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Treno nucleare Barguzin, il Cavaliere Nero dell’URSS

de La redazione

БЖРК Barguzin (sistema missilistico ferroviario da combattimento mobile), noto anche come il treno fantasma Sovietico, ovvero il sistema di rappresaglia nucleare che impensierì gli USA più di qualsiasi sottomarino classe Typhoon comandato da un qualsivoglia Marko Ramius.

Facciamo un breve sunto della vita operativa dei treni nei teatri di guerra: a partire dal diciannovesimo secolo, con la guerra civile americana il treno prese servizio come mezzo bellico per il semplice trasporto di truppe e attrezzature militari. Inizialmente locomotive civili trainavano carri scoperti su cui prendevano posto soldati e tiratori protetti da rudimentali barriere, successivamente (visto che in caso di imboscata o attacco sarebbe stato come sparare sulla croce rossa) si iniziò a blindare le locomotive e le carrozze per proteggere gli occupanti, dotandone alcune di armamenti offensivi e difensivi; persino Winston Churchill quando faceva il corrispondente di guerra durante le guerre Boere, fu catturato a bordo di un treno blindato.

– Treno Austroungarico del 1915 –

– Treno italiano della Regia Marina –

A partire dalla Rivoluzione d’Ottobre (1917), le forze Bolsceviche ebbero un gran debole per le capacità del treno, infatti alla fine della guerra civile vantavano 103 treni armati con diverso grado di offesa. Nel secondo conflitto mondiale i sovietici fecero tesoro degli “insegnamenti” tedeschi, i quali estremizzarono il concetto di treno militare utilizzando le linee ferrate per il trasporto di enormi cannoni su treni con 25 carrozze lunghi 1.500 metri: i loro nomi sono passati alla storia come Dora e Schwerer Gustav (per gli amici più semplicemente Gustav) e sebbene sparassero dalle loro canne lunghe una trentina di metri proiettili da 800 mm di calibro in grado di colpire obiettivi a 45 chilometri di distanza, erano facile preda dell’aeronautica nemica, infatti dovevano sempre essere protetti da diverse postazioni contraeree di FlaK 88.

– Schwerer Gustav Cal. 800 mm –

Avevano qualche difetto, ma nella battaglia di Sebastopoli il Gustav riuscì a sbriciolare praticamente tutti i forti a difesa della città, spianando la strada alla fanteria. I Soviet infatti avevano equipaggiato treni blindati con torrette di carri armati T-34 o KV, svariate batterie contraeree e in alcuni casi vennero dotati di ARTIGLIERIA NAVALE, rendendoli dei veri e propri mezzi da battaglia più che dei pezzi di artiglieria ultrateutonica su rotaia da “nascondere” nelle retrovie.

Iniziata la guerra fredda, i sovietici (che non vanno neanche di corpo senza un piano), studiarono a fondo le attività militari degli Alleati del corso della Seconda Guerra Mondiale per prendere un po’ di spunto: il bombardamento a tappeto di Dresda da parte degli inglesi e degli americani non aveva alcun obbiettivo militare significativo, ma ebbe solo la funzione di piegare il popolo facendolo vivere nel terrore, un po’ come fecero anche con l’uso delle due atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki.

Contro una strategia di attacco così offensiva, l’unico antidoto è la rappresaglia, ma una rappresaglia alla: “Prova a toccarmi con un dito che ti strappo le braccia e ti ci prendo a schiaffi”. Il 13 Ottobre 1969 fu firmato l’ordine di progettazione di un sistema missilistico ferroviario da combattimento mobile BZhRK a cui rispose l’ufficio di Yuzhnoye come sviluppatore principale. I progettisti del Barguzin furono gli accademici (e fratelli) Vladimir e Alexey Utkin. Vladimir era uno specialista dei combustibili solidi e progettò il missile, mentre il fratello Alexey progettò il sistema di lancio e i vagoni ferroviari per il trasporto. Il progetto fu concepito da subito per costruire le basi di un gruppo di attacco di rappresaglia, poiché grazie agli 85.000 km di linea ferroviaria di proprietà del Ministero dei Trasporti della grande Madre Russia, avevano una maggior capacità di sopravvivere in caso di attacco, rispondendo (dannatamente ferocemente) subito dopo il primo colpo.

– Rete ferroviaria Russa –

Altro punto a favore del progetto era la possibilità di spostarsi di 1.200 km in 24 ore dalla base operativa, mentre i missili balistici spostati su gomma con gli ignorantissimi MAZ a 8/10/12 ruote motrici, avevano un raggio operativo di qualche centinaio di chilometri dalla base, oltre al fatto che un Silos lungo 24 metri alto 5 che si aggira tra le “langhe” non passa proprio inosservato. Ai Soviet riaffioravano alla memoria i dolci ricordi della deportazione dei russi Bianchi e di tutti i discendenti della corona Zarista (il treno è sempre il treno). Negli stessi anni però anche dall’altra parte del Pacifico o dell’Atlantico a seconda dal lato da cui si guarda, gli Yankee spendevano un po’ di verdoni pubblici per sperimentare un treno analogo. La sperimentazione venne fatta presso la base di Vandenberg in California, il treno americano aveva due locomotive speciali e due vagoni di lancio con missili balistici MX, posto di comando, vagoni per il sistema di puntamento e per il personale militare, il vagone con il missile era lungo 30 metri, pesava circa 180 tonnellate e montava carrelli a 8 ruote. Gli ingegneri americani presi forse “dall’ignoranza ferrica”, (una patologia che ti fa chiudere la vena ignorante e che solitamente colpisce 1 lettore su 3 di Rollingsteel) non fecero bene i conti con il fatto che i 120.000 km di linea ferroviaria statunitense, erano e sono tutt’oggi quasi tutti di società private (- “circolare non c’è niente da vedere” – “ma siamo la sala controllo…>civile<”), e 360 tonnellate per due vagoni non sono proprio poche per alcuni ponti e tratti della ferrovia americana, inoltre per lanciare i PeaceKeeper dovevano essere montate delle rampe di sostegno esterne che allungavano i tempi di risposta e complicavano le operazioni. Alla fine il progetto fu catalogato dal Congresso americano come un infinitamente troppo costoso, difficile da realizzare e poco pratico.

La C.I.A. si offrì di tappare il buco delle spese folli, disinformando l’intelligence sovietica con l’intenzione che i russi sputtanassero fior di rubli in un progetto fallimentare, urlando ai quattro venti che lo Zio Sam stava sviluppando l’arma suprema su rotaia… indovinate un po’ cosa fecero i comunisti?

Nasceva così Barguiz, ossia “Boevoj Zeleznodorozhnjy Raketnyj Kompleks”, che tradotto significa “complesso missilistico ferroviario da combattimento” noti anche tra i corridoi del Pentagono con il nome di “treni nucleari”, alias “treni atomici”, alias “treni della morte”, alias “treni fantasma”. I test del “treno della morte” furono minuziosi e stressanti, portarono a percorrere 400.000 km, alla bellezza di 37 lanci di prova (a detta dei comunisti, tutti positivi) e infine al test più duro, quello contro le onde d’urto. E come sarebbe un test contro le onde d’urto, vi starete domando. Beh è abbastanza semplice, per farlo ammucchiarono a poche centinai di metri da un convoglio una “catasta” di 100.000 mine anticarro TM-57, per un totale di 640.000 kg di TNT e poi BOOM.

L’esplosione formò un fungo di fuoco che si scagliò in cielo fino a 80 metri di altezza e lasciò un cratere fumante profondo 10 metri. Quando si poso la polvere e si diradò il fumo, il treno era ancora lì, un po’ ammaccato forse ma ancora lì; le locomotive e i vagoni di lancio rimasero ancora utilizzabili (molto positivo visto ciò che dovevano trasportare), mentre nei locali abitativi si registrò un’onda d’urto di 150dB (abbastanza forte per danneggiarti gravemente i timpani ma non tanto per liquefarti cervello e organi interni).

– L’esplosione del test –

– L’onda d’urto che colpisce il treno –

Negli anni ’80 i BZhKR presero servizio operativo, si spostavano su rotaia pubblica solo di notte aggirando i grandi centri abitati e fermandosi di rado in qualche stazione secondaria per ricevere ordini da agenti del KGB (sempre ignari di dove fossero diretti), di giorno rimanevano fermi nascosti in rami della ferrovia appositamente costruiti o semplicemente in binari morti, camuffandosi con la vegetazione attraverso semplici reti in maglia mimetica. Anche a 50 metri di quota erano invisibili ai ricognitori più esperti. Altra caratteristica di questi convogli è che potevano rimanere operativi per un mese prima di dover tornare a rifornirsi alla base centrale. Ad un occhio poco attento anche da vicino sembra un normalissimo seppur grande treno merci, con tre locomotive diesel (condotte da personale militare) M62 dette anche Mashka (tradotto Maria) che sviluppavano un totale di 5.922 cavalli e una forza di trazione di 942 kN che trainavano “vagoni postali”, “carrozze passeggeri” e “vagoni refrigerati”(doppio occhiolino), progettato per viaggiare a 120km/h (considerando il carico andrei anche un po’ più piano…).

– Il BZhKR trainato da 3 grosse Mashka –

In realtà sette vagoni, erano suddivisi in: posto di comando, centro di comunicazioni, centrale elettrica diesel, dormitori per ufficiali e soldati, mensa e officina per hardware di lancio. Altri nove vagoni erano costituiti da tre moduli di lancio: posto di comando, lanciatore con missile balistico e equipaggiamento tecnologico; ovviamente non mancava un vagone cisterna per la broda e altri liquidi per rifornire le Power Unit dei lanciatori e tutto il treno.

– Un immagine bucolica del BZhKR che sembra un normalissimo treno merci –

I vagoni di lancio con i confetti targati “vendetta” progettati da Alexey Utkin, avevano la caratteristica di essere camuffati da vagoni refrigerati (con tanto di portelloni scorrevoli e prese d’aria disegnati, così da passare inosservati anche se visti da vicino): per il lancio scendevano a terra dei martinetti idraulici per stabilizzare il vagone, mentre dal vagone che lo seguiva con equipaggiamento tecnologico usciva un attrezzo speciale che scostava la linea elettrica aerea (qualora ci fosse) per far aprire di lato il tetto del vagone lancio e fare alzare come in un film di Rocco una verga un missile di 23,3 metri (RT-23 Molodets nome in codice NATO SS-24 Scalpel, la controparte sovietica degli MX americani) in appena 3 minuti.

– La foto segnaletica di un vagone di lancio che sembra un normale vagone frigo –

– Altra foto di uno dei vagoni di lancio che sembra un normale vagone merci –

Il vagone di lancio aveva anche la caratteristica di avere carrelli con 8 ruote anziché 4 (come quello americano) e un sistema di aggancio che riusciva a ripartire sulle altre carrozze le 104 tonnellate del “mortaretto” per non distruggere la rete ferroviaria.

Gli americani non ci dormivano la notte e fecero gli aggiornamenti a tutti i loro supercomputer (con Windows Vista) per fargli fare un po’ di simulazioni, ecco cosa ne uscì: “Un attacco su suolo sovietico con duecento missili Minuteman o MX (LGM-118 Peacekeeper) per un totale di 2.000 testate (mangiato pane e cattiveria quel giorno) avrebbe distrutto il 10% dei “treni fantasma” lasciando integro e incazzato il restante 90%, tradotto numericamente 10 treni e 300 testate già partite e destinate su Europa e America.

– La rappresentazione della base dei treni fantasma –

Al Pentagono (che ancora oggi si complimenta con C.I.A. per “l’ottimo” lavoro di disinformazione) sudavano freddo ma grazie a qualche uccellino riuscirono a scoprire la caratteristica principale del BZhRK, ossia che veniva trainato sempre e solo da 3 locomotive: di tutta risposta la settimana dopo il Ministero dei Traporti Sovietico obbligò tutti i treni con carichi pesanti di viaggiare con quella configurazione. Tra i corridoi dell’intelligence americana ormai l’aria era pesante e puzzava di scoreggia, nessuno sapeva dove fossero quei dannati 12 treni caricati con 360 testate nucleari. Tentarono di inviare dalla Svezia un container con tecnologia di tracciamento, ma i Russi mangiarono la foglia e glielo rispedirono, con tanti saluti dal partito e una bottiglia ghiacciata di Vodka. Quindi da classici e sburoni quali sono gli americani, risposero al problema lanciando in orbita 18 satelliti di monitoraggio di ultima generazione, superando il costo dell’intero progetto “Barguzin” (compresi anche i soldi per le sigarette e la vodka di tutto il reggimento) il che non servì a nulla, i treni rimanevano dei fantasmi carichi di morte nucleare.

Poi ci ringrazierete per questo video e la sua colonna sonora

Giusto per snocciolarvi un paio di cifre e farvi sentire un po’ come si sentivano i ragazzi del Pentagono (so che ai Rollingsteeler i numeroni arrapano di brutto): l’RT-23UTTKh, il missile balistico intercontinentale caricato sul “Nuke Train”, era un missile a propellente solido a tre stadi lungo 23,3 metri, prima del lancio l’ogiva del missile era ripiegata su se stessa, (come un bicchierino da vodka da viaggio) così da stare dentro al vagone, avevano un peso al lancio di 104 tonnellate, 53,7 tonnellate per il primo stadio (che generava 210 tonnellate di spinta), 21 tonnellate di peso ( 107 tonnellate di spinta) per il secondo e terzo stadio. Aveva un carico utile di 4.000 kg ed era un ICBM di tipo MIRV, ossia un missile balistico intercontinentale a testata multipla (il più infame che mente umana abbia mai concepito), in grado di trasportare fino a 10 testate nucleari indipendenti (ognuna da 500 kiloton), con una gittata di circa 10/12.000 km e una velocità finale di Mach 20 con un’accuratezza di 150 metri (non che con 50 volte la potenza della bomba sganciata su Hiroshima faccia sta grande differenza). Il sistema di lancio era di tipo a freddo, l’apposito silos era dotato di una propulsione simile a un mortaio, che “sputava” fino ad un altezza di 30/40 metri il missile che successivamente accendeva i motori a stato solido, questo in modo da evitare di danneggiare il lanciatore e le rotaie sottostanti. Aveva un sistema inerziale autonomo schermato per resistere alle radiazioni in caso di contromisure.

– Sollevamento della piattaforma di lancio –

– Lancio di un missile SS 24 –

– Il silos di lancio –

I 12 BZhRK “Ghost Train” sparsi tra le province di Kostroma, Perm e i territori di Krasnoyarsk rimasero operativi dal 1987 fino al 1993 impensierendo persino i vertici della NATO. Nel 1991 Gorbaciov firmò il trattato START-1 con il Regno Unito che imponeva la restrizione delle rotte delle pattuglie BZhRK. Nel 1993 gli USA riuscirono a distruggere i “treni nucleari” non grazie ai satelliti o a fantomatici sistemi di tracciamento, ma grazie al trattato START-2 stipulato con i Russi. Alla ex URSS fu imposto lo smantellamento di tutti i treni entro il 2003. A metà anni ’90 fu fatta la proposta di utilizzarli come “cosmodromi su rotaia” e lanciare satelliti civili, ma la mancanza di fondi fece naufragare l’idea, così nei primi anni 2000 dieci “treni fantasma” che furono una spina nel fianco degli americani (Il Generale Colin Powell confessò apertamente all’accademico Alexei Utkin “Cercare i tuoi treni lanciamissili era come trovare un’ago in un pagliaio”) vennero distrutti, con l’eccezione di due convogli che vennero demilitarizzati e tutt’ora sono esposti per ricordarne la storia; uno alla stazione di Varshavsky a San Pietroburgo e uno al museo della tecnica di AvtoVAZ.

Gli americani non molto intelligentemente misero un termine ai trattati, credendo che la Russia sarebbe crollata su se stessa e che non si sarebbe più rialzata (visto che parte dei treni fantasma venivano costruiti in Ucraina). Anche quella volta scommisero male, nel 2015 i trattati START-I e START-II sono ufficialmente scaduti e in Russia dal 2020 i BZhRK sono tornati operativi, nuovi e fiammanti, portando all’interno dei loro vagoni sei missili RS-24 Yars: più leggeri non hanno più bisogno di vagoni rinforzati per distribuire i carichi (quindi identificarli è più difficile di prima) con 4 testate l’uno e tecnologia del XXI secolo, in grado di superare qualsiasi difesa missilistica. Se vogliamo, in questo articolo possiamo trovarci anche una morale, ossia che ai Russi non bisogna cagargli il cazzo, sono come il cavaliere nero.

P.S. Ma andrà tutto bene 🌈

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Articolo di Stefano Antonello, guardiano supremo della Ferramenta e fiero rollingsteeler.

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