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Poche ruote ma tanto cuore per questa super Ape

by Il direttore

Nel mio percorso di appassionato di auto, quello che mi ha portato a “mollare” tutto e fondare RS, lo stesso che mi obbliga a vivere la quotidianità di un 34enne (con oneri, responsabilità e gatti da sfamare del caso) come se ne avessi 22, sempre nel tentativo di sbarcare il lunario e di realizzare il mio sogno editoriale, ho conosciuto un sacco di persone. Dall’appassionato più puro, con tanta voglia e pochi quattrini, al figlio di papà (a 20 anni con una RS3 – se va male – ma non per questo meno appassionato) fino all’invasato fanboy che si offende a morte se ti azzardi a dire che una volta la Toyota venne squalificata dal WRC perché faceva la furbetta con i turbo. (QUI la storia grazie alla quale un gruppo di celichisti mi sono venuti a cercare, sostenendo che per colpa mia la loro Celica non vale abbastanza nonostante sia una leggenda dei rally come il Deltone).

Fra tutti i vari personaggi c’è però una categoria, una sola, per la quale provo un po’ di sana invidia: quelli con il papà (o la famiglia in generale) più appassionati di loro. Quelli come me, e sono sicuro sarete in parecchi, che nella vita abbiamo dovuto spesso lottare per affermare e poter vivere questa nostra passione – costosa e pericolosa – sicuramente mi capiranno. Non è facile andare contro ai propri genitori, si litiga e ci si allontana. Dall’altra parte però si corre il rischio di farci imporre una realtà non nostra, finendo per soffocare questa passione per poi ritrovarci più vecchi, più brutti e umanamente impoveriti, magari anche invidiosi di quelli che invece hanno avuto il coraggio, la forza e, perché no, la fortuna di poter riuscire in quello che volevano.

Date ascolto al Direttore, siate voi stessi, ragionate con la vostra testa, diventate – o almeno provateci – gli adulti che sareste voluti diventare quando eravate sbarbi, sarà il più grande regalo che potrete farvi. Crescerete meglio e migliori e chi vi ama davvero – e la vostra famiglia dovrebbe essere fra questi – ci sarà ancora.

MA COS’È QUESTO, ROLLINGSTEEL.IT O FREUDMIFAUNAPIPPA.COM?

Con calma. Tutto questo preambolo è servito per raccontarvi la storia di Luca e di suo figlio Lorenzo.

Luca è nato nel 1972 con una brutta malattia degenerativa che, con il tempo, ha portato Luca a perdere l’utilizzo delle gambe obbligandolo infine su una carrozzina; anzi, a sentire i medici Luca non sarebbe nemmeno dovuto arrivare ai 30 e invece, colcazzo, ne ha 47, è qua con noi e mi ha raccontato la sua storia. Luca, come me e te, è un grande, folle appassionato di auto e motori, solo che lui, a differenza nostra, non ha mai avuto modo di viverla appieno. Sono stati anni duri, spesso pieni di amarezza e sofferenza, non posso nemmeno immaginare il dolore e la frustrazione che certe persone hanno la forza e il coraggio di portarsi dentro

La svolta però è arrivata nel 2003 quando è nato Lorenzo, il figlio di Luca, sul quale è stata, forse involontariamente, riversata tutta la passione e le emozioni che Luca portava nascoste dentro.

Non sa bene quando sia iniziato, forse quando Luca piantò suo figlio di 2 anni davanti ad una TV con, invece di un classico Magic English o i Duck Tales, il DVD di Fast and Furious 1 (QUI la vera trama del film)… fatto sta che, crescendo, padre e figlio hanno trovato attraverso le auto e questa loro passione in comune un canale attraverso il quale rapportarsi e rimanere uniti. Sì perché, parlare di auto o commentare l’avvistamento di un qualche ferraccio, è stato fondamentale per mantenere vivo un rapporto nel quale, purtroppo, un padre non ha mai potuto né andare in bici con il figlio, né giocare a calcio con lui, nemmeno la soddisfazione di dargli un calcio nel culo quando a scuola prendeva una nota. In tutto questo, le macchine e i motori sono stati un canale attraverso il quale condividere fra padre e figlio un qualcosa di intimo e speciale e che quell’infame della sfortuna non avrebbe mai potuto interrompere. La presenza di Lorenzo e la passione che fin da bimbo ha condiviso con il padre è stata, forse, la vera salvezza di Luca: me l’ha raccontato lui stesso di quando, nei momenti di difficoltà e sconforto che la sua vita di disabile gli ha spesso buttato addosso, ecco che arrivava suo figlio con il cesto delle Hot Wheels, semplici macchinine colorate che per questi due esseri umani hanno un significato enorme.

Il punto è che, come cantavano gli 883, “il tempo passa per tutti lo sai” e così è passato anche per il nostro Lorenzo che, da quelle Hot Wheels è cresciuto, ora ha 17 anni, ed è uno di quei giovani infuocati come pochi, uno di quei giovani che mi ricorda molto come ero io e i miei amici quando nei pomeriggi del 2001 elaboravamo anche le cabine telefoniche (qualcuno si divertiva anche a farle saltare per aria con i Cobra 3, povera SIP). Luca ha fatto bene il suo lavoro di padre, è riuscito a infondere la passione giusta in Lorenzo che, cresciuto, è passato dalle Hot Wheels a questa roba qua:

SBEM

Cazzuta e tamarra come poche, questa Ape è il sogno segreto di centinaia, che dico, migliaia di ragazzini cresciuti nei paesini di montagna. Lontano dai centri cittadini pieni di fichetti con la puzza sotto al naso, questo triciclo è la soluzione giusta per tutti i problemi nonché il mezzo per eccellenza per seminare il terrore alle sbarbine con l’EKE, che non potranno che umettarsi emozionarsi davanti a questo trionfo di lamiere colorate per poi sciogliersi definitivamente dinnanzi ad un abitacolo che interior designer del mondo intero spostatevi.

Per me che sono cresciuto in provincia e ho passato gli anni che sono andati dai 14 ai 18 a prendere dei freddi ESAGERATI girando con lo scooter sempre, pioggia neve nebbia sempre, avere un’Ape ha sempre rappresentato un sogno. Mi sarei finalmente potuto risparmiare il tubetto di gel nel sottosella, i guanti messi a riscaldare sulla marmitta, le ginocchia congelate che facevano un male che diobò scendevo dal motorino come scemo e più scemo. Da noi nella bassa infatti l’Ape non è mai andata molto come invece andava nei paeselli di montagna, a noi arrivavano solo voci, leggende, di Api coi neon e si vociferava anche col nos. Verità? Leggenda? Non lo sapremo mai

L’Ape, il mezzo di libertà per eccellenza con cui, sai mai che la fortuna giri dalla parte giusta, avrei anche potuto portare a casa qualche sbarbina. Ecco allora che Lorenzo, della passione che il padre gli ha passato, si è procurato una piccola Piaggio Ape, questa per la precisione

per poi riversarle addosso tutta la sana ignoranza di cui è capace un giovane con una chiave del 10 in mano e con un carburatore al posto del cuore. Dopo aver grippato il 130 Olympia che era montato sull’Ape al momento dell’acquisto è stata la fine. Generazioni di smanettoni sono partiti da una grippata: gli cambio il cilindro ma, già che ci sono glielo metto in alluminio ma… dai, ci caccio anche una piccola espansione e alla fine ci si ritrovava con delle Vespe che venivano su anche in seconda, che meraviglia.

Rimosso quindi quel blocco di ghisa andato a male, supportato da suo padre Luca, Lorenzo è andato dal suo spacciatore di fiducia con la seguente lista della spesa:

porta che si apre, dlin, dlon (quel zavaglio che fa rumore là in alto)

salve

salve, mi servirebbero un po’ di pezzi per l’Ape, sa, ho tirato un grippatone

– bene, bene, mi dica

– ok, mi servirebbero, in ordine, un cilindro Pinasco 144cc, una espansione Giannelli, un carburatore del 28 che la miscela deve scorrere a fiumi, una cuffia Polini, un pacco lamellare, un set di rapporti 24/72, una frizione rinforzata per fare le impennate, una accensione Pinasco flytech da 0.9kg, un albero motore Pinasco che regga i peggio fuori giri, una coppia di cuscinetti di banco ad altissime prestazioni, un motorino di avviamento della Vespa.

– ah.

Diobò che meraviglia, vacca che invidia, quanti ricordi di me e i miei amici a svaligiare il Pilota di Borgo Panigale, con il tipo che ogni volta che ci vedeva arrivare voleva scappare.

Ad ogni modo, montato tutto questo ben di Dio, per tenere a freno l’esagerata potenza del’Ape, sono serviti dei freni rinforzati (sempre a tamburo ma maggiorati) e tre gomme Kenda 100/90 R10. Con questo setup il risultato è degno di nota: non conosciamo la potenza esatta, sappiamo solo che questo triciclo passa da 0 a 50 orari in 5 secondi netti allungando fino ai 102 orari, roba che ne vorrei una per fare un giro attorno ai viali di Bologna con addosso la maglia di Baggio.

– non sento i vostri monopattini elettrici, eh? Come mai? –

Come se non bastasse (forse il nostro Luca ha esagerato), Lorenzo ha pensato di installare sulla sua Apetta un impianto stereo da Auto Kit Show da 1500W con 2 casse e un subwoofer. Una roba che suona più o meno così, qualcuno tolga la paghetta a quel ragazzo!

La lista della roba che il nostro Lorenzo ha installato sull’Ape più tamarra del nord-ovest è infinita, ci sono anche i nuovi ammortizzatori per ribassare l’assetto, gli interni in pelle, le lampadine a led e la riverniciatura grigia con particolari verdi, ci manca solo il nos a questo punto.

Certo è un po’ appariscende (cit.), è sicuramente diversa ed è evidente che appartiene ad una generazione diversa da quella di noi attuali 30-40enni. Ma è una figata, è il grido di liberazione di una cultura che sta scomparendo, è il simbolo del fatto che anche nella moderna generazione di ragazzini digitali, i pomeriggi con gli amici a limare i travasi o a cambiarsi i getti del carburatore hanno ancora senso di esistere. E voi, voi che vi state bruciando gli occhi ingobbiti su quei telefoni sappiatelo, non sapete cosa vi state perdendo. Chiudere un motore e ritrovarsi sempre con una vite in mano, metterlo in moto la prima volta, fare la carburazione getto dopo getto dopo getto, la puzza di benzina addosso, emozioni indelebili oramai riservate ad una nicchia in via d’estinzione.

– questa Apetta frequenta buone compagnie eh –

Abbiamo sempre detto – e temuto – che i giovani d’oggi sono perduti, che pensano solo agli smartphone e che farebbero il diavolo a quattro per un monopattino elettrico come noi lo facevamo per una Malossi Trofeo curva alta. Bene, Lorenzo mi ha dimostrato che non è così, che non tutto è perduto. Che qualcuno là fuori ancora capace di portare avanti una tradizione – perché elaborare anche la nonna è una tradizione tutta italiana che va preservata – che si sta purtroppo perdendo. È giovane e gira in Ape, Lorenzo è uno di noi, benvenuto in questa mandria di pazzi e, mi raccomando, divertiti, divertiti più che puoi, lima quei travasi, limali più che puoi. Lorenzo, la tua Ape è un ferro del dio e con lei hai reso fiero tuo padre, che attraverso i tuoi occhi e le tue sgommate può vivere tutte quelle emozioni e sensazioni che la natura purtroppo gli ha impedito.

Siete dei grandi, ragazzi. Sopratutto Luca che ha voluto infrangere il tabù di una condizione difficoltosa per aprisi a noi, per averci voluto raccontare la sua storia e per aver trasmesso a suo figlio una cultura che si sta perdendo. Grazie ragazzi.

Un doveroso grazie finale a Vittorio, per aver fatto conoscere a questi due fulminati RollingSteel.it e Matteo Zolt per le foto, amico di scorribande di una volta, reclutato dal mitico Filippo – pop the hood – Roccio.

Vi è venuto il voglino di Ape ma non ve la sentite di abbandonare il vostro crossover? Fate un giro nel nostro negozio di modellismo preferito che è pieno di roba croccante! Attenzione però, impianto da 1500 Watt non incluso.

E questi li hai letti?

2 comments

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Matteo 6 Febbraio 2020 - 14:05

Bellissimo racconto, fantastico condividere con un padre od un figlio una passione comune, lascerà nel cuore di entrambi un segno indelebile.

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Salvatore Evola 8 Febbraio 2020 - 22:27

Lacrime agli occhi e pelle d oca per il modo di raccontare le storie del direttore e per la passione di questo Grande Padre e di suo figlio, cresciuto in un era “sbagliata” ma che fregandosene ha alzato la testa dallo smartphone e ha tirato fuori il meglio di quella che è la nostra “malata” passione!

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