Il piacere di guida non morirà mai

de Il direttore
“… e vidi cose che ridire
né sa né può chi di là sù discende;”

Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso, vv. 5-6

Il volante stretto fra le dita, il motore che urla esasperato disperato maltrattato codipendente nella mia dipendenza di giri, il cambio secco e meccanico, l’avantreno preciso a contrastare un retrotreno agile e ballerino che lo si può far scivolare quanto più aggrada solo per puntare la curva successiva, il telaio morbido e flessibile che mi permette di danzare agile tra una curva e l’altra senza sprecare un microgrammo di grip meccanico.

Il piacere di guida, quello vero, quello che trascende il divertimento per tramutarsi in esperienza mistica non è facile da descrivere; in molti – troppi – ci provano snocciolando cavalli o prestazioni da capogiro, ma la verità è che certe sensazioni sono tali che  probabilmente anche Il Sommo si rassegnerebbe a definirle ineffabili, impossibili da descrivere a parole in maniera adeguata, sensazioni al limite dell’indescrivibile. Sapete, amo le citazioni e allora, se proprio Dante non vi piace o vi rimanda troppo indietro ai noiosi banchi di scuola, vi citerò Tenet (che forse è più incasinato della Divina Commedia e che la seconda volta che l’ho guardato l’ho capito meno della prima): non cercare di capirlo (il piacere di guida), accontentati di sentirlo.

Tuttavia, per quanto inafferrabile, sfuggente, indescrivibile e – a quanto pare – ottenibile solo attraverso una saggia alchimia di buonsenso, leggerezza e potenza dosata in maniera oculata, così come Dante invocava Apollo, dio pagano della poesia, per ricevere la sua assistenza nel portare a termine un compito così arduo come solo il trovare le parole per descrivere il paradiso può essere, io mi trovo ad invocare Mazda che dal 1989 è riuscita a dare a questo intenso insieme di emozioni una forma precisa, tangibile, toccabile e, Dio grazie, sgasabile.

– Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo… –

Pensiamoci un attimo, quali sono le auto che al giorno d’oggi sono definibili icone? Quelle auto capaci di fare “gruppo”, di far nascere famiglie, club, di far ammalare alcune persone (nel senso buono) e di farne innamorare altre, quelle auto capaci di trasformare la vita di alcuni e di migliorare la vita di molti altri, quelle auto nelle quali capita che poi certe persone ci si riconoscano diventando un tutt’uno con il loro mezzo meccanico. Alcune hanno raggiunto questo status per la loro forma sbarazzina e “simpatica” (es. Il Volkswagen Maggiolino o, in maniera similare, la Vespa), altre per il farti sentire speciale e parte di un club di intenditori (es. la Porsche 911), altre perché sono rudi, dure & pure, sempre pronte a far sentire i loro proprietari avventurosi e machi (es. le Jeep e i Land Rover) altre, infine, solo perché sono belle da guidare. Come la Mazda MX-5.

Poco importa che la NA sia un esempio di stile eccezionale che ancora oggi – parere personale – fa impallidire le serie successive. Poco importa che abbia pochi cavalli, che sia (relativamente) scomoda e che gran parte della benzina che trangugia viene trasformata in rumore e calore e poi, solo dopo, in energia meccanica. Si possono trovare mille modi per criticare la MX-5 e per convincersi che no, non è la macchina per te che hai bisogno di spazio, comodità, lucine, seduta alta e chissà quale altro orpello di cui ti hanno convinto che hai davvero bisogno, ma la verità è che, pillola rossa, pillola blu, se scegli quella giusta non solo godrai come un matto nello scoprire quanto è profonda la tana del bianconiglio ma, cosa da non sottovalutare, incontrerai te stesso. Perché la MX-5, proprio perché a bordo c’è spazio (poco) giusto giusto per un’altra persona che visto che tendenzialmente peserà come il 7-8% dell’intera auto per me può anche stare a casa, è prima di tutto un profondissimo regalo che fai a te stesso, e non c’è niente di male nel procurarsi un po’ di sano piacere (se fatto senza che gli altri chiamino la polizia è meglio però, ricordatelo).

Viviamo in un mondo difficile, arrabbiato e complesso, frenetico e passivo/aggressivo, arrogante e pronto a farci subire soprusi ogni volta che ce n’è l’occasione e allora tanto meglio, se possibile, circondarsi di cose che ci fanno stare bene, se poi sono oneste ed economiche come una MX-5 ancora meglio: con lei godrai, imparerai, ti divertirai e ti emozionerai, ti arrabbierai e ci entrerai in sintonia, ci parlerai, ti prenderai cura di lei, la amerai e a tratti la odierai ma mai, MAI, potrai far finta di nulla. Con lei entrerai a far parte di una famiglia di scoppiati, ti iscriverai a forum solo per chiedere che olio infilare in un quattro cilindri vecchio di 30 anni che all’epoca veniva messo sulla 323 e che di esotico non ha nulla e, alla fine, potrebbe capitare che ti ritroverai all’interno di un mostruoso ingorgo violentando la tua fragile frizione solo per finire sul Guinness dei Primati come parte del più grande raduno Mazda del mondo, mettendo a soqquadro la domenica di Modena, invadendo la piccola città emiliana con quasi mille MX-5, ora saettanti in mezzo alla campagna, ora tutte belle in fila dentro l’autodromo per entrare, un’altra volta ancora, nella storia. Sotto il sole a ustionarsi la testa ma sorridenti come questa piccola bella auto, nella storia.

E a questo punto, a ormai quasi 8 anni dalla presentazione della bella ND – che a giudicare da quante erano a Modena vien da dire che sia stato proprio un gran successo, brava Mazda – è venuto lecito chiedere alla delegazione ufficiale Mazda presente in autodromo – fra cui Nobuhiro Yamamoto, uno dei padri della MX-5 originale – cosa sarà del futuro di questa piccola spider e la risposta, per quanto non delle più articolate ma che comunque ci fa dormire sereni è stata che “il piacere di guida non morirà mai“. Non sappiamo come sarà e quando sarà la futura NE, speriamo solo che mantenga inalterato quel misto di semplicità e leggerezza (di spirito oltre che di bilancia) che da sempre rende quest’auto speciale e che Mazda sappia proteggere il suo piccolo gioiello senza cadere in sciocche trappol-E. Senza andare a complicare un progetto che deve il suo incredibile successo proprio perché, come spesso accade con le cose belle, è semplice.

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Nota a parte #1

Come parte della giornata ho avuto modo di farmi una ventina di minuti in pista con la mia MX-5 (una nbfl Phoenix 1.6) e, dopo esser rientrato ai box con un mix di preoccupazione e di dispiacere nei suoi confronti (lei si è fatta maltrattare, ma la sensazione è stata un po’ quella di prendere a cartoni una vecchia anziana signora) ho avuto modo di rifare lo stesso con una nuova MX-5 ND 2.0 litri e 184 cv e, forse, la cosa più bella che si può dire di questa auto è che sono bastate due curve per pensare “cavolo… è lei!”. Oltre 20 anni dopo, quasi 75 cv in più ma nella nuova ND ho ritrovato tutte le sensazioni di guida (che in pista tirandogli addosso vengono fuori in maniera amplificata) della mia vecchia MX-5. Sensazioni diverse, non per forza migliori ma, nel complesso, parenti molto strette. Che figata.

– se su strada la nuova può risultare molto migliore della vecchia – più comoda e confortevole e con più motore – in pista, dove ci si può spingere verso il limite della macchina maltrattandola e facendo uscire quello che lei è davvero, ho trovato la vecchia NBFL più divertente della nuova; non più veloce ma più pura, giocherellona, affabile e comunicativa –

Nota a parte #2

Chiunque ne abbia mai provata una difficilmente potrà tornare indietro: la franchezza, la genuinità e la purezza che fluiscono attraverso il telaio di questa macchina lungo la schiena di chi guida sono sensazioni alle quali difficilmente si riuscirà a rinunciare: una macchina normale che fa sentire speciali, senza fronzoli o effetti pirotecnici, semplicemente meccanica e passione, tutto questo è la Mazda MX-5.

Però esiste anche un mondo nel quale lo speciale può diventarlo ancora di più, basta avere fantasia e idee da vendere: è il caso dei ragazzi di Gorgona Cars che a Modena hanno presentato un prepotente restomod, una visione, un trip, un’idea diventata realtà, un nuovo modo di vedere e vivere la MX-5. Si chiama M%-5 NM e prende il meglio di quanto la piccola Mazda ha offerto nei suoi 30 anni di vita e l’ha unito in un’unica auto. La scocca è quella di  une vecchia NA – scelta perché la prima, la più iconica e riconoscibile – mentre la meccanica – tutta la meccanica, non chiamatelo swap che mi fate girare le balle – è quella di una nuova MX-5 ND 2.0 da 184 cv, il tutto unito in una particolare barchetta monoposto (godo) che, se possibile, avvicina la MX-5 ancora di più al concetto di guida pura, con il vento prima fra i capelli, ora dritto nei denti. Ci siete solo te e lei, immersi nella strada, nella guida, nella vita.

Unendo la prepotente cura dimagrante l’auto ora pesa solo 830 kg (che basta una rapido calcolo per ottenere un rapporto peso/potenza migliore a quello di una Lotus Elise) alla profonda cura aerodinamica (la barchetta ha il fondo piatto e il piccolo ducktail sul bagagliaio aiuta a diminuire la portanza del corpo vettura alle alte velocità), questa piccola bomba giallo banana si preannuncia una goduria unica fra i cordoli, probabilmente grazie anche alle ruote di piccole dimensioni, una garanzia per avere auto magari un po’ più morbide ma sicuramente più comunicative e non inutilmente rigide come delle assi di legno che poi le sospensioni non lavorano.

– le portiere tagliate a metà hanno permesso l’inserimento di un ulteriore longherone di irrigidimento, con il risultato che il telaio ha una rigidità torsionale aumentata del 100% rispetto alla NA originale –

Insomma, per quanto il prezzo di lancio di questo restomod non sia dei più accessibili – si parla di circa 70.000 euro oltre ad una MX-5 NA da modificare in maniera definitiva – e per quanto a più di un purista del “matching number” verrà qualche brivido freddo lungo la schiena, per me questa MX-5 NM è un bel ferro e, forse anche solo perché è monoposto e a me piacciono i mezzi cazzuti e determinati, nel mio garage dei sogni gliela metterei.

– ho o non ho il casco più figo del mondo? –

P.S. se vedendo la foto di copertina vi è venuto il dubbio che il carrozzaio che mi ha riverniciato il paraurti non sia stato dei migliori… beh avete ragione. Alle mie lamentele ha risposto che “è normale” così e non ho potuto dire altro. Peccato, anche perché il paraurti era stato riverniciato dopo che una signora con la Volvo ci aveva fatto retromarcia sopra prendendosi – giustamente – la colpa e pagando quindi lei questo lavoro che in realtà andrebbe rifatto.

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3 commenti

Tubaz 23 Settembre 2022 - 22:26

Goduriosa anche solo a leggere gli articoli degli altri. Goduriosa quando hai un bimbo piccolo e scappi un’ora all’alba x conto tuo, goduriosa quando vedi una curva, goduriosa quando sei incazzato e stressato apri il tetto e dopo 5 minuti ridi. La mia ha appena fatto 30 anni. Ce l’ho da 30 anni e ancora non ci credo. E penso ancora a quell’idiota che ho portato a fare un giro e mi ha detto “Ah ma non ha l’orologio..” e non stava scherzando

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xAm 24 Settembre 2022 - 9:08

Ho una NA ferma in garage da 3 anni, dopo 20 anni con lei ha bisogno di qualche sistemata e volevo venderla… ma ancora non ce l’ho fatta…

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Paolo Ghigo 27 Settembre 2022 - 16:50

Giornata stupenda ed evento più unico che raro. Mai avrei pensato quattro anni fa che, acquistando una scatoletta del genere, avrei vissuto giornate così emozionanti e conosciuto così tante persone con la stessa passione. Ah direttore: grazie ancora per l’autografo dorato sul capellino!

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