Macchine che puoi vedere solo negli USA – parte prima

de Il direttore

Presente l’antico adagio che recita “la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo”?

Ecco, mettetevi nei miei panni: sono appena atterrato a Salt Lake City dopo un viaggio della speranza (consiglio personale, se dovete fare un viaggio LUNGO, non prendete Delta, non tanto per la scomodità in classe economica quanto per il freddo mostruoso a bordo dell’aereo), carico di aspettative, gasato come una bottiglietta di Coca Cola al pensiero di mettere le zampe sul sacro sale di Bonneville e… piove. Piove forte, fortissimo.

All’inizio la prendo sul ridere poi pian piano nel mio cervello inizia ad accendersi un ricordo: a Febbraio, quando avevo contattato la SCTA (Southern California Timing Association, l’ente che gestisce e organizza la celebre Speed Week di Bonneville) per avere informazioni e richiedere l’accredito come giornalista, questi mi avevano detto: prima di prenotare aspetta Luglio, che se piove nei circa 30 giorni precedenti la Speed Week diventa difficile che il sale si asciughi (nota da chimici: il sale ha un potere igroscopico esagerato, tende ad assorbire MOLTO bene l’umidità e, di conseguenza, a trattenerla) e che l’evento abbia luogo. Ho controllato e ricontrollato e nelle settimane precedenti l’evento il sole ha sempre spleso/splenduto, l’evento è stato confermato, dalla SCTA mi hanno dato il GO e infine eccomi qui, a Tooele (un posto OSCENO fuori Salt Lake City) a guardare sconsolato il cielo conscio del fatto che, con ogni probabilità, sono venuto fin qui per niente.

La doccia fredda non ha tardato ad arrivare e la mattina del 6 agosto, nonostante il cielo terso e sereno, dalla SCTA è arrivata la notizia che non avrei mai creduto di poter ricevere: quello che fino a poche ore fa era un lago prosciugato, nel corso delle ultime 24 ore era tornato ad essere un lago, rendendo di sicuro possibile una bella gara di motoscafi ma di sicuro impossibile lo svolgersi della Speed Week.

Non succedeva da 8 anni. Speed Week cancellata e non solo, è venuta giù talmente tanta acqua che anche le World Finals – evento di backup della Speed Week e che storicamente si tiene a fine settembre – sono state annullate. Probabilmente succederà qualcosa a El Mirage in California fra Ottobre e Novembre, ma io sarò già (felicemente) a Bologna a distribuire DI BRUTTO Volume Due.

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NOTA: tutto quanto appena raccontato lo potete “vivere” direttamente dalla mia voce e dalla mia sconsolazione guardandovi le storie in evidenza sul profilo Instagram di Rollingsteel, lo potete trovare QUI.

Quindi, andiamo al dunque: superato lo choc per essermi visto annullare la Speed Week praticamente nei denti, ho dovuto un po’ reinventare il programma che mi ero fatto e alla fine ho portato a termine un affascinante viaggio on the road attraverso l’Ovest degli Stati Uniti, percorrendo circa 3.000 miglia (circa 4.800 km) a bordo di una Mustang EcoBoost attraversando Utah, Wyoming, Nevada, Colorado, Arizona, Nevada e infine California. Presto, promesso, farò un articolo completo sul mega viaggio che alla fine sono comunque riuscito a fare, completando per voi una bella guida per portare a termine un emozionante viaggio on the road per tutti gli infuocati di motori, con consigli, opinioni, suggerimenti e idee per far si che anche voi possiate portare a termine una avventura bellissima e indimenticabile.

NOTA sulla Mustang: Non mi aspettavo di certo l’ultima sportiva strappamutande, ma la Mustang mi ha un po’ deluso. Vuoi per il suo EcoBoost un po’ spompato sia a livello di spinta che di rumore, vuoi per il cambio a 10 rapporti (troppi)  dalla gestione un po’ incasinata che tende ad uccidere il carattere del motore, vuoi per il peso da petroliera (la macchina fa circa 1700 kg) e, infine, vuoi per un comportamento su strada mollaccione e poco incisivo, la leggendaria Ford – must have per un vero viaggio on the road – è una macchina che va bene… ma non benissimo. Certo, se istigata si riesce a fare qualche traverso, certo, ha la funzione line lock per fare dei bei burnout e certo, quando alla mattina ti svegli è sempre più bello trovarsi davanti al Motel una Mustang di una Chevrolet Malibu però la Mustang si è dimostrata in tutto e per tutto una grossa cruiser, ottima per snocciolare in scioltezza i quasi 5000 km che le ho fatto fare con il muso dritto piantato verso l’orizzonte ma che, se io fossi un turista americano in visita in Italia non vorrei mai per andare in vacanza sulle Dolomiti. Insomma, visto il costo del noleggio auto e la sua incidenza sul totale (siamo intono al 20%, forse di più,) il mio consiglio è di lasciare la Mustang EcoBoost dov’è: o vi fate dare la GT con il V8 da 5 litri e allora fate gli sgaligi fino in fondo o lasciate stare, non renderà il viaggio più indimenticabile, non soddisferà la vostra voglia di auto sportiva (anzi, vi farà capire che il concetto di auto sportiva all’americana – nella quale NON può mancare il doppio buco per il bicchiere di Coca Cola – è molto lontano dal nostro concetto di auto sportiva) e, infine, vi costerà solo di più in termini di carburante (anche se alla fine ho fatto 3.200 miglia alla media di circa 30,5 mpg, circa 13 km/l). Molto meglio a questo punto tornare alla già citata e anonima Malibu, risparmiare qualcosa e – visti i prezzi mostruosi che ho incontrato in USA – godersi la vacanza un filo di più senza rinunciare ad una pizza (che in California si aggira sui 40 € – tasse escluse – per una Margherita) per dare da bere alla macchina. Però attraversare il Bryce Canyon a cappotta abbassata con il vento fresco dello Utah a scombussolarmi la za-zazzera mi è piaciuto tantissimo, peccato per quel motoraccio là davanti. L’importante, comunque sia, è che noleggiate un’auto con un po’ di schiena, in USA i cavalli sono utili tanto nelle highway a 8 corsie quanto nei lunghissimi pezzi di strada che collegano le varie località che altrimenti rischiano di diventare infiniti e un po’ frustranti.

– la nostra fedele e nemmeno troppo assetata compagna di viaggio –

Bene, dato a Cesare quel che è di Cesare, andiamo avanti con il succo del discorso: nei quasi 5000 km che ho percorso attraverso l’Ovest degli Stati Uniti ho avuto modo di rimanere incantato guardando fuori dal finestrino, ora davanti a panorami mozzafiato, ora ad osservare attonito città oscene e infine a contare il gran numero di auto che non avevo mai visto. Da amante delle auto, tutte le auto, ogni volta che mi capita di vedere una macchina che non avevo mai visto – vuoi perché nuova o perché rara – sono felice, pensate cosa dev’essere stato essere circondato, per quasi 23 giorni, da centinaia di auto che per un motivo o per un altro non avevo mai visto e di cui ignoravo l’esistenza. Nel complesso credo di aver passato ore ad scoprire nuovi dettagli, nuove forme, nuovi stili, aggiornando il mio catalogo personale e facendomi anche un’idea di quanto sia diverso il mondo delle auto di là dell’Oceano.

– e la motorizzazione MUTA (anche la Telsa lì dietro) –

Il mercato auto negli Stati Uniti è infatti molto diverso dal nostro, ci sono marchi che da noi non ci sono e, viceversa, auto che da noi sono il pane quotidiano, negli USA non esistono (es. le francesi). Altra cosa importante che ho avuto modo di notare è che quello che da noi fanno le tedesche nel confronto dei marchi nazionali, negli USA viene fatto dalle giapponesi, presenti in quantità decisamente maggiore rispetto a case costruttrici autoctone. Può certamente capitare di vedere qualche Audi e qualche Volkswagen (principalmente Jetta e Golf) ma, BMW a parte (ne ho viste parecchie), il campo di gioco è diviso in un rapporto 70-30 tra case costruttrici Giappo e case statunitensi.

Ovviamente il discorso cambia passando da stato a stato: scendendo dallo Utah toccando prima Arizona, poi Nevada e infine arrivando in California le auto attorno a me sono cambiate tanto quanto il panorama: se in Utah, che è uno stato MOLTO ammeregano e di stampo prettamente repubblicano a dominare sono i giganteschi pick-up (spesso caratterizzati da sticker pro-Trump o altri inneggiando il 2° emendamento (quello che permette il “libero” possesso delle armi),

il discorso cambia profondamente andando verso la California, storicamente lo stato più di sinistra e progressista degli Stati Uniti e nel quale si respira un’aria MOLTO più radical chic e fighetta, con le strade piene zeppe di Tesla, di classiche berline e di suv, lasciando molto meno spazio ai grossi pick-up. In tutto questo ad avermi colpito più di ogni altra cosa è l’incredibile numero di Honda presenti in California: se da noi in Italia la Honda ha una percentuale di mercato abbastanza ridicola (0,4% nel 2021, con appena 6.402 auto immatricolate), in California le cose sono completamente ribaltate, tanto che in questo stato la Honda (compreso il sottomarchio Acura) è seconda solo dietro a Toyota e questi due marchi, da soli, si spartiscono il 29,7% del mercato auto del nuovo in California (fonte). Che poi la cosa più incredibile non è il numero di Honda che ci sono in giro, quanto più ampia sia la gamma del costruttore giapponese che in Italia ha a listino solo 6 modelli mentre in USA, fra Honda e Acura, arriva a ben 19 modelli, coprendo tutte le tipologie di veicolo, dall’utilitaria alla supersportiva passando anche per il pick-up.

Quindi, bando alle ciance, iniziamo con le immagini che, vi avviso, saranno parecchie. Nel corso dei 20 giorni in USA ho fotografato molte delle auto che ho incrociato, dando priorità non tanto a quelle strane o a quelle particolari quanto a quelle che, molto banalmente, là sono auto comuni mentre da noi invece non esistono. Altra cosa, le auto verranno pubblicate nell’ordine nel quale le ho fotografate, quando possibile farò anche una breve descrizione del modello per contestualizzarlo al meglio.

0 – Pick-up a non finire: non li ho fotografati tutti, ce ne sono mille modelli diversi con altrettanti allestimenti e versioni e customizzazioni, si rischia di non finire mai, vi caccio qui sotto alcune foto giusto per farvi capire quando diavolo sono grossi questi affari e si, se abitassi lì ne vorrei uno. Di quelli grossi.

– il confronto con il Ducato (che in USA vendono come RAM) serve per farvi capire quanto sono grossi questi cosi –

1 – Ford Mustang Convertibile 4a generazione: prodotta dal 1993 al 1994, la quarta generazione della leggendari apony car statunitense non è mai stata esportata in Europa. Viste le caratteristiche meccaniche e lo stile opinabile mi sento di dire “meglio così”. Belli i cerchi in stile Eleanor presenti sul modello che ho fotografato di sfuggita entrando nel parco della Monument Valley. La vistosa presa d’aria sul cofano classificano infine questa Mustang come una GT, dotata quindi di un classico V8 ad aste e bilancieri al posto del misero V6 da 3,8 litri e appena 145 cv che caratterizzava le Mustang più umili. Difficile sapere se il V8 di questa Mustang bianca sia il 302 da 4,94 litri e 215 cv o quello da 4,6 litri e sempre 215 cv (diventati poi 225 nelle versioni successive) che venne introdotto nel 1996.

 

2 – Camion americani tipo Peterbilt o Mack: se come me siete cresciuti a pane e Over The Top non potrete togliere gli occhi da questi bestioni. Lungo le Highways ho provato più volte a fare il gesto del clacson senza però ricevere mai risposta, peccato.

 

3 – Nissan Rogue prima serie, basata sulla piattaforma Renault-Nissan C (la stessa delle vecchie Renault Kangoo o della Qashqai del 2006), questa versione della Rogue è dotata di un 2,5 litri a benzina ed è stata destinata al solo mercato nordamericano. Le versioni successive – ne ho beccate diverse – sono uguali in tutto e per tutto alla nostra X-Trail ma rimarchiate Rogue per USA e Canada.

 

4 – Buick Encore GX, se osservandola bene ci rivedete una Opel Mokka avete visto bene. 

 

5 – Ford Focus sedan ZX4, versione berlina della celebre compatta Ford, qui piuttosto scassata a lato strada a Los Angeles. Questa auto è particolare perché nel 2006, quando in Europa arrivò la Focus di seconda generazione, in USA la Focus prima serie rimase a listino a seguito di un profondo facelift che portò nuovi fari, nuovi paraurti e diversi aggiornamenti che, agli occhi di un europeo, rendono questa vettura unica.

 

6 -Chevrolet Impala di ottava generazione, prodotta dal 2000 al 2005.  La prima volta che ne ho vista una da lontano ho pensato ad una Nissan GT-R, fregato dal particolare gruppo ottico posteriore che sull’auto della foto è unico mentre su altre versioni è più classico, con il fascione nel colore della carrozzeria e i fari tondi a contrasto. Dotata di un V6 da 3,4 litri o da 3,8 litri (quest’ultimo anche in versione con compressore per la Impala SS) questa versione della Impala fu la prima a trazione anteriore.

 

7 – Honda Pilot, ogni volta che ne ho vista una ho riscontrato parecchie somiglianze tra il posteriore di questa auto e quello della vecchia Audi Q7 di prima generazione. Prodotta in Alabama per il solo mercato Statunitense, la Honda Pilot è, nelle sue varie versioni, il suv più grande attualmente prodotto dalla Honda. In California ne è pieno.

 

8 – Toyota Camry, una delle auto più famose e diffuse del mondo, al punto che in USA (al momento) è la berlina più venduta di tutte. Della Camry si potrebbe scrivere un enciclopedia, brevemente quella delle foto è una XV40  ovvero una Camry della sesta generazione: prodotta dal 2006 al 2011, questa versione della classica berlina giapponese è avvistabile in moltissime parti del mondo ma non in Europa esclusa la Russia, dove venne commercializzata a partire dal 2007. Questa versione della Camry venne proposta con diverse motorizzazioni, sia a quattro cilindri in linea che V6, sia a trazione anteriore che a trazione integrale.

 

9 -Honda Insight, la berlina ibrida secondo Honda. Di queste in California arriverete a stancarvi, in giro ce n’è una marea anche se spesso non è facile indetificarle al volo vista la somiglianza di questa auto con le cugine Accord e Civic. Quella della foto è una Insight di terza generazione e, a parte il powertrain ibrido caratterizzato da un motore a ciclo Atkinson da 1,5 litri affiancato da due motori elettrici, l’auto ha perso tutto il fascino che aveva caratterizzato la prima celebre Insight del 1999 (vedete sotto). Questa ultima versione della ibrida giapponese infatti è stata ottenuta direttamente dalla Civic, adattando il pianale al nuovo sistema ibrido e modificando (poco) l’aspetto e le dimensioni della vettura.

 

10 – già che si parla di Honda Insight, beccatevi questo avvistamento rarissimo “Isabellafotografaquellasubito!”

 

11 – Ford Flex, distribuita in USA, Canada, Messico e in Medio Oriente, questo grosso SUV di mamma Ford da noi non esiste. Prodotto in un’unica serie ininterrottamente dal 2009 al 2019, la Ford Flex venne disegnata da Peter Horbury, un ex designer Volvo: forse è per questo che la macchina ha le classiche linee da mattone con le ruote. Disponibile sia a trazione anteriore che a trazione integrale, questo grosso suv era disponibile con due motori, entrambi V6, entrambi da 3,5 litri: le versioni a trazione anteriore avevano un DuraTec da 262 cv (287 a partire dal 2013) mentre quelle più ricche a trazione integrale avevano un EcoBoost da 355 cv (diventati 365 con il restyling del 2013).

 

13 – Nissan Altima, analogo firmato Nissan delle Toyota Camry e Honda Accord. Come queste berline, la storia di questa vettura negli USA è lunghissima e si può far risalire alle vecchie Nissan Bluebird degli anni ’50. Quella della foto, presentata nel 2019, è l’ultima delle Altima ed è caratterizzata dal nuovo corso stilistico Nissan, da noi visibile sulle nuove Micra (quelle poche che ci sono. in giro, che grandioso autogol che ha fatto Nissan con la nuova Micra, nient’altro che una Clio ricarrozzata) ed è disponibile con due motorizzazioni quattro cilindri in linea, entrambe a benzina ed entrambe accoppiate ad un cambio di tipo CVT: una 2.0 litri turbo a compressione variabile (il primo motore di questo tipo ad essere installato su una vettura di serie) da ben 248 cv e un più classico 2,5 litri da 188 cv. L’auto è a trazione anteriore anche se il motore da 2,5 litri può essere accoppiato ad una trazione integrale.

 

14 – Toyota Camry ultima serie, classica berlina dalla linea (parere personale) piuttosto azzeccata. Molto bella la versione TRD con sotto al covano un bel V6 da 3,5 litri capace di ben 301 cv. Assieme alle Honda Civic/Accord, anche di queste se ne vedono a vagonate.

 

15 -Acura ILX, prodotta dal 2021 al 2022 questa auto è stata per 10 anni la vettura di ingresso nel mondo premium di Honda (Acura è l’analogo di Lexus per Toyota e di Infiniti per Nissan). Basata sulla Civic Si di nona generazione, la ILX altro non era che una Civic leggermente ingrandita e resa più lussuosa. L’auto tuttavia è stata un po’ un flop principalmente per le sue scarse doti di piacere di guida e Honda/Acura ha deciso di interromperne la produzione: a partire dal 2023 la ILX verrà sostituita dalla nuova Integra, un’auto più moderna in tutto essendo derivata dalla Civic di 11esima generazione e che si prospetta anche più sportiva grazie ad un motore da 1,5 litri turbo VTEC da 201 cv e alla possibilità di scegliere un bel cambio manuale a 6 rapporti.

 

16 – Per rimanere in casa Acura eccovi il suv RDX di seconda egenerazione, prodotto dal 2013 al 2019, nient’altro che una Honda CR-V più lussuosa e curata.

 

17 – Hyundai Veloster parcheggiata in quel cesso di Los Angeles. Nata per sostituire la vecchia Hyundai Coupè/Tiburon, per quanto commercializzata in gran parte del mondo, da noi la Veloster è rarissima (nel listino del nuovo italiano non appare nemmeno) mentre negli USA è facilissimo beccarne qualcuna. Caratterizzata dalla curiosa conformazione 2+1 (per i posti posteriori c’è solo una portiera dal lato del passeggero), la Veloster è spinta da un mille-e-sei sia aspirato che turbo e con potenze variabili da circa 140 cv fino a 200 cv accoppiato ad un cambio manuale a sei rapporti o, in opzione, ad un automatico a doppia frizione sempre a sei rapporti. Entrando a Las Vegas ho avvistato una nuova Veloster N, bella e appariscente, non ho ben capito se in Italia arriverà o no.

 

18 – Ford Kuga: negli States per questioni di puro marketing la macchina esce come Ford Escape.

 

19 – Nissan Kicks, piccolo suv di dimensioni compatte ricavato sulla stessa piattaforma (la Nissan V) che in Europa abbiamo visto sulla Micra K13 (il penultimo modello, quella che ancora aveva l’aspetto di una Micra). Distribuita in un grande numero di mercati (ma non in Europa), negli USA la Kicks sostituisce la Nissan Juke, che con il modello precedente (che da noi andò piuttosto forte) negli USA non ebbe successo – un po’ come la Juke di seconda generazione, che da noi ne avranno vendute si e no 3. Sotto al cofano è possibile trovare diversi motori standard (un 1.5 e un 1.6 a benzina) e anche una piccola unità ibrida da 1,2 litri di cilindrata ma negli USA, al momento, viene offerta solo con il 1.6 da 122 cv, puuutenza.

 

20 – Volkswagen Taos: più piccolo di una Tiguan (negli USA disponibile solo a passo lungo) e più grande di una T-Cross, questo SUV Volkswagen è stato pensato esplicitamente per mercati diversi dal nostro, specialmente Cina, Russia, Nord America e Sud America, dove viene distribuito già da qualche anno (in Cina viene venduta come Tharu ma fondamentalmente è la stessa auto). Come al solito l’auto viene proposta con mille motorizzazioni e configurazioni diverse ma, di base, negli Stati Uniti viene venduta con sotto al cofano un 1.5 TSI Evo da 158 cv accoppiato ad un automatico a 8 rapporti per le versioni a sola trazione anteriore o con un DSG a 7 rapporti per quelle a trazione integrale 4Motion.

 

21 – Se la settima generazione della classica Lexus ES è anche la prima ad essere venduta in Europa, quella della foto (una ES350 di sesta generazione) da noi non è mai arrivata. Prodotta dal 2012 al 2019 e basata sulla stessa piattaforma della Camry (ma con il passo allungato a 2.820 mm, lo stesso della Toyota Avalon, poi ci arriviamo), la ES350 è mossa da un bel V6 da 3,5 litri che muove le ruote anteriori attraverso un automatico a 6 rapporti.


22  – Honda Pilot, stessa macchina del punto 7 ma qui ritratta nella sua primissima versione, commercializzata fra il 2003 e il 2008. Quella della foto è un prima Model Year 2006, quando l’auto venne sottoposta ad un generale restyling.

 

23 – Nissan Sentra B14, prodotta dal 1995 al 2002. Niente di speciale ma mi incuriosisce molto il taglio dei gruppi ottici posteriori che ricorda molto quello delle “nostre” SAAB 900 (allego foto in basso)

 

24 – Infiniti G35 Coupé: di questa coupé basata sulla Nissan 350Z ne vedrete fino a stancarvi, sembra essere la macchina preferita dai ragazzini smanettoni, specialmente quelli di origine messicana. Se siete per strada e sentite un gran baccano e vi girate a guardare, 80 su 100 è una di queste, spesso e volentieri mezza scassata o messa giù in maniera ridicola. D’altronde se c’è una cosa che ho potuto notare è che negli USA il rapporto con le auto è molto molto diverso da quello che abbiamo noi: moltissime auto sono mezze scassate e trasmettono un forte senso di utilizzo, se da noi ci sono quelli che “cambiano le scarpette alla binba” e che ogni sabato mattina che il signore manda in terra corrono a lavarla, specialmente in California il mantra sembra essere: l’auto è un oggetto e io la uso, fino alla fine.

25 – Honda Civic Sedan di una serie non meglio identificata (mi dicono la settima), sono abbastanza sicuro che questo particolare modello da noi non abbia girato.

 

26 -Honda Odissey, uno dei pochi monovolume (o minivan come li chiamano loro) che ancora si vedono in giro, ne ho avvistate di varie versioni, quello grigio dovrebbe essere un Odissey di quarta generazione, quello bianco uno di quinta (l’ultima).

 

27 – Volkswagen Atlas, un grosso SUV che la Volkswagen produce in Tennessee. Spinto da due diverse motorizzazioni (il classico 2 litri turbo TSI o in alternativa un V6 da 3,6 litri), basato sulla piattaforma MQB e più grande di una Touareg (ma a differenza di questa la Atlas monta motori trasversali) questo grosso cassone viene venduto anche in Messico, Cina, Russia e Medio Oriente con il nome Teramont. Sono sicuro che da noi avrebbe successo.

 

28 -GMC Terrain di prima generazione, un bruttino SUV Made in USA dal gruppo General Motors e nata come erede della Pontiac Torrent dopo la chiusura definitiva del marchio Pontiac nel 2010.

 

29 – Ford Bronco, una delle auto più desiderate e uno dei suv/fuoristrada più riusciti degli ultimi anni che però, ahimé, per il momento (si parla di un suo probabile arrivo nel 2023) in Europa non viene importato per questioni legate alle emissioni di CO2 e altre menate simili. Peccato. L’auto è disponibile in diverse versioni, dalle più “eleganti” come quella grigia delle foto fino a quelle più aggressive e selvagge come quella sotto. A questo si aggiungono infinite possibilità di personalizzazione che viene tanta voglia di averne una.

 

30 – Le Lincoln sono forse le auto più brutte che ho visto negli States, specialmente le berline con la calandra sdoppiata (vedrete dopo). Non fa eccezione la Lincoln Navigator, il grosso suv (è lunga oltre 5,6 metri) che vedete in queste immagini. Essendo Lincoln la divisione di lusso del marchio Ford, la Navigator fondamentalmente è una Ford Expedition ricarrozzata, ingrandita e resa più chic. Interessanti i fari anteriori che se li fissate per un po’ vi faranno venire in mente la prima Audi Q7.

 

31 – Sempre Lincoln ma questa volta Aviator: più piccola della Navigator, anche questa Lincoln è parente stretta di una vettura Ford, nella fattispecie della Ford Explorer, suv di medie dimensioni (per loro) prodotta dalla celebre casa di Detroit.

 

32 – Honda Element: basata sulla CR-V, disegnata da un team di disegnatori americani per il solo mercato nord americano, in origine la Element voleva unire il classico monovolume ad un pick-up, ottenendo così un’auto con ampio spazio a bordo ma su cui fosse possibile trasportare attrezzatura di vario genere. Il risultato è un’auto brutta ma che, non so perché, mi attira, forse per il suo design sbarazzino che da certi angoli ricorda alla lontana la nostra Multipla.

 

33 – Oltre alla quantità fotonica di Honda che popolano le strade californiane, a lasciarmi a bocca aperta è stato il numero impressionanti di vetture coreane a marchio Hyundai e KIA, presenti in numero molto maggiore rispetto a noi. Fra queste ne ho avvistate alcune che da noi non sono mai arrivate tra cui questa Elantra. Da noi purtroppo le berline sembra non volerle più nessuno e questo ha scoraggiato Hyundai a investire sull’Europa mentre invece negli Stati Uniti le strade sono ancora piene di classiche auto a tre volumi, tipologia di vettura che tira ancora parecchio.

 

34 – Voi la ricordavate così la Ford Escort? Infatti non bisogna farsi fregare e non confondere assolutamente questa Escort da quella che per tanti anni ha circolato in Europa perché, benché Ford abbia utilizzato lo stesso nome per le due auto, queste non possono essere più diverse. La “nostra” Escort infatti nacque in Inghilterra e venne pensata specificatamente per il mercato europeo mentre questa (che è una Escort americana della terza serie) è nata e rimasta negli USA. Basata sul pianale B di Mazda, questa piccola berlina a trazione anteriore è mossa da un tranquillo motore Ford CVH SPI2000 da 2 litri e 110 cv, niente di memorabile.

 

35 – Mercury Grand Marquis, classica berlina americana, l’avete sicuramente vista un milione di volte in tv, non ho foto del muso perché non mi sono azzardato ad entrare nella proprietà del proprietario della vettura… sai mai che finisco nell’ampissimo baule della Mercury.

 

36 -Infine, per questa prima parte, a voi la tristissima Chevrolet Cruze, un’auto tanto anonima quanto dalla storia travagliata. Da noi al momento la Chevrolet è praticamente sparita dai listini e, a quanto pare, se nel 2022 vogliamo un’auto della leggendaria casa costruttrice americana dobbiamo accontentarci di una Camaro, di una Corvette o di un bellissimo Silverado 1500 che poi da noi non c’è spazio per girare e ti incastri nei vicoletti. Comunque, cercando di essere breve che qui di emozionante c’è ben poco, se da noi la Chevrolet Cruze – che altro non era che una Daewoo Lacetti – è sparita già da qualche anno, negli USA è possibile avvistare la sua ultima reincarnazione, anch’essa (come Buick) figlia degli scambi interni fra i vari marchi che compongono il colosso americano: la Cruze delle foto – disponibile anche in versione compatta a 5 porte – è basata sulla stessa piattaforma della “nostra” Opel Astra serie K, altra auto che possiamo dimenticare in fretta.

Con la 36 esima vettura della lista vi saluto e vi rimando ad una seconda parte, ho ancora tante chicche (e auto noiose) che non aspettano altro che essere svelate. Chiudo con la foto giusta per dimenticare la Cruze e ricordarci perché amiamo la Chevrolet, vacca che bella l’ultima Corvette a motore anteriore.

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5 commenti

Flavio 5 Settembre 2022 - 14:03

Ricordo quando in america durante il viaggio di nozze, ho noleggiato una toyota corolla, ed abituato alla nostra corolla, l ho dovuta cercare in un parcheggio a las vegas dove dopo averlo girato tutto per un ora, ho adottato la tecnica dell antifurto….premevo il telecomando finché si apre una berlina!per me la corolla era lo scassone europeo, li no, sono impazzito…

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Knezzar 5 Settembre 2022 - 22:58

Mio amico fraterno ha studiato e curato l’ ingegnerizzazione della mescola pastiglie freno della Flex.
Non ti dico che casino è uscito fuori, manco a fare il pizzetto magnetico per Flexo…

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Mauro 9 Settembre 2022 - 9:54

Vado spesso negli Stati Uniti per lavoro e nell’ultimo anno il 90% delle volte al car rental mi hanno dato la Nissan Altima. Gran mezzo, un paio di mesi fa trovata anche in allestimento sportivo (purtroppo solo in allestimento), se fosse disponibile anche in Italia ci farei più che un pensiero.
Una nota generale sulle auto USA: hai notato anche tu che NON hanno i freni :)? La prima volta che andai (vero che era una Suburban che pesa come una portaaerei) al primo semaforo preso un pò “allegramente” quasi finisco in mezzo all’incrocio. Prese le misure, ho comunque sempre notato mediamente una frenata pessima rispetto ad una normale auto europea.

Rispondi
Marco Gallusi 16 Settembre 2022 - 15:57

Sono stato in America varie volte (per lavoro e per piacere) e confermo in tutto e per tutto quanto hai scritto.
P.S. a Miami girano anche tante 500…

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Marco Gallusi 16 Settembre 2022 - 15:58

Fiat 500

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