L’incredibile silenziatore per carri armati e pezzi di artiglieria

che poi i vicini rompono le scatole

de Il direttore

Sono cresciuto a Calderara di Reno, a pochi km dall’aeroporto di Bologna. Se questo da un lato mi ha forgiato come appassionato di aeroplani con mio padre che da bimbo non perdeva occasione per caricarmi sulle sue spalle e portarmi nella terrazza presente in aeroporto e al cancello di Lippo per passare interminabili pomeriggi a guardare MD-80 della Ati o della Alisarda decollare e atterrare, dall’altro ha causato diverse rotture di balle.

– ME RA VI GLIO SO –

Ricordo bene le cene a casa nelle lunghe e calde estati degli anni ’90, con le finestre spalancate nel vano tentativo di far scivolare in casa un refolo di vento (condizionatore? All’epoca? Roba da ricchi) con i suddetti MD-80 – ma c’era anche un vecchio BAC One-Eleven che faceva un baccano formidabile – che ci obbligavano a mettere in pausa ogni discorso o discussione, interrotto dal possente rombo dei turbogetti di questi aeroplani, che con la loro soave musica hanno allietato le sere e le notti di un’intera generazione di calderaresi.

– BAC One-Eleven, con i suoi Rolls-Royce Spey (qui silenziati) ha regalato lunghi silenzi alle serate calderaresi –

Poi sono arrivati i moderni turbofan, più rispettosi e silenziosi, e le nuove barriere antirumore e oggi, a Calderara, quelle pause obbligate sono solo un lontano ricordo.

Tutto questo per dire che abitare di fianco a qualche infrastruttura molto rumorosa può essere una discreta rottura di balle, basti pensare a cosa diavolo combinano a Imola i residenti attorno all’autodromo che ogni anno insorgono in pieno stile luglio 1789 cercando di far chiudere i battenti a quella che è e dovrebbe essere una specie di Mecca mondiale del motorismo. Comunque, se da un lato sono più che d’accordo nel farmi entrare in casa il lacerante suono di un V10 a pieni giri o di un bel turbogetto a piena potenza, potrei essere meno incline al farmi i miei sonnellini pomeridiani con vicino a casa un poligono di tiro per l’artiglieria.

Tralasciando per un attimo lo sventurato prete che si vide radere al suolo la casa e la chiesa a causa di un esperimento condotto a diverse centinaia di km di distanza – vi raccontiamo questa affascinante storia QUI – o quello che devono aver provato le povere galline di Pordenone nel 2017 quando il loro tranquillo pollaio venne preso di mira da un pezzo di artiglieria della Brigata Pozzuolo, ogni anno in tutto il mondo – specialmente negli USA – diverse città e paesini insorgono a causa del rumore dei poligoni di tiro per artiglieria vicini, limitandone l’attività.

– questo è quello che mi immagino ad ogni colpo di prova –

Lo stesso esercito norvegese – che è piuttosto cazzuto – qualche anno fa ha pubblicato una articolata relazione dal titolo “Dati sulle emissioni di rumore per l’M109, obice da campo da 155 mm” (e vi metto pure il pdf QUI, poi non dite che non sono bravo) proprio perché questa arma è stata additata come una delle più rumorose fra quelle in dotazione alla difesa norvegese e quindi, proprio per questo, fortemente limitata per quanto riguarda tiri di addestramento all’interno dei poligoni.

– pare che un colpo di questi Howitzer possa raggiungere i 180 decibel, 25 volte il valore di un concerto rock e un valore superiore a quello di un moderno aereo da combattimento con i postbruciatori inseriti, che può raggiungere i miseri 130 dB. Pivelli –

Visto che la questione del rumore dei colpi di artiglieria non è del tutto una novità, già nel 1969 gli Stati Uniti avevano sviluppato un primo prototipo di silenziatore per questo tipo di oggetti, realizzando un tubo lungo 6 metri e dal diametro di un metro e mezzo da piazzare di fronte alla canna, in modo da attutire un po’ il rumore del colpo.

Tuttavia, sperimenta di qua, sperimenta di là, questa volta gli USA si sono mostrati un po’ fiacchi, da loro mi sarei aspettato qualcosa di veramente grosso e figo, non dei banali tubi.

Per fortuna viene in nostro soccorso la Germania, sempre foriera di attrezzi strani e dall’aspetto lugubre, un po’ come il mostruoso silenziatore (anche se bisognerebbe chiamarlo soppressore) sviluppato dalla Rheinmetall in collaborazione con un laboratorio di ingegneria acustica proprio proprio per attutire il boato generato dagli Howitzer da 155mm nei tiri all’interno dei poligoni dove queste armi vengono testate e sviluppate.

– l’idea alla base di questo oggetto è quella di lasciar espandere i gas propellenti all’interno di un grosso tubo vuoto, in modo da evitare il propagarsi di una fragorosa onda supersonica (che è molto rumorosa) nell’aria circostante –

Testato in diverse occasioni, questo soppressore ha messo in mostra prestazioni tutto sommato timide: è stato infatti dimostrato che un colpo sparato da un Leopard 2 (che ha un cannone da 120mm) vede la sua intensità sonora ridotta di circa 15dB (che non sono pochi, considerate che i decibel aumentano in scala logaritmica e a 3dB in più corrisponde un rumore due volte più forte) passando così da circa 115 dB a 100 dB, per la felicità dei paesi che sorgono nelle vicinanze del poligono.

– qui un prototipo del nostro soppressore accoppiato ad un Leopard 2 –

Prima di domandarci se un aggeggio del genere possa avere una qualche utilità in guerra, dobbiamo fermarci un istante e rispondere a tre domande non una di più:

Domanda 1Cosa causa il rumore di uno sparo?

Risposta 1 – In prima approssimazione possiamo dire che il rumore di uno sparo è dato dall’espansione dei gas propellenti (già detto prima), che escono dalla volata della canna dell’arma a velocità supersonica e incontrano davanti a loro aria ferma. A parità di calibro e cartuccia (e quindi di contenuto in termini di quantità e qualità della polvere da sparo), possiamo dire che un revolver sarà più rumoroso di una pistola automatica che a sua volta sarà più rumorosa di un fucile. Il revolver è più rumoroso di una pistola a causa del piccolo “gap” presente fra tamburo e canna (disegno qui sotto)

che lascia espandere un po’ di gas propellenti prima che questi entrino nella canna, mentre un fucile è il meno rumoroso dei tre perché l’aria ha tempo di espandersi nella canna prima di uscire diminuendo così la sua pressione e velocità. A questo si aggiunge il bang sonico del proiettile e proprio per questo a volte si usano proiettili subsonici, per ridurre (per quanto possibile), il rumore dell’arma.

Domanda 2 Come funziona un silenziatore? 

Risposta 2 – In parole povere – poverissime – un silenziatore è una marmitta per la pistola e funziona anella stessa maniera in cui una marmitta riduce il rumore di un motore. Il silenziatore è quindi un tubo all’interno del quale i gas generati dall’esplosione del colpo si possano espandere rallentando prima di uscire dalla volata. Per fare ciò esistono diversi tipi di silenziatori, alcuni dei quali contengono delle semplici paratie tipo il silenziatore di uno scarico mentre altri, più complessi, contengono materiali fonoassorbenti.

Quando la cartuccia viene sparata, il proiettile percorre l’intera canna e attraversa la lunghezza del soppressore. I gas che spingono il proiettile si espandono e si depressurizzano nelle camere del soppressore, dove decelerano considerevolmente producendo così meno baccano quando alla fine escono. Importante considerare che un soppressore per arma da fuoco può solo smorzare l’esplosione della volata, ma non il suono del volo del proiettile che, come detto prima, se vuoi essere veramente stealth dovrà essere subsonico.

Domanda 3Un silenziatore funziona?

Risposta 3 – Poco, e quello che vedete sentite nei film è pura fantasia. A parità di arma e di tipo di proiettile, un buon silenziatore riesce a ridurre il rumore di circa 20dB che sì sono tanti ma non abbastanza da far fare alla pistole “flut” come nei film.

Bene, giunti fin qui, possiamo tornare ai nostri carri armati e pezzi di artiglieria per capire se lo sviluppo di un silenziatore destinato ad un eventuale uso in battaglia ha senso.

Risposta breve: no.

Risposta lunga: in una situazione di guerra – che per definizione è complessa -, un oggetto come quello sviluppato dalla Rheinmetall sarà inutile. Intanto – come potete vedere dall’infrastruttura su cui è montato – è evidente che spostarlo non deve essere comodo e farlo su un campo di battaglia potrebbe essere solo un problema in più da risolvere. Inoltre, in guerra, del rumore frega poco o niente a nessuno, specialmente per quanto riguarda l’artiglieria che, colpendo da distanza altissime –  decine e decine di km -, non ha di certo bisogno di non far sentire ai destinatari dei suoi colpi quando spara, proprio come successe a Parigi durante la Prima guerra mondiale, con i residenti della capitale francese che si accorgevano dei colpi tedeschi – che partivano da 120 km di distanza – solo quando arrivavano a terra.

A questo dobbiamo aggiungere che i carri armati sono oggetti molto rumorosi e silenziarli non avrebbe tutto questo senso perciò i vari brevetti che descrivono improbabili silenziatori destinati ai carri erano destinati per lo più ai poligoni di tiro, per non disturbare il vicinato o per non far diventare sordi gli artiglieri, per i quali un buon paio di cuffie andrà benissimo e costerà di meno.

Brevetto silenziatore serbatoio figura 2

Questo però non significa che nel corso della storia non siano stati fatti esperimenti e studi per cercare di limitare il potere dell’esplosione, non però per ridurne il rumore, quanto piuttosto per cercare di ridurre il rinculo sia dei grossi pezzi di artiglieria che dei cannoni montati sui carri armati (ma anche delle normali pistole), motivo per il quale sono stati sviluppati quelli che in gergo tecnico si chiamano “freni di bocca” o “compensatori”, utili per redirezionare i gas in uscita dalla volata diminuendo così sia il rinculo che l’alzo della canna dopo lo sparo.

Interessante infine notare che nei moderni carri il compensatore non è più utilizzato perché in generale il tipo di proiettile più utilizzato è il sabot, nel quale un penetratore ad energia cinetica realizzato con materiali densi – come tungsteno e uranio – è contenuto all’interno di un “contenitore”, il sabot per l’appunto, che si rompe dopo lo sparo liberando il penetratore ad alta velocità ora libero di volare come una freccia verso il suo bersaglio. In tutto ciò un eventuale compensatore interferirebbe con l’apertura del sabot, perciò non si usano più.

Quindi, anche oggi avete visto roba grossa, inutile e sborona e imparato cose nuove, tutto questo grazie a RollingSteel, non vi resta altro da fare se non iscrivervi alla newsletter qui sotto per non perdervi il lancio di DI BRUTTO Volume Zero pocket edition, perché il primo amore non si scorda mai.

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2 commenti

Flavio 24 Gennaio 2023 - 12:20

Da giovincello ho prestato servizio militare di leva nei Lancieri di Montebello, ero Cannoniere(come Cicciobombo) e sparavo dal b1 Centauro. Dopo una giornata di poligono le orecchie fischiavano per i successivi due giorni, però tanta roba ragazzi!

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Stefano 31 Gennaio 2023 - 20:38

Il soppressore della Rheimetall ricorda un enorme fallo. Penso che la parte superiore del soppressore fosse aperta dato che il cannone non sembra solidamente fissato ad esso.

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