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Cartoline da SPA-Francorchamps

by Il direttore

Il nostro inviato dal mondo delle gare di auto storiche Armando Musotto (qui lo potrete seguire sul suo VM18 Instagram) è andato a farsi un giro sul sacro asfalto di SPA-Francorchamps per assistere alla SPA Classic e raccontarcela con le sue fotografie da fuori di testa!

Un evento leggendario, pieno di ferri mostruosi e di bagarre senza esclusione di colpi, lasciamo quindi al giovane Siculo il racconto di quella roba da pazzi che è la SPA Classic che in italiano potrebbe venir tradotta in “ciao povery, noi andiamo a fare sportellate con dei ferri che voi non potete permettervi nemmeno su Forza Motorsport”.

La SPA Classic vista da me. 

(di Armando Musotto)

Sono sempre stato affascinato dalle forme e penso che l’automobile sia il trionfo delle stesse, per questo ho cominciato ad amarle come soggetto delle mie foto e dei miei racconti e ho cominciato a rendere esse parte della mia vita che a me piace vivere tra la benzina e la gomma bruciata.


Sono sempre stato un amante del vintage motorsport e sono un grande estimatore della Golden Era, quella dove dovevi avere le palle grandi quanto una casa. Ecco allora che dopo diversi momenti di titubanza, ho messo in piedi un’organizzazione che Filini spostati e, fra posti orribili in cui  dormire e voli a bassissimo costo, decido di andare a vedere un evento speciale e spettacolare: Spa Classic.

Ebbene, parto alla volta della terra delle patatine fritte e delle birre buone, ma veramente buone. Arrivo in Belgio, insieme a due compagni d’avventura magnifici, Alessandro e Andrea, anche loro fotografi e anche loro appassionati fino alla fine del mondo.

Raggiungiamo Spa, in una giornata particolarmente calda, quasi estiva. Subito, mettendo piede in quella pista storica, rimango folgorato dal dislivello allucinante dell’Eau Rouge e dalle tette delle cameriere che puntualmente ti deliziano con litri di birra gelata. E’ il paradiso.

L’Eau rouge è una curva da affrontare a minchia dura, non c’è spazio per i senza palle a Spa. Come non c’è spazio per chi ha fame oltre le 10 di sera e per chi non parla un perfetto fiammingo, ma siamo italiani e il nostro richiamo disperato echeggia anche in una landa così verde e oscura. Quando la speranza sembrava persa, indovinate un pò… abbiamo la fortuna di trovare un pizzaiolo pugliese che ci rimpinza di margherite per 3 giorni. Evviva la stitichezza!

Cosa hai mangiato di buono in Belgio mi chiedono gli amici? Pizza e patatine! Tipico!

Ma torniamo a noi:
Spa è meravigliosa. In questo tempio della velocità aleggia un aria speciale. Appena metti piede in pista la senti ed è una atmosfera diversa da quella degli autodromi nostrani. Senti l’amicizia, la condivisione e la passione, quella che potrebbero insegnare tranquillamente a noi italiani.

Anche per un evento storico come Spa Classic, infatti, il circuito era strapieno di gente: bambini, adulti, anziani, gente di tutti i tipi che infestava letteralmente la pista e tutte le tribune. Un evento così, in Italia, durerebbe pochi anni per via del poco afflusso e mi rispondo da solo quando mi chiedo “Perché questo non avviene in una terra come la nostra?”.

Qui in Italia è nato il motorsport, ma di appassionati veri neanche l’ombra. Escono soltanto per la Formula 1.

Le tribune piene confermano che Spa classic è un evento meraviglioso. Un tripudio alla pura passione per il motorsport e per la Golden Era. Le auto e piloti combattono per la prima posizione, così come si faceva una volta, a denti (e culo) stretti e pugno chiuso contro tutti e vederli mi fa sentire una strana protuberanza tra le mutande che in questi giorni, tendeva a spuntare solo per le cameriere. Qui, I piloti non hanno paura di rovinare il paraurti di una 250 GTO o di una 962, qui i piloti sono piloti e hanno voglia di correre, di dimostrare che la passione esiste ancora ed è una cosa estremamente umana, che deve esplodere in qualche modo.

Vedo esemplari di auto che non potrei permettermi neanche scherzando affrontare l’Eau Rouge a palla, quasi come io affronto le curve su Forza Motorsport…che palle d’acciaio che hanno questi.

E’ una ventata d’aria fresca, poi, vederli uscire con le loro tute vissute, quasi trasandati, con i caschi logori e le rughe sul viso e le ferite nelle mani, causate dalla difficoltà di guida, perché non stiamo parlando di automobili semplici. Non stiamo parlando di automobiline tutta elettronica zero sapore, ma di mezzi dove per mettere la terza o girare il volante in piena devi farti un anno in palestra. Roba da matti.

Forse la passione rende giovani? Probabilmente perché vedere uscire da una XJR15 un tipetto middle age mi ha fatto sentire veramente giovane e con tutte le possibilità di questo mondo.

Ormai ho sostituito l’acqua con la birra e me la porto in giro, non smetto di bere e di scattare. Ho già mandato a fare in culo la dieta di un anno e il mi scorre birra nelle vene. A Spa l’allenamento è fondamentale, pena trovarsi immersi nel sudore, quello che hai nella schiena dopo esserti fatto due volte il circuito a piedi. Non è tanto la lunghezza… Ma il dislivello, ad ucciderti.
Pero la cosa bella è che, anche se è faticoso, i fan sono li e pregano che quella bandiera verde sventoli subito per sentire i motori rombare. La passione è qualcosa di innato, che non puoi fermare. E sento il tuono delle Gruppo C, la dolcezza delle formula 2000 e la rabbia del 2LitreCup, di gente che se le da senza esclusione di colpi, neanche fossimo al calcio storico.

E cerco di portare qualcosa a casa, di collegare il mio occhio all’emozione intensa che sto vivendo nel vedere auto battagliare per la prima posizione. E’ qualcosa di incredibile, qui non si passeggia, ci si spacca i denti fino alla bandiera a scacchi. E dopo 3 giorni di pura adrenalina e di birra a fiumi, sono arrivato alla conclusione che un giro a Spa a palla è meglio di trombarsi una modella francese MA come tutte le trombate migliori, purtroppo prima o poi finiscono.

E quindi mi ritrovo a ritornare in Italia, conscio di aver vissuto una delle esperienze più significative e travolgenti della mia vita e conscio del fatto che, fuori dall’Italia, il motorsport sa di malto, sudore e benzina, non necessariamente in questo ordine e che, probabilmente, vissuto senza la superiorità tipicamente italiana, sarebbe tutto più bello da vivere.
Perché la passione, cosi come il Motorsport, è di tutti. Nessuno escluso.
E vi invito, il prossimo anno a prenotare e ad andare. Gusterete il Motorsport, quello vero ma, mi raccomando imparate il francese altrimenti col cazzo che vi servono da mangiare.

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