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Il samurai della pioggia e la sua lama di fuoco

de La redazione

Nel vecchio millennio, tutto era più semplice… il mondo era diviso in due, dovevi solo scegliere da che parte stare: le 500 due tempi del motomondiale e le 750-1000 4 tempi della Superbike. Le prime erano prototipi guidate da alieni, professionisti del rischio che salivano in sella di mezzi da ufo senza praticamente un corrispettivo stradale.

– Grazie Dottor Costa –

La superbike invece era roba quasi artigianale, con le stesse moto che potevi comprare dal concessionario (molto spesso artificialmente dopate con kit di potenziamento che iniziavano con: tira fuori il telaio dalla tua moto e butta il resto… fatto?), acchittate come il più tamarro dei meccanici avrebbe fatto e messe in mano a gente con palle talmente cubiche che bisognava risagomare i serbatoi.

– signori, per cortesia, calmatevi, è solo una foto! –

Poi, un giorno, il motomondiale passò ai 4 tempi.

Apriti cielo.

– Test: che moto sono le prime 4? –

Il gioco si invertì, le stradali divennero copie (almeno esteticamente) delle Motogippì, guidate da piloti Italiani buoni e stranieri cattivi. Per qualche anno la Superbike era rimasta quindi ad un livello più “terra terra”; se la domenica guardavi RossiBiaggieCapirossi guidare i loro bisturi che facevano esattamente ciò che i piloti pensavano, ti veniva voglia di saltare in sella al tuo CBR o alla tua Ninja o R1 o GSX o Ducati (quando ancora l’affidabilità del marchio italiano era decisamente famigerata) con l’idea di fare il matto come quelli in tivvù.

Se invece però guardavi gli altri tizi, quelli che facevano due gare e la SuperPole, gente irrimediabilmente di lingua Inglese e con pochi comprimari italiani, ti passava la voglia di salire in sella, perché vedevi quei mostri colorati cercare di seguire qualunque traiettoria tranne quella impostata, recalcitranti, sbacchettanti, nervose… che se andavi in garage, guardavi la moto ed iniziavi a pregare che non ti uccidesse.

– C’era una volta un canguro in moto –

Mano a mano che gli anni passavano, la Superbike è diventata sempre più MotoGP e le case hanno iniziato a distinguere le stradali e le GP.

Ora, diciamo la verità, probabilmente fu un’idea di qualche designer che non capiva un’H dei gusti dei motociclisti da supersportiva, tanto vennero prodotte carenature che non incontrarono esattamente i gusti di tutti. Fra queste una delle più criticate fu la Honda CBR Fireblade del 2008. I possessori di tale ferro dovevano sorbirsi le battute di chi chiedeva se gli avessero dato una palata al frontale della moto. Grosse risate, finché non si mettevano i caschi ed il Fireblade mostrava che ferro fosse.

– Verde acido sotto acidi –

Ma oggi non vogliamo parlare della CBR, ma di uno strano samurai giapponese che la guidava in SBK. Ryūichi Kiyonari, facente parte della schiera di giapponesi che non sono mai riusciti a vincere praticamente nulla in moto (escludendo il povero Daijiro Kato), si era fatto le ossa in Gran Bretagna ed era stato catapultato nel mondiale SBK, alfiere Nipponico di una moto Nipponica, roba da delirio dell’imperatore.

– immaginatelo meno sorridente e con una katana –

Ma in pista, Ryu, aveva sempre combinato poco. Praticamente, solo sui circuiti inglesi e in condizioni atmosferiche proibitive, aveva mostrato di essere un degno suddito di Hiroito.

Ed indovinate un pò dove si correva quel sabato? A Donington

Sapete? Té, nebbia, Big Ben, cibo di merda, tempo peggio?

Ecco, infatti diluviava.

Qualifiche del sabato, la maggior parte dei piloti belli al calduccio nei propri box, con tuta, sovratuta, guanti in lattice, guanti in pelle, coperta della nonna e tè caldo. Davide Tardozzi, team Manager Ducati e sosia di Mangoni, si guardava bene dal mandare in pista quel gigione di Troy Dio dei Canguri Bayliss, che cazzeggiava coi meccanici ai box.

– Mangoni era lì di passaggio –

Ma qualche meccanico gli fece notare che un pazzo stava girando su quella pista olimpionica completamente allagata. Indovinate un pò? Aggrappato a quella moto bianca e verde acido col numero Ventitrè, buciodiculo, il nostro Ryuichi. Che il giorno dopo avrebbe vinto gara-2 e che aveva fatto doppietta nella gara precedente (guarda caso, Brands Hatch). Ma il suo miracolo, non fu la gara. Per due giri, il Dio della moto – che credetemi, esiste – decise di illuminarlo con un raggio di sole.

Anzi, un raggio di pioggia.

Perché per due giri mitici, la fisica iniziò a funzionare diversamente per il giapponese, che in qualche modo stabilì un collegamento polso-cervello-pneumatico realistico come un combattimento di robottoni manga. Ogni volta che chiedeva un pò di attrito dagli pneumatici (o dai pneumatici o dalli pneumatici… insomma, le gomme), quelli impazzivano. Ogni accelerata la moto dondolava, ogni frenata, voi a casa sul divano sprofondavate un pò con le le unghie piantate nei braccioli. Le curve le faceva che neanche i caccia di Battlestar Galactica, con le ruote in un verso e la moto in un altro. E non cadeva.

Giusto un attimo la fisica smise di flirtare con la fantasia e Kyo andò lungo… ma il samurai ripartì, probabilmente con un pò di sangue a sporcare l’adrenalina pura che gli pompava nelle vene, fregandosene di tutti i sensi (compreso il buon senso) che dovevano dirgli che guidando così si sarebbe ammazzato. Guida da drift, da esibizione, non certo da “tempo”.

Ma tutti gli altri piloti si attaccano allo schermo… e per lasciare stupiti gente come quella, beh, ce ne vuole.

Il secondo giro è ancora più folle, con ogni ingresso in curva – ogni singolo, fottuto ingresso in curva – a bandiera ed ogni accelerazione – ogni singola, fottuta accelerazione – con il posteriore che dondola come le palle di un cammello. Alla fine, Kyo staccherà il secondo tempo, con il Troy di Borgo Panigale a partirgli davanti, con un giro fatto in condizioni atmosferiche nettamente migliori.

Ma questo non importa, come non importa ciò che è avvenuto prima e cosa dopo. Per quei tre minuti e mezzo, Ryuichi Kiyonari da Kawagoe, è stato il Dio supremo delle due ruote e nessuno dimenticherà mai quel momento.

Un momento che oggi potrete rivivere (con cronaca in italiano).

Testo di Werner Quevedo, chiaramente bisognoso di una dose di Castrol TTS

E questi li hai letti?

4 commenti

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Michele 12 Maggio 2021 - 9:59

Porcaputt hanno bloccato il video……

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Il direttore
Il direttore 12 Maggio 2021 - 10:18

sistemato ;)

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Paolo 12 Maggio 2021 - 13:37

Ryūichi Kiyonari, assolutamente degno di comparire nella Hall of Fame di RollingSteel. Ogni volta che vedo il video di quella Super Pole…devo cambiare braccioli al divano

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Cimoski 12 Maggio 2021 - 15:33

Test: 4 honda poi Yamaha Suzuki 1 Honda (capirex se non erro) 2 Yamaha e via tutti gli altri… la n°9 dovrebbe essere la Proton di Aoki.
Hovintoqualchecosa?

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