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Honda Civic Type-R Mugen

by Il direttore

Iniziamo la nuova stagione di Rollingsteel.it prendendo in esame l’ultima Honda Civic Type-R che può ancora essere intesa come piccola utilitaria da sparo con in più quel pizzico di malattia mentale che tanto ci piace.

Stagione nuova (la terza credo) ma vecchie abitudini. Infatti siamo qua, ancora, a parlare di macchine giapponesi e, come al solito, a parlare di pazzi fulminati che si rovinano (o quasi) per mettere giù dei ferri da pavura che di più non si può.

Oggi vi racconterò di questa Honda Civic, dopo di lei non sono più esistite Honda di questa tipologia, quindi godiamocela che ne vale la pena. Questa Civic infatti è stata l’ultima Honda sportiva nel senso Vteccoso del termine, dopo di lei sono arrivate cose che, sinceramente, mi hanno fatto un po’ passare la voglia.

Tipo l’ultima Civic Type-R, sicuramente potente e veloce, ma non è più quella macchina da sparo in tangenziale che era prima. La trovo un po’ imborghesita che palle:

No so voi, ma se dico Civic, io penso a una cosa del genere:

Comunque, tornando al discorso della fn2, me lo ricordo quando presentarono questa maghena. Un po’ come ogni Civic che mamma Honda partorisce, anche questa fece molto parlare di sé, vuoi per la linea completamente fuori di testa, vuoi per la scelta tecnica di rinunciare – per la prima volta – alle quattro sospensioni indipendenti in favore di un sistema più tradizionale (o peggio, standard) composto da schema MacPherson davanti e ponte torcente al posteriore (segnale della direzione che stavano prendendo le cose).

All’epoca ricordo che in molti si lamentarono (più grossa e pesante rispetto alla precedente) di questa Civic ma c’è da dire che oggi, passati 11 anni dalla sua presentazione, c’è da baciarsi i gomiti rispetto a quello che la Civic (come quasi tutte le altre eh, vogliamo parlare della Eclipse?) è poi diventata. All’epoca non potevamo saperlo, ma oggi possiamo parlare della Civic fn2 come di un gran ferraccio capace di oltre 9mila giri.

Ma per Deborah questo non bastava. No.

E chi cazzè Deborah?

Oggi vi racconterò anche del proprietario di questa Civic. Lo chiameremo, per rispetto della sua praivaci, Deborah, nota spogliarellista dell’entroterra romagnolo che, non contenta delle suo voluttuose forme, ha ben pensato di aggiungere quel pizzico di pepe alla sua vita, preparando una Honda Civic Type-R fn2 come non ce ne sono in giro, una roba da fuori di testa, veramente. Una roba che non vedevo dai tempi di Heinz Harald Frentzen:

Se infatti vi dico Mercedes voi penserete ad AMG (ed anche a due bestemmie pensando a Monza). E se dico Toyota? Ovvio, TRD. E Honda? Bene, io vi dirò Mugen Motorsport. Esatto, la Mugen rappresenta il reparto elaborazioni della famosa casa nipponica: fondato dal figlio stesso del signor Honda, la Mugen (che tradotto in italiano significa “senza limiti”) è da sempre legata con un filo rosso alla casa dell’ala dorata senza però mai esserne diventata di proprietà (come invece successo, ad esempio, con AMG) e da sempre collabora con essa per la preparazione dei suoi motori destinati alle competizioni, Formula 1 (fino al 2000) compresa.

Dalle competizioni poi l’interesse della piccola Mugen si è anche spostato verso le vetture stradali andando a creare alcune robe che mamma mia dov’è la carta igienica (destra/sinistra col dito per vedere il catalogo Mugen della NSX):

Viene quindi da sé che se un possessore di Honda, magari un po’ malato di cultura giapponese, magari un po’ rimasto sotto con Gran Turismo, volesse far metter mano alla sua macchina, Mugen potrebbe essere proprio la risposta giusta. Tuttavia la cosa non era facile. Mugen non ha uffici o concessionari in Europa se non uno in Inghilterra che proprio qualche anno fa (era il 2009) preparò una ventina di Civic Type-R Mugen “ufficiali” che andarono vendute tutte in appena 6 minuti dalla loro presentazione. Questi ferri della miseria venivano venduti a oltre 40mila euro e – ad ogni modo – solo con la guida a destra. Questo per dire che l’unica alternativa per avere una Civic Type-R Mugen qua da noi è di spulciare il catalogo del preparatore nipponico, farsi spedire i pezzi e montarseli. Questo è quello che ha fatto Debborah, ha preso la sua Civic Type-R del 2007 e l’ha affidata ai migliori spedizionieri del mondo per trasformarla in una vera e propria bestia (rara) capace di una rabbia interessante.

Se infatti già di suo il motore di questa Civic è abbastanza cattivo (di serie esce con 201CV ovvero poco più di 100CV/litro, mica male) grazie ai lavori fatti fare da Debborah le sue prestazioni sono ancora migliorate. Andando a mettere mano in profondità al motore, alleggerendo e lucidando (con la lingua) l’albero motore, cambiando gli alberi a camme, lavorando la testa (sia in aspirazione che scarico), alleggerendo il volano, utilizzando una pompa dell’olio senza contralberi (di origine Civic Type-R fd2 giapponese) e con tutta una lunga serie di modifiche che se mi scrivete in privato ve le dico, ora questo 4 cilindri da 2 litri appena eroga la bellezza di 250 cavalli (125CV/litro, più di una S2000 originale) e 225NM di coppia.

Se a tutto questo ben di dio uniamo il nostro amato sistema VTec e lavori fatti anche su aspirazione e scarico, otteniamo un’esperienza di guida che è un vero sballo. Ovviamente, come tutte le Honda, non ha quella brutalità che ti strappa le braccia ma ha un allungo talmente lungo che te lo fa un po’ allungare.

Prende i giri con la stessa facilità con cui spalmate un po’ di burro semisciolto su una fettina biscottata, appoggiate e swish, già bella piena. Qui uguale, piede sul gas, il motore fa eeeeeeeOOOOOOO e via, 9000 giri come niente fosse. Capito? Novemilagiri. Quando con le auto moderne diesel a 3500 è già finito tutto, quando sulla vostra 500 Abarth tirate i 7000 giri e poi basta perché poi si sfonda… qui ci sono altri 2000 giri utili, è una roba da fuori di testa. Fuori di testa come il cambio di tono del motore intorno ai 5000 giri, zona di intervento del famigerato VTec: potete seriamente sentire il motore cambiare voce, passare da soprano a tenore aspirando aria che se passa un gatto lo tira dentro, è come una droga, costa come una droga ma non vi riduce senza denti e grigi… quindi è meglio!

Inoltre, cosa da non dimenticare, renderete felice un meccanico ed un benzinaio che in tempi di profonda crisi sociale come questa non è cosa da sottovalutare. Bisogna imparare a volersi bene e ad aiutarsi, Deborah questo lo sa bene.

Comunque, gatti a parte, dall’infinito catalogo Mugen è stato pescato a piene mani anche per il comparto estetico. Come vedete a questo ferro sono stati aggiunti alcuni particolari che nelle Type-R normali non ci sono. Fender allargati, cofano in fibra di cartonio dal peso ridicolo, mascherina specifica, ala posteriore e archetti passaruota allargati sono solo alcuni dei dettagli che si possono notare facendo un giro attorno a questa Civic. Prendendosela comoda e osservandola con calma si noteranno una quantità di altri dettagli che non fanno che aumentare la mia stima nella mania di Deborah. Anche lo specchietto retrovisore interno è firmato Mugen. Come lui lo è lo sfondo del tachimetro, i tappetini all’interno, montante degli specchietti esterni. Ci si potrebbe passare mezza giornata a sgamare ogni singolo dettaglio presente su questa Civic che su una normale Type-R non c’è.

Ok abbiamo capito, ma come va sta maghena?

La Mugen “ufficiale” costruita in Inghilterra ai suoi tempi impressionò la stampa specializzata. Fondamentalmente, grazie alle modifiche al telaio ed alle sospensioni quella Civic era una macchina molto orientata al track day: addirittura la si poteva ordinare con il track-pack ovvero ti vendevano la macchina senza la panchetta posteriore con in più sedili Recaro da corsa, manometri sul cruscotto per temperatura e pressione olio e, già che ci siamo, gomme slick e sistema di rilevamento dei tempi in pista.

Questa era la Mugen originale (dio quei cerchi)

Quello che ha fatto Debborah sulla sua Civic va molto vicino a quello che fece la Honda originale, aggiungendo diverse migliorie come il differenziale autobloccante, lo scarico senza catalizzatore e, come già accennato, decine e decine di altre modifiche tra le quali l’accorciamento della leva del cambio e della sua escursione. Ad ora, siccome come potete immaginare questo lavoro ha avuto i suoi bei costi, manca solo un assetto completo regolabile che arriverà a breve anche se, già così, la macchina – inutile dirlo – è ottima.

Per strada trovarle un difetto è praticamente impossibile a meno di essere dei rompipalle “eh ma io con gli stessi soldi..”: va sul velluto, rigida ma non spaccaossa, la macchina ha una andatura di qualità e la costante – e piacevole – presenza del motore rende i sorpassi facili come aprire instagram e trovare una foto di un culo a caso. Basta pensare di sorpassare ed il sorpasso è fatto, in fondo è pur sempre un 2 litri, un minimo di coppia disponibile c’è sempre. E il cambio… oddio il cambio delle giapponesi cos’è, non credo serva che dica altro, trovate un amico con una macchina giapponese (non una Prius, sciocchi) e chiedetegli di farvi provare il cambio.

E in pista? In pista non abbiamo molte informazioni riguardo questa Civic, Deborah frequenta un’alro tipo di pista abitualmente, ma siamo abbastanza sicuri che, in mano alla persona giusta capace di guidarla come se l’avesse rubata questa Civic potrebbe riservare parecchie sorprese!

E poi… per chiuderla, sentite come diavolo canta questo quattro cilindri!

 

 

 

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1 comment

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Emanuele 4 Settembre 2018 - 22:14

#spettacolo

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