiamo per certo che far risparmiare verdoni ai contribuenti fa comodo tutti, non dovette attendere troppo prima di trovare dei fondi.

Il governo canadese per iniziare sganciò un assegno di 200.000 dollari promettendo che sarebbe diventato da 500.000 se gli esperimenti avessero portato buoni risultati. Ma ovviamente 200.000 dollari sono briciole, specialmente quando devi fare ricerche ed esperimenti in ambito spaziale. Grazie alle raccomandazioni del Tenente Generale dell’esercito degli Stati Uniti Arthur Trudeau, che aveva assistito ai test effettuati con il cannone al poligono del CARDE, il vecchio Bull fece Jackpot: infatti dallo zio Sam arrivò non solo un contratto di collaborazione reciproca tra Ministeri della difesa canadese e statunitense ma anche un finanziamento iniziale di altri 750.000 dollari, un sistema di tracciamento radar comprensivo di radar LOPAR e due cannoni navali da 16” (406 mm), gli stessi “Ferri da novanta” montati sulle torrette principali delle corazzate Classe IOWA (se vi siete persi l’articolo lo potete trovarlo QUI).

Il Progetto finale del cannone HARP

Nasce così nel marzo del 1962 il “Progetto HARP”: una ricerca dedicata allo sviluppo di tecnologie per effettuare misurazioni geodetiche e atmosferiche in orbita bassa e per lo studio dei veicoli da rientro, il cui obiettivo finale era di lanciare in orbita piccoli satelliti a basso costo.

A capo del progetto, Gerald Bull era affiancato dal dottore non che collega della McGill University Donald Mordell.

Le idee di Mordell erano chiare: per raggiungere quote più elevate il sito migliore per effettuare i test con il cannone da 406mm doveva trovarsi vicino all’equatore per consentire al proiettile di ottenere una velocità extra fornita dalla maggior velocità angolare, dovuta alla superiore distanza dal nucleo terrestre rispetto a luoghi più vicini ai poli (all’equatore pesiamo tutti un pochino meno, circa lo 0,003%). Inoltre il sito doveva essere vicino all’oceano in modo che i proiettili in rientro finissero in acqua senza creare danni o incidenti.

Quindi è fatta non ci rimane che rilassarci, fare le valige mettendoci dentro costume, infradito, occhiali da sole, crema solare e acquistare un bel biglietto per le Barbados. 

Barbados: proprio un brutto posto dove lavorare

– cartolina che Bull mandò a sua madre, sul retro pare ci fosse scritto “ciao qui è bello e ci si diverte” –

Grazie alla figura dell’Università e alle solite amicizie politiche di Gerald Bull, il Partito laburista (al tempo il partito di maggioranza) delle Barbados (che all’epoca facevano parte delle Indie Occidentali britanniche) promise al parlamento che la collaborazione avrebbe portato bei soldoni e un grosso know-how tecnologico, permettendo di sviluppare autonomamente un proprio programma spaziale (Spoiler: le Barbados non hanno mai avuto un programma spaziale), così il primo ministro Errol Barrow firmò l’accordo.

Fu stabilito che il poligono di tiro sarebbe sorto a Foul Bay, ancora oggi visibile a Sud Est della pista 27 dell’aeroporto internazionale Grantley Adams.

– lo dice pure Google Maps, HARP SUPERGUN –

L’installazione del cannone da 406 mm iniziò presso Foul Bay all’inizio dell’aprile 1962. Scavando alla base della scogliera corallina dell’isola venne costruito un bunker dove registrare i dati e azionare il cannone in sicurezza, su un piccolo altopiano davanti l’oceano venne gettata una postazione in cemento armato in modo che la canna del cannone potesse posizionarsi verticalmente. Sotto la supervisione del tenente colonnello John D. Page e grazie all’assistenza del Trasportation Corps dell’esercito americano e alla collaborazione dell’ARL (Laboratorio di ricerca dell’esercito americano) le due canne da 16 pollici fornite dall’U.S. Army furono trasportate sul sito con una nave da sbarco dell’esercito; Per l’operazione di sbarco e posizionamento vennero impiegati centinaia di barbadiani che, come fatto per il DORA in Germania qualche anno prima, costruirono sulla spiaggia una ferrovia temporanea di 2 miglia e mezzo per riuscire a trasportare il carico da 140 tonnellate dalla costa alla postazione di tiro. Alla fine del 1962, il cannone HARP da 16 pollici fu installato e tutti gli edifici annessi come officine, magazzini, radar e altre strutture minori erano quasi completi. Visto che tutto filava liscio, l’ufficio di ricerca dell’esercito americano aumentò il suo sostegno finanziario al progetto schiaffando sul tavolo altri 250.000 dollari all’anno.

L’arrivo del cannone

Il montaggio del cannone HARP

Tutti i proiettili/missili furono progettati e sviluppati per funzionare come dei sabot dall’Harry Diamond Laboratory (i laboratori di ricerca e sviluppo della difesa americana). Vennero chiamati Martlet (la merla… la moglie dell’altrettanto famoso Blackbird) in onore della McGill University che ha tre merle rosse sul suo stemma. Tutti i Martlet erano sotto calibrati e chiusi all’interno di gusci in legno che si aprivano una volta usciti dalla canna e ogni proietto aveva diverse caratteristiche i base agli esperimenti scientifici e test di volo che avrebbe dovuto effettuare. Generalmente trasportavano sensori per la registrazione dei dati atmosferici e antenne per fornire a terra la telemetria oppure filamenti metallici e fumogeni chimici. La struttura dei Martlet era studiata appositamente per garantirne il funzionamento dopo l’incredibile accelerazione iniziale di 25.000 g (VENTICINQUEMILA) e per evitare danni dovuti a quella spinta colossale tutti i circuiti elettronici erano immersi in una speciale resina epossidica. Interessante notare che buona parte di quell’incredibile forza di accelerazione era dovuta al peso estremamente contenuto dei Martlet che avevano un peso sull’ordine dei 2/300Kg contro i 1200 kg di un proiettile convenzionale.

Adesso inizia il pippone sui Martlet che erano molto più di un proiettile e qualcosina meno del SATURN V quindi se non vi va potete fare un balzo a quando si inizia a sparare.

A fine progetto nel 1966 vennero sviluppati un totale di 4 modelli di Martlet con diverse sotto-varianti vediamo quali furono:

  • Martlet 1 pesava 200kg, aveva un diametro di 170 mm e una lunghezza di 1,8 metri e studiato per la registrazione e la comunicazione dei dati telemetrici.
  • Martlet 2A, 2B e 2C come dimensioni erano molto simili al Martlet 1, erano dei proiettili di prova strutturati per funzionare come razzi. Oltre ai dati telemetrici erano in grado di registrare e trasmettere i dati atmosferici e dello spazio vicino. Mentre i modelli 2A e 2B avevano il serbatoio di prova per il propellente liquido in alluminio, sul tipo 2C fu utilizzato il più solido acciaio.
  • Martlet 2G e 2G-1 avevano un peso di 360kg e vennero testati solo come prototipi. Avevano tutti gli strumenti scientifici dei 2A, 2B e 2C ma il razzo era a stato solido e il 2G-1 era a doppio stadio. Sebbene fu testato solo per registrare i dati di volo non ebbe un’evoluzione per mancanza di fondi.

Prototipo di Martlet 2G 1:1

  • Martlet 3 fu il primo con propulsione a razzo a propellente liquido. Dai test effettuati funzionavano benissimo, ma la paura e il buon senso prevalsero e nessuno ebbe il coraggio di infilare un missile a propellente liquido dentro un cannone da 406mm e come direbbero i francesi jette-le dans le cul à la lune.
  • Martlet 3A fu il primo che prometteva di lanciare qualcosa nello spazio. Era un razzo in fibra di vetro a stato solido da 180mm, con capacità di carico di 40 libbre (27kg) e la possibilità di arrivare a 500km di altitudine (sulla carta) oltre ad avere una velocità limite di 1.200m/s. Ad ogni sparo la carica di propellente solido si deformava, facendo fallire ogni test di salire più in alto.
  • Martlet 3B era identico al 3A ma era costruito in acciaio così da poterlo sparare a 1.600m/s (5.767km/h) inoltre l’involucro del propellente solido venne riempito di liquido per tentare di ovviare al problema della deformazione dovuta allo sparo iniziale.
  • Martlet 3D rimase solo sulla carta ed era progettato come un razzo di prova suborbitale.
  • Martlet 3E fu progettato per essere sparato con un cannone da 7” 180mm ma è molto interessante perché venne creata una speciale grana del propellente solido simile a un foglio arrotolato suddiviso dallo stesso liquido utilizzato sui Martlet 3B.
  • Martlet 4: arrivati nel 1964 erano due prototipi a grandezza naturale di missili multistadio. Entrambi erano lunghi 8,5 metri e avevano un diametro di 410mm con un peso di 1.300Kg. Differivano l’uno dall’altro per il tipo di propellente adottato: uno liquido in grado di trasportare un carico di 200 libbre (90kg) e l’altro solido che poteva trasportare 50 libbre (22kg) di carico utile. Per la correzione dell’assetto in orbita e determinare con precisione il momento di accensione dei propulsori a gas freddo venne sviluppato un sistema con sensori infrarossi dell’orizzonte e sensori solari che dovevano comunicare i dati al modulo logico di bordo. Tutti i componenti vennero testati per resistere a 10.000 g di accelerazione.

I progetti dei vari Martlet

Qui si spara:

Il 20 Gennaio del 1963 il cannone da 16” modificato con la canna allungata di 8,90 metri sparò il primo colpo di prova con Martlet 1. Fu registrata una velocità alla volata di 1.000 m/s (3.600 km/h) che raggiunse in 145 secondi la quota di 26.000 metri per poi cadere un miglio a largo nell’oceano Fu anche il primo colpo di artiglieria dotato di telemetria a trasmissione radio che tracciò tutto il “volo”.

Il primo sparo del Cannone HARP da 16″

Ad Aprile con il secondo sparo/lancio la quota di tangenza salì a 92.000 metri.

A fine ’63 dopo aver sparato una ventina di Martlet 2 la quota media si era attestata sugli 80km. Grazie ai risultati scientifici ed economici ottenuti ogni sparo con il Cannone HARP costava tra i 2.500 e i 3.000 dollari a colpo, contro il milione e mezzo di dollari necessari per lanciare un missile (che all’epoca spesso esplodeva in rampa) e effettuare test molto simili. Sebbene il governo canadese iniziasse a opporsi al progetto (più per vedute politiche che scientifiche) i finanziamenti per il 1964 arrivarono solo verso la fine dell’anno ma furono di 1 milione e cento mila dollari e spicci. Una parte venne usata per allungare la canna di altri 10 calibri ossia 4 metri. Lo stesso anno venne costruito il poligono di Highwater Range vicino alla McGill University. Nonostante il cannone da 16” di Highwater potesse sparare solo orizzontalmente, venne costruito con lo scopo di sviluppare cariche e sabot sempre migliori, senza dover andare fino alle Barbados per fare due spari.

Due immagini di un’ordinaria giornata di lavoro al Project HARP

Nel 1965 la postazione di tiro venne modificata pesantemente, infatti arrivò un fratellone. La lunghezza del “nuovo” 406/50mm venne raddoppiata (per aumentare la velocità alla volata) saldando in testa una seconda canna. Per non farlo spezzare su sé stesso vennero aggiunti dei tiranti e un sistema per l’assorbimento del rinculo a recupero di gas. Ora misurava oltre 36 metri diventando il cannone d’artiglieria operativo più grande al mondo. Altra accortezza introdotta in quell’anno fu che prima di ogni sparo la volata della canna veniva chiusa da una copertura in materiale plastico (simile a quella dei moderni tubi lancia missili) e messa sotto vuoto per diminuire più possibile l’attrito dei proiettili e incrementarne ulteriormente la velocità.
Il ’65 fu capodanno tutto l’anno, spararono nella ionosfera più di cento Martlet ottenendo una montagna di dati sulla telemetria, l’atmosfera e il comportamento durante il rientro.

Il cannone HARP nella sua ultima evoluzione

Il Cannone HARP da 406mm dell’Highwater Range

Il 1966 fu l’anno in cui finanziariamente venne investito di più, arrivarono infatti quasi 3 milioni di dollari e il progetto HARP si ampliò con due nuovi cannoni da 406 mm lunghi 36 metri uguali a quello del poligono delle Barbados; uno installato in Quebec presso l’Highwater Range e uno presso il campo di prova dell’esercito americano a Yuma Proving Ground nel deserto dell’Arizona, che detiene tutt’ora il record mondiale di altitudine raggiunta con un proiettile sparato, 180.000 metri.

La terza replica del cannone da 16″ del poligono di Yuma

Nel 1967 a causa delle diverse vedute politiche sulla guerra in Vietnam tra il governo canadese e quello americano si concluse l’accordo tra dipartimenti della difesa e il progetto HARP venne definitivamente chiuso per mancanza di fondi. Gli americani continuarono per un altro anno i loro test in autonomia presso il sito di Yuma, ma, una volta conseguito il record di altitudine mollarono tutto a favore del programma missilistico della NASA.

Anche se non riuscirono mai a lanciare in orbita un satellite, durante il progetto HARP vennero sviluppate molte nuove tecnologie e registrati dati atmosferici molto velocemente e spendendo relativamente poco. Gerald Bull alla chiusura del progetto, anche se lavorava ancora per l’università, era amareggiato per non aver lanciato in orbita dei satelliti a basso costo ma non demorse e continuò ad inseguire la sua visione ad ogni costo e per tutta la vita. Nel 1977 alla ricerca di fondi per continuare il sogno, Bull finì 6 mesi al fresco con l’accusa di traffico internazionale d’armi per aver tentato di vendere 30.000 colpi di artiglieria da 155mm al Sudafrica. Nei primi anni ’80, pur di portare avanti il suo trip, Bull si mise in affari con un certo Saddam Hussein e mise in piedi il progetto Babilonia ma l’avventura finì definitivamente e tragicamente in Belgio nel marzo del 1990 quando venne ucciso dagli uomini del Mossad (si dice) ma, come ci piace dire, questa è un’altra storia.

Ad oggi i Cannoni delle Barbados del progetto HARP rimangono ad arrugginire, colossali monumenti di un’epoca in cui quando insorgevano dei problemi venivano presi a cannonate.

Le condizioni attuali del poligono delle Barbados

Articolo di Stefano Antonello, il supremo guardiano della Ferramenta. Cresciuto a pane e benzina rossa, malato terminale di qualsiasi “Ferro”

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1 commento

Franco 27 Gennaio 2022 - 17:57

Fantastico, avevo sentito la storia ma non conoscevo i dettagli perchè quello che avevo sentito era relativo alla parte irachena.

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