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Te la do io la youngtimer: è in vendita una Minardi M194

de Luca Maini

Sono le 9 e un quarto di un giorno qualunque della settimana, tanto ormai non fa più differenza che sia lunedì o domenica, i soldi per voi non sono un problema: avete posseduto tutte le auto più belle che si potessero avere, vi siete cavati tutti gli sfizi, ma può succedere che venga a mancare quel “profumo” che mantiene vivo l’amore per le cose più belle. A qualcuno capita dopo tanti anni di matrimonio, voi invece avete bisogno di una “scossa” senza ricorrere all’acquisto di una Tesla. Cosa Fare? Dogui, un consiglio?

Mentre state iniziando un’altra giornata come le altre sorseggiando un caffè corretto vi arriva una mail e CAMBIA TUTTO. Un noto sito di annunci di ex auto da competizione vi informa che c’è in vendita la Minardi F1 del 1994. Ecco, in quel momento esatto scatta la viuulenza, altro che ASI o blocchi del traffico, te la do io la Youngtimer (letto con la voce di Marco Della Noce quando faceva il meccanico di Schumacher a Zelig). Una rapida occhiata al conto in banca, e via che si procede con l’acquisto. Giusto una formalità.

Cosa vi siete appena messi in garage?

La M194 non è altro che il modello con cui la neonata Scuderia Italia Minardi corse il funesto Campionato del Mondo 1994 di Formula 1. “Neonata” perché la scuderia di Faenza in quegli anni non navigava nell’oro a causa degli strascichi di accordi un po’ impegnativi da rispettare per la fornitura di motori di Ferrari prima (e Lamborghini poi) avvenuti all’inizio del decennio. I risultati sperati non erano arrivati, anzi, in alcuni casi la situazione peggiorò pure. Fatto sta che per salvare capra e cavoli, nel 1993 venne siglato un accordo tra la factory di Faenza e la Scuderia Italia di Giuseppe Lucchini, che si assunse l’onere di rifinanziare il team per due anni al fine di scongiurare il fallimento, mentre il mitico Gian Carlo sarebbe rimasto nel ruolo di comando.

I piloti titolari erano il veterano Pierluigi Martini, colui che portò in gara la prima Minardi di Formula Uno nel 1986, e il mai dimenticato Michele Alboreto, alla sua ultima stagione in F1 prima di dedicarsi al DTM prima e Le Mans dopo. La M194 venne disegnata da un giovane Aldo Costa (si proprio lui, quello che la Ferrari ha regalato alla Mercedes) coadiuvato da Gustav Brunner, passato alla storia per aver disegnato la Ferrari “che avrebbe dovuto partecipare” al campionato CART.

-Mai mettersi contro il Grande Vecchio-

La monoposto della rinascita era spinta da un “più conveniente” V8 Ford HBD di 3,5 litri che giornalisticamente veniva identificato come quello “clienti”, lo stesso di cui si lamentava Senna l’anno prima nonostante con esso riuscì a portare a casa 5 vittorie. Nulla a che vedere però con il nuovo Zetec R che equipaggiava la Benetton del ’94 con cui Schumacher speronò Hill divenne Campione del Mondo.

La M194 debuttò solo in Canada a causa dei ritardi nello sviluppo ma la stagione nel complesso fu pressoché positiva. La Scuderia di Faenza andò a punti in un paio di occasioni nelle prime gare ancora con la vecchia M193b, salvo poi ripetersi anche con la nuova monoposto, concludendo col quinto posto di Martini al Gran Premio di Francia che venne ottenuto proprio con quest’ultima. Il 1994 per la Minardi si concluse senza ottenere altri risultati di rilievo e con il decimo posto nella classifica costruttori.

Guardandola con gli occhi di oggi la livrea ricorda un po’ le ammiraglie delle squadre di ciclismo al giro d’Italia: sponsor applicati senza una vera armonia tra loro e colori dei vari brand che lottano per la supremazia su uno sfondo bianco e neutro come la Svizzera. Data la situazione economica globale, se va avanti così avremo la Williams sponsorizzata dal Conforama.

-quanti sponsor vuoi? SI-

Tornando a noi, la M194 ha quel gusto retrò e inconfondibile di quei team indipendenti che hanno caratterizzato a loro modo gli anni Novanta, cioè quando non sapevano più come stendere i soldi appesi ad asciugare (vero Andrea Moda?). Ve li ricordate? Tra l’89 e il ’92 la griglia di partenza era così folta di partenti che vennero istituite le “Pre-Qualifiche” del Venerdì, dove i team che ambivano a partecipare ufficialmente al weekend di gara si davano battaglia con il rischio di reimpacchettare tutto e tornare a casa senza nemmeno aver corso davvero. Nomi come la Coloni, AGS, Larousse, Eurobrun, Osella, Fondmetal, Footwork e ne dimentico di sicuro tanti altri, ve li ricordate?  Perciò uno dei tanti meriti che vanno dati alla Minardi è quello della sua presenza trentennale nella massima serie, che abbandonò ben 16 anni fa per diventare la cara vecchia Toro Rosso. Se quindi vi portate a casa questa M194 non vi siete comprati proprio un pezzo di ferro senza storia o Heritage, come fa figo dire oggi.

Non sarà come avere la Racing Point, ma dal momento in cui sfiorerete il comando dell’acceleratore di un V8 Cosworth vecchia scuola non rimpiangerete nulla dei missili di F1 odierni.

Ok, però tempo sul giro e sicurezza a parte, tanto non dovete correrci, chissenefrega. Inoltre, c’è la forte possibilità che dobbiate vuotare l’intera custodia del vostro talento, perché questa monoposto non ha ne il controllo di trazione, vietato dal regolamento introdotto nel ’94, ne il servosterzo, quindi occhio alla penna eh.  L’unica assistenza tecnologica che avrete a disposizione sarà il cambio elettroattuato della X-Trac, così potrete andare al Bar del vostro circolo del Tennis dicendo di aver domato una vera bestia per uomini duri e crudi.

Chi non ha mai sognato di avere una Formula Uno in garage oltre a quella a pedali su cui siamo saliti tutti da poppanti? Smettetela di sognare, aprite gli occhi e andate a fare la vostra offerta QUI, potrete portarvi a casa la M194 con telaio n°5, la stessa che ha corso ben 12 GP nel 1994 con al volante il “nostro” Pierluigi Martini, mica bruscolini!

Se poi non vi potete permettere questo pezzo di storia del motorsport ma volete comunque contribuire a mantenere in piedi rollingsteel.it, potete cliccare QUI e farci vedere che ci tenete, grazie!

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