Vincere alla Dakar con una umile Renault 20

de Mattia Limonta

Nel 1979 nasce una delle gare più dure e folli del pianeta: la Parigi-Dakar. Una gara che si snoda tra Algeria, Niger, Mali e Senegal, tra dune, piste sterrate e insidie distruttive per uomini e mezzi.

La prima edizione, nata per volere di Thierry Sabine, vedeva al via molti equipaggi con mezzi e risorse improvvisate, nessuno sapeva veramente a cosa stesse andando incontro, a parte lo stesso Sabine. Alla partenza tra i 178 partecipanti si poteva vedere proprio di tutto: dalle Range Rover alle Lada Niva, dalle Fiat Campagnola alle Peugeot 504 station wagon. Tra le moto spunta un po’ di tutto, come tra i camion, ma l’occhio cade sicuramente su una piccola Renault 4 gialla, con lo scarico sul tetto e le sospensioni rialzate.

A guidarla sono i fratelli Claude e Bernard Marreau, Parigini, che portano in gara la piccola Renault 4 Sinpar 4×4 adattata nel loro garage per la temibile gara, che dovrà competere con fuoristrada di tutto rispetto e altri veicoli sicuramente più avantaggiati in condizioni di sterrato. La piccola R4 sale la rampa del traghetto che porterà tutti i partecipanti ad Algeri e tra il 30 e il 31 Dicembre 1978 il gruppone si trasferisce 1500 km più a sud, a Reggane, per la seconda tappa della gara e la prima nel deserto africano: la Reggane – In Salah da ben 270 km. All’alba del 1 Gennaio 1979 la gara entra nel vivo.

Tuttavia, contro ogni previsione, la piccola Renault 4 dei fratelli Marreau è incredibilmente competitiva, riesce a tenere il passo e scala la classifica fino ad arrivare nei primi dieci nella classifica assoluta. Il 6 Gennaio arriva la prima vittoria in prova per i due Marreau, nell’inferno tra Agadez e Niamey in Niger, che li porta sempre più su in classifica, sino a militare vicino alla “top five” assoluta. Alla fine arriveranno all’ambito traguardo, le leggendarie sponde del Lago Rosa a nord est di Dakar, in quinta posizione assoluta e in seconda tra le auto, battendo persino due equipaggi italiani che portavano in gara la leggendaria Fiat Campagnola. La fama dei due Fratelli Marreau inizia qui, con questo quinto posto assoluto con una umilissima Renault 4, podio che ripeteranno nell’edizione 1980, terminando in terza posizione dietro le Volkswagen Iltis di Kottulinsky e Zaniroli. (Usate poi per sviluppare la trazione integrale che Audi usò sulla Quattro e poi sui vari modelli della gamma, tra cui QUESTO provato da noi!)

Curiosità: la terza Volkswagen Iltis era portata in gara da un connazionale dei fratelli Marreau, il mitico Jean Ragnotti. Matto da legare.

Nel 1981 però, per combattere lo strapotere dei team ufficiali e dimostrare che la Dakar è ancora appannaggio di scalmanati che preparano le macchine in garage, i fratelli Marreau decidono di rompere il salvadanaio e portare in gara il ferro definitivo. Renault gli fornì la scocca nuda di una Renault 20, che fu ampiamente rinforzata e modificata per le sollecitazioni del deserto. Le sospensioni posteriori a balestra provenivano da un Renault Trafic, fu equipaggiata con un sistema di trazione integrale completo di derivazione Renault 18 4×4, le sospensioni furono rialzate e rinforzate e il motore scelto era il “A5L-807”, montato su Renault 18 Turbo e Fuego Turbo, completamente originale se non per l’aspirazione sigillata a prova di sabbia del deserto, accreditato di ben 130cv. Un progetto semplicemente folle.

Il primo anno però fu un disastro, dopo qualche vittoria in prova, la Renault 20 Turbo 4×4 finisce a ruote all’aria con i nostri eroi sono costretti al ritiro. Però la grinta non gli manca, vedere quelle Range Rover V8 vincere non ha fatto altro che accrescere in loro la voglia di vincere e di mostrare il loro valore.

Nel 1982 la griglia di partenza si arricchisce ulteriormente. Oltre agli ormai soliti specialisti tra auto, moto e camion, c’è quel mattacchione di Jacky Ickx al volante della leggendaria Mercedes Classe G con sponsor “Texaco”, di quella ho pure il modellino.

Foto via dakardantan.com

Venti estenuanti giorni nel deserto per i 384 partecipanti, circa 10.000 km comprensivi delle 17 prove speciali, per un totale di 5963 km di coltello fra i denti, astuzia e talento per il deserto. Una volta scesi dal traghetto ad Algeri, la vera Dakar poteva iniziare. A dare manforte ai due fratelli Marreau c’è anche l’equipaggio composto da Georges Vaills e da Jean-Marie Chanteux, che porta in gara una Renault 20 4×4 gemella di quella dei Marreau, preparata con il supporto di Renault Sport.

La gara entra subito nel vivo durante le prime due tappe, dove il vento e la polvere rendono la visibilità nulla. Moltissimi concorrenti si perdono quasi subito, approfitta del caos Guegàn che passa in testa alla classifica con la sua Mercedes Classe G. I fratelli Marreau arrancano ma tengono comunque il passo degli avversari. Nei successivi 1000 km di speciali però riescono a ingranare e a prendere la testa della classifica, in lotta con Jacky Ickx e la sua Mercedes. Arrivati a Timeaouine però, al confine con il Mali, è di nuovo Ickx a guidare la classifica delle auto, dopo esattamente 2000 km di prove speciali.

foto via dakardantan.com

La strada che porta a Dakar è ancora terribilmente lunga, ma negli oltre 1300 km delle speciali 6 e 7 i Fratelli Marreau lottano senza esclusione di colpi, contenendo gli attacchi di Ickx nonostante la vittoria del Belga nella settima tappa tra Gao e Mopti, dimostrando la loro abilità nella navigazione e nel gioco di squadra. I due mattacchioni infatti non avevano il ferro giusto per vincere le speciali in velocità, ma si avantaggiavano degli errori di navigazione degli altri equipaggi per recuperare tempo e passare in testa, accumulando vantaggio.

Nelle speciali 9 e 10 vince Ickx ma i Marreau non mollano la leadership grazie al vantaggio accumulato nelle tappe precedenti. La leggenda Belga, vincitore di otto GP di Formula 1 e di ben sei 24h di Le Mans, si rivela velocissimo nelle speciali, ma molto poco esperto di navigazione nel deserto e accumula parecchi ritardi, quindi milita appena poco lontano dal podio nonostante abbia vinto molte tappe. L’avversario principale dei fratelli Marreu è in realtà il temibile Jean-Claude Bravoine, veterano della Dakar, in gara con una Lada Niva.

Foto via drive2.com

La speranza per lui arriva nel corso della dodicesima tappa, quando dopo oltre 1000 km di speciali, sorpassa la Renault 20 dei Marreau che arranca e va molto piano. All’arrivo Claude Marreau esce e sbotta: “Non abbiamo pressione olio da 60km, probabilmente la pompa dell’olio è danneggiata”. Sembra la fine, sicuramente i danni interni al motore sono gravi, probabilmente la gara dei Marreau finisce qui.

E invece no.

I due si mettono al lavoro, insieme a Georges Vaills e al suo copilota, in gara con la seconda Renault 20. Presto attorno alla macchina dei Marreau si ritrovano decine di persone, tra meccanici locali con scatole piene di ricambi Renault di ogni tipo e componenti di altri team, che per solidarietà danno una mano. Giù il motore, sbudellato completamente su un cartone in mezzo alla sabbia del parco assistenza, Claude e Bernard si danno da fare per tutta la notte, alternandosi qualche mezz’ora di sonno in un sacco a pelo di fianco alla macchina. La mattina successiva, al sorgere del sole, i due stanno finendo le ultime rifiniture. Sono riusciti a revisionare il motore e a riparare la pompa dell’olio mettendo insieme pezzi di varie Renault diverse e cannibalizzando quanto possibile dalla Renault 20 di Vaills.

Quando gli organizzatori li vedono arrivare puntuali al controllo orario, pensano quasi ad una allucinazione.

Da qui in poi per i Marreau è una gara di amministrazione, se non è riuscito a fermarli nemmeno un motore semi-fuso, nulla altro potrà. Dopo altri 1500 km, la Renault gialla e nera punta in direzione Lago Rosa con la vittoria fermamente in tasca. All’arrivo vengono accolti da una folla immensa, sono loro i vincitori morali della Parigi-Dakar, nonché della tanto ambita classifica riservata alle automobili, davanti a Briavoine e Jean Pierre Jaussaud su Mercedes.

Nonostante le tante vittorie in prova, Jacky Ickx termina quinto. Nella categoria moto è di nuovo Cyril Neveu a dominare, confermandosi il re assoluto della Parigi-Dakar.

Così termina la mega storia dei fratelli Marreau, che da un garage della periferia di Parigi hanno conquistato la Parigi-Dakar contro ogni pronostico, battendo mezzi e piloti di calibro ben superiore e dimostrando che alla fine, con una sana dose di pazzia e una passione sfrenata, tutto è possibile. I due continueranno a gareggiare fino al 1992 sempre con mezzi di derivazione Renault e ora si godono la pensione sempre con la chiave inglese in mano. Miti assoluti!

Non ne avete abbastanza di storie di Dakar? Beccatevi sta mega bomba!

Con una Ferrari F40 (o quasi) alla Parigi-Dakar

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2 commenti

Alessandro 9 Gennaio 2023 - 17:50

Mitici fratelli Marreau! Quanta nostalgia. Sono abbastanza “poco millennial” da ricordare le cronache, le auto (l’incredibile varietà di mezzi!) e le moto di quelle fantastiche e pionieristiche Parigi-Dakar concepite dalla mente “malata” di Thierry Sabine. Grazie davvero per questo bell’articolo su un’epoca affascinante ed eroica del motorsport.

Aggiungo che il debutto di Jacky Ickx avvenne già nel 1981 al volante di una Citroën CX 2400 GTI. Curiosità: il suo navigatore era -e rimase anche successivamente- l’amico attore francese Claude Brasseur. Qualche anno più tardi (1988, 1989) anche il recentemente scomparso ex ferrarista Patrick Tambay si distinse per varie vittorie di tappa al volante della gialla Range Rover. Pur velocissimo, a differenza di Ickx (Mercedes 280 G, 1983), Tambay non riuscì mai ad agguantare la vittoria finale.
Nel giro di pochi anni la Parigi-Dakar divenne una competizione seguita e prestigiosa. Nelle auto si sfidavano specialisti dei rally-raid come René Metge (vincitore con Range Rover, Porsche 911 e la mitica 959), piloti provenienti dalla pista e rallisti come Ari Vatanen e Juha Kankkunen. Potrebbe meritare un articolo anche la storia della Dakar 1989 decisa da Jean Todt col famigerato lancio della monetina. Certo, non erano più le Dakar dei pionieri, ormai svettavano le bellissime Peugeot 405 Turbo 16 ufficiali di Vatanen e dell’inossidabile Ickx. Su Rollingsteel c’è poi già un bellissimo articolo sul mostruoso “camion” DAF Turbotwin di De Rooy (“Daf Tweekoppige Monster, il mostro a due teste”, andatevelo a leggere se l’avete perso!) altro protagonista di quell’epoca.
E in seguito ci sono state le vittorie in auto degli ex motociclisti Hubert Auriol e Stéphane Peterhansel (primatista assoluto, tutt’ora in attività), del buggy di Jean-Louis Schlesser (pilota assai eclettico benché ricordato da tutti per l’incidente che ha “regalato” a Berger e Alboreto la doppietta ferrarista a Monza 1988, prima gara dopo la scomparsa del Drake), della tedesca Jutta Kleinschmidt, dell’ex vincitore di Coppa del Mondo di sci Luc Alphand, di Carlos Sainz a 58 anni… ma nel tempo è diventata un’altra corsa -e non solo geograficamente- rispetto alla Parigi-Dakar dell’era Sabine.

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Alessandro 9 Gennaio 2023 - 18:02

P.S. A proposito di Dakar… grazie (in ritardo) a Mattia Limonta anche per il notevole “Con una Ferrari F40 (o quasi) alla Parigi-Dakar” linkato nell’articolo qui sopra: ne consiglio a tutti la lettura! Era sempre il 1989 della monetina di Todt… ma la Dakar è stata anche questo.

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