La favola dell’F-15 che atterrò senza un’ala

Nel 1983, in Israele, un pilota e il suo mezzo sono riusciti a compiere un'impresa epica

de Michele Lallai

Ci piacciono le storie di grandi uomini, di mezzi incredibili e di situazioni estreme che vanno a concludersi in imprese eroiche. Niente di diverso dalle favole che la mamma ci leggeva dopocena, con la tazzona di Nesquik calda fra le mani, avvolti nella coperta pesante. Ci sentivamo protetti e felici, non conoscevamo altro che il gioco e la scoperta, il mondo era fantastico e i sogni non avevano limiti.

Quel bambino è ancora dentro di noi, non è mai cresciuto ed è stato solo messo in disparte dalle responsabilità dei grandi.

Oggi vogliamo mettervi di nuovo in contatto con quel fanciullo sognante e drogato di Baiocchi con una storia eroica e romantica. Vi raccontiamo di quel giorno in cui un pilota di F-15 riuscì ad atterrare con un’ala sola, in barba a tutte le leggi della fisica e agli action movies in cui il protagonista la scampa sempre.

– Un F-15 biposto israeliano del tutto simile a quello di questa storia. Il pilota in foto si esercita a impennare sfrizionando –

Siamo nel 1983 nel deserto del Negev, stato di Israele, e l’aviazione militare sta conducendo una serie di esercitazioni. I tempi in cui i locali si divertivano a separare le acque del Mar Rosso sono ben lontani dalla situazione attuale: il popolo eletto da Dio ora è il popolo eletto dagli Stati Uniti (che un po’ Dio si sente) e fa a botte con tutti.

Dal 1982 si sta svolgendo l’Operazione Pace in Galilea, un termine del tutto americano per definire l’invasione israeliana del Libano, reo di aver attentato alla vita dell’ambasciatore nel Regno Unito. Ovviamente è un pretesto per cercare di guadagnare pezzi di territorio che interessano anche alla Palestina.

Le dinamiche geopolitiche in quella zona sono sempre state estremamente complesse da comprendere per noi europei e le motivazioni dietro ogni singolo attacco, assassinio o rivolta in realtà nascondono ben altro e non staremo a discuterne qui finché ci chiameremo ancora RollingSteel e non Limes.

– I veri protagonisti della guerra in Libano, in realtà, sono i carri armati. Ma di loro magari ne parleremo in seguito –

Insomma, era un periodo molto caldo nei dintorni del Mar Morto e le esercitazioni sopra al deserto prevedevano sessioni di DACT (Dissimilar Air Combat Training), ovvero vere e proprie simulazioni di dogfight contro aerei nemici. Il DACT fu sviluppato dagli americani (e te pareva) negli anni ’70 per colmare le lacune dell’USAF nello scontro aereo diretto e diventò parte fondamentale del programma di addestramento piloti TOP GUN, che tutti noi conosciamo grazie al film in cui Tom Cruise cuoce un uovo e del bacon sulla pancia bollente di Kelly McGillis.

– Ah no, aspetta, quello era Hot Shots –

Proprio come da protocollo statunitense, le esercitazioni israeliane prevedevano una simulazione di battaglia aerea fra gli F-15D in servizio (versione biposto in configurazione da addestramento) e gli A-4 Skyhawk a fare il ruolo dei MiG nemici. Il primo maggio dell’83 l’equipaggio composto dal giovane pilota Zivi Nedivi e dal più esperto navigatore Yehoar Gal sul velivolo F-15D BAZ 957 ingaggiano la battaglia aerea contro l’A-4 numero 374.

Quest’ultimo, in una fase di inseguimento, aggancia dal basso l’Eagle dei nostri eroi ma – come una nonna con la cataratta che cerca di parcheggiare una Panda 30 – sbaglia le misure e centra in pieno l’ala destra dell’F-15, disintegrandosi e costringendo il pilota ad eiettarsi (salvandosi la vita).

Nel frattempo Nedivi, avendo ricevuto la botta dal basso, non è riuscito a vedere né a capire cosa stesse succedendo. L’aereo ha immediatamente iniziato a roteare verso il basso e il suo copilota (e superiore) Gal ordina l’eiezione appena ristabilizzato l’assetto. Con una bella spinta di postbruciatori il BAZ torna in assetto e – seppur con qualche difficoltà nel tenere quota – Nedivi decide di tentare di portare a terra l’aereo.

La nuvola di vapore sul lato destro della carlinga, causata dalla fuoriuscita di carburante, non permette ai due piloti di capire che l’ala destra è stata recisa a più o meno 60 cm dal punto d’attacco. “Ho spinto di postbruciatori, una cosa che va contro l’istinto quando stai andando in vite verso il suolo, ma poi la rotazione ha rallentato e sono stato di nuovo in grado di sollevare il muso”, ha dichiarato poi il pilota.

– Non è così tanto per dire, l’F-15 ha davvero perso interamente l’ala destra –

– Due anni dopo i Dead or Alive lanceranno il singolo You Spin Me Round, liberamente ispirato alla storia dell’F-15 israeliano –

Tentando di tenere il controllo mentre direziona l’aereo monco verso la più vicina pista, Nedivi nota che ogni qualvolta rallenta si ripresenta la tendenza all’avvitamento, per questo mantiene una velocità alta anche in prossimità della pista, aggiustando di tanto in tanto con colpi di postbruciatore per mantenere la spinta costante e rendere il mezzo controllabile.

A causa del carburante che defluisce dall’ala spezzata e del consumo esagerato dei due Pratt & Whitney F100-PW-220 con i post attivati, i serbatoi sono quasi completamente vuoti quando i carrelli toccano l’asfalto della pista alla velocità esagerata di 260 nodi, esattamente il doppio rispetto alla normale landing speed dell’F-15. A causa di ciò, il gancio esteso per l’atterraggio corto – quello in uso sulle portaerei e presente anche sugli F-15 per motivi di sicurezza – si è spezzato appena ha toccato il cavo d’acciaio e i due piloti non hanno potuto far altro che affidarsi alle preghiere (o alle bestemmie, dipende dallo stile). Il BAZ 957 si è fermato ad appena 6 metri dalla fine della pista.

– I due piloti appena dopo l’atterraggio, ancora confusi ma sorridenti per non averci lasciato le penne –

Ad aereo completamente fermo e dopo aver aperto il canopy, Nedivi si gira verso Gal per stringergli la mano ed è solo allora che si rende conto di aver volato per 10 miglia senza ala destra. In seguito dirà: “Se avessi visto fin dall’inizio che stavamo volando con un’ala sola, non ci avrei pensato due volte ad eiettarmi”

È come la storia del calabrone che ha una struttura alare non adatta a sollevare il suo peso, ma lui non lo sa e vola lo stesso. In questo caso Zivi non sapeva che l’ala destra non c’era più, e allora fottesega, andiamo ad atterrare anche se ‘sto coso vola strano.

– Il meccanico mostra ai periti dell’assicurazione i danni, purtroppo i proprietari dell’aereo non hanno fatto la kasko e devono pagare cash  –

Ma come è potuto succedere? Non c’è magia, non ci sono misteri e non c’è la mano di Dio che ha voluto benedire i figli del suo popolo riportandoli sani e salvi a terra, pronti per andare a spaccare altri culi in Terra Santa.

Tutto è riconducibile al fatto che il McDonnell Douglas F-15 è un aereo della madonna ed è stato ingegnerizzato da veri professionisti dell’aerodinamica. In sostanza la parte centrale della carlinga dell’aereo è stata pensata e realizzata con il concetto del “Lifting Body”, ovvero con una struttura capace di canalizzare i flussi d’aria sotto l’aereo e generare una portanza extra per favorire le manovre a bassa velocità e diminuire il carico sulle ali nelle virate violente.

Ovviamente, come effetto collaterale, c’è anche la possibilità che con una forte spinta fornita dai motori e l’extra lift garantito dalla parte inferiore, l’aereo possa rimanere in aria anche senza un’ala. Gli israeliani ce l’hanno gentilmente e inconsapevolmente mostrato con un esempio pratico.

– In questa foto si può apprezzare il fondo dell’F-15, l’aria viene canalizzata fra muso e prese d’aria in un effetto venturi che aumenta la portanza sotto l’aereo –

Dopo questo evento, gli americani si sono gongolati della bontà del loro prodotto. Non c’è stato marketing migliore per gli esportatori di democrazia, che hanno avuto tante altre commesse da paesi stranieri sia per gli F-15 che per i coevi F-14 – che vennero venduti all’Iran, cosa per cui ancora qualcuno al pentagono si mangia i gomiti – e i successivi F-16 (un aereo che non sarebbe mai riuscito a toccare terra in una situazione simile).

– Il set lego che tutti voi bramerete dopo aver letto questo articolo… c’ha pure l’aerofreno sollevato! –

Il BAZ 957 protagonista dell’avventura del Negev, inoltre, è passato alla storia come l’aereo imbattibile dell’aeronautica israeliana. L’anno prima dell’incidente aveva già messo a segno 4 abbattimenti di aerei nemici nella guerra in Libano, dopo è stato riparato completamente riprendendo il volo e vincendo un altro dogfight nel 1985, buttando giù un MiG-23. Ora è un pensionato d’oro nel museo dell’aviazione di Israele, mentre Nedivi e Gal hanno condotto una brillante carriera militare.

E tutti vissero felici e contenti CAZZO! QUESTE SONO LE FIABE CHE MI PIACCIONO!

– Ecco l’F-15 BAZ 957 che si gode la pensione in museo. Pochi altri aerei nella storia possono vantare un curriculum come il suo –

P.S. Purtroppo dopo questa storia abbiamo perso le tracce dell’ala, non si sa dove sia finita e negli anni seguenti non sono state raccolte testimonianze a riguardo. C’è chi dice che dopo essere stata recisa, si sia diretta da sola verso un altro aeroporto e sia atterrata in sicurezza, altri sono sicuri che sia ancora lì, che rotea vorticosamente ad alta quota in cerca dell’aereo che l’ha lasciata da sola in mezzo al cielo del deserto del Negev.

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4 commenti

Franco 8 Novembre 2022 - 11:27

Non sapevo che i piloti non avessero visto che l’ala era stata troncata via.
Ad ogni modo mi ha sempre stupito la quantità di ridondanza meccanica in un mezzo con quelle prestazioni.

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Marco Gallusi 8 Novembre 2022 - 13:31

Allora no ci si riesce solo con DCS… bellissimo articolo…

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Flavio 8 Novembre 2022 - 17:56

L f 15 é il piu meglio di tutti!!! Lo so che non si puo scrivere ma fottesega!

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Daniele 9 Novembre 2022 - 15:37

C’era già un articolo su rollingsteel a firma del direttore se non ricordo male proprio su questo argomento. Comunque ok ricordare i lustri di uno dei ferri più tosti di sempre

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