Home Storie Due ruote muovono l’anima, parola di Lello

Due ruote muovono l’anima, parola di Lello

by Il direttore

Quando è stata l’ultima volta che avete fatto una pazzia? Parlo di pazzie vere eh, non di quella volta che vi siete sentiti pazzerelli perchè avete cancellato uno che vi sta sulle balle su facebook scrivendo “oggi faccio pulizia contatti!”.

Intendo dire una di quelle cose che la gente vi guarda come se foste degli alieni. Una di quelle cose che si fanno guidati dalla passione più estrema, passione che solo chi è appassionato di motori forse può capire. Passione così sfrenata che – spesso – dagli altri viene semplicemente sminuita come pazzia.

Oggi vogliamo dedicare uno spazio alla follia anzi no scusate, alla passione, di un amico. Oggi vi presentiamo Henry Favre, conosciuto dal popolo del web sopratutto per le sue avventure al limite della sanità mentale, come quella volta che è andato da Aosta a Capo Nord in Ape.

Sì un Ape, quella con tre ruote e motore a 2 tempi. Non ci credete? tiè:

Dopo questa avventura Henry ha pensato che se è vero che quattro ruote muovono il corpo e tre ne muovono un po’ di meno, due – invece – muovono l’anima. Ha quindi preso il suo vecchio e caro Piaggio Ciao (si, quello a pedali) e ci ha circumnavigato l’Italia. Da Nord a Sud, isole comprese e ritorno: parliamo di quasi 6000km. Seimila kilometri su un Ciao.

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Ecco quindi che abbiamo deciso di ospitare qui su Rollingsteel.it il caro Henry che per l’occasione ha deciso di raccontarci di Lello, il nome con cui chiama affettuosamente il suo piccolo ciclomotore a pedali.

Vediamo la sua storia sicuri che, alla fine, il vostro concetto di follia verrà un pelo ridimensionato.

Parola a Henry

Ricordo che la prima volta che quel coso nel telaio diede i primi battiti, dopo 20 anni di inattività, arrivavo con la testa al manubrio. Quel pomeriggio era tutto soleggiato, faceva caldo e io volevo fare il figo davanti agli amichetti di quartiere, intenti a sbucciarsi le ginocchia con lo skate che regalava la Coca-Cola.

Chiaramente papà non c’era. Mamma non sapeva nemmeno che papà avesse un Ciao. Io ero solo.

Ci radunammo di fronte a sto coso con le ruote e i pedali. La situazione era tipo quella con i pensionati e i cantieri: cinque reduci dalla cresima da due giorni, cinque intorno a sto coso.

Non sapevamo nemmeno come si svitasse una vite. I fratelli maggiori fecero il possibile e il vecchio Ciao di papà, dalla molta ruggine e dalle gomme bucate, nonostante tutto ripartì.

Si apre il garage. Esco.

Rientro a prendere il casco, la vicina mi insulta.

Apro tutta l’ignoranza che il dell’orto 12/10 possa offrire. La manetta del gas fece sedici giri su se stessa prima di aprire.

Tutta la ruggine del serbatoio venne brutalmente risucchiata e dalla piccola marmitta uscirono raudi e piccoli mondi sconosciuti.

Era vivo! Forse troppo infatti dal rumore che faceva tutto il villaggio si affacciò alla finestra. La leggenda vuole che addirittura i bambini rinunciarono alla puntata in cui beepbeep veniva acchiappato dal coyote, pur di guardarmi scorrazzare in cortile col vecchio piaggio a pedali.

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Rientrarono tutti non appena il mio pomeriggio di svago si concluse con uno schianto contro la fotocellula del cancello. Non pensavo avesse i freni invertiti, d’altronde ero uno che guidava solo la bici dei punti della esso. Ripeto, non lo sapevo.

Come conseguenza ne presi veramente tante, ma so che, in fondo, papà apprezzò tutto; cicatrici comprese.

Poi, finalmente, arrivò l’ora del patentino.

Tutti, quando arrivavo a scuola (3° media) mi deridevano per il veicolo obsoleto. Passarono i pomeriggi e finalmente riuscivo ad impennare. Avrebbero riso ancora per poco.

due-ruote-anima-lello

Era infatti ufficialmente arrivato il momento di beccarsi tutte le attenzioni che si beccava il proprietario dell’ape tamarra dalle 7.45 alle 8.

Tutto il gruppo dei mangiatori di goleador si riuniva intorno al ciao.

Ridevano, guardavano, invidiavano il portapacchi (con lo Zip non sapevi dove mettere la cartellina per tecnica).

Finisce la scuola, passano gli anni e dopo 2853km sono a casa, dopo esser stato a Barcellona.

Puntine e condensatori cambiati più delle mutande. Un viaggio fighissimo che mi ha fatto capire di dover continuare a girare in Ciao, a beccarmi i moscerini in faccia e pedalare in salita.

Ero felice cosi.

Un giorno, dopo una nuova pazzia fino a Capo Nord in Ape, decisi di ripartire con il coso..ehm scusate, il Ciao.

Facevo la cacca e pensavo di far il giro d’Italia.

L’ho fatto davvero. Sia la cacca che il giro.

60000000 metri di viaggio, 58 giorni e tanta strada ai 40 all’ora (vento a favore).

Dal Monte Bianco, all’estrema Sicilia.. Passando per la Sardegna, dimenticando l’Umbria, ma confermando che il Molise esiste davvero.

Un viaggio particolare, che mi ha permesso di insaccarmi le costole a furia di schivate di tombini non andate a buon fine.

Bello, lungo e interessante. Niente autostrade, niente velocità, niente di confortevole. Una tenda e un sacco a pelo che in 58 giorni di viaggio non è mai stato piegato correttamente nella sua custodia .

Viaggiare lenti ti permette di assaporare tutto, dai panorami alle pendenze delle salite, fino ad arrivare ad acchiappare tutte le briciole che scendono dai balconi dai borghi di paese..

Troppo facile prendere un motore da 40000 euro e andare in giro.

Viaggiate, non spostatevi e basta!!

Ora Lello (mi sono dimenticato di dirvi che si chiama cosi) riposa per poi finire in un salone espositivo.

Qui una piccola gallery dedicata a lui, il mio piccolo grande compagno di viaggi.

E poi?

Beh… Si rifà il pieno e si parte.

Dove? Non si sa ancora, l’importante è andare!

Mamma stai tranquilla, mezz’ora e arrivo a casa e ti spiego tutto! PS: papà ha preso il pane

E questi li hai letti?

1 comment

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luca 26 Ottobre 2016 - 16:15

Questi hanno fatto Galliera Mosca in Ciao
https://www.facebook.com/GallieraMoscaconilCiao/?pnref=story
e nel 2016 sono andati fino a Marrakech
CIAOOOOOONNEEEEEEEEEEEEEEE

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