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Mil-Mi 26, grande, grosso e cattivo

de La redazione

Quando ci sono da fare le cose in grande gli Americani, si sa, non sono secondi a nessuno. Negli anni abbiamo visto uscire dal feudo dello zio Sam una serie di ferri che hanno fatto vibrare il rollingsteeler che è dentro ognuno di noi, tipo questo o questo o questa.

C’è stato però un periodo magico a cavallo degli anni ‘70 e ‘80 in cui anche i russi si sono rimboccati le maniche e hanno sfornato dalle loro fucine dei mezzi leggendari.

È proprio di uno di questi cirillici ferri di cui oggi vi voglio parlare: Signore e Signori, ecco a voi il Миль Ми-26 o, per dirla all’occidentale, sua maestà il Mil-Mi 26 HALO.

Piccola premessa: da avido lettore di RollingSteel quale sono ho seguito con gioia l’evolversi della varietà di articoli disponibili. Auto, moto, aerei, barche e treni finché un giorno un piccolo tarlo ha iniziato a scavare nella mia mente: maaaaaa….. e gli elicotteri?

D’accordo, gli aerei sono fighi, hanno spinto una generazione dopo l’altra a guardare in alto e a sognare di volare (compresi i Negrita). L’elicottero è un po come la squinzia grassottella e goffa che a scuola nessuno si filava perché la sua migliore amica era la più bona del liceo. Gli elicotteri sono lenti, rumorosi, vibrano più di una lavatrice in centrifuga senza masse, ciucciano jet-A1 che manco nelle peggiori osterie, sono un ammasso di pezzi rotanti pronti a pisciare olio ad ogni momento. Ma la loro capacità di librarsi nel cielo e quell’apparente abilità di fregarsene di ogni legge della fisica li rende, secondo me, uno dei mezzi più affascinanti di sempre. Anzi, vi dirò di più: proprio il fatto che a prima vista diano l’impressione di non essere fatti per volare li rende ancora più sburoni. Un po’ come quella storia del bombo che, in relazione alle sue dimensioni, non potrebbe volare ma lui  se ne sbatte u’cazz non lo sa, frulla le sue alucce come un maledetto e vola.

*

Diciamo che per i pionieri l’estetica non era in cima alla lista delle priorità.

Ma adesso ciancio alle bande e parliamo del Mil-Mi 26… anzi no, vi tocca ciucciarvi un altra pugnetta introduttiva sull’elicottero.

Per quelli che non hanno voglia di approfondire prego continuate fino dopo la foto della turbopompa. Lo so, non centra nulla con l’elicottero, ma una turbopompa non si rifiuta mai.

Quello che sugli aerei chiamiamo ali sugli elicotteri si chiamano pale, più pale formano un rotore. Questa differenza porta a più di un problema perché, a differenza dell’ala di un aeroplano, il rotore di un elicottero ha parti che si muovono a velocità diverse, anche quando è in volo stazionario (hovering) o a terra. La rotazione delle pale porta a due effetti principali:

  • La parte esterna della pale si muove più velocemente della parte interna, ergo genera più portanza;
  • Le pale sui lati opposti del rotore viaggiano in direzioni opposte.  Quando l’elicottero inizia a muoversi in avanti, le pale che si muovono in avanti nell’aria (pale avanzanti) sono investite da un flusso d’aria che è più veloce rispetto a quello che investe le pale che si muovono all’indietro (pale retrocedenti), dove il flusso d’aria è più lento.

Più l’elicottero accelera e più questa disparità si fa evidente. Vicino al centro del rotore, dove la velocità di rotazione è minore, l’aria inizia a fluire sopra la pala retrocedente da dietro in avanti, poiché la pala ruota più lentamente dell’aria attorno ad essa. Questa parte della pala non produce alcuna portanza o addirittura inizia a produrre deportanza.

Le pale che avanzano non possono essere utilizzate per compensare qualsiasi riduzione della portanza sul lato retrocedente poiché entrambi i lati del rotore devono produrre quantità simili di portanza per mantenere l’elicottero bilanciato e livellato. Questo significa che, contrariamente ad un aereo, aumentando la velocità oltre un certo limite (circa 215 nodi /400 km/h), l’efficenza del rotore inizia a diminuire fino a rendere impossibile il sostentamento in aria del mezzo, il che capirete bene é un bel cazzo di problema .

Sistemata la velocità ora parliamo di altitudine. Perché mai un aereo dovrebbe avere il diritto di volare più in alto di un elicottero? Cos’è questa discriminazione? Siamo in tempi di politically correct, queste cose vanno spiegate, insomma.

Risposta breve: gli aerei sono più efficienti.

Risposta lunga: sugli aerei le ali producono portanza ed i motori producono spinta, mente sull’elicottero il rotore svolge entrambe queste funzioni. Per ottenere la spinta in una direzione o nell’altra il pilota regola l’assetto dell’elicottero tramite il comando detto ciclico, facendo sì che i rotori “tirino” in una specifica direzione. Poiché il rotore ora spinge l’elicottero in una direzione perde parte del suo potenziale di sollevamento. Se il pilota vuole che l’elicottero continui a salire dovrà continuare ad aumentare l’angolo di passo di tutte le pale tramite il comando detto collettivo. Man mano che l’elicottero sale di quota la potenza necessaria per tenerlo sollevato aumenta a causa della rarefazione dell’aria e dato che, come abbiamo visto, il numero di giri del rotore non può essere aumentato oltre un certo limite, la capacità di sostenersi in volo dell’elicottero si esaurisce.

Tutto Chiaro???

Questo papocchio di roba pone all’elicottero limiti di quota, velocità e peso molto più restrittivi di quelli di un classico aereo. Giusto per darvi un’idea, il Westland Lynx, che poi è uno degli elicotteri “tradizionali” (un rotore principale e uno anticoppia in coda) più veloci mai costruiti, a canna (di serie) fa circa 175 nodi, la stessa velocità dello Short Skyvan, affettuosamente soprannominato dai suoi piloti “The Shed” – Il capannone. Piloti che di sicuro non venderebbero un rene per pilotare altro, suppongo.

Aggiungo diapositiva per facilitare la comprensione del testo.

Nell’angolo sinistro, il cazzutissimo Westland Lynx, nell’angolo destro, Nemo.

Parlando di quote operative, gli elicotteri difficilmente s’azzardano a salire più in alto di 6.000 metri e possono arrivare, in situazioni estreme ma che proprio lo devi volere, fino alla soglia degli 8.000 metri.

Ora quindi, giustamente, voi vi starete chiedendo: ma perché diamine ci stai tirando sto torrone? A noi non interessano ste robe, parlaci del Mil-Mi 26! Calma, adesso vi spiego perché ho dovuto frullarvi gli zebedei e poi, giuro, parliamo di Sua Maestà. L’allegra premessa serviva per mettervi nella condizione di capire quanto grosso e arrogante il Mil-Mi 26 sia in termini elicotteristici. Volevo farvi capire che in proporzione il Mil-Mi 26 è L’Antonov An-225 degli elicotteri. Adesso che abbiamo stabilito il dovuto parallelismo con il più celebre cugino, anche lui della prolifica dinastia sovietica, non sarete magari in grado di passare un esame di “ingegneria degli elicotteri BGeC” (Brutti, Grossi e Cattivi), ma vi avrò aiutato a comprendere quanto pazzeschi siano I numeri che vi darò più avanti!

Ma adesso ciancio alle bande, come promesso: beccatevi sta turbopompa e via che si parte!!!

All’inizio degli anni ‘70 l’Aeroflot richiese un elicottero da sollevamento pesante per aiutare nello sfruttamento delle regioni sottosviluppate. Tradotto in parole potabili: in Russia avevano un sacco di roba grossa e pesante da trasportare in luoghi remoti, spesso sommersi di neve e senza infrastrutture adatte (un aeroporto o una stazione del treno). Inizialmente i progettisti Mil-Mi si erano concentrati nello sviluppare il V12, una specie di catafalco affascinante incrocio tra una aeroplano ed un elicottero.

Il catafalco in questione

Sebbene i prototipi del V12 evidenziarono fin da subito delle capacità di carico elevatissime, i progettisti Mil-Mi furono costretti a lunghi e dispendiosi studi per un nuovo tipo di un rotore ed un altrettanto nuovo sistema di trasmissione. La progettazione, lo sviluppo e il collaudo di un sistema dinamico adeguato, oltre alla necessità di soddisfare un requisito ufficiale di Aeroflot secondo cui il peso a vuoto dell’aereo doveva essere solo la metà del suo peso massimo al decollo, fece si che ma Mil abbandonasse il V12, iniziando a sviluppare un nuovo elicottero partendo dal più tradizionale Mil-Mi 6.

Finalmente, il 14 dicembre 1977 il primo prototipo del nuovo Mil-Mi 26  effettuò il primo volo: fu presentato in pubblico al Paris Air Show del 1981. Fatta eccezione per i prototipi V12 che lo hanno preceduto, il Mil-Mi 26 è l’elicottero più pesante e potente mai entrato in produzione fino ad oggi. E visto che ci siamo arrivati, iniziamo a parlare delle dimensioni di ‘sto bestione paleolitico.

Vi sparo lì due numeri al volo, così, de’ botto: lunghezza 40 (quaranta) metri, peso a vuoto 28.200 chili, peso massimo al decollo 56.000 chili, diametro del rotore… dai, ve lo dico dopo, non siate ingordi

Ora, quando ho iniziato a scrivere questo articolo ho pensato: “come glielo spiego ai miei amici rollingsteeler quanto sono 40 metri per un elicottero?” Semplice, con i disegnini! Presumendo che nessuno di voi abbia mai visto un Mil-Mi 26 dal vivo (o pochissimi fortunati lo abbiano fatto), la miglior  cosa che posso fare è paragonarlo ad altri mezzi più popolari. Prendiamo ad esempio il Bell 206 Jet Ranger, elicottero medio-piccolo di fabbricazione statunitense che tutti ma proprio tutti sono sicuro avrete visto almeno in qualche film o serie TV. E se l’avete visto mentre vi inseguiva, magari colorato di blu e bianco, non avrete la mia stima ma la mia ammirazione sì.

Visto che sono buono vi allego anche una foto del Jet Ranger.

Bello vero ? Nella prossima diapositiva un il Jet Ranger di fianco al Mil-Mi 26.

Vorrei farvi notare che il diametro del rotore principale del Jet ranger e’circa 10 metri, che se usassimo come unità di misura universale la Panda 4×4 sarebbe quasi il triplo. Bene, adesso sappiate che il diametro del rotore DI CODA del Mil-Mi 26 e’ quasi 8 metri.

Non vi è ancora cascata la mandibola? Nessun problema, ecco a voi il Mil-Mi 26 di fianco a un Boeing 737 (quello della Ryanair che vi porta a fare i truzzi a Ibiza, cosi ci capiamo)

Prego notare quanto le pale del rotore principale si flettano verso il basso a causa della lunghezza e del peso

Ovviamente non lo hanno fatto grosso per diletto ma per portare in giro tante belle cose: la cabina di carico misura circa 12 metri di lunghezza (ovvero quasi 4 Panda 4×4) per 3,4 metri di larghezza che di nuovo, per un elicottero, sono dimensioni a dir poco impressionanti.

Sedie pieghevoli ai lati. Russian design at its finest, ciao povery.

E cosa ci si può mettere in cotanto spazio? 80 soldati equipaggiati, 60 barelle, una camionetta dei pompieri, un carro armato (UN CARRO ARMATO, cosa c’è di più temibile di un elicottero che sbarca un CARRO ARMATO?), una turbopom… no scusate.

Ma la cosa più sburona degli elicotteri, che li rende in qualche modo insostituibili da qualsiasi aereo, è la loro capacità di portare dei carichi in qualsiasi punto, totalmente svincolati dagli aeroporti (runwways are for beauty queens). Inoltre possono trasportare roba non solo dentro… ma anche fuori! Pensiamoci un attimo: per quanto enorme possa essere un aereo, quello che porta deve poter essere infilato dentro la fusoliera, tutto intero o a pezzi. Deve essere portato in un aeroporto adatto, smontato caricato su uno o più camion, portato a destinazione e rimontato. Con gli elicotteri tutto questo (peso del carico permettendo) può essere quasi completamente bypassato. E se l’elicottero in questione è il Mil-Mi  26, il risultato potrebbe essere molto interessante.

Qualche  esempio? Alcuni anni fa gli svizzeri, dopo aver costruito il catamarano Alinghi sul lago di Ginevra, si sono guardati attorno e si sono accorti che portarlo fuori dalla Confederazione sarebbe potuto essere un filino problematico. Preso a noleggio un bel Mil-Mi 26 lo hanno trasportato attraverso le Alpi in Italia così:

Avete il vicino che vi parcheggia il Tupolev in mezzo alle balle?

Volete portare il Mil di scorta dal carrozziere? Taaac!

Si può dire che questo elicottero abbia trasportato veramente di tutto, ma l’aneddoto più interessante secondo me è datato 1999: era una notte buia e tempestosa quando dai ghiacci delle remote steppe siberiane vennero recuperati i resti di un grosso, peloso, incazzatissimo moonboot mammut. L’antico mammut andava portato in salvo (cit.), i russi tagliarono letteralmente un cubo di ghiaccio con la carcassa del mammut dentro e lo attaccarono al Mil-Mi 26 per portarlo a destinazione. Così, facile no?

Piccola nota a margine: il mammut in questione, con tutto il ghiaccio attaccato addosso, pesava all’incirca 25 tonnellate. Siccome la matematica non è un opinione, fanno circa 5 tonnellate oltre il peso massimo di trasporto consentito, mica bruscolini. Ma i russi sono un popolo pratico, perciò al grido di факты, а не кулаки (che è un antico proverbio russo traducibile con “fatti, non pugnette”) hanno calcolato che l’elicottero poteva sopportare il peso in eccesso. Agganciato il bisteccone surgelato lo hanno portato a destinazione. L’elicottero poi è stato spedito in manutenzione generale, che non si sa mai.

E IL CAPITANO FINDUS MUTO

Questo, oltre ad essere una figata, può servire a dare l’idea della bontà del progetto del Mil-Mi 26, le cui potenzialità operative non sono state ancora del tutto esplorate. A conferma di questo, pure gli yankee in un occasione sono stati costretti a mettere da parte l’orgoglio da apprezzati esportatori di democrazia e a comperare made in CCCP. Nel 2002, infatti, hanno noleggiato un Mil-Mi 26 (alla modica cifra di 300.000 bucks) per recuperare un loro CH-47 Chinhook piantato in Afghanistan. Visto che il loro elicottero più potente, il Ch-53, era a corto di circa 9 tonnellate di carico utile, per poterlo trasportare l’unica soluzione era optare sul Mil-Mi 26. Mi immagino che gli ammereghani l’abbiano presa benissimo come al solito! In ogni caso, il Mil-Mi 26 in questione era civile, noleggiato da una ditta privata e non direttamente dal governo russo. Da affidabili voci di corridoio sappiamo che al comando USA questa cosa dell’elicottero civile sia servita ad evitare una crisi di personalità ai generali coinvolti.

Abbiamo parlato di quanto sia grosso, ora è il momento di chiudere in bellezza e spiegarvi come sto robo stia per aria.

Cominciamo dal rotore principale: sul Mil-Mi 26 misura 32 metri di diametro e fidatevi, è davvero enorme!

Qui mi tocca fare un altra premessa. Abbiamo già detto che sugli elicotteri il rotore principale opera sempre ad un numero di giri costante. Quando il pilota cambia il passo delle pale tramite comando ciclico e/o collettivo il motore aumenta/diminuisce di giri per fornire la potenza necessaria a mantenere il rotore al suo regime di rotazione ottimale. I più attenti di voi mi diranno: “vez, ma se il motore aumenta di giri come fa a non aumentare di giri il rotore?” Ebbene sì, signori, c’è il barbatrucco. Il motore a turbina dell’elicottero è, nella sua nella prima parte, molto simile al motore a turbina di un aereo. Uno o più stadi di compressione, una camera di combustione ed una turbina di potenza. Qui però la figata: i motori dell’elicottero hanno un secondo stadio di turbine, dette libere, che non sono meccanicamente collegate al resto del motore. Tutto quello che il motore fa è letteralmente soffiare aria sulla turbina libera, la quale è meccanicamente collegata al rotore tramite una serie di riduttori di giri. In questo modo si può adattare il numero di giri del motore per mantenere quello del rotore costante… non so a voi ma queste cose mi rimandano ai sogni che facevo in adolescenza sfogliando il TeleTutto.

Torniamo a bomba sul Mil-Mi 26: vi ricordate di quando, all’inizio dell’articolo, vi ho tediato relativamente al diametro del rotore e alla velocità di rotazione? Sto rotore essendo grosso dovrà per forza di cose ruotare abbastanza piano… sì, ma quanto piano? Ve lo dico? 132 giri al minuto… Signori: 132 rpm è roba da fuori di testa.  Roba che a momenti si riesce a vedere la rotazione delle pale a occhio nudo! Tanto per darvi un idea, il regime di rotazione di elicotteri più tradizionali si attesta attorno ai 350-400 giri al minuto.

E tutto sto popò di roba che frulla è tenuto insieme da una testa rotore mastodontica, qualcosa che farebbe impallidire anche il mammut surgelato.

Nella diapositiva potete vedere ‘mbare Dimitrov al lavoro sulla testa rotore del Mil.

Messo da parte il capitolo rotori è finalmente giunto il momento che tutti voi petrolhead stavate aspettando (vi conosco, infoiati.): i motori.

Come ormai avrete sicuramente capito, niente su questo elicottero ha una dimensione normale ed i motori non fanno eccezione. Il Mil-Mi 26 è equipaggiato con una coppia di Lotarev D-136, due bestioline che sviluppano circa 11.400 cavalli all’albero… l’uno. Ventiduemilaottocento purosangue russi ucraini pronti a sollevare da terra quello che è stato messo lì dall’uomo o da nostro Signore per non essere spostato.

Pure la babushka nella TV, sullo sfondo, sembra dire “boia che ferro!”

Per rispondere ai famigerati requisiti di carico richiesti da Aeroflot oltre che potenti, ‘sti benedetti motori, dovevano essere anche leggeri: ogni motore infatti pesa poco più di 1000 chili. Ogni chilo di questo motore (inclusi i bulloni e le brugole) produce più di 10 cavalli.

Veniamo però al tasto dolente: come tutti i sovietici anche questi motori tendono ad avere abbastanza sete, talmente tanta sete che, nonostante il Mil-Mi 26 disponga di un totale di 12.000 litri di broda, non riesce a fare più 600 km (è tuttavia possibile montare dei serbatoi ausiliari per aumentare l’autonomia). Il consumo? Che ve lo dico a fa’… 3800 litri all’ora.

Autonomia o no, tutta sta meccanica è in grado di spingere questo ferro alla più che rispettabile velocità di 250 km/h e ad operare fino a 4600 metri di quota.

In conclusione, il Mil-mi 26 ha dimostrato con i suoi 40 anni e più di attività sul campo di essere stato, e di essere ancora, un progetto estremamente valido. Pur essendo stato ampiamente utilizzato in ambito militare è stato protagonista di innumerevoli altre missioni importanti, dal supporto allo spegnimento dell’incendio nell’impianto nucleare di Chernobyl fino al terremoto in Cina del maggio 2008, dove fungeva sia da aeroambulanza (trasportando fino a 60 barelle per volta) che da vero e proprio ospedale da campo volante.

Nonostante cotanta gloria il nostro è stato anche, purtroppo, protagonista di eventi meno felici, come l’incidente del 19 agosto 2002 in cui un Mil-Mi 26 è stato abbattuto in Cecenia, causando la morte delle 127 persone a bordo: questo resta tutt’ora il più grave incidente elicotteristico della storia. Fatta questa doverosa annotazione, torniamo alle glorie: il gigantesco zanzarone di cui abbiamo narrato le gesta è stato esportato in diversi paesi in tutto il mondo e prodotto in più di 14 varianti, subendo continui programmi di aggiornamento, i più recenti dei quali sono datati 2018. Resterà un insostituibile mezzo di trasporto per molti anni a venire e, a mio parere, si merita senza alcuna ombra di dubbio un patacco di ferro del dio sulle pale (tanto girano piano).

Articolo di Simone Rossi, il nostro esperto in fatto di pale che girano forte

E questi li hai letti?

8 commenti

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Francesco 3 Febbraio 2021 - 18:38

“per quanto enorme possa essere un aereo, quello che porta deve poter essere infilato dentro la fusoliera, tutto intero o a pezzi”… Esclusi l’Antonov An-225 con il Buran e il 747 SCA con lo Shuttle

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Simone Rossi 4 Febbraio 2021 - 13:53

Vero. Ma sia lo shuttle che il Buran sono in pensione, quindi non mi risulta ci siano attualmente aerei che portano in giro cargo fuori dalla stiva di carico.

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enrico 4 Febbraio 2021 - 11:35

Quanta passione che dimostrate complimenti, ogni articolo e’ interessantissimo

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Topone 4 Febbraio 2021 - 14:38

Se dopo questo, aggiungete una serie che parla dei camion russi ex militari utilizzati in regioni remote tutt’ora, io vi sposo tutti. :D
e… un Mi-26 io lo vidi dal vivo anni fa parcheggiato a lato pista, sull’ aeroporto di Palermo. Tornavo a casa ed ero seduto al finestrino di un ..mah forse era un Md-80. Inutile dirvi che da buon aero-nerd, ho trattenuto a stento un urlo ‘CAZZO UN MI26!!!’ in piena rotazione ahahahahh …credo che il finestrino abbia ancora la mia faccia stampata sopra…
ps.
e l’ ekranoplan quando arriva? :))

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max 7 Febbraio 2021 - 10:29

articolo fantastico come al solito. Grandi !

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Paolo sporting 24 Marzo 2021 - 15:44

L ekranoplano!!! Si!!! Ma dove lo mette nell umido o negli aerei?

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Enzo Lombardi 12 Febbraio 2021 - 8:22

Molto interessante , grazie !
Io ho fatto lanci dal Mi26

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Federico 17 Febbraio 2021 - 12:16

articolo super! anche la parte introduttiva per i profani

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