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La Delta Futurista vista da me

by Il direttore

Abbiamo acceso i motori, dato fiato alle marmitte, preso i volanti in mano guidando accelerando frenando sorpassando schiacciando la frizione azionando la leva del cambio proiettati in un passato futuro.

“La magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.” Queste erano le parole di Tommaso Marinetti, letterato italiano dei primi del ‘900 e fondatore del movimento futurista. Un movimento culturale che attraverso immagini come volanti, ruote, sbuffi di fumo, motori, rumore, passione, metallo e lavoro voleva celebrare i capolavori ingegneristici e pioneristici di inizio secolo: i treni, le auto e le moto.

Ora, nel 2018 questo futurismo è – inutile negarlo – diventato “passatismo”. Viviamo in un’epoca in cui tutto quello che non è green, bio, eco e vegan viene visto male, come qualcosa da rifiutare. Anche l’automobile è vittima di questo rifiuto, diventando da oggetto per appassionati, capace di emozionare oltre che muovere e spostarci, a qualcosa di asettico, simile ad un elettrodomestico su ruote, meglio se connesso col nostro telefono, piuttosto che con la nostra anima.

Il futuro attraverso il passato: Delta Futurista.

Che il moderno mondo dell’automobile non sia più dedicato a noi, pochi ma irriducibili, appassionati è oramai evidente. Lo abbiamo visto circa una settimana fa con il nostro articolo “ma il piacere di guida dov’è?” ma lo vediamo anche tutti i giorni nella seconda vita che stanno vivendo le auto che oggi chiamiamo “youngtimer”, macchine che fino a poco temp fa erano solamente ferrivecchi destinati al rottamaio e che ora sono invece state enormemente rivalutate proprio per la loro caratteristica di far sentire cosa significa veramente guidare. Guidare.

Ovviamente questo discorso non è solo trasversale ma anche verticale: non colpisce infatti solo noi”poveri” appassionati ma colpisce anche quelli con il “grano”. Un esempio? Singer. Questa piccola casa americana da qualche tempo a questa parte sta causando gravi casi di cecità da masturbazione in moltissimi appassionati delle vecchie (ma esagerate) Porsche raffreddate ad aria.
Credo che un paio di immagini bastino, ci vediamo poi per il continuo quando avete finito, a dopo

Che poi, sebbene al mondo esistono ancora costruttori di auto dure & pure (che non capisco perchè sono tutti inglesi) come i vecchi cari Ginetta, Noble e TVR, Singer ha scoperto un po’ il santo graal del marketing nel 21°secolo: la nostalgia. Hanno preso una delle più belle auto di tutti i tempi e l’hanno reinterpretata in chiave moderna vendendola ad un prezzo spropositato: successone mondiale. Come loro ci sono arrivati anche gli inglesi della Eagle con la Jaguar E-Type o quelli della David Brown Automotive con la Mini Remastered venduta a cifre folli e pure quelli della Alfaholics con la loro GTA-Remastered.

E sapete qual’è la chiave vincente di questi progetti? Semplice: la nostalgia. E come dicevo tempo fa, la gente diventa nostalgica quando è insoddisfatta dall’offerta del presente.

E qual’è la macchina che più di tutte è stata esaltata negli ultimi anni da tutti gli italiani, nonne comprese? Semplice anche questa: il Deltone. Ecco quindi che i signori (svegli, appassionati e con le tasche profonde) di Amos Automobili hanno messo assieme un ferro che ha letteralmente fatto un disastro. Se avessero rifatto la Alfa 75 non avrebbero tirato su questo polverone. Questo perché – in maniera un po’ esagerata eh – la Delta, per l’italiano medio e non solo, è un po’ come Belen: una vera e propria diva.

Ma, io dico, meglio Selen che Belen.

Non voglio fare polemica su quanto creato da Amos, ma mi rendo un po’ conto dell’operazione nostalgia che è stata fatta: siamo sicuri che una Delta nuova da oltre 300 mila euro sia poi meglio di una vecchia cara (scricchiolante e inaffidabile) Delta vecchia da – oggi – 50 mila euro? Non saprei.

Ad ogni modo, visto che sono un appassionato squattrinato ma comunque appassionato e stufo delle Yaris ibride voglio ringraziare Amos automobili per quello che hanno fatto: hanno preso una ventina di vecchie Integrale (attenzione eh, non delle Evoluzione) e, partendo dalle modifiche che venivano fatte sui telai destinati al gruppo A, le hanno praticamente ricostruite portandole nel 3° millennio, senza però snaturare quello che tutti oggi vorremmo avessero le macchine: il carattere e lo spirito. Spero fortemente che in questo modo quello che fino a tre giorni fa era un oggetto da nostalgici over 30, possa oggi diventare un oggetto del desiderio anche per i più giovani che da ieri vivono in un mondo – per fortuna – nel quale la Delta è rediviva, più bella e forte che mai, moderna ma ancora se stessa, aggiornata ma comunque analogica. Ancora capace di spaccare dei culi.

Costruita oggi ma a tutti gli effetti un Deltone migliorato grazie a pannelli in fibra di Carbonio (che come qualcuno ci ha scherzato probabilmente sono stati messi per evitare che il telaio crepi alla prima uscita), alle tre porte in stile Audi Quattro S1 o Impreza 22B e a tutta una serie di modifiche che le premetteranno di fare i buchi in terra grazie ai 330CV spremuti dal bialbero Lampredi.

Ma non voglio stare qua a menarla con questi dettagli che sono disponibili ovunque in rete, voglio piuttosto fare perno su un video che la Amos Automobili ha diffuso in rete qualche tempo fa, voglio riprendere le loro stesse parole perché, più di qualunque altra che io possa aggiungere, rendono l’idea di quello che pensiamo e che vogliamo dalle auto. Grazie Amos, grazie per questa “futuro passato”.

Ecco allora che in un mondo di noiose automobili/elettrodomestici, con questa Delta Futurista ritorniamo felicemente ai tempi delle notti in garage sporchi di olio, del sudore e dei lividi, delle chiavi inglesi che cadono e dell’olio che cola, dei motori da carburare e del profumo di benzina, delle bestemmie e delle gioie, dell’ignoto e della sorpresa, delle forme come figlie della funzione, degli scarichi rumorosi e dei volanti sensibili, dei cambi manuali e degli indicatori analogici. Tutto questo è la passione per le auto, tutto questo è quello che ci manca.

“C’era una volta un mondo fatto di automobili costruite progettate con passione: queste auto prima belle e poi funzionali, avevano un’anima e avevano personalità erano vive cazzo! Oggi qualsiasi auto è veloce, sicura, affidabile e precisa: e la personalità dov’è? In che cosa ci possiamo identificare oggi? Livree accattivanti e prese d’aria e fango e ronzii dettagli imperfetti scricchiolii e polvere lacrime e sudore e odore di benzina e avventure epiche. E turbine e cambiate e differenziali e marmitte e cilindri e pistoni e il caldo e il freddo e uomini. Erano gli anni in cui la vita apparentemente valeva poco ma valeva la pena di viverla ed assaporarla un tornante alla volta speciale dopo speciale. Abbiamo acceso i motori dato fiato alle marmitte preso i volanti in mano guidando accelerando frenando sorpassando schiacciando la frizione azionando la leva del cambio proiettati in un passato futuro”.

 

 

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1 comment

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Davide 11 Settembre 2018 - 22:05

Va bene che usano le integrale e non le evo che costano di più, ma quelle che hanno vinto di più sono le integrale.

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