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Toyota Supra JGTC: la fioriera più veloce del mondo

by Filippo Roccio

Negli anni passati in concessionaria ho visto provare diversi modi per accalappiare i clienti, dalle bandiere sul piazzale, ai Jeep Wrangler piazzati su pendenze pericolosissimamente inclinate per l’incolumità degli avventori, fino a maldestri tentativi di riempire auto di livree cool.

Fast and Furious: era meglio la droga.

Ora, conosciamo bene la nostra bell’Europa ed ancor meglio la nostra povera Italietta, come anche conosciamo la tendenza a fruire di vecchie carcasse d’auto come di fioriere, siano esse vecchie Fiat 500 o Citroen 2CV.

In Giappone no.

In Giappone sono stronzi e ci mettono una Toyota Supra JGTC classe GT500.

Che cos’è una Toyota Supra JGTC? Che cos’è il JGTC?
Ok, avete mai giocato a Gran Turismo, sulla Play, nel buio della vostra cameretta, circondati dai CD di Crash Bandicoot, Resident Evil e Armored core?
Ecco, quella Supra da 1.000.000 di crediti, con la livrea Castrol, che pare quella di una pizzeria “Bella Napoli” ve la ricordate?

Bravissimi, quella è una Toyota Supra da JGTC.
Se siete bravi con gli acronimi avrete già anche capito che cosa significhi quella sigla, in caso contrario lasciate che vi illumini dall’alto della mia bontà:
All-Japan Grand Touring Car Championship, ossia il campionato turismo giapponese che, negli anni 90, fu la forma più alta di competizione a ruote coperte al mondo, ma noi che cazzo ne sapevamo, guardavamo i crucchi fare le scintille.

Purtroppo, per via dei media dell’epoca, ben diversi da quelli di oggi, non abbiamo mai avuto modo di godere delle spettacolari battaglie in pista tra le auto che ci hanno fatto bagnare le mutande di pippo mentre giocavamo alla Play.
Fondamentalmente si trattava di una categoria pari a quella del DTM ma, dicono, ancora più veloce, tecnica e raffinata (che poi: sportellate da orbi se ne tiravano comunque).

E come c’è finita questa leggenda del JGTC classe ’99 a fare da fioriera fuori dall’officina di zio Tanino?

Dopo la fine della stagione ’99, all’interno del team Cerumo/FK Massimo (lol Cerumo) ci fu un cambio di sponsor che non volle più questa fatina azzurra col culone da spogliarellista ed allora, come per tutte le fatine col culone da spogliarellista che nessuno più vuole, giunse il momento di mettersi sulla strada, dove è rimasta fino ad oggi e, probabilmente, dove rimarrà anche domani.

Resta tuttavia un mezzo di un’importanza – non solo storica – indiscutibile, per dimensioni, tecnica intrinseca e per la ferocia che ancora trapela dalla vernice scrostata, da tutte le cicatrici che la pista ed il tempo le hanno donato.
E’ il monumento di un’era quasi del tutto scomparsa, un mausoleo ai motori a scoppio analogici, una cattedrale delle mani sporche di grasso.
Bella e maestosa, nella propria decadenza.

Per i più nerd e curiosoni, è giusto far luce sulla principale caratteristica meccanica di quest’auto:
Sotto al cofano di questo incrociatore interstellare non troveremo il tanto amato 3.0 2JZ su cui tanti fanboy si son fatti i calli ma un 2.0 4 cilindri turbo derivato dalle auto da rally di mamma Toyota (che tanto piano non andavano).
La principale ragione per cui si scelse di passare a questi propulsori fu il peso, giacchè i 4 cilindri erano totalmente in alluminio, al contrario dell’enorme 6 cilindri, con un basamento in ghisa.
In più, al contrario del trelitri, il piccolo cuore da sterrato nasceva come un motore già predisposto alle competizioni, senza bisogno di ulteriori modifiche e con tolleranze ai maltrattamenti decisamente superiori a quelle del 2JZ.
Dovendo correre in classe GT500 (ossia potenza massima delle vetture pari a 500cv) il piccolo propulsore erogava senza problemi 493 cavalli ed una coppia pari a quella di un RB26 (Nissan Skyline) per cui i capoccioni di Toyota si son detti: “che c’abbiamo scritto ‘scemi’ in fronte?”

Consiglio: non cercatela e non cercate di comprarla, pare che Tanino Ojisan non l’abbia smollata manco a gente che ha proposto cifre folli.

Foto via Top Gear/Mark Riccioni

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