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Recensione Tamiya Subaru Impreza WRC 1/24

de Il direttore

Non so bene perchè, ma trovo irresistibili le scatole dei kit Tamiya al punto che spesso compro modellini che non monterò mai solo perché mi piace la loro confezione, il tutto provocando sdegno e rabbia nella mia fidanzata che vede casa riempirsi di scatole colorate piene di modellini che – questa cosa la fa impazzire – non costruirò mai. Mi spiace, ci sono cose che non si possono spiegare.

– c’è anche chi incornicia i box art Tamiya, non sono io il problema –

Comunque, la storia di questa Subaru parte esattamente così: l’ho comprata perché mi piaceva il disegno, punto. Solo una volta a casa, con calma, ho scoperto che i 26 euro che avevo convertito in polistirene e cartone potevano rivelarsi un buon esercizio di modellismo nonché una buona prima occasione per testare l’aerografo che mi era stato regalato a Natale. Partiamo quindi dalla scatola: il disegno è bellissimo e ritrae l’Impreza WRC che usò Colin McRae nel Rally di Montecarlo del ’98, quindi con assetto basso, gomme e ruote da asfalto e fanaleria supplementare. Ai lati della scatola ci sono le classiche tre viste lungo un bordo e quelle dall’alto (normale e con la cappotta in trasparenza) dall’altro.

Aperta la confezione ci troviamo di fronte ad un tripudio di pezzi in polistirene blu elettrico: nel complesso ci sono circa 70 pezzi di questo colore più un’altra decina trasparenti per ricreare i finestrini, i fanali e per ricoprire il fondo della vettura lasciando però intravedere la meccanica sottostante. Il foglio decal è ben fornito e, oltre alla macchina di McRae e Grist permette di ricreare quella del nostro Piero Liatti e del suo navigatore Pons. Nel complesso di un ottimo kit, Tamiya (che ci vuole bene) ci dà anche le maschere autoadesive per i trasparenti, ottimo (ma con la sorpresa).

I pezzi sono tanti e permettono di costruire un modellino di alta gamma: la meccanica delle sospensioni e del sottoscocca è completamente ricostruita, così come gli interni, ricchi di dettagli che faranno felice qualunque appassionato di auto da corsa. Oltre a questo internet è pieno zeppo di immagini di quest’auto e dei suoi interni, con la conseguente possibilità che potrete sbizzarrirvi nella ricostruzione di questo o quel dettaglio mancante nel kit. A questo si unisce la proverbiale qualità di Tamiya che, anche se non è scontata (provate quello schifo il kit del Sea Harrier FRS.1 in 1/48 e poi ne riparliamo), in questa Subaru è confermata: i pezzi vanno assieme che è un piacere ed è molto facile riuscire a costruire un modellino soddisfacente anche senza essere modellisti esperti.

Una volta studiate bene le istruzioni ho iniziato la costruzione della macchina senza particolari velleità e senza andare a scartabellare fra i vari set aftermarket utili per migliorare il realismo del modellino: mi sono accontentato di quel che offriva Tamiya e per quanto riguarda il realismo, ho fatto affidamento sul mio pollice opponibile.

Anche perché queste fotoincisioni sono introvabili e più costose di tutto il kit.

Quindi, armato di aerografo e buone dosi di Tamiya X-18 (nero semilucido) ho proceduto alla costruzione della Subarona seguendo passo passo le istruzioni, concentrandomi quindi sui dettagli del sottoscocca come sospensioni, differenziali, coppa dell’olio e tubi di scarico. Non c’è da gridare al miracolo ma nel complesso il risultato mi soddisfa. Particolarmente difficile è la resa cromatica dello scarico, non tanto nella sua parte centrale quanto nel terminale, nel quale ho voluto ricreare l’effetto metallo bruciato.

Ora, le istruzioni Tamiya indicano l’intero turbo di scarico come bianco opaco, cosa che ha senso perché queste auto avevano lo scarico rivestito in ceramica. Stesso discorso per il silenziatore, come confermato da alcune immagini presenti sul web che ritraggono una vecchia Impreza WRC sul ponte.

Completato il fondo della vettura ho proceduto con gli interni, per i quali mi sono fatto coraggio osando e portando a casa un risultato di cui vado fiero. Il kit infatti non prevede assolutamente le cinture di sicurezza e le relega a due sciocche decal da appiccicare sui sedili senza replicare i nastri che vanno dallo schienale al roll bar. Stesso discorso anche per i cavi che corrono dentro l’auto dalle varie centraline o dagli estintori: avventurandomi quindi nel territori dei modellisti “veri” che si autocostruiscono la qualunque, ho deciso di ricreare i cavi utilizzando del filo elettrico nero da 2 mm di diametro, il tutto facendo affidamento su alcune foto dell’auto reale come spunto. Ho anche ricreato una trama simil-fibra di carbonio sulle cartelle laterali, dando una mano di nero lucido e poi dandone un’altra di Tamiya XF-56 (metallic grey) utilizzando una garzetta come maschera: il risultato non è granché ma confido nel futuro.

Una volta completata la base dell’abitacolo con tutti i cavetti ho proceduto con i sedili e con le cinture di sicurezza: per realizzare queste ultime mi sono aggirato per casa come un segugio con un paio di forbici in mano e, dopo un lungo peregrinare in cerca di qualcosa di giusto, ho optato per due segnalibri prelevati da altrettante agende della mia sciagurata morosa. Il risultato non è per niente male, peccato solo che nel ritagliare i sue segnalibri alla giusta larghezza questi si siano un po’ sfilacciati ma, nel complesso, considerando anche che era la prima volta che ci provavo, sono contento di quel che è uscito. Sul davanti dei sedili ho invece lasciato le cinture-decal, purtroppo non ho fibbie in scala 1/24 in casa e non mi sentivo ancora pronto per lanciarmi nella loro autocostruzione.

A meno quindi di volersi lanciare in dettagli complicati, il modello offerto da Tamiya va assieme che è un piacere: anche il complicato intreccio dei tubi della rollcage si monta con facilità. Desta invece qualche dubbio il sistema delle ruote sterzanti anteriori (non collegate al volante, che è fisso) che fa affidamento su un sottile (e flessibile) braccetto con ai lati due minuscoli occhielli che abbracciano un piccolo perno presente su entrambi i mozzi ruota: beh, l’occhiello è molto fragile e la barretta è flessibile quindi, consiglio personale, montate le ruote e basta, evitate di andarci attorno perché si rischia che si rompa la barretta e dopo le ruote vanno ognuna per conto suo.

– il pezzo A41 e i suoi malefici occhielli, ogni volta che muovo la macchina anche solo per togliere la polvere si sganciano –

Con tutto il dentro e il sotto della Subaru terminati, è il momento di procedere con la carrozzeria: per la sua verniciatura mi sono munito di una bomboletta di Tamiya TS-19 e, dopo una bella mano di primer ho iniziato a verniciare la carrozzeria. Il risultato è stato ottimo: il blu è bello brillante e con un po’ di attenzione sono riuscito a evitare gocce o depositi di polvere ottenendo un risultato soddisfacente al primo tentativo. Purtroppo però sono rimasto fregato quando ho cartato la carrozzeria per colorare di nero le guarnizioni attorno ai finestrini e al parabrezza: forse la vernice non era ancora asciutta del tutto (era passata una giornata… boh) ma i nastro Tamiya usato per la cartatura ha lasciato dei segni – leggeri ma io che so che ci sono li vedo – sul trasparente della macchina, obbligandomi a dare una seconda botta di blu per coprirli. C’è poco da fare: la regola NUMERO UNO di qualunque modellista è PORTARE PAZIENZA… che con la fretta si fanno le cagate.

– si nota il trasparente rovinato attorno alla botola di sinistra –

Con la carrozzeria a posto e lucidata, ho completato il modello con i trasparenti e, con somma sorpresa, ho riscontrato che le maschere autoadesive fornite nel kit erano della misura sbagliata, più larghe e basse rispetto alla porzione di – sia di parabrezza che di lunotto – che andava lasciata trasparente: con un fine lavoro di cesello sono comunque riuscito a risolvere il problema e a mascherare con successo i finestrini. Infine ho incollato i fanali anteriori e posteriori con la Vinavil (che quando si asciuga diventa invisibile e con i suoi vapori non opacizza i trasparenti) e ho completato il modello prima con le sue decal (e qui sono volati un paio di moccoli, specie lungo la nervatura laterale) e infine con due piccole antenne ottenute tirando dello sprue nero sul fornello.

Nel complesso posso quindi solo consigliare l’acquisto di questo it, sia ai modellisti in erba che a quelli più esperti: i primi troveranno un modello facile da costruire e semplice da far venire bene, i secondi troveranno una base eccellente per tirare fuori una macchina da rally iper realistica, a cui aggiungere – cosa che voglio tentare prossimante (alla fine l’ho fatto con questa Stratos) – lo sporco e il fango tipici di un’auto di questo tipo a fine tappa.

TIPO QUESTA – VACCA CHE BELLA

Al momento su Amazon la Impreza del 1998 della mia recensione non c’è ma, volendo, potrete trovare la versione del 1999, anche lei disponibile a poco meno di 30 eurini.

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1 commento

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Pierantonio 8 Aprile 2021 - 11:17

Ciao, complimenti per la scelta del mezzo, e per l’allestimento. Ho notato che una gomma è montata all’inverso rispetto all’altra, è possibile?

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