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Consigli per gli acquisti: Nissan 300ZX Twin Turbo IMSA GTO

de Luca Maini

Volete finalmente mettervi in garage un vostro sogno d’infanzia? Non volete aspettare la nuova “Z” che uscirà? Ecco la soluzione per voi: Nissan 300ZX Twin Turbo ex IMSA GTO. Esatto, per chi consumava il disco di Gran Turismo 2 durante i pomeriggi invece di studiare o mandare squilli, sappiate che avete trovato il ferro giusto per far voltare tutti al prossimo raduno di JDM, quando ne rifaremo.

In North Carolina c’è in vendita il telaio numero 4 di 7 dell’auto che ha portato al successo Steve Millen.

Millen, Millen, questo nome non mi è nuovo. Ah ca#zo, è il fratello di Rod Millen e zio di Ryhs e Ryan, il primo è una leggenda delle corse Hill Climb, Pikes Peak su tutti, Ryhs invece deteneva il record sul percorso fino al 2013 quando Loeb non l’ha migliorato di un minuto e trenta.

Insomma, la famiglia Millen ha una certa abitudine a maneggiare ferri di grande calibro.

Torniamo al lotto di oggi, signore e signori.

[colpo di martelletto da asta]

Questa Nissan ha partecipato al noto campionato IMSA GTO tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, è stata progettata da Trevor Harris della Clayton Cunningham Racing, già padrini della vittoriosa Mazda RX-7 IMSA. La casa di Yokohama aveva infatti appena lanciato la “Z32” (o 300ZX) e commissionò alla californiana CCR lo sviluppo dei sette esemplari per conto della Nissan Racing Department, per gli amici NISMO. L’obiettivo era quello di competere direttamente contro i dominatori della classe GTO cioè Audi, Ford e General Motors.

– La Corvette C4 IMSA, ferro loschissimo –

Al debutto, nel 1989, la neonata 300ZX subì la tremenda concorrenza dei top team, ma proprio nel 1990 iniziò ad essere competitiva con il rinnovato chassis n°2 dal passo allungato che giovava nel handling ad alte velocità. Inoltre era stato risolto il problema del surriscaldamento dei freni con un nuovo sistema di raffreddamento ad acqua (Audi Quattro docet). Ciò gli consentì di conquistare tre vittorie di classe a Miami, Mosport e Road America. Nel 1991 avrebbe potuto conquistare il titolo ma a causa di molteplici ritiri causati da problemi tecnici riuscì solo a conquistare 4 vittorie. Nel 1992, anno in cui ci fu un cambio di regolamento che tramutò la classe GTO in GTS, la Nissan finalmente riuscì a coronare i suoi sogni di gloria conquistando il campionato costruttori regalando al tempo stesso a Millen il titolo di campione tra i conduttori. L’anno seguente la Nissan bissò ancora una volta nella serie, ma Millen terminò la stagione anzi tempo a causa di un incidente a Watkins Glen.

La cavalcata trionfale si completò nel 1994 con la doppietta piloti e costruttori con il rientrante Millen che guiderà con successo anche nella propria classe alla 12 H di Sebring, 24 H di Daytona e, ultima ma non meno importante, alla 24 ore di Le Mans (altro che il triplete). Nel 1995 questo dominio venne interrotto dalla messa al bando dello strepitoso V6 Nissan da parte dell’ente organizzatore. Infatti il nuovo e successivo V8 non portò i risultati sperati, a cui si aggiunse un altro drammatico incidente di Millen che terminò così la sua carriera con il titolo di più vittorioso nella storia della serie. La casa Nipponica a fine stagione concluderà la sua esperienza nella serie.

– con quei fari supplementari è da (immagine qui sotto) –

La versione più celebre e vittoriosa dell’auto “da pornostar fallita” montava un V6 denominato VG30DETT che venne dotato per le competizioni di testate a doppio albero a camme e quattro valvole per cilindro, ciò lo rendeva in grado di sviluppare inizialmente 650 cv, portati tramite sviluppi vari fino a 800 cv alla fine della sua carriera. La coppia si attestava sui 922 Nm ed era gestito da un cambio manuale Hewland a cinque rapporti abbinato alla trazione posteriore. Non fai mica tanto il gallo con questa. Pensate che la sorella creata per Le Mans raggiunse le 204 MPH (quasi i 330) nonostante la chicane.

Il telaio era basato su una struttura tubolare realizzata in tubi di acciaio al cromo rinforzato con il roll-bar regolamentare mentre le sospensioni erano dei classici double wishbone su tutte e 4 quattro le ruote. Per completare, il lavoro venne “vestito” con una carrozzeria in carbonio che ricordava il design e il profilo del modello di produzione. Tuttavia, gli unici componenti effettivamente riportati dalla 300ZX stradale erano i fanali posteriori. La carrozzerie era totalmente estraibile nella parte anteriore e posteriore (tipo la 164 Pro Car) per dare accesso ai tecnici in tempi rapidi durante le operazioni di rito. Devo dirlo, guardandola attentamente è veramente, detta alla americana, SEXY AF.

Non vi vedo convinti, ecco date un’occhiata qua, sette anni fa ci fu a Laguna Seca una band reunion tra Steve Millen e la sua vecchia fiamma:

Il palmarès di questo esemplare conta quindi sette pole, quattro primi, otto podi in sole ventuno gare, di cui tre nel 1994 da Eric Van De Poele, quello che guidò la Lambo in F1 nel 1991. Nel 2008 è stata restaurata ripristinando la sua livrea originale, ed ora viene offerta ad un prezzo riservato complessivo di un vasto assortimento di ricambi.

Altrimenti, se vi siete già impegnati l’albergo in Vicolo Corto potete sempre regalarvi questa:

Prendete la cornetta la 300ZX vi aspetta!

E questi li hai letti?

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