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Apache – Pioggia di fuoco: over the Top Gun

de La redazione

Dovete capire che ho consumato tutte le mie possibili pulsioni guerrafondaie in tenera età, da bambino credo di aver combattuto qualcosa come dieci o dodici guerre termonucleari globali nella cameretta di casa mia giocando con i G.I.Joe. L’aver ricevuto in regalo un Amiga 500 poi, in qualche modo ha contribuito.

Ad esempio uno dei miei videogiochi preferiti al tempo era “Desert Strike”, un dettagliatissimo (per il tempo) gioco della Electronic Arts (ne parliamo un pochino QUI) in cui dovevi pilotare un elicottero Apache in piena guerra del golfo, tra soldati americani da salvare e basi di Saddam da far saltare in aria a colpi di Hellfire. Una meraviglia di pixel a ben pensarci, ultra reazionaria ma incredibilmente spassosa per un bambino di circa nove anni che non si sarebbe perso una replicata televisiva di “Apache – Pioggia di fuoco”, nemmeno se Saddam Hussein ci avesse dichiarato guerra per davvero.

Con questo Skynet Saddam lo teniamo per le palle (quasi-cit.)

Quindi se da un lato grazie all’immaginario ho dato fondo ad ogni mio istinto bellico, gli effetti collaterali a lungo termine sono stati svariati. Ad esempio ancora oggi quando vedo un Boeing AH-64 Apache mi sento a casa mia, avevo tentato anche di costruirne uno con le uscite in edicola di “Aerei da combattimento” (unica mia disastrosa esperienza con il mondo del modellismo), ma non potevo resistere, quell’elicottero da combattimento con il nome della mia tribù indiana preferita era irresistibile.

L’altro effetto collaterale più o meno grave (lascio a voi e al mio analista giudicare) è stata la mia totale assuefazione ai film con Nicolas Cage, ben prima che concetti come “meme su Internet” diventassero di uso comune. Si perché questo film mette insieme due delle mie più grandi e inspiegabili fascinazioni, gli elicotteri modello Apache e il nipote di Francis Ford Coppola e Talia Shire.

-Soldato Nicolas “Il più grande” Cage a rapporto-

“Fire Birds” titolo originale e ben più equivoco dell’Italico e molto più cazzuto “Apache – Pioggia di fuoco”, è la seconda regia cinematografica per il regista britannico David Green, uno con un lungo curriculum composto da serie televisive di cui non faccio nemmeno finta di aver mai sentito parlare, che approdò a questo film dopo aver diretto “il maledetto” (meglio noto come Phil Collins) in “Buster” (1988). D’altra parte, dopo aver esordito dirigendo il cantante sbagliato dei Genesis in un film di rapine, il resto della carriera può essere tutto in discesa no? Ecco non proprio.

Lo diciamo subito? Si dai, anche perché è la caratteristica di questo film che colpisce immediatamente. Inutile ignorare il debito che “Apache – Pioggia di fuoco” paga nei confronti di Top Gun, si potrebbe tranquillamente riassumere dicendo che tutto il film non è altro che un Top Gun con gli elicotteri Apache al posto degli F-14. Anzi per onestà intellettuale, bisognerebbe dire che è una variante del film: non brutta, diciamo solo con meno disponibilità economica, ecco. Insomma ci sto girando attorno, il film è ben poca cosa (forse anche meno), ma a livello di mito diventa difficile trovare in circolazione uno (s)cult più grosso di “Apache – Pioggia di fuoco”. Lo ammetto candidamente, sarà bruttino quanto volete, ma io a trent’anni dalla sua uscita ancora rido, mi esalto ed esulto ad ogni trovata (anche la più scema) di questo film.

-Bambini, la droga fa male, ma un Boeing AH-64 Apache molto di più-

Scritto da una banda di gatti senza collare (i tre sceneggiatori sono Paul F. Edwards, Nick Thiel, David Taylor e questo forse spiega perché in 87 minuti succedono 87 eventi chiave) e diretto dal citato David Green, il film prodotto dalla Nova International Films era un becero tentativo di cavalcare il momento storico sfruttando l’onda lunga, se non lunghissima, del successo di “Top Gun” diretto da quello bravo e giusto di casa Scott, il grande Tony.

Se dirigere un bravo ma controverso batterista inglese che mannaggia a lui non ha cambiato il nome al gruppo poteva essere un’impresa, che espressione utilizziamo per set in cui sono liberi di aggirarsi come predatori nel loro ambiente naturale due soggettoni come Nicolas Cage, fresco della sua prova appena appena sopra le righe in “Stress da vampiro” (1989) e prossimo ad andare ancora oltre con indosso la giacca di pelle di serpente di “Cuore Selvaggio” (1990), affiancato da quella pazzerella di Sean Young, che sarà anche entrata nella storia del cinema per il suo ruolo in “Blade Runner” (1982), ma da allora è il terrore di tutti i registi, per via di un caratterino che levati, ma levati proprio.

“Ti va del Sushi stasera?”, “No per carità, Harrison Ford mi ha fatto una testa così con il pesce freddo”

Normale che per moderare due così, il film si giochi la carta (cinque stelle extra lusso) di un veterano come Tommy Lee Jones, tangenzialmente uno dei miei preferiti da sempre. Mi rendo conto che questo film può aver influenzato anche questo aspetto della mia vita di spettatore.

Il film sarà anche uscito nel 1990, ovvero all’inizio di un nuovo decennio, ma a guardarlo sembra davvero la somma cinematografica di quello precedente, si respira ancora nella trama l’odore della guerra ai cartelli iniziata dai drogatissimi anni ’80 della Reaganomics, infatti “Apache – Pioggia di fuoco” inizia con un messaggio del presidente Bush (padre), con uno spiegone sui cartelli della droga sudamericani cattivi che riforniscono le narici degli Yuppie buoni di Wall Street e per distrarci da questo inizio in grado di dare una gomitata in bocca al vostro concetto di etica, prosegue con tramonti, tanti tramonti su cui far librare in aria degli AH-64, pronti per invadere i nostri salotti durante uno dei numerosi passaggi televisivi del fiml, di norma su Italia 1.

-Il romanticismo nell’era della guerra alla droga-

La DEA sta combattendo una guerra con le mani legate e la sta perdendo, per parafrasare uno dei dialoghi del film (lo so a memoria vi avviso), inutile porsi troppe domande, il cartello è talmente potente da poter disporre di elicotteri che nel film chiamano “Scorpion” (interpretati da dei McDonnell-Douglas MD-500 Defender) ma anche una flotta di aerei da combattimento, tra cui Saab J-35 Draken come se piovesse, come se non costassero centinaia di migliaia di dollaroni l’uno, tanto pagano gli Yuppie buoni di Wall Street.

– i draken del film erano modelli radiocomandati, tipo QUESTO

In “Apache – Pioggia di fuoco” i cattivi sono questi, quelli che vendono la droga ai bambini e proprio come in “Top Gun” sono rappresentati come piloti senza volto, coperti dai caschi e dai respiratori, comodi avversari “punta-e-clicca” da fare fuori senza rimorso, anche perché il film è molto più interessato a seguire le vicende dei piloti, uno in particolare, non potete mancarlo perché è fatto a forma di Nicolas Cage.

-Ci sono quelli grandi, ci son quelli grandissimi e poi c’è Nicola Gabbia-

Jake Preston è il migliore dei migliori migliorissimi e se per caso vi dovessero venire dei dubbi in merito, sappiate che sarà lui a ricordarvelo. Ovviamente quando esordisce ha già passato la teoria (quella è roba per pivelli), ora dovrà solo superare il corso di volo pratico presieduto dal veterano Brad Little (il volto cartografato di Tommy Lee Jones) che non perde tempo a descrivere le proprietà di combattimento del modello Boeing AH-64, lo fa così bene che da spettatori viene voglia di essere d’accordo con Jake quando dice: «Se avessi una quarantina di milioni di dollari ne comprerei uno perché me lo sta vendendo molto bene».

Preparatevi, dialoghi LEGGENDARI

Considerando le spese folli che ha fatto Nicola Gabbia in vita sua e il fatto che lavora come un matto ancora oggi per pagare ancora tutti i debiti, secondo me nel giardino di casa ha anche un Apache.

I piloti che usciranno da questo corso, saranno gli eroi nella guerra aerea contro i cartelli della droga, addestrati e preparati ad utilizzare i loro Apache come un’estensione di loro stessi, un’arma letale armata di missili e mitragliatore per vincere la guerra alla droga, insomma il solito modo Yankee di sparare alle mosche con un cannone Boeing AH-64.

-Nessuno appassionato di modellismo è mai stato cazzuto come Tommy Lee Jones-

Ma David Green è molto interessato a scavare nei suoi personaggi, ad esempio Tommy Lee Jones ci viene descritto come il vecchio veterano, anche se ad inizio film lo vediamo spegnere 40 candeline sulla torta preparata da sua moglie, interpretata dalla solita bionda e mitica Mary Ellen Trainor (ennesima dimostrazione che questo è un film degli anni ’80 solo fuori tempo massimo). Certo il fatto che Tommy Lee Jones a 40 anni ne dimostrasse già 160 non aiuta, ma la parte migliore il vecchio Jones la riserva durante le sue lezioni, quando utilizza modellini simili a quelli che cercavo di costruire io con le uscite settimanali, per spiegare l’attacco aria-aria, oppure a tentare di far entrare in testa ai cadetti che «Chi vede per primo ha già vinto, chi viene visto per primo è già morto!». Capito no? L’importanza cinematografica dello sguardo… l’occhio della madre! (cit.).

Peeping Tom Nick

Non bisogna dimenticare che questo film resta essenzialmente un “Top Gun” con mezzi differenti, quindi la struttura del film di Tony Scott va replicata il più possibile, Nicolas Cage sfoggia costantemente i Ray-Ban, come del resto tutto il cast del film, mentre Sean Young è la Kelly McGillis di turno, perché se Tony Scott aveva una donna con nome da uomo (Charlotte “Charlie” Blackwood) in un film tutto al maschile, qui David Green può contare su una pilota donna di nome Billy Lee Guthrie, nome da uomo (o da succo di frutta tipico degli anni ’80, tanto per restare in tema) e cognome scelto dalla stessa attrice, infatti il cognome da nubile della madre di Sean Young era proprio Lee Guthrie (storia vera).

Se Tony Scott aveva un’oliata partita di Beach Volley (omoerotica nella forma), David Green risponde facendo giocare a pallacanestro Sean Young, che in teoria dovrebbe essere una campionessa, in realtà palleggia (male) e guardando il pallone, ma con questo film è meglio non soffermarsi troppo sui dettagli, la logica non deve aver passato il corso presieduto da Tommy Lee Jones.

E voi vi lamentate per il nuovo aspetto di Lola Bunny eh?

Jake e Billy hanno avuto una storia in passato ed ora ancora ronzano uno attorno all’altra, continuando a litigare oppure a lanciarsi ammiccamenti del tipo che volare è come fare sesso, a nessuno riesce bene fin dalla prima volta. Insomma mettete pure in conto che i due personaggi finiranno nuovamente a letto insieme, ma togliete dall’equazione la colonna sonora diventata parte della cultura popolare su cui poteva contare “Top Gun”.

Quello su cui invece “Apache – Pioggia di fuoco” può contare è un milione di momenti folli che sembrano presi di peso da altri film e caduti dal cielo dentro questo, come Nicolas Cage in discoteca che prima gonfia di botte uno per essere stato colpevolmente troppo vicino alla sua donna, dopodiché si atteggia immotivatamente regalando al mondo un assaggio della scena della discoteca che avrebbe ripetuto identica (ma ancora più esagerata) per David Lynch in “Cuore selvaggio” lo stesso anno.

Nicolas Cage è l’unico a cui l’alcool test lo fanno all’ingresso della discoteca

Ma dove “Apache – Pioggia di fuoco” offre davvero il meglio è quando lascia scatenare la sua arma più potente, che per una volta non è il celebre modello della Boeing ma proprio il nostro Nicola. L’idea che mi sono fatto negli anni guardando i suoi film è che il nipote di Francis Ford Coppola sia convinto di poter migliorare ogni personaggio e ogni film con la sua recitazione, in particolare per “Fire Birds” – secondo me – lo hanno costretto (magari chiuso in gabbia, occhiolino-occhiolino) a vedere a ripetizione la prova di egocentrismo estremo offerta da Tom Cruise in “Top Gun”. Alla fine di questa particolare versione della “Cura Ludovico”, Nick Cage è partito carico a molla pronto a oscurare il sole, i pianeti e Tom Cruise, ecco perché tra le tante prove di recitazione sopra le righe del buon Nicola, il suo Jake Preston resta uno dei suoi personaggi più memorabili.

Il “tick” che Nicola si inventa per caratterizzare il suo pilota di Apache è la gomma da masticare alla fragola che mastica compulsivamente e che offre a tutti ad ogni piè sospinto, durante le litigate con Sean Young il nostro Nicola Indica un punto nel cielo a caso come solo lui sa fare e si possono intravedere i suoi occhi fuori dalla testa, anche da dietro le lenti scure dei Ray-Ban.

L’urlo di Nicola terrorizza anche i produttori di occhiali

Ma il meglio lo offre nella scena del simulatore («Benvenuti nel futuro. Entrate in quella grande scatola nera e sarà la guerra»), con le tasche piene di monetine, la gomma in bocca e un vaffanculo (dedicato a Tom Cruise) dentro al cuore, Nicolas Cage recita la scena chiave in cui davanti ad una grafica da Amiga (per chiudere il cerchio con il mio “Desert Strike”), Nicola non posso dire che esagera, sarebbe molto più sensato dire che impazzisce iniziando ad urlare ad ogni nuovo abbattimento simulato: «Io sono il più grande! Io sono il più grande!». Mi sembra strano che non esistano ottanta meme su Internet tratti da questo film, perché questa singola scena secondo me riassume tutto il Cage-pensiero meglio di mille beh, meme in rete.

Tutto questo, ciancicando la cingomma, come solo il più grande potrebbe fare

Ma se in “Top Gun” anche Maverick aveva un momento di sconforto dovuto alla morte di Goose, “Apache – pioggia di fuoco” si rivela un film altamente inclusivo, si perché finalmente tutti gli spettatori con un occhio dominante rispetto all’altro potranno dirsi rappresentati dal personaggio di Nicolas Cage!

Jake fallisce la prova chiave, perché il mirino a puntamento oculare non risponde bene al suo occhio sinistro più dominante rispetto al destro, ma siccome Tommy Lee Jones ne ha viste così tante da riconoscere il talento al volo, improvvisamente questo film si gioca delle dinamiche tra Maestro e allievo degne di Karate Kid, ad esempio la corsa in auto alla guida di una Jeep bendato (usando come benda delle mutandine rosse da donna… vi giuro che succede anche questo!) è una tecnica che nemmeno il Maestro Miyagi si sarebbe mai sognato!

Siamo passati da “Dai la cera togli, la cera” a “Dai la mutanda, togli la mutanda”

Il tempo di un grande ritorno (e una mega litigata con Billy) e David Green può giocarsi il suo scontro finale aereo, solo che dimenticatevi le grandi scene epiche e curate al montaggio di cui era capace Tony Scott, la grande battaglia tra gli elicotteri Apache e i jet da combattimento del cartello è una fagiolata molto più pane e salame, con Nicolas Cage che come un invasato abbatte tutto quello che finisce nel campo visivo del suo occhio dominante mentre, il tutto per proteggere l’elicottero abbattuto su cui volvano Tommy Lee Jones e Sean Young che però sanno come difendersi anche da soli.

Impagabile la scena in cui Sean Young come la Ripley di “Aliens – scontro finale” (1986) assembla un lancia razzi di fortuna utilizzando le armi del suo Apache abbattuto, mentre Tommy Lee Jones le spiega come fare, nemmeno fosse la voce del navigatore. Ed ora che l’ho scritto sogno di avere un navigatore che con l’accento Texano di Jones mi dica di svoltare a sinistra e prendere la rotatoria.

Alla prossima rotonda, aprire il fuoco contro gli Scorpion

Insomma “Apache – Pioggia di fuoco” non credo abbia mai convinto nessuno ad arruolarsi per guidare un AH-64 contro dei cattivissimi spacciatori senza volto, anche perché con un Nicolas Cage così diventa davvero impossibile prendere seriamente i contenuti altamente patriottici e conservatori di un film che ammettiamolo, resta un pastrocchio, però se amate vedere volar in alto Nick Cage e le spigolose ma affascinanti forse del modello Apache, di sicuro lo avrete visto e rivisto un milione di volte nel corso degli ultimi trent’anni, perché lassù tra i migliori può permettersi di volare solo Nicolas Cage a bordo di un fiammante AH-64 Apache.

– ti ho fregato… E ADESSO TI AMMAZZO! –

Articolo di Enrico Cassidy, autore de “LA BARA VOLANTE” e convintissimo rollingsteeler

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