La strana storia del Focke-Wulf Ta-152 rosso Ferrari

de Il direttore

Vi ricordate vero quella storia che nel 1939, al suo battesimo del fuoco, il neonato Supermarine Spitfire ingaggiò in combattimento e tirò giù alcuni Hurricane amici scambiati per nemici? Non ve lo ricordate, beh, date un’occhiata QUI e rinfrescatevi la ram. Come già raccontato in quell’articolo, il fuoco amico in guerra (specialmente fino a qualche anno fa quando la tecnologia era meno evoluta) era un problema reale. Fa sorridere, è vero, ma è un po’ come l’autogol: ti domandi come si possa essere così tonti finché, per errore, non ne fai uno, e poi ti rendi conto che sbagliare porta è più facile di quel che si creda.

tutti su!!! ops

Bene, nel corso della Seconda Guerra Mondiale diversi piloti hanno cercato di porre un rimedio a questo annoso problema e lo fecero prendendo la via più semplice: verniciare i propri aerei di colori sgargianti, in modo da essere subito riconoscibili e distinguibili dal resto.

Qui arriva il nostro idolo del giorno, il tenente colonnello (Obersleutnant) nonché capitano del JG 301 Fritz Aufhammer: era il 22 marzo 1945 quando il “nostro” Fritz decollò da Stendal in direzione del centro tecnico della Luftwaffe a Rechlin, circa 150 km a est del punto di partenza. Lì, un gruppo di esperti avrebbe dovuto incontrare Aufhammer per discutere con il pilota le motivazioni tecniche dei continui ritardi che impedivano all’aereo di entrare in servizio attivo proprio con il JG 301, con Aufhammer e i suoi piloti che schiumavano dalla voglia di portare in azione l’ultimo gioiello della dinastia Focke-Wulf, da molti considerato un aereo necessario in quanto capace di ribaltare le sorti di una guerra che oramai sembrava segnata.

Data la novità che il Ta-152 rappresentava in quegli ultimi caotici giorni di guerra e il grilletto facile delle unità contraeree che da terra cercavano di difendere quello che restava del glorioso III Reich, Aufhammer chiese che l’aereo su cui avrebbe dovuto volare venisse verniciato di uno sgargiante rosso-arancione onde evitare di venire confuso con un aereo alleato e quindi preso di mira dalla cattivissima FlaK. La richiesta del pilota venne esaudita e l’aereo venne completamente verniciato di un particolare colore che ricordava in tutto e per tutto la colorazione del celebre Fokker Dr.1 di Manfred Von Richtofen, il Barone Rosso. Su questo punto però le fonti sono incerte, perché se da un lato si parla di “verniciatura rosso-arancione”, altri affermano che questo colore altro non fosse che il fondo antiruggine che la Focke-Wulf utilizzava sui suoi aerei, FW-190 “normali” compresi e che quindi questo Ta-152 piuttosto che verniciato di rosso-arancione era un aereo sverniciato. Comunque, pippe da nerd dell’aeronautica a parte, il risultato della faccenda fu un Ta-152 dall’aspetto esagerato, esaltato dal colore simile al rosso Ferrari Alfa Romeo e forse anche per questo molto più simile ad un’auto da corsa o ad un aereo pronto per partecipare alle Air Races di Reno che ad un aereo da combattimento.


– stampa disponibile QUI

A scortare Aufhammer nel corso di questo volo ci fu il capitano (Hauptmann) Roderich Cescotti a bordo del FW-190 D-9 “Verde 1” il quale annotò nel suo diario di volo il fatto che, una volta terminata la lunga sequela di scuse che i tecnici di Rechlin rifilarono a Aufhammer per giustificare i continui ritardi, quest’ultimo esplose in un eccesso di ire gridando ai presenti “Non me ne frega niente dei vostri problemi, potete baciarmi il culo! Ho bisogno di quegli aerei ADESSO!”.

– Aufhammer uno di noi –

Il Focke Wulf Ta-152 è infatti probabilmente uno degli aerei più belli, loschi e maestosi che abbiano mai staccato l’ombra da terra: derivato dal noto FW-190 con motore radiale BMW e dalle successive evoluzioni con il motore V12 Junker Jumo, il Ta-152 è considerabile il FW-190 definitivo: grazie all’enorme potenza del suo motore e alla sua ala ad alto allungamento, il centocinquantadue era un vero cacciatore delle alte quote, un’aquila reale (purtroppo, o per fortuna, dipende da come la volete mettere) in via d’estinzione. È stato uno degli ultimi aerei prodotti dalla Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, ultimo fulgido esempio di una cultura aeronautica – quella tedesca – che diede vita a progetti validissimi e micidiali.

Abbiamo scritto a lungo di questo apparecchio QUI, quindi oggi, lasciamo un po’ da parte l’aviazione e, visto che siamo nella rubrica dedicata al modellismo, ci concentriamo sulla costruzione di un bel Focke-Wulf Ta-152 H-1 in scala 1/48 da kit Dragon, finito con la particolare colorazione di cui abbiamo appena raccontato.

P.S. Una storia simile a quella del Ta-152 rosso è quella di Wolfgang Spate, uno dei più famosi piloti tedeschi della Seconda Guerra Mondiale che pare richiese un Me-163 Komet (che vi raccontiamo QUI) in una particolare colorazione rosso pomodoro (alcuni parlano di RLM 23) proprio in onore del Barone Rosso ma, come al solito, questa è un’altra storia.

Il kit:

Partiamo da un presupposto: chiunque voglia cimentarsi nella costruzione di un Ta-152 dovrà scontrarsi con la scarsità di kit disponibili. A differenza degli onnipresenti FW-190 o Bf.109 (qui abbiamo costruito il bellissimo Tamiya in 1/48), il Ta-152 è stato offerto solo da poche case e, al momento, se volete un kit nuovo, l’unica opzione che avete è ripiegare sul meraviglioso – ma costosissimo – Zoukei Mura. La casa giapponese produce (ma al momento non è disponibile) il Ta-152 sia in scala 1/48 (ca. 60 euro) che in 1/32 (ca. 120 euro) e, in entrambi i casi, ci troviamo di fronte allo stato dell’arte del modellismo statico. Non sono modellini e basta, sono figate in tutto e per tutto. Vi aiuterò a capire di cosa parliamo quando nominiamo la Zoukei-Mura:

In alternativa al kit Zoukei-Mura c’è il Dragon, più modesto ma comunque capace di regalare bestemmie soddisfazioni a non finire.

EDIT: dalla regia mi segnalano anche il Ta-152 della Hobby Boss, tra le varie disponibile anche in versione C-1, quella con le ali normali e specifica per il combattimento alle quote più basse.

Nato come Trimaster nel 1989 e reinscatolato, aggiornato e rivisto da diverse altre aziende nella storia (tra cui la nostra Italeri e la giapponese Hasegawa), il Ta-152 della Dragon risale al 1991 e, al momento, è al limite dell’introvabile. Io ho avuto una botta di culo e l’ho trovato in un negozio dell’usato portandolo a casa per circa 30 fleuri, non male.

La cosa particolare – e che rende questo kit così speciale – è che la scatola contiene le fotoincisioni necessarie per aumentare i dettagli dell’aeroplano e che è possibile costruire il caccia con la cofanatura aperta e il suo V12 rovesciato in bella vista. Nel mio caso, purtroppo, le Decal erano troppo vecchie per essere utilizzabili – erano gialle e rigide – quindi ho dovuto acquistare un pacco di stencil dedicate a questo aeroplano. Già che c’ero, ho preso anche un set di fotoincisioni della Eduard, fondamentali per aumentare il realismo del cockpit.

Quindi, aperta la scatola ci troviamo di fronte al solito agglomerato di polistirene grigio che altro non aspetta se non la nostra pazienza. La plastica è grigio lucida, i dettagli superficiali sono in negativo e, nel complesso, il kit trasuda qualità nonostante l’età.

Per prima cosa se volete montare l’aereo con motore in bella vista preparate una buona dose di coraggio perché bisognerà procedere a segare la fusoliera, separandola dalle due cofanature destra e sinistra. Un lavoro relativamente facile ma che richiede precisione e pazienza.

Separati i due cofani, si può procedere con una delle parti che preferisco quando si tratta di aeroplani, la costruzione – e colorazione – del motore. La cosa curiosa di questo kit è che ha il motore in uno sprue separato dagli altri e molte altre case che hanno reinscatolato questo aeroplano (fra cui, già detto, la Italeri) lo vendevano senza la possibilità di riprodurre il Jumo 213, rendendo di fatto questo Dragon una vera rarità che meritava di venir onorata fino in fondo.

Il motore è composto da diversi pezzi che, seppur di buona qualità, lasciano alquanto a desiderare per quanto riguarda la qualità degli accoppiamenti. Poco male, il modellismo è anche questo, lima, carta abrasiva e moccoli imprecazioni.

Completato il motore in versione “base”, ho voluto aggiungere un po’ di dettagli per renderlo più vivo e realistico. Sfruttando numerose immagini disponibili in rete del Jumo 213 e della sua installazione, usando fili elettrici e pelando un po’ di quegli affari che in cucina si usano per chiudere i pacchetti di pasta, ho creato cavi, cavetti e tubicini.

– Qui sopra il bel V12 tedesco pronto per la sua installazione in fusoliera. –

Completato il motore ho proceduto alla sua installazione in fusoliera, incontrando non poche difficoltà. Le due semifusoliere infatti non combaciavano alla perfezione e anche lo spazio riservato al motore non bastava, obbligandomi ad assottigliare alcuni punti e a lavorare finemente di lima. Inoltre, come già spiegato per altri aereo (tipo QUI e QUI), quando si fanno aerei di questo tipo bisogna stare attenti alla zona dei vani carrelli, i quali spesso non sono “chiusi” ma invece permettono di accedere alla parte inferiore del posto di pilotaggio o al retro del motore. Per questo motivo ho utilizzato del plasticard (sottili fogli di polistirene molto costosi ma anche molto utili nel modellismo) con cui ho ricostruito la culla dell’abitacolo, che altrimenti sarebbe stato visibile dal sotto dell’aereo.

Nella paratia aggiuntiva che vedete qui sotto, ho infine fatto un’asola dentro cui far passare alcuni cavi (inventati ma plausibili) e ho poi ricavato il foto per lo scarico dei bossoli del canone nella parte centrale dell’ala.

Una volta tutto in ordine ho proceduto all’assemblaggio, chiudendo l’aeroplano con il suo bell’abitacolo (abbellito con le fotoincisioni) e preparandolo alle successive lavorazioni.

A questo punto sono venuti fuori tutti i limiti di questo modello: l’accoppiamento fra i pannelli delle ali era atroce, obbligandomi a infinite sessioni di stucco e carta abrasiva (che non sarebbe nemmeno un problema se non fosse che a forza di limare si rischia di rovinare il profilo alare rendendolo “piatto”). Insomma, un bel kit non c’è dubbio ma la facilità con cui vanno assieme i kit Tamiya qui è solo un ricordo. Questa cosa tuttavia non è per forza un problema perché, una delle cose del modellismo è quella di togliersi soddisfazioni risolvendo problemi e, proprio come dice la parola stessa, modellando.

Sistemate le imperfezioni si può proseguire con l’installazione della cappottatura del motore che nel Ta-152 ospitava un particolare radiatore di tipo anulare, completamente assente nel modello della Dragon. Inoltre la cappottatura viene fornita con i flabelli aperti, obbligando (sempre se uno vuole eh) alla corretta ricostruzione dei pistoncini idraulici (o pneumatici) che azionavano i suddetti flabelli. Qui ho utilizzato dello sprue tirato a caldo sopra un fornello, ottenendo dei “fili” del diametro di 4 decimi circa.

Completata anche questa fase con cui mi sono giocato il posto in paradiso, ho anche ricostruito i radiatori anulari e li ho installati nella cappottatura. Sono dettagli marginali di cui in pochi si accorgono ma quelli che rendono un modello più vero e vivo.

Per i radiatori ho utilizzato del plasticard che prima ho inciso e su cui ho incollato dei piccoli fili di plastica per rendere il tutto più realistico.

Con tutto al suo posto possiamo procedere alla verniciatura dell’aeroplano. Come di consueto il primo step è la pulizia del modello con uno straccetto imbevuto di alcol denaturato (quello rosa), utile per rimuovere ditate, polvere e tracce di sporco che potrebbero rovinare la delicata fase di verniciatura. Finito con il primer è il momento del preshading: in questa fase si ripassano tutte le linee di pannellatura dell’aereo con una sottile mano di nero opaco* per dare più profondità al modello.

*(il colore in realtà dipende dalla colorazione finale, più quest’ultimo sarà chiaro e più è meglio sia chiaro anche il preshading se no poi diventa difficile coprirlo in maniera adeguata).

Il rosso che vedete è un colore che non esiste, l’ho ottenuto io attenendomi a diverse illustrazioni (non esistono riferimenti certi e nemmeno foto a colore dell’epoca) e mescolando in maniera opportuna (e sprecando due boccette di rosso) diverse dosi di rosso, giallo, bianco e arancione. Il risultato finale, simile al rosso-arancio di cui si parla nella bibliografia mi soddisfa.

Insomma, fra nuove sfide e un approccio un po’ vecchia scuola, questo Ta-152 stava procedendo alla perfezione fino a che… colpo di scena! Mettendo l’aereo ad asciugare fra una mano di vernice e l’altra, la troppa vicinanza con la lampadina che utilizzo nella stufetta ha sciolto la deriva dell’aeroplano, lasciandomi con una enorme dose di frustrazione e di nervoso. Non vi dico la sensazione che ho provato.

È stato in questo momento che è stato necessario rimboccarsi le maniche e inventarsi qualcosa: la prima idea è stata quella di buttare via l’aereo. Impossibile. La seconda è stata quella di procurarsi un altro aereo come questo (anche un FW-190 D-9 andrebbe bene) da cui tagliare la coda e di due aerei farne uno. Problema, questi kit della Dragon sono introvabili. Idea numero 3 (che poi è quello che ho fatto): stucco, pazienza e inventiva.

Si internet ho trovato dei disegni in scala di questo aeroplano, li ho stampati e da lì, con un pezzetto di plasticard e un bel po’ di stucco ho ricostruito l’intera coda dell’aeroplano… onanismo modellistico a go-go.

Il risultato non è eccellente ma, visto il punto di partenza, non posso che essere soddisfatto (pat pat, mi do una pacca sulla spalla). Bon, aereo verniciato e sistemato, è ora di concludere la faccenda con l’apposizione degli stendardi e il weathering. Il colpo finale alle mie velleità di modellista precisino è venuto dai carrelli, a cui ho aggiunto i fili dei freni.

A questo punto non resta che ultimare il modello con gli ultimi dettagli, tra cui i cofani in posizione aperta e le varie antenne. Data infine una mano di trasparente ed evidenziate le linee dei pannelli con un po’ di Tamiya Panel Liner, questo affascinante Ta-152 è pronto per fare bella vista di sé in mezzo agli altri modellini della collezione, tra i quali spiccherà non solo per la sua colorazione sgargiante ma anche per la sua forma, slanciata e decisa, prona a dominare quei cieli nei quali arrivò – per fortuna – troppo tardi per rovesciare le sorti di una guerra che oramai, armi miracolose o non, era inevitabilmente persa.

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4 commenti

Daniele 5 Gennaio 2023 - 11:02

Gran manico modellistico direttore, complimenti. Il mio periodo storico di riferimento non è proprio quello ma apprezzo sempre un soggetto ben riprodotto. Buon anno.

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Paolo 6 Gennaio 2023 - 11:42

Ottima tecnica ed eccelso spirito d’iniziativa !!
Bravo, veramente!!!

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Angelo 7 Gennaio 2023 - 12:40

Complimenti complimenti.bellisuma realizzazione del TA soggetto inusuale carismatico ..e con piacere vedere le pale dell’ elica non scorticate (erano di legno)spero di vedere altri lavori simili.

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Matteo 13 Gennaio 2023 - 10:27

la questione del colore dovuto all’antiruggine mi ha fatto venire in mente “operazione sottoveste” …

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