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Japanese Cars Meeting 2019: sole e sushi a quattro ruote

by Filippo Roccio

Il caldo che sale dall’asfalto, il caldo che arriva dall’alto, il caldo dei motori, il caldo degli pneumatici. No, non siamo al circuito Willow Springs ma siamo in mezzo alle campagne, nel Bel Paese, per partecipare all’evento cui non rinuncio da tanti anni, ormai: il JCM.
Giunto all’edizione 2019, il Japanese Cars Meeting, continua ad attirare sempre più appassionati e curiosi, fan o proprietari delle più disparate vetture provenienti dalla terra del Sol Levante; più o meno nuove, più o meno potenti e più o meno arrugginite, queste carcasse con gli occhi a mandorla sono state le protagoniste di un weekend a tutto gas.

Il Circuito di Modena ed i suoi dintorni si trasformano nella Città Est di Gran Turismo 2.

Certo, tanti anni fa, per l’appassionato medio cresciuto con il capolavoro Polyphony, era l’occasione per vedere dal vivo ferri che aveva sempre e solo visto fatti di poligoni sgranati su tv Mivar da 19″, incredibile benedizione per qualunque stronzo non più un ragazzino.
Ad oggi l’hype è tenuto alto da Youtube, Instagram ed altri social, i ragazzini conoscono i codici motore, i modelli di cerchi, le varianti di ciascun telaio, roba che dovete trovarvi una ragazza, che poi arrugginiscono pure quelle.

Forse la magia un pelino si è persa, rispetto ai primi tempi; certo, sono pur sempre veicoli che non si vedono tutti i giorni in giro, solo che ora qualunque info si raggiunge con immensa semplicità solo digitando sul proprio smartphone e si perde un pelo la sensazione di scoperta dell’esotico ma anche meglio così, che nojaltri siamo troppo vecchi per ste cose.

I pionieri irriducibili trovano sempre e comunque un piccolo paradiso personale nel JCM, tant’è che i numeri che abbiamo visto anche quest’anno sono in costante impennata; come ci ha detto il buon Fabio -il capo di tutta la baracca-, le cifre parlano di oltre 1.000 auto giapponesi presenti tra i due giorni di evento con un’affluenza di circa 15-20.000 tra curiosi ed appassionati.

Appassionati che hanno anche chiesto al direttore di griffare personalmente le proprie auto a botte di “ferro del dio

Ok, bello il parcheggio e poi?

Che poi, il Japanese Cars Meeting non è che sia proprio solo un evento da parcheggiari, vi faccio un quiz:
Qual è la pratica che hanno inventato i Giapponesi, che gasa tanto noi occidentali?
No, non parlo nè dei vestiti da scolaretta nè di cose strane con le corde o coi tentacoli.

ESATTO! Il Drift!
Sarebbe stupido non sfruttare un circuito, avendo tutta questa carne al fuoco, giusto? una delle principali attrazioni del JCM è proprio la possibilità di poter fare dei giri in pista, dividendo i turni tra sessioni grip e sessioni drift; a questo proposito, dalla regia, mi dicono che sono stati sparati fuori circa 600 turni in pista, con una cinquantina di matti che non sanno tenere dritta una macchina.

Il clima, tutti gli anni è quello di una grande fiera, una festa lunga due giorni, tra amici, auto e musica, dove è possibile scoprire anche tante novità grazie a stand di professionisti che vengono ad esporre sul piazzalone, per il vostro sollazzo. Sia produttori e rivenditori di componenti che proteam vengono ad esibire mercanzia e skill che manco alla fiera dell’est.

Un po’ di storia.

Il Japanese Cars Meeting nasce nel lontano 2011, all’epoca i malati di roba giapponese si trovavano al Lago di Suviana che è tra Pida, Badi e Bargi (località notissime, occhio a non fare la figura dei campagnoli), raccogliendo circa un’ottantina di disperati per arrivare ad oltre il doppio l’anno successivo, nella stessa location.

Arriva la svolta: nell’anno di Nostro Signore 2013 il JCM ottiene i permessi per utilizzare gli spazi dell’Autodromo di Modena e da lì non si muoverà più per gli anni a venire, in quanto, evidentemente, ai padroni di casa piace avere un po’ di caciara in cortile.
L’edizione 2019 ha visto, come detto, sfondare la soglia delle MILLE auto e, dicono, crescerà ulteriormente con sempre tante novità.

Ok, e quindi che si fa a sto Japanese Cars Meeting?

Beh, in quanto emissario di RollingSteel non potevo mancare, vista l’importanza dell’evento ed i ferri presenti, pertanto il sabato sono arrivato in ritardo, dandomi il cambio con gli altri colleghi del mag e sfoderando numerose birre dalla mia bisaccia magica perchè, dovete sapere, Il JCM non è solo motori, sgasate, sgumme e patacchi jdm (la figa dovete portarvela da casa, tipo pranzo al sacco), è anche coesione, trovare amici di vecchia data, farsene di nuovi e condividere momenti e birrette con gente a caso, è litigare riguardo i cerchi replica o andare in giro in 32 nel bagagliaio di una 180SX.

In quei giorni sotto il sole, orfano di auto jappa, sono stato amorevolmente accolto dai ragazzi dello Special Stages Car Club e di Duepercento, all’ombra dei loro gazebi, s’è grigliato, mangiato e scherzato.
Ricordatevi, volemosebbene, sempre.

Il JCM è anche l’occasione in cui potersi far portare a spasso su svariate Toyota, in pista, da collaudatori professionisti; quest’anno, oltre alle GT86 già presenti nel 2018, abbiamo visto il debutto italiano della nuova e della Corolla GR e della tanto discussa Supra A90 (di cui abbiamo già parlato qui e che presto recensiremo dopo averla provata a fondo sia in pista che in strada) che ha lasciato tanti haters a bocca aperta.

Foto per gentile concessione di Chris Leustean (@iamchrisart)

In soldoni, il JCM rimane uno dei raduni cui non bisogna mancare, anche solo per curiosità vale la pena farsi quest’esperienza.

Per le foto ringraziamo forte forte il mitico Federico 163SP Ghersi, seguitelo sul suo QUI

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